martedì 15 aprile 2014

"I genitori e i compiti per le vacanze". Un fumetto di pura idiozia ambientato in libreria.

 Pasqua is coming e con lei anche i genitori presi dal compito educativo più tedioso della storia (almeno pare vedendoli torcere come anguille al mio cospetto): la ricerca dei libri assegnati dagli incauti insegnanti alla prole per le vacanze.
 Ho parlato già diffusamente di questa piaga. Genitori che, preoccupati per lo stress del proprio pargolo e soprattutto dalla possibilità di dover passare del tempo delle proprie vacanze dietro il figliolo chino sui compiti, osteggiano in tutti i modi i desideri di maestri e professori. Ho sentito accampare qualsiasi scusa possibile e inimmaginabile, qualsiasi lagna e lamentela. E tutte le volte mi sono chiesa: ma la dignità e il buonsenso?
 "I genitori e i compiti per le vacanze. Una storia di idiozia in libreria."





48 commenti:

  1. gentilezza che abbaglia nel buio dell'ignoranza! ahahahahah

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  2. Sì, però... Faccio ripetizioni al mio vicino di casa, quinta elementare, scuola pubblica, bimbo disciplinato e bravo a scuola, per quanto ansioso. Una mole di lavoro assurda, considerato che a scuola ci passa pure i pomeriggi. (Dopo sette ore di scuola un bambino avrà pure diritto a rilassarsi e farsi i fatti propri, no?)
    Quindi i compiti invadono sere e fine settimana che - se fossi un genitore che lavora e senza la possibilità di pagare qualcuno - pretenderei di poter dedicare ad altro che non ad assistere un figlio alle prese contemporaneamente con temi, analisi logiche, frazioni e guerre puniche. E non si tratta di snobbare la scuola per andare a sciare in Engadina, ma magari di fare un giro al parco o dai nonni senza l'assillo dei compiti da fare.
    Specie perché poi la risposta delle maestre alla domanda "ma i compiti non saranno un po' troppi?" è stata: "devono abituarsi perché alle medie saranno di più". Che senso ha un simile sistema educativo?
    -fine della tirata-

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    1. Io ho sempre dato ripetizioni e ho sempre trovato genitori che si lamentavano dei compiti dei figli. Secondo me la mole non è troppa, è giusta. Poi i libri che danno da prendere in libreria per le elementari sono basic basic tipo "La nuvola Olga". I genitori rappresentati sono di bambini di elementari massimissimo medie. Sarà che i miei genitori a me hanno sempre inculcato che prima viene la scuola, poi tutto il resto, pure la passeggiata coi nonni (non lo dico con vanto, lo dico perché è sempre stato così per me, mio padre mi diceva sempre "Io vado a lavoro. La scuola è il tuo lavoro"

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    2. Le considerazioni sono miei, non dei genitori. E non puoi escludere - a priori - che la mole di lavoro non sia troppa. E no, alle elementari una passeggiata con la nonna viene PRIMA dei compiti. E soprattutto i compiti devono avere un ruolo educativo, che non è il mero "si abituino, la scuola è così".
      Detto ciò, se avessi figli, considererei i compiti un loro affare privato. Non li aiuterei, non pagherei qualcuno per farlo, non controllerei come li fanno e nemmeno se li fanno. Si chiama "responsabilizzazione", o anche "sopravvivenza".

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    3. Ci sono molti bambini che hanno bisogno di un aiuto, altri semplicemente vogliono attenzione dai genitori e vanno male per quello, altri sono deboli in alcune materie. Non è sbagliato seguire i bambini se hanno bisogno di aiuto o lo chiedono, è sbagliato ossessionarli.
      Detto ciò anche fare i compiti assegnati prima di andare dai nonni è, secondo me, sintomo di responsabilizzazione. Peraltro spesso, a quell'età sono i nonni che aiutano i nipoti e così si prendono mille piccioni con una fava.

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    4. io credo che, come in ogni cosa, ci voglia equilibrio. parlando di scuole elementari, personalmente non ricordo traumi da troppi compiti, facevo il tempo prolungato (fino alle quattro e mezza ma senza il sabato) e avevo il tempo sia di fare i compiti sia di giocare ecc., ora non so se la situazione sia cambiata, anche se mi sembra che a cambiare sia più che altro la mentalità dei genitori di oggi. però concordo sul fatto che i bambini a quell'età debbano sì imparare a fare il proprio dovere ma anche divertirsi e svagarsi un po'. e soprattutto, concordo sul fatto che se la motivazione è "devono abituarsi" e non "devono imparare" c'è qualcosa che non va

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    5. Nel caso della sciura citata di certo le bambine avrebbero dovuto abituarsi. Sarebbero passate da medie ridicole private a il liceo classico pubblico più famoso e ostico della città. Non so come sia finita, ma io prevedevo tanti 4.

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    6. Magari le figlie della sciura citata sarebbero state più felici - potendo scegliere al netto dei condizionamenti familiari e sociali - di fare un bel corso da estetista invece del liceo classico più "tooop" della città...
      Ma questo ovviamente è un discorso che va al di là del contenuto del post.

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    7. Molto coerente come discorso: a 6-7 anni la passeggiata coi nonni viene prima, perché sono bambini e quindi devono prima pensare a queste cose. MA non gli controlliamo i compiti, perché pur essendo bambini devono essere responsabili e fare i compiti.

      No, non è così. Sono una tata professionista e i bambini hanno bisogno di aiuto e di essere seguiti. E sì, la scuola viene prima perché è A QUELLA ETA' che si apprende tutto. Non dopo, non prima: alle elementari. Se non inculchi le basi alle elementari, non lo farai quando avranno 13-14 anni. E poi a 13-14 saranno adolescenti e avranno altre cose da fare, giusto?

      Se volete figli ignoranti accomodatevi. Ma non pensate che ci sia una base scientifica.

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  3. Io sono d'accordo con la nostra libraia. Prescindendo dai miei ricordi, decisamente obsoleti, mi riferisco a quando andava a scuola mia figlia negli anni Novanta. Tempo pieno, ma i compiti doveva farli e la mia risposta alla madri che si lamentavano in coro con me (rappresentante di classe, ahimè) era sempre "Per imparare non hanno ancora inventato un metodo diverso dallo studiare". Vero che devono giocare, ma è giusto che imparino che prima si studia, e non è detto che sia una tortura: può anche essere interessante. Non nego che ci possano essere casi in cui il consiglio di classe non funziona, gli insegnanti non si coordinano e i compiti diventano troppi; ma è difficile che il problema sia rappresentato da un solo insegnante. E i libri si leggono; anzi, possibilmente se ne dovrebbe leggere qualcuno in più di quelli assegnati, per puro piacere.

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  4. I miei figli dsa (disturbo specifico dell'apprendimento) lavorano, perchè lo studio è lavoro, più ore dei loro prof. Io non discuto più semplicemente dopo otto ore, e i prof. non le fanno, li faccio smettere, orario sindacale. Poi capita che s'inventino storie e videogiochi costruiti con i lego, o portino fuori il cane. Puoi studiare finchè vuoi ma se non sviluppi la fantasia e fai esperienza poi ti tocca lavorare come libraia perchè l'unica cosa che sai sono titoli e autori, oppure fuggire da mamme talebane aimè rappresentanti di classe. (io pure ma mi sto disintossicando)

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    1. Mi pare OVVIO che non mi riferisco MAI a bambini che hanno problematiche specifiche.
      Io non capisco, ma studiare quello che danno a scuola inibisce la fantasia? Dove sta scritto? Come funziona?
      Secondo poi, io ho fatto la scuola pubblica e il carico di lavoro era giusto, non mi sono mai strappata i capelli, facevo i compiti con le mie amichette e i miei genitori non mi hanno mai aiutata.
      Ho dato ripetizioni a bambini e ragazzini di scuole pubbliche per tanti motivi e a bambini e ragazzini di private (che in confronto alle pubbliche praticamente non facevano nulla e i genitori si lamentavano anche dell'IMMENSO carico di lavoro).
      Il lavoro dei bambini odierni e quello che facevo io mi pare identico. Certo, se poi un bambino deve fare tre sport, il corso di teatro, suonare uno strumento, andare al cinema, fare corsi di lingua (questi sono d'accordissimo in realtà) è ovvio che il carico di lavoro sembra tanto. Però prima queste erano attività che venivano DOPO la scuola.
      Meno male che non mi è mai passato dall'anticamera del cervello di fare l'insegnante, hanno ragione i miei conoscenti in preda al tfa e supplenze a lamentarsi: coi genitori di oggi deve essere un incubo.

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    2. Cara Giorgia, probabilmente gli insegnanti non stanno 8 ore tutti i giorni a scuola, ma ti assicuro che oltre alle lezioni ci sono: corsi di agggiornamento, preparazione delle lezioni, preparazione dei compiti in classe, correzione degli stessi, assemblee di classe, assemblee di istituto, collegio docenti ed altre amenità per le quali una volta suonata la campanella il lavoro NON finisce, anzi, spesso se ne va a casa con loro. E io sono figlia di insegnante, che spesso i compiti li faceva con me perché nel frattempo lui faceva i suoi.
      Avevo una maestra severa e brava che ci dava - a detta di altre classi - un sacco di compiti e questo non mi ha impedito nè di giocare nè di fare altro in maniera normale. Semplicemente dovevo studiare PRIMA. Punto.

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    3. Leggo solo ora l'insulto ai librai che non commento vista l'idiozia dell'argomento. Mi chiedo sempre se ci considerate tanto stupidi perchè persone come te leggano il mio blog.Andate a passeggiare all'aria aperta stuzzicando la fantasia e lasciate campare il prossimo.Il mondo è già abbastanza maleducato.

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  5. L'impegno con cui la nazione persegue l'obiettivo di crescere almeno tre generazioni di analfabeti di ritorno ha del commovente.

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  6. Siura che pretende che tutti i compiti estivi siano finiti entro il 15 luglio perché poi ci sono crociera - scout - casa al mare e "non ho voglia di rovinarmi le vacanze stando dietro a loro che devono fare i compiti": celo.
    Pargoli sempre bravissimi alle scuole private che poi vengono presi a calci (metaforici) al liceo: celo.
    Studi umanistici intrapresi con l'idea di diventare insegnante e (quasi) conclusi con l'unica certezza che dentro il manicomio che è diventata la scuola italiana non ci voglio davvero mettere piede: celo.
    Compagne di studi che nel manicomio ci stanno ormai da vari anni, e prima dei 40 sono già con un piede dentro l'esaurimento nervoso cronico dovuto alle continue, inutili battaglie contro studenti, genitori e presidi (che stanno ovviamente quasi sempre dalla parte dei genitori stessi): celo.

    Non so, anche io ho fatto la scuola pubblica, anche io ho fatto il tempo pieno alle elementari. Tutta questa differenza rispetto ai miei tempi nel carico di lavoro della singola materia non ce la vedo. Quel che vedo è, piuttosto, che le materie un po' sono aumentate (alle elementari, almeno; alle medie proprio no!), ma soprattutto a me sembra che prima di tutto a nessuno importi più di dare un metodo di studio preciso ai ragazzini. Ragazzini che, peraltro, non so se perché sono nativi digitali o cosa, ma hanno la soglia di attenzione tarata sugli spot televisivi da 30 secondi. Col risultato che (molti, non dico tutti) impiegano due-tre ore a fare cose che non richiederebbero più di 30 minuti. Dopodiché OVVIAMENTE fare tutti i compiti assegnati diventa un'impresa titanica.
    Peraltro, in nome di questo "mammismo" dilagante per cui prevale la logica del "Poverino, ma deve svagarsi, non può stare tanto sui libri, è così piccolo!", c'è la tendenza a deresponsabilizzare continuamente i bambini, a mettere in dubbio la competenza degli insegnanti (e lasciare che i figli se ne accorgano), a rivendicare il diritto al fanca22ismo estremo senza che questo implichi il pericolo di brutti voti...
    Leggendo qui scopro di non essere stata l'unica a essere cresciuta nella logica del "Io vado in ufficio, tu vai a scuola. Io devo lavorare, tu devi studiare" e nel concetto che gli impegni scolastici venissero PRIMA di tutto il resto. Discorsi che, però, ora sono del tutto fuori moda. Perché ora prevale il pietismo e il 'poverinismo' e la logica del 'c'è un sacco di roba che viene prima della scuola'.
    Col risultato che, come dice giustamente Alessandro, stiamo crescendo generazioni e generazioni di semi-analfabeti (i ragazzi che escono dalle scuole dell'obbligo oggi hanno una preparazione che, rispetto a 20-25 anni fa, fa abbastanza ridere i polli. Molti sbagliano ancora l'ortografia di base e/o sono incapaci di fare un componimento scritto cronologicamente organizzato e dotato dei necessari nessi logici. E basta girare per internet negli ambienti "GGGiovani" per rendersene conto). Per poi piangere sulla crisi del paese. Conoscete forse nazioni che hanno prosperato perseguendo tenacemente l'ignoranza dei propri cittadini? Mah!



    P.S.: E smettiamola con 'sta manfrina che gli insegnanti NON lavorano 8 ore al giorno. Per loro il lavoro non finisce con le 18 ore settimanali di lezione frontale ai vostri figli. Le lezioni vanno preparate, i compiti vanno corretti, gli impegni extra-lezione sono moltissimi. Fatevi un giro sugli innumerevoli blog di insegnanti presenti in rete e rendetevi conto di cosa voglia dire, davvero, avere a che fare con (ed educare) 25-30 dei vostri pargoli ogni giorno, duecento giorni l'anno (più tutti gli impegni precedenti al 15 settembre e successivi al 15 di giugno). E con voi.

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  7. Non mi piace questa logica da tifoseria per cui o dai ragione agli insegnanti senza se e senza ma oppure sei un lassista/privilegiato/mammonista/responsabile dell'analfabetismo dilagante (signora mia...)
    Io parlo da esterna: non ho figli, non ho mai avuto problemi con i compiti, non insegno e solo casualmente aiuto questo bimbo con i compiti. La scuola ha storture evidenti, per come me la ricordo io e per quello che vedo con questo bimbo delle elementari, che è più stressato di un amministratore delegato, pur avendo come impegni extrascolastici solo un (1) pomeriggio di calcio con gli amichetti.
    L'impressione che ho io è che i compiti vengano assegnati per supplire a carenze della scuola (imparalo a casa, visto che non riesco a insegnartelo) e senza rispetto per le esigenze psicofisiche dei bambini. E i genitori non sono tutti ricchi fancazzisti indulgenti con la prole: la maggior parte si sbatte come pazzi, e dopo una giornata di lavoro non ha (secondo me giustamente) voglia di pensare pure ai compiti del pargolo.
    Quanto al fatto che i docenti lavorino più delle 18 ore in classe è pacifico, però... stanno comunque messi meglio di qualunque altra categoria di lavoratori, a livello di tutele e tempo libero. Forse per quello faticano a mettersi nei panni del genitore che lavora 12h al giorno in azienda.

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    1. Non so se hai mai lavorato con 20 bambini o 20 adolescenti. Ti assicuro che non è facile, hai le mani legate anche se questi ti prendono a parolacce o saltano sui banchi. Quindi lavoreranno anche meno in termini di ore, ma è un mestiere difficile, ovviamente per chi è in grado di svolgere.
      Quanto al fatto che un genitore stanco non ha voglia di pensare ai compiti del figlio, io consiglio di eliminare il problema alla base: non fare figli se non si è in grado o non si ha voglia di occuparsene. Non tutti i bambini sono in grado di fare da soli, di autogestirsi le responsabilità: alcuni hanno bisogno di una guida all'inizio, qualcuno di un controllo costante, altri hanno proprio difficoltà evidenti.

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    2. No, ma infatti io non potrei mai lavorare con 20 bambini o 20 adolescenti senza finire in galera per strage! Lo so che insegnare è un mestiere durissimo, e stimo infinitamente chi riesce a farlo bene e mantenendo la sua salute mentale.
      Ho solo detto che a livello di tutele e tempo libero (non di soldi, non di "facilità" del lavoro) gli insegnanti sono una categoria privilegiata, sfido a dimostrare il contrario.
      Detto ciò, non mi sembra molto bello auspicare che le milioni di persone di questo paese che si dannano per portare uno stipendio a casa a fine mese, tra mille difficoltà e precarietà (non siamo tutte sciure con borsa Gucci), non facciano figli. Magari provare a mettersi nei panni degli altri aiuterebbe.

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  8. Ah, e a proposito: se ormai si pensa che "ci sono tante cose che vengono prima della scuola" è perché la scuola ha perso di utilità: andare bene a scuola non serve per trovare lavoro, non fa da ascensore sociale, in molti casi non dà ciò di cui la persona ha bisogno (basti pensare allo studio dell'inglese, insegnato con i piedi nelle scuole di ogni ordine e grado, tanto che bisogna supplire con corsi extrascolastici)...
    Io davvero sono felice di essere cresciuta in una famiglia colta e anticonformista, dove mio padre mi diceva: "un libro letto per conto tuo ha spesso più valore di tante lezioni", o anche "fa il minimo indispensabile per cavartela, la cultura è fuori dalla scuola". Verissimo.
    Nozioni, nessun sapere pratico, disprezzo per la cultura fisica (se un ragazzo fa sport a livello agonistico deve quasi vergognarsi, e in ogni caso ammazzarsi per coniugare l'impegno con la scuola), strutture fatiscenti, insegnanti selezionati tra i più "resistenti" e non tra i più bravi, in molti casi terrorismo psicologico abbinato o alternato alla noia più devastante.
    Sì, la scuola ha molti mali, che nulla c'entrano con la digitalizzazione o i giovani d'oggi troppo viziati...

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    1. Veramente i compiti sono SEMPRE esistiti, e un tempo erano molto più pesanti (non parlo del mio tempo, ma di quello dei nonni). A mio padre non sarebbe mai venuto in mente di dirmi che potevo anche non studiare, anche se oggi lo studio (e non per le storture della scuola, ma per tante altre storture) non è più un valido ascensore sociale. Tuttavia vedere lo studio solo con un mezzo e non come un fine è tristissimo e tipico del nostro tempo.
      Non farmi parlare delle madri a lavoro e delle loro tragedie che posso aprire le dighe da quante ne ho piene le scatole. Peraltro se uno sta 12 ore in ufficio (cosa che da sindacato ne puoi fare massimo 9) non è detto che ne lavori davvero 12. Io non conosco nemmeno uomini che lavorano tutte queste ore tutti i giorni. Le leggende metropolitane non aiutano.

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    2. Leggende metropolitane? Ma che persone frequenti? Io, nell'operosa Lombardia, tra i miei coetanei trentenni non ne conosco uno (non disoccupato) che lavori in media meno di dieci ore al giorno. E fanno mestieri diversi, dall'ingegnere, al fisioterapista, al giornalista. Per campare, non per la gloria.
      "Da sindacato ne puoi fare massimo 9". Che ridere. Vallo a dire alle partite Iva o ai milioni di lavoratori ricattabilissimi di questo Paese. Se mai dovessi fare un figlio io, per dire, non ho né maternità né tutele di alcun tipo. Va da sé che gli ipotetici compiti a casa dei miei ipotetici pargoli sarebbero l'ultimo dei problemi.
      A conti fatti, come suggerisce simpaticamente Lucrezia M, la soluzione è non fare figli, cosa che effettivamente è confermata dai bassissimi tassi di natalità in Italia.
      Ah, e i compiti a casa sono sempre esistiti, ma un tempo esistevano anche padri che facevano lavori dalle 9 alle 17 e madri casalinghe, e la scuola era senza tempo pieno.
      E per finire, per me la cultura è un fine, la scuola no. Confondere le due cose è quantomeno inesatto.

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    3. un tempo esistevano anche padri che facevano lavori dalle 9 alle 17 e madri casalinghe, e la scuola era senza tempo pieno.

      Adesso sei tu che ragioni per leggende metropolitane. Mio padre non è mai rientrato prima delle 19 o 20, mia madre faceva l'operaia 8 ore al giorno. Ho fatto il tempo pieno per tutte le elementari, e il resto del tempo ero affidata ai nonni (che avevano sì e no la 3a elementare e di sicuro non mi soccorrevano nei compiti). Eppure sono riuscita ad affrontare le scuole in modo normale.
      Ero lo standard? Non saprei. I padri col lavoro che permetteva di rientrare presto esistevano allora, ma ne esistono anche oggi. Così come le mamme casalinghe. Quello che si è estinto è, semmai, il tempo pieno (almeno come era concepito 30 anni fa), se non in pochi casi fortunati.

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    4. disprezzo per la cultura fisica (se un ragazzo fa sport a livello agonistico deve quasi vergognarsi,

      A me risulta che lo svolgimento di un'attività sportiva a livello agonistico sia un titolo di merito per ricevere crediti addizionali validi nel computo di quelli che verranno valutati in sede di maturità. Ma forse nelle scuole delle tue parti funziona in modo diverso.

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    5. Cavoli, io ho risposto alla libraia che mi citava il tempo dei nonni... Cmq non mi sembra un luogo comune dire che il mondo del lavoro è cambiato parecchio in questi ultimi vent'anni o giù di lì.

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    6. Sulla cultura fisica: è vista dalla maggior parte dei prof come "perdita di tempo" rispetto alla scuola, crediti o non crediti (che sono una pura formalità). Che l'educazione fisica sia la cenerentola della scuola italiana non mi sembra un mistero

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  9. Magari le mie maestre e i miei professori mi avessero assegnato libri da leggere! Mai successo! Per fortuna avevo mia zia che ha una biblioteca enorme e oltre alle favole dei fratelli Grimm, mi raccontava l'Odissea.
    La mia maestra delle elementari è andata in pensione per disperazione (oltre che per anni di servizio). Non poteva più assegnare compiti. I genitori usavano tutte le scuse del mondo: la palestra, la danza, il catechismo, il corso d'informatica, "non ho tempo per farglieli fare"...
    Che la scuola abbia dei problemi è vero, ma dei genitori che minimizzano l'importanza che ha, non solo a livello nozionistico, e non sono capaci di sostituirsi ad essa, fanno solo danni ai figli.
    Io spesso mi occupo di bambini e ragazzi nel mio lavoro e ci sono momenti in cui mi rendo conto dell'ignoranza di cui sono vittime.
    Per fortuna ci sono famiglie, bambini e insegnanti capaci.

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  10. Parlo da educatrice e quindi da persona che vive a costante contatto con i bambini. La scuola italiana ha delle problematiche importanti che vanno dai programmi ministeriali ai voti, passando attraverso la poca considerazione delle reali possibilità e delle tempistiche di ogni bambino, il poco contatto con la vita reale, quella che sviluppa manualità e intelligenza contemporaneamente e che sviluppa una cosa fondamentale per ogni uomo: il problem solving. Troppa teoria e poco modo di sperimentare, tanti stimoli quotidiani e strutture legate agli anni '60.
    Il lavoro del bambino è imparare? Bene, ma non è detto che debba vivere la sua vita come i molti adulti insoddisfatti e frustrati dal proprio lavoro. Devono imparare per diventare uomini? Perfetto, ma perchè si da per scontato che l'unico modo sia quello che abbiamo dovuto subire noi? Ce ne sono altri metodi, vecchi di più di 100 anni, ma che conservano tutta la loro attualità (vedi quella grande sconosciuta italiana: Montessori). Non restiamo ancorati a quello che conosciamo, sperimentiamo e facciamo sperimentare nuove possibilità.

    E infine...i bambini hanno bisogno di conoscere, non di studiare, hanno bisogno di imparare, non di memorizzare, hanno bisogno di fare domande, non di ascoltare senza tregua, hanno di bisogno di creare e giocare, non di annoiarsi sui quaderni.

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    1. E di che? E' il mio pensiero... :)

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    2. La scuola italiana ha delle problematiche importanti

      Indubbiamente. Solo che secondo me (e non solo secondo me) una di queste (tra le moltissime altre) è anche la mentalità "buonista" e "poverinista" che dilaga da qualche decennio in qua, per cui il bambino e i suoi genitori hanno sempre e comunque ragione; per cui il bambino a scuola deve divertirsi come a una matinèe di Broadway e avere pochi compiti nel pomeriggio, sennò vuol dire che gli insegnanti non sanno fare il loro lavoro; per cui buoni voti e promozioni paiono diventati un diritto acquisito, (sennò il pupo si avvilisce!) più che qualcosa che si guadagna e che certifica il raggiungimento di una reale tappa di crescita e preparazione.
      ANCHE questo è uno dei problemi che affligge le nostre scuole. Possiamo fare finta che non sia vero e scaricare tutte le colpe sul governo, sulla scuola inadeguata, sui brutti insegnanti cattivi o sul destino cinico e baro. Ma anche il "mammismo" che affligge questo paese ha la sua parte di responsabilità, imho.

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    3. Come puoi vedere Minty, questo fumetto è talmente realmente avvenuto che è avvenuto pure sul blog. Potrei scrivere un libro alto come la bibbia di scuse per non far leggere 'sti ragazzini. Mi sfugge in qual modo le avventure della Nuvola Olga li stressino o inibiscano la fantasia o impediscano loro di andar per campi. Tuttavia non mi sfugge l'inesistente grammatica da loro usata a 16 anni.

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    4. Il "ma poverino", unito a certe italiche abitudini come il rifiuto totale della responsabilità personale, da solo sarebbe sufficiente a determinare il crollo di un'intera civilizzazione, forse anche più di una :)

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    5. Posso dare la mia opinione di persona che ha frequentato il liceo Socio-Psico-Pedagogico quando ancora era una istituzione valida (con un sacco di latino, fisica e chimica) e che ha l'istruzione dell'obbligo appena dietro le spalle?
      Non ricordo periodo della mia vita più faticoso delle Elementari, eccezion fatta per quello che sto vivendo adesso, l'Università. Ero a scuola ininterrottamente fino alle quattro e mezza, tranne il venerdì. Al ritorno a casa, mi spettavano corsi di nuoto (perché se non non avrei mai imparato a nuotare) e di pallavolo (perché se no avrei fatto una vita troppo sedentaria), e in più due pomeriggi la settimana ginnastica ortopedica (per impedire che la schiena di stortasse, cosa che purtroppo è comunque avvenuta). Tornavo alle sei e mezza. Mangiavo, e passavo la sera a fare i compiti: perché le mie maestre ci caricavano come muli. Non scherzo. La mia maestra di matematica, probabilmente perché era un'incapace (pace all'anima sua!) era in grado di darci venti esercizi al giorno. E non parlo di esercizi semplici, ma di problemi anche complessi, di geometria e matematica. Credo di essere stata una delle pochissime bambine a fare le equazioni in quinta elementare. Equazioni a frazione.
      Cartoni animati? Nel weekend. Tempo libero? Praticamente non sapevo cosa fosse, visto che alle nove e mezza mi spedivano a letto. A letto dopo Carosello, letteralmente; non che avessi comunque le forze per stare in piedi fino a tardi. Morivo dal sonno.
      Con tutto questo, avevo comunque tempo per leggere: il problema è che leggevo mentre mi preparavo al mattino, mentre mangiavo, durante la ricreazione, sotto il banco durante le lezioni. Leggevo come un dannato, come se fossi posseduta dal demonio - anche libri per adulti: "Il vecchio e il mare" in Quarta elementare, e credo non dimenticherò mai la faccia della maestra quando un giorno in Quinta mi scoprì distesa sul prato alle prese con "Furore" di Steinbeck. Leggere era il mio unico hobby, il mio spazio, e lo portavo avanti tenacemente.
      Il risultato? Non ho avuto amici fino alle Medie. Perché tempo per gli amici, in una infanzia come questa, non ce n'era.
      Ah, e a nove anni ebbi un esaurimento nervoso - non riuscivo a dormire, non mangiavo, mi ammalavo in continuazione.
      Ma i miei genitori, sempre dietro le spalle, anche quando stavo male mi costringevano ad andare comunque a scuola. A fare i compiti. A studiare.
      Il risultato fu che alle Medie ho vissuto di rendita per tre anni. Non sto scherzando. Tranne Matematica e Geometria, non facevo niente dalla mattina alla sera; e andavo come una scheggia.

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    6. Il problema è: non era colpa di come era organizzata la Scuola elementare. Era colpa dei miei genitori, che fin da piccola mi hanno vessata caricandomi di una smodata quantità di impegni, più di quanti ne potessi sopportare. I bambini dovrebbero avere prima di tutto la scuola, poi gli amici. Sport?, strumenti musicali, corsi di inglese, danza? Ma perché caricare dei ragazzini dai sei ai dieci anni di una quantità di impegni tale da fare invidia a un impegnatissimo supermanager?
      Fagliene fare uno. Se gli va lo sport, lo sport. Magari un corso d'Inglese semplice.
      Ma perché buttare addosso ai bambini il calcio, come se fossero tanti piccoli Totti, perché trasformarli in giovani Salomé?
      Oppure perché, all'estremo opposto, dargliele tutte vinte, condonare i compiti che non hanno fatto o gli impegni che non sono stati in grado di gestirsi?

      Da ultimo, un appunto. Per un periodo ho frequentato una Scuola Montessori, alle Medie. Ho chiesto di essere ritirata e di essere mandata in una scuola normale. E sapete perché?
      Perché nelle scuole Montessori non si impara un cazzo di niente. Punto. Lo dico con la consapevolezza di chi ha passato un anno al Liceo a sputare sangue sul suo demenziale metodo, che è la patente della creazione di bimbi ignoranti; il bambino non farà mai quello che non gli piace, a meno che non sia costretto. Io non avrei mai avuto una cultura scientifica, se avessi continuato a frequentare una scuola Montessori: dato che mi faceva schifo la Matematica, non la facevo mai.
      Adesso, se avessi continuato a frequentarla, mi sarei dimenticata probabilmente pure la tabellina del due.

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  11. Una passa una vita convinta che i libri stimolino la fantasia e la curiosità e improvvisamente scopre che inibiscono geniali bambini.Incredibile.

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    1. E lo fanno, ma non bastano, i bambini hanno bisogno di stimolare anche altro...

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    2. Questo è vero, ma non possono mica farlo da soli. Si vive nell'illusione che un bambino spontaneamente si interessi ad altro: niente è più falso, è necessaria la guida di un adulto che abbia tempo e voglia di far scoprire altro ai propri figli. La scuola, almeno, stimola quello che può nei modi che conosce e sicuramente ha i suoi limiti. Io non so che avete letto da bambini, ma io ricordo di essermi fatta dei viaggi stupendi con Salgari e Verne.

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  12. Una passa una vita convinta che i libri stimolino la fantasia e la curiosità e improvvisamente scopre che inibiscono geniali bambini.Incredibile.

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    1. Nessuno ha mai detto questo, se non forse talune tue clienti... ;)

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  13. Io sarò anche talebana, dato che ho sempre preteso che lo studio venisse messo al primo posto tra gli impegni. Ma continuo a pensare che la scuola possa anche essere interessante e che non sia necessario vederla solo e soltanto come un penoso dovere. Sarò stata fortunata con le scuole che ha fatto mia figlia, rigorosamente pubbliche e gratuite, con gli insegnanti che ha avuto, nella stragrande maggioranza dei casi persone interessate al loro lavoro e in grado di inventarsi stimoli sempre nuovi. Questo senz'altro, ma permettetemi di pensare che anche il tipo di approccio positivo da parte della famiglia un'importanza ce l'abbia avuta. Ah, con mia figlia ho un ottimo rapporto: se è fuggita lontano da noi, all'estero, è stato perché, come tanti, il lavoro l'ha trovato là e non qui.

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  14. "Peraltro se uno sta 12 ore in ufficio (cosa che da sindacato ne puoi fare massimo 9) non è detto che ne lavori davvero 12. Io non conosco nemmeno uomini che lavorano tutte queste ore tutti i giorni. Le leggende metropolitane non aiutano"

    se vuoi ti presento certi miei colleghi ed ex colleghi. Io stesso, nei tre mesi passati a Milano nel 2009, lavoravo di media 11 ore al giorno, e potevo tornare a Roma ogni due weekend, l'altro lo passavo quasi sempre al lavoro. A giugno 2009 ho segnato 75 ore di straordinario, ma mi ricordo di gente che ha sfiorato le 100 in un mese. E siccome erano retribuite nessuno si sognava di non farle, rischi che ti cacciano

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    1. Impossiball hai ragione ho esagerato, non è fantascienza, ma per alcuni la vera verità. Tuttavia, non era il caso dei genitori succitati. In realtà questo misero fumetto non aveva la pretesa di sviscerare il complesso mondo dei lavoratori e delle loro famiglie, ma porre l'accento su quanto i genitori (alcuni almeno, ma sembra che vengano tutti nella libreria dove lavoro), trovino stressante,inutile e dispendioso per le loro amate creature, leggere libri di cinque pagine che gli insegnanti osano dargli per le vacanze. I genitori non dicono di non aver tempo di seguire i figli, ma che i figli stessi non hanno tempo per cose come leggere per la scuola. Poi appunto alcuni sottolineano come, tra l'altro, hanno già da fare le valigie e dove trovano il tempo per cercare quello che i prof hanno dato da leggere ai bambini?
      Il discorso delle 12 ore vale ovviamente, ma allora se non riesci a seguire tuo figlio perché sei preso per vari motivi da millanta ore di lavoro, almeno lascia in pace gli insegnanti che tentano l'impresa. Io davvero non vorrei essere nei loro panni, a me che sono un'incapace che manda a memoria titoli perché in grado di non fare altro e venditrice di carciofi me lo dicono sul web (dal vivo ancora non ci sono arrivati se non raramente), non oso immaginare cosa vedano gli insegnanti tutti i giorni.
      E' un discorso complesso. Certo l'obiezione fatta (non da te ma in alcuni commenti precedenti): lavorano 12 ore, gli insegnanti non devono pure rompere mi fa sempre chiedere "Ma perché hai fatto figli se non ti andava di seguirli?"
      Inoltre, continuo a sottolineare, è un atteggiamento così diffuso che anche nelle case dove madri straricche si pittano le unghie e basta ci si lamenta dei compiti, dello stress e dei soldi.Diceva bene Alessandro, è un mammismo nazionale.

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    2. "Ma perché hai fatto figli se non ti andava di seguirli?"
      Io l'ho scritto qualche commento su e pare abbia leso il diritto a moltiplicarsi. Non è certo questa la causa dei bassissimi tassi di natalità in Italia, ma ben altro.

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  15. -I compiti ammazzano la fantasia se dopo 4 ore pomeridiane non sono ancora terminati
    -Conosco molti insegnanti e aspiranti tali, non ho detto che non lavorino ho detto che lavorano meno dei miei figli, 5 ore di scuola più 4 a casa fanno 9 ore, senza sport, senza scout (magari!), questo perchè è difficile seguire e dei dsa, ci vuole impegno, passione e competenza.
    -Chi fa degli articoli e da risposte che in qualche modo insultano una categoria,nello specifico le mamme, poi non possono offendersi se trovano chi lo colpisce con la stessa arma.
    - non sei contenta che ti ho fatto schizzare i commenti a 43? Io si molto, lo sai no cosa diceva il grande Oscar.....; )


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    1. Spiegami perché i tuoi figli dovrebbero essere costretti a fare sport e scout. Se sono stressati, taglia sport e scout.
      Mi sembra logico.

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    2. Ma secondo te Giorgia a me cosa importa se ho 43 commenti? Che me ne viene?
      Inoltre, io questa improvvisa scienza che acquisiscono (alcune) madri appena spargolano non la comprendo. Non serve nessuna dote speciale per rimanere incinte e sottolineo nessuno vi è obbligato.
      Io non insulto nessuna madre, scrivo e disegno quello che vedo. Le madri non sono una categoria a parte, sono persone che non acquisiscono poteri sovrannaturali dopo la gravidanza, ma rimangono come prima, stupide se sono persone stupide, intelligenti se sono intelligenti.
      Ripeto che non mi riferisco mai a bambini che hanno problematiche particolari, poi chi vuole capire capisce. Nessuno mi paga per spiegarmi con madri piccate che neanche conosco, ripeto se pensi che io scriva stupidaggini basta non leggermi e la chiudo qui,

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  16. Giorgia, Scusami, dov'è l'insulto alle mamme? Io sono una libraia e ti assicuro che non è un insulto ma lo spaccato di una triste realtà, molte mamme, non tutte certo, vanno in libreria e scelgono loro i libri assegnati ai loro figli per leggerli e poi riassumerli al pargolo ( che magari ha 16 anni). Ma la lettura non è una cosa bella? Non è un divertimento e il migliore dei modi per stimolare fantasia e linguaggio? Poi certo, ci vogliono le corse nei prati e tutto il resto. E poi, se credi che per fare la libraia, cosa diversa dal mero atto di ordinare dei libri su degli scaffali, basti sapere autore e titolo e che sia un lavoro così svilente e non ricco di sfumature bè, si vede che per te vendere libri e vendere mutande è la stessa cosa. E allora tanto vale cambiare discorso, e per la cronaca te lo dice una che fa la libraia per amore e passione ma che ha una laurea triennale in critica e teoria della letteratura, una magistrale in cultura e storia del sistema editoriale e che ha lavorato in case editrici e giornali, quindi qualcosa in più di un titolo e un autore la so.

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