mercoledì 16 aprile 2014

"Come vivere con un pene enorme", una recensione queer sospesa tra i forum per circoncisi, collezioni di Men's Health e sottotesti (che forse non esistono).

 Circa una settimana fa, per la prima volta nella mia stolta carriera di bookblogger (o quello che è), sono stata contattata da una casa editrice per leggere et eventualmente recensire un libro che avevo indebitamente postato sulla pagina di fb. 
 Quale? Ma ovviamente il libro che ogni blogger donna e lesbica di questa terra vorrebbe leggere: "Come vivere con un pene enorme" di Richard Jacob e Owen Thomas, ed. Baldini e Castoldi.
 Passato il momento di euforia da "Oddio, ma allora qualcuno legge questo blog non sono sola nell'universo", ho iniziato a pormi diverse domande.
1) Perché la graziosa Baldini e Castoldi ha ritenuto che io potessi trovare interessante questo tomo?
2) Cosa so sui peni?
 Come prima risposta, prima di aver letto il sacro tomo, ho pensato che mi avessero puntato per il mio animo goliardico e compagnone. In seconda istanza, mi è venuto in mente che magari dipendeva proprio dal mio essere donna non interessata all'oggetto in questione (e quindi non detentrice e neanche avvistatrice) e quindi portata a credere a tutto quanto vi fosse scritto.
 Per rispondere alla seconda domanda infatti, provenendo da una famiglia a stragrande maggioranza femminile senza ascendenze hippie che facessero venire in mente a mio padre di andarsene nudo in giro per casa (grazie padre), tutto quello che sapevo effettivamente sui peni, si riconduceva a varie chiacchierate avute con ben due miei amici vittime di circoncisione forzata (per questioni di salute). 
 Entrambi, presi da terrore, avevano iniziato a frequentare degli assurdi forum tenuti da uomini circoncisi e/o terrorizzati dall'intervento. Gente che rinunciava a fare sesso per anni pur di non essere costretta all'intervento, uomini terrorizzati dall'amputazione perpetua (che posso capire sbagliare su un ragazzino, ma su un uomo adulto il chirurgo deve essere cieco), leggende metropolitane e gruppi di autoaiuto sul trauma da affrontare. Consigliai loro di smettere di leggere quella roba e li rassicurai sul fatto che in "Sex and the city" le quattro amicone sono concordi nel dire che farlo con un circonciso è meglio (anzi, in una puntata erano addirittura sconvolte che in Europa la maggior parte degli uomini non lo fosse). Ora sono entrambi felici e soddisfatti.
 Quest'unico incontro ravvicinato del terzo tipo, ha in realtà molto in comune con questo libro che affronta la fantomatica sindrome GASP (genitali abnormi e sovraproporzionati).
Giravano espressioni di sconcerto simili
Quando comparve per la prima volta sulle nostre cedole d'acquisto, i vari uomini della libreria iniziarono a discutere dell'abstract non comprendendo se si trattasse di una vera sindrome o meno, di un vero testo di medicina o meno, di un fake o meno. 
 A voi sembra scontato (magari anche guardando la copertina, che, mi pare, all'epoca non avevamo), ma se sapeste quali assurdi e ridicoli manuali di autoaiuto su sindromi sempre nuove e continuamente inventate escono giornalmente, capireste il nostro dramma.
 Ci lanciammo persino in qualche ricerca online, ma niente, di questa Gasp (qualcuno azzardò si trattasse di un modo cool di chiamare l'orchite) nessuno sapeva niente.
 Qualche mese dopo il libro giunge in libreria in tutto il suo romantico splendore. Se i colleghi se lo sono leggiucchiato un po' tutti, io mi sono tenuta rispettosamente alla larga fino alla proposta di lettura. Diligentemente me lo sono studiato tutto e solo allora ho compreso il motivo (io credo) di tale invio.
 Il libro è un caso di totale sottotesto. Può essere una di quelle cavolate da regalare all'amico che fa 18 anni o all'addio al celibato, il pensiero per i compagni di calcetto alla fine della stagione e lo scherzo imbarazzante per l'odiata migliore amica della tua ragazza, ma può essere anche altro.
 C'è questo sport nella comunità Glbt che risale ai tempi delle catacombe, quando dire che si era gay era vietatissimo e non è che si trovassero chissà quali film o libri in giro (qualcosa c'era, ma prevedeva sempre la morte violenta o il ritiro in convento), perciò si cercavano segni di omosessualità in tutta la produzione artistica e nei suoi componenti. 
 "Il personaggio di quel libro dice di abitare col suo migliore amico perché sono entrambi votati al Signore, ma in realtà secondo me sono gay", oppure "Quella scatola di latte ha delle venuzze fucsia perché l'amministratrice delegata in realtà è lesbica" o anche "Loras Tyrell è entrato nelle cappe dorate pur di non sposarsi".
Una madre che apprende la Gasp del proprio figlio
Io ho letto questo libro esattamente in questo modo: parla della Gasp, ricalcando alla perfezione gli stupidi manuali americani con tanto di pietose lettere di Jim, Jason e Brian con le loro tristi storie, ma in realtà sta demolendo con l'assurdo la validità di tutti i pregiudizi che si hanno sul discriminato prossimo.
 La Gasp infatti è una sindrome terribile, che causa suicidi in giovane età, rifiuto, botte in famiglia, impossibilità di avere relazioni normali e financo rapporti sessuali (se non con una tecnica affinata dalla solita ricerca insensata della solita insensata università statunitense). Necessita di veri e propri coming out (perché a quanto pare escluso il Giappone in nessun altro paese gli uomini vengono visti col pendaglio di fuori dopo gli 8 anni) che possono causare reazioni devastanti e esagerate. Un uomo affetto da Gasp non fa male a nessuno e ha una marea di problemi (soprattutto igienici), eppure osando venire allo scoperto causa vere e proprie crisi di odio e furia cieca nelle altre persone, che, prese alla sprovvista, non possono fare a meno di picchiarlo, tentare di evirarlo o ucciderlo. Gli autori, entrambi affetti da questa sindrome, sono il classico "sopravvissuto" che cerca di aiutare il prossimo e il tipico reverendo americano dalle maniere rudi, ma paterne. 
L'anziana amava questi giornali
 Essi guidano il Gasp verso l'accettazione tramite esercizi e strani giochi (come indovinare alla cieca se stai toccando un filetto di carne o un pene), citano Napoleone tra i loro illustri predecessori e raccontano fatti eroici di uomini che grazie ai loro lunghi peni riescono a salvare comitive dal rotolamento in profondi burroni (immaginate voi come).
 Ovviamente non c'è solo il risvolto parodistico glbt che io ci vedo (e che potrebbe essere benissimo un parto della mia mente), ma anche una serie di riferimenti a terrori degni del forum per i circoncisi di cui sopra. Entrando però in un campo di cui dico eufemisticamente di non sapere nulla, lascio ai lettori maschi tutto l'eventuale scompisciamento.
 Per farvi capire quanto sia inadatta al riguardo, vi citerò questo triste episodio di molti anni fa.
 Ero alle superiori e io e un mio amico sfogliavamo la collezione di Men's Health di sua nonna (ve lo giuro) e incappammo in un test. Una delle domande chiedeva: "Massaggiate mai il vostro migliore amico?".
 "Che strane domande", gli dissi, "Gli uomini non si massaggiano tra loro!" (ero giovane e ingenua). Lui mi fissò, commiserandomi e disse, "Non è il migliore amico che stai pensando tu."
 Ecco, per la parte "Rapporto col migliore amico e comprensione dell'eventuale sottotesto" lascio tutti i dubbi, le perplessità e le curiosità a voi, cari amici dell'altro genere.
 E se qualcun'altro l'ha letto mi faccia sapere!

5 commenti:

  1. Sei troppo simpatica e brava , non preoccuparti, non sei sola io ti leggo sempre

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  2. Le case editrici contattano chi ha siti o blog che parlano di libri proponendo l’invio di volumi da recensire perché in questo modo risparmiano sulla pubblicità, puntando sulla forza del passaparola, più efficace e meno costoso.

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    Risposte
    1. Ma no? Avevo avuto questo sospetto in effetti...

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  3. :) e hanno la convinzione che perché danno gratuitamente il libro in lettura la recensione sarà positiva

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