giovedì 26 giugno 2014

E se decidessimo di non leggere più scrittori moralmente discutibili, cosa ci rimarrebbe? Una riflessione sul coniglio di Jeanette Winterson, misogini, droghe, assassini e scoperte postume che avremmo preferito non fare mai.

Questa settimana probabilmente molti di voi avranno avuto di meglio da fare che seguire la grande polemica sul "Coniglio ucciso dalla perfida Jeanette Winterson"
Cos'è successo? La scrittrice inglese vive in campagna, un coniglio le mangia l'orto, lei lo cattura, lo ammazza, lo cucina con gli aromi, ci dona la ricetta, dà le interiora al gatto per non sprecare niente e infine gnammy.
Ovviamente non è questo il coniglio defunto
 Apriti cielo. E' stata accusata di essere: crudele, assassina di animali, senza cuore, orribile, spero che ti facciano quello che tu hai fatto al coniglio, povero animaletto e infine la minaccia "Ah, non leggerò mai più i libri di una persona tanto orribile e crudele". Davanti a codesta minaccia, a quanto sembra reiterata da più parti, lei ha candidamente domandato "Perché? Leggete solo scrittori vegetariani?".
 Allora, non è mia intenzione aprire uno di quei tremendi flame animalari vs non animalari, anche perché io ho una di quelle classiche posizioni che renderebbero questo blog un eventuale inferno. Personalmente io sono per il massimo rispetto per l'amico animale, ma non essendo vegetariana e non avendo neanche intenzione di diventarlo, caldeggio più che l'indottrinamento del prossimo a suon di "Se mangi carne sei un assassino", un più sensato: scegli responsabilmente quello che ti metti nella sportina. Magari anche vegetale. Che forse il pomodoro non griderà di dolore se viene colto, ma il bracciante pagato un euro al giorno per lavorare in condizioni disumane sotto il sole della Calabria può anche essere di sì.
 Jeanette Winterson, per chi non la conoscesse, è una famosa e soprattutto bravissima scrittrice inglese. Il suo primo libro, "Non ci sono solo le arance" la storia romanzata della sua infanzia e adolescenza (esiste anche quella non romanzata "Perché essere felice se puoi essere normale?"), rimane per me il suo capolavoro, per altre è invece "Scritto sul corpo". 
Jeanette Winterson
 Fatto che sta che chiunque conosca la sua vita sa benissimo che una donna adottata da una famiglia operaia e ultrareligiosa di una cittadina povera e operaia dell'Inghilterra, a cui capitava di mangiare anche solo latte per intere giornate, cacciata di casa a sedici anni e costretta a vivere in una macchina e a campare dell'altrui benevolenza, potrebbe aver sviluppato nei confronti del cibo un atteggiamento ormai in occidente alquanto peculiare. Ossia, mangio per sopravvivere.
 Un coniglio per chi è abituato alla campagna, ai nonni che ti spennavano le galline del pranzo della domenica davanti agli occhi, è sì un simpatico animaletto, ma soprattutto è cibo. Ma, ripeto, non è sul punto mangiare o non mangiare carne che voglio porre l'accento. L'assurdo, nella querelle è stata la minaccia di non leggere più i suoi libri in nome dell'amico coniglio. 
 Una minaccia che mi auguro sia stata fatta da gente che già precedentemente non leggeva, altrimenti potrebbe rimanere sconvolta nell'apprendere che gran parte della narrativa fino a quel momento da loro ingollata proveniva da persone dalla dubbia moralità, con perversioni personali varie ed eventuali e comportamenti a dir poco sessisti e disdicevoli.
 Ho deciso perciò di fare una brevissima carrellata di autori famosi dediti però a comportamenti e gesti poco carini.

FASCISTI.
YUKIO MISHIMA E EZRA POUND:
 Il grande scrittore giapponese fu un ultranazionalista di manifeste simpatie fasciste. L'autore in grado di scrivere capolavori come "Confesisoni di una maschera" o "Musica" organizzò una sorta di colpo di stato paramilitare occupando gli uffici del ministero della difesa giapponese. Qui, si scagliò contro l'occidentalizzazione del Giappone e commise Seppuku in diretta nazionale assieme ai suoi più fidi collaboratori, presunto amante compreso. 
 La sua morte spettacolare e non certo eroica non impedisce che i suoi libri di saggistica, come "Lezioni spirituali per giovani samurai", comprendente tra l'altro il discorso fatto prima della suo suicidio, siano diventati dei long seller.
 Stesso o quasi discorso per Ezra Pound, poeta eccelso per cui, anche a distanza di anni e di vari revisionismi, è innegabile il legame col periodo fascista (tanto che una tristemente e attualmente celebre organizzazione giovanile politica neofascista ha deciso di usare il suo cognome come intitolazione) a cui partecipò attivamente fino all'ultimo, repubblica di Salò compresa. Fu un entusiasta mussoliniano della prima ora e si prodigò per arricchirne in ogni modo le teorie soprattutto in campo economico. Catturato dai partigiani e rispedito in patria ufficialmente infermo di mente, fu poi liberato e candidato al nobel, ma venne dichiarato incompatibile con lo spirito della manifestazione. Comprensibile il rifiuto della lettura da parte dei coevi, ma il nostro avrebbe senso?

UXORICIDI.
WILLIAM BURROUGHS: 
Scrittore importantissimo e collaterale alla beat Generation, è un assassino preterintenzionale. Omosessuale, si sposò due volte e uccise accidentalmente la seconda moglie Joan Vollmer nel 1951 a Città del Messico, in un modo degno di finire in un Darwin Awards.
 Probabilmente sotto effetto (si spera) di una delle varie droghe di cui faceva uso, cercò di imitare l'impresa di Guglielmo Tell centrando un bersaglio posto sulla testa della moglie (che non so, ma spero a questo punto che fosse fuori di testa pure lei). Non usò arco e frecce, ma una pistola. Colpo già difficilissimo per tiratori olimpionici e lucidi, non gli riuscì e uccise l'amata moglie. Avete tolto "Il pasto nudo" dalla libreria?

ASSASSINI.
 JULIET MARION HULME e BENVENUTO CELLINI
Juliet Marion Hulme e Pauline Parker
all'epoca del processo
Gli scrittori sono esseri umani esattamente come noi, quindi rientrano in tutte le statistiche. Assassini compresi
 Benvenuto Cellini viene ricordato principalmente quale scultore del "Perseo" a Firenze, fu un artista cinquecentesco importantissimo dal carattere particolarmente focoso. Come il lui molto affine Caravaggio soleva attaccare briga con estrema facilità con chiunque, committenti compresi (e i committenti non erano gli ultimi degli sconosciuti, ma papi e re) e si macchiò della bellezza di tre omicidi e violenze varie ed eventuali. Scrisse un'autobiografia molto bella ovviamente un po' autoincensatrice, ma vivissima, un modo per precipitare nel rinascimento in un istante. La lessi anni fa, sull'onda emotiva di una mostra su Cesare Borgia, un altro personaggio moralmente discutibile a cui Machiavelli dedicò ispirandosi alla sua figura "Il principe". Li state già togliendo dando in pasto al cane?
Altro caso di scrittore omicida dei tempi nostri è Juliet Marion Hulme, autrice di molti e acclamati romanzi gialli, di cui molti tradotti in Italia, con lo pseudonimo di Anne Perry.
 Costei, adolescente in Nuova Zelanda, strinse un'amicizia (pare più di un'amicizia) con un'altra ragazza, Pauline Parker. Poiché la famiglia della Hulme paventò la decisione di ritornare al paese d'origine, l'Inghilterra, le due ragazze tentarono di convincere la madre di Pauline a farla partire con loro. Costei si rifiutò e le due sedicenni la uccisero. Correva il 1954 e dalla storia è stato tratto anche il film "Creature del cielo" con Kate Winslet.

MISOGINI.
GIOVENALE E GADDA:
 Di scrittori misogini potremmo riempirne secchi. Va bene che il mondo non è mai stato un posto di delizie per il gentil sesso, ma c'era qualcuno che riusciva a esagerare anche in un clima di pesante misoginia. Aristotele per dire, non riconosceva neanche un ruolo creativo alla madre nella nascita del figlio. Ella era un mero involucro visto che l'essenza vitale la apportava chiaramente l'uomo. Giovenale scrisse una celebre satira "Contro le donne" ancora adesso famosa per la sua virulenza. In essa le donne sono descritte come avide, superbe, lussuriose, perennemente dedite ai piaceri e possibilmente alla prostituzione, manipolatrici, attaccate al denaro, ormai talmente forti da mettere in discussione il ruolo del povero maschio (vedo che 'sta discussione va avanti letteralmente da millenni, l'è dura lasciare lo scettro del dominio eh). Gli unici bei tempi quelli in cui la donna se ne stava reclusa e sottomessa. Aveva anche un suo collega greco che mi toccò tradurre alle superiori, Semonide di Amorgo, che elenca dieci tipologie di donne collegandole ad un animale, tutte sono orribili e mostruose, tranne la donna ape, che lavora e sta zitta. 
 Misogino dei nostri tempi fu l'ingegner Gadda, stranamente virulento col genere femminile in uno dei suoi libri più celebri "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" in cui la critica verso chi non è riuscita ad adempiere al ruolo per eccellenza di madre e moglie detona violentemente.
 Questo ovviamente per limitarci ai libri che di autori praticamente schiavisti di mogli che dovevano cucinare, pascere figli, arrabbattarsi in attesa di tempi migliori, sono pieni i libri di letteratur.

DEDITI A SOSTANZE PSICOTROPE.
DICK E HUXLEY (e molti altri):
 Se dovessimo fare le pulci ai numerosi scrittori vittime di dipendenze da droghe, alcol, sesso e altro, probabilmente faremmo fuori metà della letteratura mondiale. Probabilmente più di qualcuno ha studiato il nesso tra la genialità e il bisogno di far ricorso a sostanze psicotrope o similari, nel frattempo possiamo far fuori intere correnti letterarie: dalla beat generation ai poeti maledetti, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e compagnia bella. Se già dal titolo "Memorie di un oppiomane" di Thomas De Quincey non possiamo avere dubbi sul contenuto, ricordo l'imbarazzo della mia professoressa di italiano nell'informarci che il buon Coleridge aveva scritto il suo poemetto incompiuto "Kubla Khan" sotto i fumi dell'oppio. 
 Se siete appassionati di fantascienza sono poi dolori seri. Pronti a poggiare l'opera omnia di Philip Dick, scrittore che si sposò cinque volte e per tutta la vita combattè con un'ipersensibilità peggiorata dalla dipendenza da droghe che influenzarono molto (nel male ma anche nel bene) le sue numerose opere. Tra psicofarmaci, anfetamine, depressione, divorzi, ricoveri, sogni e voci misteriose non era proprio un tipetto affidabile.
E che dire dell'autore de "Il mondo nuovo" Aldous Huxley, che scrisse un saggio a tutt'oggi vendutissimo: "Le porte della percezione", sulla sua esperienza con la mescalina?
 Persino Sartre ne fece uso una sola volta tra l'altro, ricevendone un contraccolpo talmente traumatico da entrare in depressione per mesi. Ebbe tali allucinazioni che per molto tempo vide degli enormi crostacei che lo seguivano ovunque. Defenestriamo anche lui?

 E non ho parlato dei numerosi dediti alla prostituzione, i numeroserrimi dediti alle droghe, all'incesto (Byron su tutti e pure Pascoli si vocifera). Peraltro è di pochi giorni fa un articolo su Delos Books in cui la figlia della mia autrice preferita, Marion Zimmer Bradley, accusa la madre (defunta ormai da 15 anni) di reiterate molestie. Che dovrei fare? Bruciare i libri? Dimenticarmeli?
 Posso assicurarvi che tra vedere la foto di un coniglio fatto in salmì e scoprire una cosa del genere lo shock è francamente non paragonabile. Che tristezza.

9 commenti:

  1. Brava! Bel post! Condivido tutto. E, anche se il coniglio non lo mangio, Jeanette Winterson mi piace e continuerò a leggerla! :) Buona Giornata.

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  2. Bellissimo post, lo condivido!

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  3. Semplicemente c'è un errore di fondo: mescolare l'opera con l'autore. Per quanto la vita dell'autore influenzi le opere, vanno comunque distinte.
    Io potrei elencarti una lunga serie di artisti che facevano uso di droghe, erano alcolizzati, adulteri, assassini, ladri, bugiardi, stupratori, pedofili e chi più ne ha più ne metta!

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  4. Il moralismo è un grave difetto di educazione. ;) Firmato: Una semicampagnola complice di coniglicidio. ;)

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  5. Giustappunto... Ho appena trovato questo: http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/19032/la-brutta-bruttissima-storia-di-marion-zimmer-bra/

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  6. Il problema di fondo sta nella percezione culturale, credo. Cioè, mi spiegava un amico recentemente che nel mondo anglosassone (in certi ambienti del mondo anglosassone, almeno) il coniglio spesso non è percepito come animale da carne, ma solo come bestiola da compagnia, al pari di cani e gatti. Quindi l'effetto del gesto della Winterson su certuni è paragonabile a quello che fanno a noi i ristoranti cinesi in cui servono i cani. E sempre per restare in tema, guai a dire a un inglese che il cavallo si può mangiare!
    Con questo non voglio giustificare il boicottaggio dei libri dell'autrice, tu hai spiegato perfettamente perché una cosa simile non abbia senso, però personalmente riesco a capire il tipo di reazioni. Noi europei 'del sud' e/o cresciuti in campagna neanche capiamo il problema: mia nonna ha fatto secco, scuoiato, dissanguato e cucinato un coniglio anche la settimana scorsa, e in famiglia ce lo siamo mangiato senza particolari remore. Sono cose che vedo fare da quando sono nata, non dico che non mi facciano impressione, ma le percepisco come normali. Paese che vai... ^^

    Per il resto, ho letto per anni i libri di Anne Perry. Quando ho scoperto che lei era una delle due ragazzine che hanno ispirato "Creature del cielo", son trasecolata! Ma non è che mi sono separata dal sergente Pitt per questo °_°

    P.S.:
    scegli responsabilmente quello che ti metti nella sportina. Magari anche vegetale. Che forse il pomodoro non griderà di dolore se viene colto, ma il bracciante pagato un euro al giorno per lavorare in condizioni disumane sotto il sole della Calabria può anche essere di sì.

    Applausi!

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    1. Io ho letto del tenero coniglietto muerto in varie italiche discussioni...

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    2. Non dubito, ma non credo che riflettano il comune sentire di tutti i nostri concittadini. Così come in Italia non siamo tutti vegetariani o vegani, nonostante quelle siano 'minoranze' molto visibili ;)
      Sull'atteggiamento di inglesi e americani ne so molto meno e mi affido a ciò che mi viene riferito da chi ne sa più di me. Poi magari sbaglio, e pure da loro è più che normale fare il coniglio in fricassea, chissà...

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  7. è giusto conoscere vita e carattere di uno scrittore per comprendere meglio cosa ha scritto, ma l'essere umano è così complesso che sarebbe sciocco basarsi solo sulla sua immoralità (quando anche noi non possiamo essere perfettamente morali) per giudicarne gli scritti! I libri vanno presi per quello che sono, indignarsi può andar bene, ma volerli mettere al rogo senza oggettività e ignorando il talento solo per indignazione è esagerato :)

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