sabato 7 settembre 2013

Vite parallele di due fotografe donne, emancipate e comuniste: Tina Modotti e Gerda Taro!

 Come molti post-ggggiovani, anche io ho frequentato uno di quei licei pieni di buone politiche intenzioni.
 Quelli dove ci si organizzava per andare alle manifestazioni per la pace, ci si scambiava libri su Pasolini (non tra tutti ovviamente) e una buona fetta di persone, oltre che strascicarsi in enormi pantaloni lisi con casacche di yuta si teneva il poster del Che in camera.
 Uno dei retaggi di tale ambiente (oltre al fatto che devo rendere onore al merito al mio liceo: chi era gay o lesbica lo diceva e nessuno faceva una piega, anzi), è l'amore per il mondo sudamericano/spagnolo.
 La revolución parla spagnolo non c'è niente da fare, i miti fondanti viaggiavano per Messico, Cuba, Argentina e Cile, non per il Canada né le indie orientali.
  Premessa d'obbligo: io non sono tra i nostalgici degli Inti-illimani, rivoluzione cubana, baia dei porci, Fidel Castro olè, sono sempre stata troppo disincantata, semplicemente mi fomento davanti ai film e ai libri a tema.
 Oggi voglio proporre libri su due figure di donne fotografe dalla vita molto peculiare e molto rivoluzionaria: Tina Modotti e Gerda Taro

 Tina Modotti, figlia di due operai friulani, emigrata in America al seguito del padre, divenne attrice bellissima di film muti, posò scandalosamente nuda per il suo amante, il fotografo Edward Weston e con lui si trasferì in Messico, dove aderì al del partito comunista e iniziò la sua opera di fotografa. Lavorando fervidamente per il partito, conobbe il mondo intellettuale messicano (appare anche brevemente nel biopic di Julie Taymor su Frida Kahlo) e fotografò le miserie e la forza rivoluzionaria del popolo con foto di straordinaria forza evocativa. Accusata di aver cospirato per l'uccisione del presidente messicano, finì esule in Russia e abbandona la fotografia, tornerà in Messico solo otto anni dopo e lì morirà in circostanze sospette. Neruda scrisse il suo epitaffio.
 Uno dei libri più conosciuti su di lei è "Tina" di Pino Cacucci ed. Feltrinelli, mentre appena uscita è una graphic novel di Angel de la Calle, "Tina Modotti" uscita in Giugno per la 001 edizioni, 26 euros (ma molto ben spesi, è enorme).
E' l'edizione integrale dell'opera, densa e interessante, la cui maggior attrattiva sta (oltre che nel disegno) nel non essere la solita santificazione agiografica di cui spesso soffrono le biografie di queste figure di lotta sudamericane.

Gerda Taro invece ebbe una vita molto più breve e una considerazione post-mortem purtroppo assai più contenuta. Si chiamava in realtà Gerta Pohorylle ed era una ragazza ebrea di Stoccarda nata poco prima la I guerra mondiale e morta poco prima la seconda, ad appena 27 anni sul fronte spagnolo.
Al contrario della Modotti ha origini borghesi, ma come lei aderisce alle idee del partito comunista e dopo aver conosciuto André Friedman a Parigi (il futuro Robert Capa) inizia la sua attività di fotografa professionista. E' una di quelle figure di cui si rischia sempre il ricordo come "Moglie di.." "Compagna di...", mentre invece si guadagnò pienamente il suo lavoro sul campo, rischiando continuamente la vita sul fronte della resistenza antifascista in Spagna, dove infine morì dopo un tragico incidente: un carrarmato amico la travolse sventrandola. Morì il giorno successivo dopo aver affrontato coraggiosamente le inutili dolorisissime cure. Giacometti costruì la sua tomba, poi distrutta durante l'occupazione tedesca a Parigi. Come per la Modotti, Neruda le porse omaggio.

 Negli ultimi anni stanno finalmente uscendo alcuni libri sulla sua figura, oscurata per troppo tempo dalla fama del compagno. C'è una bella biografia edita da DeriveApprodi "Gerda Taro: una fotografa rivoluzionaria nella Guerra civile spagnola" del 2007, ma già difficile da reperire.
 Mentre è tranquillamente in commercio una raccolta fotografica edita da Contrasto ad un prezzo molto accessibile per un libro fotografico: 19, 90 euros. Il titolo è, semplicemente, "Gerda Taro". Vedrete che non ha nulla da invidiare al suo compagno e che se fosse sopravvissuta sarebbe diventata una grandissima fotografa (molte delle foto del fronte antifascista fatte da Capa sono identiche alle sue, prese solo da un'angolazione leggermente diversa).
E poiché lancio sempre invettive contro gli evil clienti, rendo onore al ragazzo che chiedendomi alcuni libri su di lei me l'ha fatta conoscere. In libreria non tutti i clienti son malvagi, anzi.

2 commenti:

  1. Grazie mille per queste parole...che ho trovato per caso digitando su google i nomi di queste due splendide figure di donne!la ricerca e' nata da una domanda,si saranno mai conosciute?ho trovato una foto fatta da robert capa a vidali (il compagno di Tina)...tu che ne dici?

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    1. Mah, leggendo le biografie di entrambe mi sembra improbabile, ma chi può dirlo? ;)

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