mercoledì 30 aprile 2014

"Quando una torna dalle ferie", tra nuove energie ed eventi incredibili un fumetto su un disagio lavorativo diffuso.

Le ferie si sa sono una splendida cosa (specialmente al giorno d'oggi che non è che tutti godono di codesto diritto), meno splendido è il ritorno. Non si sa né come né perché sin dalla notte dei tempi qualsiasi cosa di rilievo ama avvenire quando noi siamo assenti. Buzzati sul tema ci ha persino scritto "Il deserto dei tartari" un libro che ho odiato anche perché sapevo come sarebbe finito sin dalla prima riga. Una sta lì ad aspettare per mesi che avvenga qualcosa e quella zak arriva quando non ci sei. 
 "Quando una torna dalle ferie", un fumetto di disagio lavorativo tutto per voi.




martedì 29 aprile 2014

"Con l'obbligo di non leggere libri che avessero meno di cento anni": una riflessione sul caso Mazzucco al liceo Giulio Cesare, il caso Braibanti, l'ipocrisia e il sesso nel programma di italiano.

E finalmente sono tornata a fare il mio dovere scrittorio post-feriem.
Se la Mazzucco è pornografia, allora
stiamo freschi. Per le 50 sfumature in cui
una scema anoressica si mette con un ganzo
col frustino non ho notato proteste. Eppure
le ragazzine in libreria lo compravano. Ah,
i misteriosi ragionamenti dei genitori.
 Volevo iniziare con un fumetto, ma stamane mentre cercavo di infilare il carico di tre lavatrici in una, mi è capitato sotto gli occhi un articolo sul Corriere in cui alcuni zelanti genitori del liceo classico Giulio Cesare di Roma pare abbiano denunciato alcuni insegnanti per aver letto brani tratti dal libro di Melania Mazzucco "Sei come sei". Pietra dello scandalo: una scena di sesso omosessuale.
 Oooooh povere inermi, candide creature. Immagino questi 14-16enni ignari del mondo, del sesso e della vita, che mai guardano la tv, privi di una connessione internet (ovviamente ignorano l'esistenza di Youporn che scherzi) e degli occhi per notare le innumerevoli pubblicità a sfondo sessuale che tappezzano Roma. Questi angeli che neanche avranno mai dato un bacio a stampo, presi tra le grinfie di tremendi professori, che peraltro avevano proposto la storia nell'ambito di un progetto dell'Unar, l'ufficio nazionale antidiscriminazionale razziale. 
 Sulla scia dei genitori si sono immessi anche alcuni studenti dell'associazione Lotta Studentesca che hanno esposto il significativo striscione: "Maschi selvatici non checche isteriche".
 Le mie reazioni sono state varie. In primis mi sono domandata: ma questa gente sa che in libreria non c'è l'obbligo della maggiore età per acquistare un qualsivoglia libro? Un qualsiasi undicenne potrebbe comprarsi il Kamasutra senza alcun problema.
 Poi, mi è venuto il mente il caso Braibanti.
 Ve lo ricordate? Io no ovviamente visto che non c'ero ancora, ma ne venni a conoscenza quando lessi alle superiori i libri di Pasolini. Il povero Braibanti, morto peraltro a inizio di questo Aprile, era un professore, drammaturgo e scrittore, ex partigiano e comunista, reo, ad un certo punto della sua vita, di essere andato a vivere con un ragazzo di buona famiglia di ben ventitrè anni. 
 Erano entrambi omosessuali e maggiorenni, ma i cari genitori del giovane non solo non presero bene la cosa, ma non accettarono che il figlio potesse essere omosessuale senza che qualcuno lo avesse convinto, anzi plagiato.
Aldo Braibanti
 Vi era infatti nell'ameno codice fascista Rocco un reato che era stato introdotto e mai utilizzato: il plagio. Ebbene, venne tirato fuori in grande spolvero per l'occasione, Braibanti messo sotto processo e il ragazzo portato in manicomio a tirargli fuori a suon di elettroshock che era stato ignobilmente plagiato dallo scrittore.
 L'eco dell'avvenimento fu internazionale e, nonostante il ragazzo continuasse ad affermare di aver fatto tutto di sua volontà e le barricate degli intellettuali, Braibanti venne condannato.
 C'è un piccolo particolare in codesto processo che si intreccia fatalmente al comportamento di questi solerti genitori capitolini: quando il ragazzo venne dimesso dal manicomio, tra le clausole per la sua libertà ebbe l'obbligo di non leggere libri che avessero meno di cento anni.
E quel che mi domando è: ma i medici di allora, i genitori di questo ragazzo e i genitori degli allievi del Giulio Cesare, hanno mai letto quello che generalmente viene studiato al liceo classico? Perché direi che se si sono preoccupati della Mazzucco e non di tutto il resto, forse, c'è qualcosa che gli sfugge.
 Dite che una rinfrescata a questi padri e madri tutti casa e chiesa, ma a quanto pare pochi libri, bisogna dargliela? Io direi di sì!

AUTORI GRECI E LATINI: 
Tomba del tuffatore a Paestum. Se non ci siete ancora stat*
andateci!
Per stare sicuri sulla chiusura mentale di tutto e tutti, ma soprattutto per non leggere scene di sesso esplicito, allora la cosa migliore è vietare la lettura di tutto quanto è stato prodotto dai pittogrammi in poi.
 I greci e i romani tanto per cominciare avevano una vita sessuale a dir poco piena e variegata. Soprattutto i greci non andavano per il sottile. Sanno i quieti genitori dell'esistenza delle falloforie, processioni in cui questo fantastico popolo portava enormi falli in trionfo? E conoscono quel capolavoro che è l'"Antologia Palatina"? Ben due libri (il V e il XII) sono dedicati al sesso, uno  a tematica omosessuale e uno eterosessuale.
  Posso assicurare che c'è di tutto: poeti che si portano a letto intere famiglie, prostitute bambine, ragazzini il cui maggior pregio è non avere ancora i peli sul sedere (non è volgarità, ma una delle preoccupazioni più grandi dei poeti che amavano minacciare i ragazzi che gli si negavano ricordando loro che allo spuntare del fatale pelo nessuno li avrebbe più voluti). Sesso orale, anale, orgie, prostitute sacre, tutto senza lasciar spazio all'immaginazione. E i romani, che pure degli amori omosessuali si vantavano di meno, non è che le mandassero a dire. Il tenero Catullo con le sue migliaia di bacetti, scriveva anche cose esplicite, come "A voi lo metto in culo e in bocca", senza contare di tutta l'ironia che solo un quindicenne può fare sul famoso passero che Lesbia teneva in grembo e con cui giocava tanto. E, genitori cari, avete mai preso in mano gli "Epigrammi" di Marziale?


BOCCACCIO e L'ARETINO:
 Anche nell'oscuro medioevo (e post) esistevano e pubblicavano uomini che non le mandavano a dire, primi tra tutti il caro Boccaccio appunto e Pietro l'Aretino. 
Nel "Decamerone" in cui dieci giovinetti si ritiravano in campagna per fuggire alla peste, ci sono storie che adesso sarebbero perseguitate dal Moige, come quella di Masetto da Lamporecchio che entra in un convento di monache vogliose e riesce a soddisfarle tutte, badessa compresa. O tanto per rimanere in tema religioso "La badessa e le brache del prete" in cui viene portata a giudizio ad una badessa una monaca trovata in atteggiamenti amorosi con un giovine. Piena di amore, ma soprattutto accidentalmente ornata delle brache del prete con cui stava facendo la zumba nella stanza accanto, la badessa la perdona e tutte le monache si sentono libere di darsi ai piaceri carnali con gioia. E Boccaccio non è niente in confronto di Pietro l'Aretino, un tipo talmente blasfemo e pornografico che Playboy al confronto è un giornale da educande. Avete mai dato un'occhiata ai "Sonetti lussuriosi"? E al "Ragionamento della Nanna e dell'Antonia"? Anche qui preti, monache, papi, prostitute, sesso e scene spinte non è che manchino, ma chissà magari sapere che l'autore del verso "Fottiamci, anima mia, fottiamci presto, perché tutti per fotter nati siamo" è morto da cinquecento anni fa sentire tanti bigotti più al sicuro.

GABRIELE D'ANNUNZIO:  
Ho trovato una foto fortunatamente tagliata nelle parti basse
E come non ricordare che negli italici programmi passeggia un tipo che si fece togliere due costole per riuscire a darsi piacere da solo in tutti i sensi? 
 L'eterissimo e molto destrorso D'Annunzio che faceva strage di cuori e posava nudo come un sirenetto (a proposito, io ricordo benissimo di aver trovato una sua foto nudo come mamma l'aveva fatto in un libro che mi diedero alle superiori), scriveva di bambini lasciati a morire sui davanzali, di ex zitelle che si masturbavano davanti agli specchi, di aborti, duelli all'ultimo sangue, uomini senza morale che seducevano schiere di vergini poi additate al pubblico ludibrio, donne sedotte e impigliate nella lussuria. Prima di esporre striscioni su maschi selvatici propongo ai ragazzini la visione delle foto di D'Annunzio nudo e intraprendente, poi ne riparliamo.

PASOLINI: 
 Pensate che io avevo una professoressa di italiano così integerrima che non ci fece leggere "Digitale purpurea" di Pascoli perché la considerava troppo erotica (c'è chi ci vede la descrizione di un rapporto sessuale tra due donne, leggetevela e ditemi) e saltò persino il duello tra Clorinda e Tancredi perché era ai suoi occhi la palese metafora di un orgasmo. Pur tuttavia ci diede da leggere "Ragazzi di vita" di Pasolini, un libro che se la Mazzucco viene considerata porno, mi domando cosa faranno i genitori di questi ragazzi quando scopriranno che i figli se lo ritroveranno nel programma dell'ultimo anno. Ho detto già come noi fossimo personalmente più interessate alla decriptazione del romanesco stretto che alla trama, ad alcune era persino sfuggito che i protagonisti fossero dediti al nobile mestiere del marchettaro. 
 Perché la mia professoressa era vittima di tale dicotomia? Perché per bigotta che fosse non era scema, anzi, era un'ottima insegnante (vi giuro che per scrivere questa cosa doveva esserlo sul serio perché mi odiava). Sapeva quando il suo bigottismo non creava danno particolare (alla fine "Digitale purpurea" potevamo sempre leggercela da soli e comunque voglio ricordare la tremenda poesia in cui Pascoli spia gli sposi nel letto nuziale) e quando invece andava messo da parte: non far leggere Pasolini era impensabile, come non analizzarlo.

 E con questo ho fatto solo una rapida carrellata che se no il post non finiva più. Vogliamo parlare della trama del "Satyricon"? Una storia talmente piena di storie gay da far sembrare il Muccassassina un ricovero per suore? O "L'amante di lady Chatterley", dove la signora e l'omo de furesta intrecciavano fiori tra i loro peli pubici?  
Anche Leonida avrà avuto la sua dose di rapporti omosex miei
cari maschi selvatici e non penso che voi siate più virili di uno
 che è stato 3 giorni in un fossato a difendere la Grecia.
Peraltro ragazzini che vi dite maschi selvatici, immagino che vi piaccia il film "300" con l'uomo insanguinato che comanda stuoli di virilissimi opliti pronti alla morte certa. 
 E' vero, i persiani andavano in giro conciati che manco lady Gaga, ma forse i vostri professori di greco si son dimenticati di dirvi che gli opliti amoreggiavano tra loro per rafforzare il legame in battaglia. Vi ritenete più virili di un oplita? Voi che senza l'i-phone vi buttereste dopo due secondi nel Tevere per la disperazione? Suvvia, smettetela di scrivere striscioni senza senso e fate qualcosa di utile tipo studiare. E se proprio volete essere selvatici campate nei boschi due giorni senza niente, poi ne riparliamo. 

lunedì 21 aprile 2014

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Autori russi".

Buona Pasquetta a tutt*!!! 
 Per allietarvi questo giorno caratterizzato solitamente da gite fuori porta, pioggia, fave e pecorino e avanzi del giorno prima, ecco per voi una cosa realmente avvenuta! Lo giuro.
Ne approfitto per dirvi che essendo io a riposo per qualche giorno e persa tra varie mostre et cose che solitamente non riesco a fare, non so quanto riuscirò ad aggiornare il blog. Farò del mio meglio, ma non garantisco fino a lunedì prossimo. Pur tuttavia, al solito, aggiornerò la pagina di fb con gli orrori libreschi che mi si pareranno davanti agli occhi.
 Buona Pasqua a tutt*!



sabato 19 aprile 2014

Piccoli libri per piccoli tragitti: "Una tragedia imperiale. Federico II e la ribellione del figlio Enrico". Il rapporto tra un padre e un figlio perso nelle maglie della storia.

Come promesso ieri oggi parlerò di un piccolo libro per un piccolo tragitto.
 Non ho ancora mai stranamente narrato la passione di molti clienti per il mondo medievale. 
 Ci sono delle epoche storiche infatti che hanno dei veri e propri aficionados che, interrogati, dimostrano banche dati di conoscenza degne dell'enciclopedia britannica. Tra di esse spicca il periodo medievale (le altre sono indicativamente l'antica Roma, Napoleone e la seconda guerra mondiale) per tanti motivi.
 C'è chi adora il medioevo per via di Giacobbo e dei suoi templari, chi apprezza le curiosità di un periodo oscuro dai lati  strani e dai sovrani col nome fantasioso e chi sogna periodi in cui cavalieri e principesse popolavano davvero le nostre terre esattamente come nei libri fantasy.
 Anche io non sfuggo a questo fascino, sebbene trovi mortalmente noiosa tutta l'infinita geopolitica e le innumerevoli battaglie, mi perdo nella ricostruzione di intere casate tramite matrimoni. Ciò che c'è di affascinante a mio parere nel periodo medievale è la capacità di tutti i personaggi coinvolti di aver avuto una vita assolutamente straordinaria.
 Se il principe Carlo d'Inghilterra al giorno d'oggi ha vissuto il suo periodo di massima gloria mediatica grazie al matrimonio peggiore della storia reale dai tempi di Anna Bolena, i suoi illustri predecessori medievali avevano guerreggiato, impalmato principesse dalle vite contortissime, sedato rivolte, creato scismi e già che c'erano avevano assunto anche un soprannome figheggiante. Persino Giovanni Senzaterra fa più effetto di Principe Carlo punto.
 Questo illustre preambolo è per spiegare cosa ci ho visto e per quale motivo ho scelto questo piccolo libro uscito ultimamente dal titolo "Una tragedia imperiale. Federico II e la tragedia del figlio Enrico" di Ortensio Zecchino Salerno editrice.
 In esso viene raccontato un episodio significativo eppure perso tra gli altri stupefacenti della vita di uno dei più grandi sovrani che il suolo europeo abbia mai visto. Federico II, stupor mundi come lo chiamavano già all'epoca, fu prodigioso fin dalla sua nascita.  La madre infatti era considerata all'epoca talmente vecchia per partorire (40 anni che adesso sono la norma, ma all'epoca c'era gente ormai bisnonna) venne piazzata durante il travaglio sulla pubblica piazza così che si vedesse che era davvero figlio dell'imperatore e non del demonio.
 Non ci mise comunque molto a rimanere orfano e a quattro anni già era sotto la custodia di un papa. A dodici anni si sposò per la prima di varie volte con un'omonima di sua madre Costanza, già vedova di dieci anni più grande. Fu da lei che qualche anno dopo ebbe il figlio Enrico, il primo dei suoi numerosi e guerreggianti figli. Il figlio che, almeno in apparenza, anni dopo si ribellò al padre.
 Zecchino ricostruisce infatti la storia di questa ribellione in modo curioso per uno storiografo, lasciando che molti tasselli vadano al loro posto secondo una logica umana, oltre che documentale. I libri di storia infatti peccano spesso di due differenti istanze: in certi casi sono troppo asettici, stilando un elenco di eventi consequenziali, dimentichi della variabile degli umani sentimenti, mentre in altri ci si lascia andare alla totale immaginazione romanzando eventi che insomma non eravamo lì trecento anni fa e non è che si possa sapere se tizio e caio erano disperati, piangevano o sospiravano.
 Mi pare invece che in questo piccolo libro si sia raggiunto un felice equilibrio: leggere una ribellione imperiale nell'ottica di un rapporto tra un padre lontano, potente e in altre faccende affaccendato e un figlio sì erede e primogenito, ma dimenticato a favore di altri figli, mogli e soprattutto risucchiato dall'ombra pesante ed enorme di un padre praticamente mitico.
Non proprio uno sguardo da padre
benevolo.
 Se infatti l'infanzia del povero Enrico sembra felicissima tra un padre bambino e una madre che in sostanza li alleva entrambi con successo, subisce un tracollo quando, partiti i genitori per essere incoronati in Italia, rimase solo in Germania fino alla maggiore età. Sua madre morì infatti poco dopo in Sicilia e il padre si dedicò ad altre attività come mettere su un fiorente regno nel sud Italia, sposare la giovanissima erede al trono Jolanda di Brienne da cui ebbe il secondo erede Corrado (poi padre di Corradino, l'ultimo degli svevi che come fosse uscito da "Il trono di spade" guidò eserciti in battaglia a 16 anni al fianco del suo cugino e coetaneo e forse amante Federico di Baden) far costruire castelli, tenersi buono il papa ecc. ecc.
 Per tenerlo stretto al suo volere Federico gli fece sposare una donna più vecchia scelta da lui, Margherita d'Austria (che poi Enrico cercò di ripudiare in ogni modo), non prima di aver pensato di darlo in sposa alla sorella del re d'Inghilterra che invece pensò bene di prendersi poi per sè come terza moglie. Inoltre dispose che diventasse maggiorenne a 18 anni e non a 14 come era stato per lui e lo aveva assiso sì sul trono di Germania, ma che non muovesse foglia che lui non volesse.
  Ortensio Zecchino sottolinea spesso come Enrico, altre volte dipinto come uno sporco orditore di trame, volesse in realtà solo un po' di spazio per sè e sgomitando sgomitando sgomitò molto male. Finché infatti tentò di aizzare principi elettori tedeschi a destra e a manca contro il padre, Federico lo ammonì e pure severamente, ma ciò che non potè perdonargli (oltre ad una mano troppo morbida contro gli eretici tedeschi) fu l'alleanza con la lega lombarda mentre lui se ne stava presa dalla stipula di un megacontratto prematrimoniale in terra d'Albione.
A una certa, il povero Enrico sbroccò.
 Tutto, ma i lombardi NO (bravo Federico ti appoggio), così, rientrato in Germania a far sentire la sua tonante voce ai riottosi principi tedeschi (che in effetti non lo vedevano mai), convocò il figlio, lo processò e condannò a morte.
 Tuttavia, il libro è appunto la ricostruzione storica del rapporto tra un padre e un figlio e Zecchino sottolinea più volte come Enrico, forse, dopotutto, volesse solo uscire fuori dall'ombra paterna e di certo, nonostante le sue malefatte, non si aspettasse un destino così duro. Non era il primo principe a ribellarsi al padre e nessuno dei precedenti aveva avuto un trattamento così tremendo. Insomma pure per i reali i figli erano pezzi 'e core. Non si sa se per questo pezzetto di cuore, se per ricordo alla prima moglie, se per pressioni papali et politiche varie, fatto sta che Federico graziò il figlio rinchiudendolo però a vita in una torre.
 Pare che in molti alla lunga si aspettassero una grazia che però non arrivò. Le sfighe per il povero Enrico non erano però finite. E' di qualche anno dopo una missiva di Federico che scrive ai carcerieri del figlio che sa delle sue pessime condizioni non solo di salute, ma anche di cura e aspetto e si raccomanda di aiutarlo. Un premuroso papì?
 No. Il poveretto, non si sa quando e come, era riuscito a contrarre la lebbra e piombato in cosmica depressione si stava lasciando andare. Finì male, molto male. Sfiancato probabilmente dalla malattia e dalle disgrazie, le fonti storiche concordano col dire che precipitò in un dirupo durante un trasferimento di prigionia, se suicida o meno non è dato sapere. Federico che forse avrebbe graziato il figlio se non fosse caduto malato di un male così socialmente riprovevole (e dovendolo perciò nascondere) lo avrebbe forse perdonato, se si deve credere al dolore di padre in lacrime che lasciò in una lettera scritta a Pier delle Vigne.
 Il volumetto merita una lettura perché è un curioso modo di affrontare la storia, con serietà eppure umanità, e soprattutto apre una finestra su un mosaico di vite di cui crediamo di sapere qualcosa e invece non sappiamo nulla. Federico II, i suoi genitori, le sue mogli, i suoi figli, il bel Manfredi ucciso, Corradino ultimo degli Svevi, le crociate, sono una miniera di storie infinitamente più interessanti e incredibili di quelle infiocchettate e vendute in un alone di esoterismo da tanti imbonitori del niente.

Miniatura tratta da "De arte venandi cum avibus"

 In tutto ciò se volete vedere qualcosa di meraviglioso date un'occhiata a questo link.
 Trattasi della versione digitalizzata del celebre trattato di falconeria attribuito a Federico II "De arte venandi cum avibus".
 E' bellissima.






giovedì 17 aprile 2014

Basta leggere un libro per essere colti? Secondo i dati Ocse siam capre sia in Literacy che in Numeracy, cosa dovrebbe insegnarci questo? Che forse la cultura orale è fuori moda ormai da un pezzo. Almeno secondo me.

Stavo per scrivere un dilettevole post su un piccolo libro su un piccolo tragitto sulla casata degli Svevi (tanto ne scriverò domani), quando ho letto questo interessante articolo di Wired dal titolo  "Sicuri che leggere libri significhi essere colti?".
Mi sono anche chiesta: ma le nozioni scientifiche come
ci sono arrivate secondo costei? Oralmente?
Ohibò, mi son detta, ovviamente no, altrimenti questo blog, che si basa sul delirio culturale degli italiani visto dalla misera prospettiva di una misera libraia in erba non avrebbe senso. Peraltro è un argomento su cui rifletto spesso e pensate, da mesi, cercando di trovarci una risposta sensata.
 Mi perdo in pensieri sulla cultura alta e sulla cultura bassa, sul fatto che leggere "Bella Belèn" magari non è il top, ma mette un libro in mano a qualcuno, faccio digressioni storiche di senso compiuto sforzandomi di pensare che nella storia una delle spinte maggiori alla lettura da parte della popolazione analfabeta era il desiderio non tanto di acculturarsi quanto di imparare a leggere autonomamente un solo libro: la Bibbia (non a caso il libro più stampato e venduto della storia, il primo che Gutenberg pace all'anima sua ha messo sotto torchio ecc ecc).
 Ogni volta che metto mano al pc non mi sento all'altezza di sviscerare i motivi che spingono una persona a leggere e se davvero decriptare delle frasi da un tomo (parlo di tomi perché come mi sforzo di dire ogni volta se uno non legge un libro di carta figurati se ha l'e-reader) possa migliorare in qualche modo la sua intelligenza. Penso agli intellettuali fascisti e nazisti la cui intelligenza non ha impedito loro di farsi complici di un regime, penso ad autori leggendari e capaci dalle idee dubbie, insomma penso un sacco di cose.
 Poi leggo il tipico italico articolo che meriterebbe di stare su un blog privato e non sul giornale che si vanta di essere più all'avanguardia in Italia: "Wired".
 L'articolo possiede tutte le più grandi qualità della chiacchierata da bar:

1) L'attacco che misconosce la possibilità di una mediazione tra le parti. 
2) La peggiore approssimazione sostenuta da qualche statistica messa lì senza un vero perché.

 Ma andiamo con ordine. L'articolo non corrisponde in alcun modo al suo titolo. 
 L'autrice non si chiede veramente se leggere libri significhi essere colti, ma ci sciorina una serie di esperienze tutte personali sul fatto che lei legge voracemente eppure non sa fare una marea di cose e misconosce interi campi del sapere. A questo punto la risposta alla sua domanda se l'è data da sola: è' ovvio che non basta leggere per essere colti, bisogna capire cos'è che leggi e con quali intenti. Se mi comunichi che in una settimana divori due romanzi e un saggio, ma non sai niente di chimica, mi domando: a) Quanto tempo hai? b) Che saggi leggi? Sempre gli stessi? Perché se sei conscia delle tue lacune non tenti altro?
Conoscete il fantastico fumetto "Lovelace e
Babbage?" La nostra cara Ada, prima
programmatrice della storia, era figlia di lord Byron.
La madre, per farle passare ogni voglia di poesia,
la crebbe guidandola verso le materie scientifiche.
Che, come notate, si apprendono anche da un libro.
Incredibile eh.
 La curiosità è la base del sapere, senza puoi divorare tutti i libri che ti pare e magari ammassare delle nozioni, ma già a metterle in correlazione potresti fare fatica.
Io non sono mai stata attratta eccessivamente dalle materie scientifiche (esclusa non si sa perchè la chimica), non sono brava a fare i calcoli, ma sono sempre stata curiosa.
 Un vero lettore non considera, come lei scrive, un non lettore (che mette allo stesso livello, non si sa perché del non compratore di libri come se le biblioteche e il prestito in generale non esistessero) un minus habens. Ci sono molti lettori forti che rimangono stolidi come delle mummie (mi pare che questo articolo ne sia un esempio più che perfetto), che leggono in modo disordinato, senza una vera curiosità, pensando che la massa faccia più della qualità. Magari sanno tutto dei Sumeri e ignorano completamente cos'è un neurone a specchio.
 Ciò che rende una persona se non altro propensa ad essere colta non è leggere o meno, ma essere curiosi o meno. La lettura è solo un mezzo, secondo me il mezzo più potente per molti, per soddisfare e incrementare questa curiosità. Se ti manca  allora puoi pure compilare la lista di tomi letti più lunga del secolo, ma rimarrà solo quello che è, ossia, una lista.
 Quando si arriva al fatidico momento dell'elenco delle cose che uno può fare oltre a leggere (e quindi dimostrare che non è stupido come crediamo noi lettori che pare si stia seduti su un sofà tutto il giorno a giudicare il prossimo), scopro che posso zappare la terra, fare volontariato o scrivere software. 
 Mi sfugge perché se leggo non dovrei farlo, ma andiamo al punto: l'autrice vuole andare a parare a queste famose statistiche dell'Ocse. 
 L'Ocse ci dice che siamo all'ultimo posto nelle competenze alfabetiche e al penultimo in quelle matematiche.
 Voi cosa deducete? Io che un paese dove non si legge e dove pubblico un post in cui nei commenti vengo informata che prima di studiare tocca spedire il bambino a passeggiare nei boschi coi nonni che è più importante delle tabelline (ma il calcetto no, quello non si deve toccare), non può sperare di svettare. Che molto probabilmente tra la nostra incapacità Literacy e Numeracy un nesso di un qualche tipo c'è. 
Dalla graphic novel "Enigma" di
Tuono Pettinato e Francesca Riccioni
No, lei insiste sul fatto che legge, ma non sa fare niente di matematico.
 Voi avete capito qualcosa? Io no, perché continuo a non capire cosa impedisca ad una persona capace nelle materie scientifiche di arricchirsi leggendo e viceversa. Inoltre non capisco esattamente perché le materie scientifiche e la lettura dovrebbero in qualche modo essere separate. E' ovvio che nel momento in cui fa un esperimento sei alle prese con un'esperienza fisica, ma tutte le persone a cui vorrai comunicarlo, escludendo i video, ne verranno a conoscenza tramite le famose pubblicazioni.
 Persino il padre dell'informatica Alan Turing e il famoso fisico Feynman fanno risalire la loro grande sete di conoscenza, la loro curiosità, la miccia che li ha portati ad essere grandi nei loro scientifici campi, alla lettura.
 Bambino silenzioso e solitario, studente bistrattato dai compagni fino all'arrivo del grande amico/amore Christopher Morcom, Turing legge con avidità e rimane folgorato da "Il mondo fisico" di Eddington. Negli anni, pur di leggere pubblicazioni di cui ha notizia, ma a causa della guerra e della mancanza di traduzioni non gli saranno disponibili, arriverà ad imparare il tedesco!
 Feynman invece, fa risalire la sua folgorazione per la fisica all'educazione paterna. Suo padre non era un genio eppure sapeva stimolare l'intelligenza del figlio. Come? Regalandogli libri e leggendogli una pagina dell'enciclopedia britannica ogni sera. E non solo, portandolo all'aria aperta, sottoponendolo a domande continue che lo aiutassero a ragionare. 
 Dite che sarebbe stato un genio anche senza questa educazione? Ebbene Feynman aveva (anzi ha visto che è ancora viva) una sorella minore interessata come lui alle materie scientifiche. Ai tempi studiare scienze non era ancora cosa per donne e il padre non le riservava le stesse attenzioni che aveva per il figlio maschio. Fu Feynman che la spinse a leggere i libri e a diventare curiosa, la stimolò e incoraggiò e adesso (i geni della famiglia dovevano essere ottimi) è una celebre astrofisica. Senza quello stimolo Joan Feynman sarebbe diventata comunque quel che è? Non credo.
Dalla bellissima graphic novel "Feynman" di Ottaviani e Myrick. Leggere
attentamente: Feynman è partito per il college e ha lasciato il suo libro
preferito alla sorella che però lo trova ostico. Cosa le suggerisce?
La versione facilitata per pupi stanchi? Ebbene no.
 La domanda che ci si doveva porre davanti allo studio dell'Ocse non è l'insensata: Sicuri che leggere significhi essere colti? Ma: sicuri che non ci sia un nesso tra la lettura e la curiosità?
 Perché, i nostri disastrosi dati Ocse questo ci dicono: non leggiamo e non siamo curiosi. Se fossimo un popolo di lettori assidui che però non sa fare 2+2 allora potrei pormi una domanda diversa, idem se fossimo dei geni dei numeri e delle capre delle lettere. Ma siamo capre in entrambi i campi!
 Perciò è vero, leggere libri non significa essere colti. Leggere con curiosità e coscienza vuol dire essere colti, altrimenti si ingollano solo nozioni casuali di cui non si sa evidentemente cosa farci.
 Il discorso del perché si legge e cosa rende colti è così vasto che qualsiasi cosa io possa scrivere mi brucerei solo le mani. Si legge per una bella storia, per se stessi, per consolarsi, per imparare, per arricchirsi, anche per apprendere formule matematiche, per conoscere il passato. Leggere per diventare più colti è solo una delle infinite varianti. 
 Leggere rende curiosi, ma non basta un solo libro, serve esercizio e stimolo continuo, serve voglia e attenzione. 
 Probabilmente le classifiche Ocse potrebbero anche essere lette in un altro modo: siamo pigri. Ragionare su quanto si è letto, riflettere e aver voglia di scoprire richiede impegno e direi anche molta umiltà. Io avrò letto non so quanti libri, mai fatto liste, ma ignoro interi argomenti (mai affrontati perché appunto non ritenendomi portata mi richiederebbero un impegno supplementare) e me ne vergogno perché so che se mi impegnassi magari capirei poco, ma almeno scoprirei qualcosa.
 Inoltre, cosa che considero l'argomento definitivo, faccio notare che la trasmissione orale della conoscenza è fuori moda da svariati secoli.

 E secondo voi? Leggere rende colti o no? Stimola la curiosità o no? Siamo pigri? Sono esagerata io?
 Ve lo assicuro, non ho certezze. Come diceva Socrate "So di non sapere".

 (Comunque il momento che fa più rizzare i capelli a qualsiasi buon libraio è quando veniamo informati dell'agghiacciante alternativa alla lettura: scrivere un libro. Orde di persone che non sanno mettere due parole in fila e quattro in croce, che non leggono, ma non si sa perché scrivono, e si pubblicano. Mamma mia che brutto mondo. Esisterà una statistica Ocse per l'incompetenza?)



Nuova recensione per LezPop! "Sulla mia pelle" di Beldan Sezen.

E anche questa settimana sono riuscita a sfornare la recensione per LezPop! 
 Stavolta ho narrato le gesta di "Sulla mia pelle" dell'artista turca Beldan Sezen.
 E' una graphic novel molto particolare per vari motivi: è stata commissionata all'autrice appositamente dalla BeccoGiallo e la Sezen è un'artista poliedrica che si è dedicata al fumetto solo ad un'età relativamente tarda. 
 I difetti e i pregi della sua formazione molto peculiare si ravvisano tutti in questa che è la storia della presa di coscienza della sua omosessualità: disegni non eccelsi, parti scritte davvero lunghe per pretendere di essere una graphic novel pura, ma al contempo una grande naturalezza e un'inventiva liberissima da schemi.
 E se volete saperne di piùùùùù e di piùùùù l'articolo è qui:

mercoledì 16 aprile 2014

"Come vivere con un pene enorme", una recensione queer sospesa tra i forum per circoncisi, collezioni di Men's Health e sottotesti (che forse non esistono).

 Circa una settimana fa, per la prima volta nella mia stolta carriera di bookblogger (o quello che è), sono stata contattata da una casa editrice per leggere et eventualmente recensire un libro che avevo indebitamente postato sulla pagina di fb. 
 Quale? Ma ovviamente il libro che ogni blogger donna e lesbica di questa terra vorrebbe leggere: "Come vivere con un pene enorme" di Richard Jacob e Owen Thomas, ed. Baldini e Castoldi.
 Passato il momento di euforia da "Oddio, ma allora qualcuno legge questo blog non sono sola nell'universo", ho iniziato a pormi diverse domande.
1) Perché la graziosa Baldini e Castoldi ha ritenuto che io potessi trovare interessante questo tomo?
2) Cosa so sui peni?
 Come prima risposta, prima di aver letto il sacro tomo, ho pensato che mi avessero puntato per il mio animo goliardico e compagnone. In seconda istanza, mi è venuto in mente che magari dipendeva proprio dal mio essere donna non interessata all'oggetto in questione (e quindi non detentrice e neanche avvistatrice) e quindi portata a credere a tutto quanto vi fosse scritto.
 Per rispondere alla seconda domanda infatti, provenendo da una famiglia a stragrande maggioranza femminile senza ascendenze hippie che facessero venire in mente a mio padre di andarsene nudo in giro per casa (grazie padre), tutto quello che sapevo effettivamente sui peni, si riconduceva a varie chiacchierate avute con ben due miei amici vittime di circoncisione forzata (per questioni di salute). 
 Entrambi, presi da terrore, avevano iniziato a frequentare degli assurdi forum tenuti da uomini circoncisi e/o terrorizzati dall'intervento. Gente che rinunciava a fare sesso per anni pur di non essere costretta all'intervento, uomini terrorizzati dall'amputazione perpetua (che posso capire sbagliare su un ragazzino, ma su un uomo adulto il chirurgo deve essere cieco), leggende metropolitane e gruppi di autoaiuto sul trauma da affrontare. Consigliai loro di smettere di leggere quella roba e li rassicurai sul fatto che in "Sex and the city" le quattro amicone sono concordi nel dire che farlo con un circonciso è meglio (anzi, in una puntata erano addirittura sconvolte che in Europa la maggior parte degli uomini non lo fosse). Ora sono entrambi felici e soddisfatti.
 Quest'unico incontro ravvicinato del terzo tipo, ha in realtà molto in comune con questo libro che affronta la fantomatica sindrome GASP (genitali abnormi e sovraproporzionati).
Giravano espressioni di sconcerto simili
Quando comparve per la prima volta sulle nostre cedole d'acquisto, i vari uomini della libreria iniziarono a discutere dell'abstract non comprendendo se si trattasse di una vera sindrome o meno, di un vero testo di medicina o meno, di un fake o meno. 
 A voi sembra scontato (magari anche guardando la copertina, che, mi pare, all'epoca non avevamo), ma se sapeste quali assurdi e ridicoli manuali di autoaiuto su sindromi sempre nuove e continuamente inventate escono giornalmente, capireste il nostro dramma.
 Ci lanciammo persino in qualche ricerca online, ma niente, di questa Gasp (qualcuno azzardò si trattasse di un modo cool di chiamare l'orchite) nessuno sapeva niente.
 Qualche mese dopo il libro giunge in libreria in tutto il suo romantico splendore. Se i colleghi se lo sono leggiucchiato un po' tutti, io mi sono tenuta rispettosamente alla larga fino alla proposta di lettura. Diligentemente me lo sono studiato tutto e solo allora ho compreso il motivo (io credo) di tale invio.
 Il libro è un caso di totale sottotesto. Può essere una di quelle cavolate da regalare all'amico che fa 18 anni o all'addio al celibato, il pensiero per i compagni di calcetto alla fine della stagione e lo scherzo imbarazzante per l'odiata migliore amica della tua ragazza, ma può essere anche altro.
 C'è questo sport nella comunità Glbt che risale ai tempi delle catacombe, quando dire che si era gay era vietatissimo e non è che si trovassero chissà quali film o libri in giro (qualcosa c'era, ma prevedeva sempre la morte violenta o il ritiro in convento), perciò si cercavano segni di omosessualità in tutta la produzione artistica e nei suoi componenti. 
 "Il personaggio di quel libro dice di abitare col suo migliore amico perché sono entrambi votati al Signore, ma in realtà secondo me sono gay", oppure "Quella scatola di latte ha delle venuzze fucsia perché l'amministratrice delegata in realtà è lesbica" o anche "Loras Tyrell è entrato nelle cappe dorate pur di non sposarsi".
Una madre che apprende la Gasp del proprio figlio
Io ho letto questo libro esattamente in questo modo: parla della Gasp, ricalcando alla perfezione gli stupidi manuali americani con tanto di pietose lettere di Jim, Jason e Brian con le loro tristi storie, ma in realtà sta demolendo con l'assurdo la validità di tutti i pregiudizi che si hanno sul discriminato prossimo.
 La Gasp infatti è una sindrome terribile, che causa suicidi in giovane età, rifiuto, botte in famiglia, impossibilità di avere relazioni normali e financo rapporti sessuali (se non con una tecnica affinata dalla solita ricerca insensata della solita insensata università statunitense). Necessita di veri e propri coming out (perché a quanto pare escluso il Giappone in nessun altro paese gli uomini vengono visti col pendaglio di fuori dopo gli 8 anni) che possono causare reazioni devastanti e esagerate. Un uomo affetto da Gasp non fa male a nessuno e ha una marea di problemi (soprattutto igienici), eppure osando venire allo scoperto causa vere e proprie crisi di odio e furia cieca nelle altre persone, che, prese alla sprovvista, non possono fare a meno di picchiarlo, tentare di evirarlo o ucciderlo. Gli autori, entrambi affetti da questa sindrome, sono il classico "sopravvissuto" che cerca di aiutare il prossimo e il tipico reverendo americano dalle maniere rudi, ma paterne. 
L'anziana amava questi giornali
 Essi guidano il Gasp verso l'accettazione tramite esercizi e strani giochi (come indovinare alla cieca se stai toccando un filetto di carne o un pene), citano Napoleone tra i loro illustri predecessori e raccontano fatti eroici di uomini che grazie ai loro lunghi peni riescono a salvare comitive dal rotolamento in profondi burroni (immaginate voi come).
 Ovviamente non c'è solo il risvolto parodistico glbt che io ci vedo (e che potrebbe essere benissimo un parto della mia mente), ma anche una serie di riferimenti a terrori degni del forum per i circoncisi di cui sopra. Entrando però in un campo di cui dico eufemisticamente di non sapere nulla, lascio ai lettori maschi tutto l'eventuale scompisciamento.
 Per farvi capire quanto sia inadatta al riguardo, vi citerò questo triste episodio di molti anni fa.
 Ero alle superiori e io e un mio amico sfogliavamo la collezione di Men's Health di sua nonna (ve lo giuro) e incappammo in un test. Una delle domande chiedeva: "Massaggiate mai il vostro migliore amico?".
 "Che strane domande", gli dissi, "Gli uomini non si massaggiano tra loro!" (ero giovane e ingenua). Lui mi fissò, commiserandomi e disse, "Non è il migliore amico che stai pensando tu."
 Ecco, per la parte "Rapporto col migliore amico e comprensione dell'eventuale sottotesto" lascio tutti i dubbi, le perplessità e le curiosità a voi, cari amici dell'altro genere.
 E se qualcun'altro l'ha letto mi faccia sapere!

martedì 15 aprile 2014

"I genitori e i compiti per le vacanze". Un fumetto di pura idiozia ambientato in libreria.

 Pasqua is coming e con lei anche i genitori presi dal compito educativo più tedioso della storia (almeno pare vedendoli torcere come anguille al mio cospetto): la ricerca dei libri assegnati dagli incauti insegnanti alla prole per le vacanze.
 Ho parlato già diffusamente di questa piaga. Genitori che, preoccupati per lo stress del proprio pargolo e soprattutto dalla possibilità di dover passare del tempo delle proprie vacanze dietro il figliolo chino sui compiti, osteggiano in tutti i modi i desideri di maestri e professori. Ho sentito accampare qualsiasi scusa possibile e inimmaginabile, qualsiasi lagna e lamentela. E tutte le volte mi sono chiesa: ma la dignità e il buonsenso?
 "I genitori e i compiti per le vacanze. Una storia di idiozia in libreria."





lunedì 14 aprile 2014

Il delirio del fan invasato: quali libri di psicologia dovrebbero leggere i personaggi de "Il trono di spade"? Alberi che ingrassano, psicopatici al potere e soprattutto tanta tanta insensatezza.

Ciccione malvagio finisci 'sta cazzarola di saga!
Arrivata al nono libro de "Il trono di spade" il mio cervello ha assunto la tipica forma mentis del fan invasato. 
Tanto per farvi capire il grado di follia a cui sono arrivata vi dico solo che la notte per addormentarmi (cosa per cui faccio estrema fatica) mi faccio l'elenco mentale dei personaggi morti di ogni casata. Inizio alla lontana coi Lannister e finisco con lo sterminio dei Tully.
 Non ci crederete ma funziona.
 Giunta al punto in cui (SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER) Arya Stark inizia il suo addestramento da millefacce ho avuto un cortocircuito mentale e la mia mente ha iniziatoa viaggiare per una serie di connessioni mentali da tipico nerd ormai partito per la tangente.
 Mi sono infatti posta la (sicuramente diffusa) domanda: se i personaggi de "Il trono di spade" dovessero leggersi dei libri di psicologia, quali sarebbero?
 Il giochino mi è venuto così bene che non ho potuto fare a meno di condividerlo con voi. So che alla stragrande maggioranza sembrerà tutta una follia, ma so anche che una nicchia mi comprenderà e, dopo avermi letta, andrà a lucidare il busto di Rhaegar Targaryen che si è costruito da solo e a cui porta doni votivi ogni sera.
Let's go!

ARYA STARK:
Come detto devo l'idea di questo post a lei. Tra una disavventura e l'altra (faccio notare che c'è gente che va avanti e indietro per i sette regni come fosse la strada dell'orto, mentre lei non riesce mai ad arrivare da nessuna parte) finisce infine ad addestrarsi per diventare una mille facce. Finalmente pancia piena e qualcuno che non cerca di farle la pelle. Arya scopre che cambiare aspetto con una mano sola non è frutto di incantesimi, ma di una sapiente conoscenza della propria muscolatura facciale. Non solo, apprende che le pratiche dell'assassinio affondano le loro radici nell'ormai in voghissima linguaggio del corpo: capire se una persona è pericolosa, ha paura, mente, a seconda di come si sposta e parla. Perciò nulla va meglio per lei se non "I volti della menzogna" di Ekman.
 Arya mi sta tanto simpatica, almeno, al contrario di sua sorella, perennemente piagnucolante, fa qualcosa. Purtroppo non riesco a digerire la parte più inverosimile della sua storia, ossia la sua età: dieci anni. Spero che cresca e sbudelli saggiamente tutti quelli che gli hanno decapitato il padre, per la madre, vista la considerazione in cui la teneva, mi tratterrei.


CERSEI LANNISTER: 
Di problemi la crudele regina ce ne ha parecchi tocca dire. Incestuosa praticamente dall'infanzia, avida di potere, manipolatrice, malvagia, alcolista, bicuriosa, bugiarda e irruenta, fa risalire però tutti i suoi drammi ad uno solo: l'invidia del pene. Significativo che lo scrittore della saga sia un uomo, esattamente come il creatore di questa fantomatica invidia. Cersei non è neanche un personaggio da manuale, ma direttamente un archetipo. Costretta in vesti femminili che odia sin dai lontani giorni in cui, bambina, scopre che vestendosi da uomo gli uomini le portavano tutt'altro rispetto, e finisce per vivere una vita di potere riflesso attraverso gli uomini accanto a lei: suo padre, suo fratello, i suoi figli (amore amore per i figli, ma pure qui quelli maschi, Myrcella via sulla barchetta dall'altro capo del regno). Giunge alla follia definitiva quando, per provare come si sente un uomo a letto, cede ai desideri della sua calda dama di compagnia (a proposito ma Martin che idee ha sulle donne di colore? Son tutte calienti, sensuali, grondanti desiderio). Cersei compie il grande errore di credere che il suo limite stia in mezzo alle gambe, quando è tutto nella testa. Un errore che secondo me, nella storia, hanno commesso giusto lei e Freud.

DAENERYS: 
 Meglio conosciuta come la donna che credeva nell'intercultura. La madre dei draghi, nata in un posto che non ha mai visto, cresciuta in oriente, sposa di una specie di nomade del massacro arabo, bisposa di un altro orientale e friendzonatrice di cavalieri occidentali, è quel che si dice una donna che crede nelle unioni tra persone di origini differenti. Se conosce un nuovo popolo ne assorbe la lingua all'istante, i vestiti subito dopo, i mezzi di locomozione e le ancelle asapm le disgustose pietanze orientali idem. Non è donna che subisca lo shock interculturale lei, perciò nessun libro le calza meglio quanto "Processi di socializzazione" di Katia Scannavini.
 Per la sua ansia perpetua di diventare madre e avere figli, si demanda al futuro (comunque qualcuno dovrebbe dire a Martin che è un po' morboso nel descrivere i rapporti tra madri e figli).

VARYS/DITOCORTO:
I manipolatori per eccellenza. Poveri di mezzi materiali, ricchi di quelli mentali, sono i mr. Ripley del trono di spade. Se non ho ancora ben capito Varys dove vuole andare a parare, Ditocorto si sa benissimo: al massimo dei massimi e possibilmente con Sansa Stark nel letto come surrogato della madre. Entrambi hanno allegramente fatto la scalata sociale manipolando il prossimo con mezzi più o meno leciti. Di veri manipolatori nella vita io ne ho incontrati due. Persone con problemi veri intendo, in grado di inventare storie straordinarie senza mai tradirsi e mettere letteralmente a soqquadro (distruggendola) la vita degli altri. Esistono queste persone in grado di dare alla realtà la forma che desiderano traendone piacere o vantaggio.
 Per i nostri due simpatici amici, il nostro maestro Pycelle nazionale: Vittorino Andreoli con "I segreti della mente".

SAMWELL TARLY: 
Di tanti lui mi è molto simpatico. Non capisco bene come sia potuto diventare un personaggio principale, ma è praticamente l'unico uomo non eroico e quindi credibile del libro. Robb Stark a 15 anni già comanda eserciti senza paura, Arya Stark ammazza gente senza remore morali a 9, Bran attraversa terre ghiacciate non deambulando alla ricerca di corvi mostruosi a 8. Tutte cose che fanno nascere domande (ne hanno fatte nascere anche agli sceneggiatori della serie visto che tutti hanno almeno 5 anni di più) e rendono il tutto meno realistico del previsto. Samwell è invece l'obeso figlio di un importante Lord che vuole solo progenie prestante. Preferisce studiare, a furia di sentirsi dire che è un codardo non fa che ripeterlo a oltranza e secondo me, a furia di sentirsi dire che è obeso non fa che essere obeso. Non si spiega se no come possa lardeggiare in giro per libri interi senza perdere un etto nonostante non mangi per giorni, si alleni, cavalchi, guerreggi, cammini sfinito nella neve e vomiti qualsiasi cosa per giorni dal ponte di una nave. L'unico accenno ad un suo vago dimagrimento è quando è costretto a mangiare pane e frutta per qualche giorno consecutivo. Per lui, la dimostrazione perfetta che se sei grasso dentro sarai per sempre grasso fuori, nonostante qualsiasi dieta, ecco "Gli alberi non ingrassano". Gli alberi e gli uccelli non pensano ergo non ingrassano. No think no fat.

JOFFREY BARATHEON:
 Il figlio che tutti non vorrebbero avere, il governante tra le cui grinfie nessuno vorrebbe passare, cattivo e sadico, sanguinario e completamente pazzo, viene vezzeggiato all'infinito da sua madre che ne venera il carattere dominante (la classica madre del figlio che ammazza qualcuno eppure è "tanto un bravo ragazzo"). Tutti a chiedersi un tipo così da dove sia saltato fuori, quando mi pare che la genetica insegni che le unioni tra consanguinei non è che diano spesso felici risultati, se i consanguinei sono gemelli e con una riserva di crudeltà non indifferente, mi pare che sia un miracolo che su tre ne sia uscito solo uno fuori di testa. La coppia che forma con Sansa Stark è il più classico dei connubi disfunzionali: la donzella sperduta che si innamora di un tipo che crede essere buono e gentile e invece la mena ogni due per tre. Certo, Sansa Stark era sola e abbandonata in una corte che era peggio di Hunger Games, ma si era ficcata in una situazione tanto infelice da sola, degna figlia di sua madre. Joffrey Baratheon comunque è solo l'ultimo di una nutrita schiera di persone di potere completamente deliranti e quale libro gli si addice di più se non "Psicopatici al potere" di Jon Ronson?

JAMIE LANNISTER: 
Nasce cattivo e si redime nel dolore e nell'amicizia col disprezzato genere femminile. Martin è secondo me troppo buono con questo nobiluomo che non si fa scrupoli a buttare un ragazzino giù da una torre, ma improvvisamente si sente troppo up per salvare la sorella che si faceva fino al giorno prima. Jamie Lannister è il narciso che sa di essere un narciso, che pensa di non essere più un narciso perché il suo corpo perfetto è stato moncato della mano perfetta, ma alla fine è sempre un narciso (io e solo io mi salvo, Cersei crepa pure senza me). E' talmente egocentrico e pieno di sè, da non concepire di amare altri se non la sua immagine riflessa. Il fatto che la gemella abbia desiderato altri uomini oltre lui, mi pare senza dubbio più sano dell'antica e unica devozione di Jamie che non riesce a staccarsi da un sé stesso con le tette.
 Per lui il libro di psicologia più adatto è senza dubbio "Il narcisismo" di Lowen. Dubito tuttavia che l'eventuale lettura possa sortire qualche effetto.

JON SNOW: 
Pure il cucciolo più sfigato per lui
Non si vedeva un complesso di Cenerentola dai tempi della donna a cui deve il nome. Jon Snow è il figlio che si sente poco amato, rifiutato, tenuto in disparte a favore dei figli prediletti. Certo, Jon ha dalla sua il fatto di essere figlio di madre ignota e di essere detestato con tutte le forze dalla sciura Catelyn che dopo 15 anni ancora non si è arresa all'evidenza che sì, diecimila anni prima, due giorni dopo averla incontrata, il retto Eddard ha osato avere un'altra donna. Una, che se si fosse sposata con Robert Baratheon sarebbe andata giù dalla rupe tarpea dopo due secondi. Amato dai fratelli, (esclusa la sciuretta in erba Sansa), tuttavia sente crescere in sè un tale senso di angoscia da non trovare altra strada se non rinchiudersi su una barriera ghiacciata alta mille mila metri con un gruppo di uomini disperati e vestiti di nero. Ovvio, come non pensarci prima? Per lui, il libro che sta facendo furore in Francia: “L’enfant préféré, chance ou fardeau?” di Sellenet e Paque.
Forza Jon ce la puoi fare.

CATELYN TULLY: 
Oh sempre attaccata a 'sto poro figlio!
 Se almeno Cersei ha l'ansia del potere, 'sta donna non fa altro che romperci le palle sul dovere, il dovere, il dovere. Sorta di casalinga medievale, priva di qualsiasi ingegno geopolitico, invece di tornarsene a Grande Inverno a fare qualcosa di utile, sta sempre morbosamente attaccata al primogenito causandogli casini a catena. E prima si mette a vagare come una demente con Tyrion Lannister al seguito cercando vendetta privata dalla sorella mentalmente deviata, poi assiste impotente al delitto perfetto portandosi dietro un altro caso umano, poi spedisce il caso umano a riportare Jamie Lannister a casa inimicandosi mezzo esercito del nord per riavere due figlie di cui, fino a due pagine prima gliene fregava relativamente. La predilezione della stessa per l'adorato Robb e l'adorato Bran è schiacciante. Arya non la considera proprio, Sansa è una donnina (il suo unico pensiero per lei), Rickon, il più piccolo e inutile degli Stark pare quasi che si dimentichi di averlo concepito. Quale libro le si adatta alla perfezione? Ma ovviamente "Figlio di sua madre: il legame speciale tra madre e figlio maschio". Le delicate grinfie materne sul collo di Robb (che pur di sfuggirle sposa la prima nobiluccia di turno) sono continue, pressanti, sfiancanti e motivo della caduta di un intero regno e di una nobile casata.
Magari qualcuna la troverà simpatica, ma io ho sempre pensato che fosse una cretina.
 E manco la morte ce l'ha tolta di torno...oh manco la morte...
 (Ps. Stesso problema, ma con valenze patologiche per la sorella minore Lysa Tully, attaccata morbosamente al figlioletto. La peggior testimonial che l'allattamento al seno protratto potesse sperare di avere).

E voi? Quali altri mille mila accostamenti avreste fatto? Io ho dovuto fermarmi, se no qua potevo scriverci un'enciclopedia...

E' uscito il quinto numero di ASPIRINA l'unica rivista satirica italiana disegnata (malvagiamente uahahahah ) dalle donne per te!

Vi do il buongiorno di questo fausto lunedì segnalandovi l'uscita del quinto numero di ASPIRINA, l'unica rivista satirica italiana disegnata e scritta (quasi) solo da donne.
 Nel numero attuale c'è una vignetta della sottoscritta e tante tante tante altre cose molto più fantastrabiliose e maravigliose di illustratrici, vignettista, fumettiste e iste varie ed eventuali, provenienti da tutta Italia e tout le mond!
 Non sapete cos'è Aspirina? Vi faccio un ripassino da bignami (che potete saltare e andare direttamente al link): uscita su carta per la prima volta nel 1987, riapparsa l'anno scorso in forma virtuale, è una rivista satirica scritta, ma soprattutto disegnata, vignettata e illustrata solo (o quasi) da autrici donne. 
Spesso sento dire che le femministe mancherebbero di ironia, ebbene leggete Aspirina e ricredetevi!

domenica 13 aprile 2014

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Self service"!

 Visto che negli ultimi tempi in molti dimenticano lo spirito goliardico/vendicativo di questo blog, arrivando a solidarizzare con gli infausti clienti, metto le mani avanti e vi informo di un particolare: entrare in una grande libreria e dire che vi serve un libro che so, sulla "Comunicazione" non vuol dire nulla. Un argomento diciamo vasto è disposto in varie sezioni e sperare/pretendere che il libraio le scartabelli tutti per mezz'ora tentando di indovinare i vostri desideri confusi è quanto mai impossibile.  
Ecco, mò le mani avanti le ho messe e godetevi la vignetta!
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Self service".




sabato 12 aprile 2014

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Il libraio che fa sangue in azione".

 Per non venire meno all'orario medio di pubblicazione della settimana, ecco che la vignetta del sabato giunge quasi a mezzanotte. La vignetta di oggi (realmente avvenuta naturalmente), riprende un tema già trattato in passato: il libraio che fa sangue.
 Come scrissi nel post, molte clienti cadono vittime di un'istantanea infatuazione verso i librai vagamente piacenti. Di alcuni diventano persino devote clienti pronte a comprare libri solo in loro presenza, ma nella maggior parte dei casi hanno perlopiù una casuale, ma lunga, appassionata e rampicante conversazione colma di "Mi consigli, mi aiuti la prego, senza di lei sono perduta".
 Quando l'altro giorno, appena giunta a lavoro, ho assistito alla scena di cui sotto, ho pensato che dovevo vignettarla per forza.


giovedì 10 aprile 2014

Libro cartaceo vs e-book. Ecco le obiezioni e le difese che non rendono possibile un sereno e sensato confronto tra le parti (e comunque carta per sempre).

In codesti giorni, per ragioni che scoprirete, sto tentando di leggere un pdf sul pc, una cosa che, a onor del vero non mi capitava dai giorni della laurea. Se c'è una cosa che mi fa perdere il filo e mi rende difficoltosa la lettura è non avere un libro fisico da sottolineare, lanciare, girare e sapere scioccamente quando inizia una pagina e quando finisce.
 L'effetto che la rivoluzione digitale sta avendo anche nell'ambito libraio  è una questione che sarebbe interessante sviscerare se ci fosse la possibilità di un sereno dibattito, non possibile, visto che appena un amante della carta obietta che leggere su un riquadro striminzito in cui il fluire della storia è simile ai papiri prima dell'invenzione del codice (nun ve siete inventati manco questo), non lo trova proprio il top, viene sottoposto ad un assalto all'arma bianca dai difensori dei sacri bit.
 Ci tengo a sottolineare che ciò che dirò in seguito è nelle vesti di LETTRICE. Nelle vesti di libraia (tanto ormai non c'è mestiere che non sia precario a questo mondo, quindi se non andate in pensione entro domani non siete certi di nulla manco voi) posso muovere la seguente domanda: ma se ci sono così tanti clienti che vagano nel niente, non sapendo manco come ordinarsi un libro online, fare una ricerca su google, capire la differenza tra l'agopuntura e il cucito, mi spiegate come faranno a leggere con l'e-reader?
 In un precedente post "Del perché sono contro gli e-book: sono o non sono un mezzo democratico? E che cos'è davvero un libro?" dicevo già che, secondo me, gli e-book e non sono un mezzo democratico e lo sottolineo ancora. Senza manco il libraio a far da filtro allora sì che il crollo della lettura sarà verticale.
 Ma andiamo a vedere i più grandi ostacoli da una parte e dall'altra ad un sereno e proficuo dibattito su e-book vs libro cartaceo.

So che mi vedete così, amanti degli e-book
L'OBIEZIONE POSITIVISTA: 
 Se non ti piace l'e-reader, se non apprezzi l'e-book, se non capisci i grandissimi vantaggi del possedere un attrezzo elettronico, allora sei nel migliore dei casi un romantico tecnofobo attaccato alle cose del passato (il passato per la cronaca era dieci anni fa non la Belle epoque), nel peggiore un nemico da abbattere a suon di evidenze. 
 L'e-reader contiene tutti i libri che vuoi, l'e-book costa meno, ora posso scegliere tra settantacinque libri diversi da leggere quando sono in tram, non sono più costretta a trascinarmi ovunque l'Ulisse di Joyce mentre tento di finirlo.
 L'obiezione positivista non ammette obiezioni (chi si porta dietro l'"Ulisse" da leggere in tram), dubbi (a cosa ti servono tredici romanzi tutti insieme?) e perplessità: il progresso è il bene. L'elettronica è il bene. L'informatica è il bene. 
Tutto il resto è cibo per i vermi e se non vuoi diventarlo anche tu è meglio che sali in carrozza, butti le romanticherie dalla finestra e inizi a sentirci da quell'orecchio: perché usare la carta quando puoi avere tutti i bit che vuoi?

L'OBIEZIONE ECOLOGICA: 
 Se possibile è quella che trovo la più cretina di tutte.
 Ci sono persone che hanno avuto il coraggio di dirmi quanto l'e-reader diminuirà il consumo di carta nel mondo, si eviteranno di tagliare gli alberi, la foresta amazzonica ricrescerà e noi non avremo più inutili e consumistici libri in giro per casa.
I frutti e i fiori non sembrano volerne al libro malvagio
inquinatore. Potrebbe però essere un quadro manipolato
da un komplotto prokarta.
1) Se ragioniamo così allora non dovremmo manco vestirci. Non dovremmo possedere suppellettili, non dovremo possedere niente. Senza contare che paragonare il LIBRO a una qualsiasi idiozia consumista tipo le mollette a forma di "Hello Kitty", mi sembra quanto di più degradante per la cultura possa avvenire. Non possiedo un libro per vezzo, ma perché è un oggetto praticamente magico, in grado di migliorarmi, distrarmi, ispirarmi, portarmi altrove. Non è una stupida molletta.
2) Il libro cartaceo attuale ha la durata di una vita umana praticamente. Tempo 150 anni e si sarà ossidato e sgretolato. E' fatto con una pasta talmente tanto scadente da non possedere neanche un minimo della vitalità dei suoi antenati. In pratica si fa fuori da solo. 
 Un e-reader, attrezzo elettronico che quanti anni può durare? Quattro? Cinque? Non si autodistrugge, è composto da tremila componenti non riciclabili e non so quanta energia sia servita per costruirlo. Che adesso l'elettronica sia più naturale ed ecologica della carta, mi fa sorgere dei dubbi.

L'OBIEZIONE DEL PESO: 
 Eh, ma qui dentro io posso tenerci tutto quello che voglio, basta pesi inutili!
Mò, io comprendo, sottolineo e caldeggio, l'uso dell'e-reader quando uno fa lavori che prevedono il portarsi dietro pacchi di libri. Tipo gli avvocati che hanno sedicimila codici di millanta pagine e portarseli dietro diventa un attimo difficile, o i commercialisti o gli architetti o anche gli archivisti. Non sarò certo io a dire che dal punto di vista lavorativo, l'e-reader e l'e-book non sono una mano santa. Ma diciamocelo, tolti i motivi lavorativi o qualche altro caso in cui è indispensabile portarsi un tot di libri da un punto A ad un punto B (che a me personalmente capita abbastanza raramente), quand'è che spostiamo casse di libri da un quintale l'uno?
 Ve lo dico io: durante i traslochi. Non negherò che i libri durante i traslochi sono una piaga, ma lo sono tanto quanto un tavolo e molto meno dei piatti (che devi pure arrotolare nella carta). Com'è che ci sentiamo schizzinosi solo con i libri? E poi, non è che i traslochi si facciano tutti i giorni, "Ah, domani ho il terzo trasloco della settimana, non me ne parlare!"
 Ulteriore obiezione è: non mi entrano più in casa. Per carità comprendo, ma questo vi assicuro non è un problema così comune. Credo che si possa condividere il dramma con non più di una persona ogni diecimila (o le statistiche sui lettori forti son sbagliate)

LA DIFESA ROMANTICA: 
 E' la difesa più diffusa e dal mio punto di vista quella che rende più deboli gli amanti del cartaceo. Quella che comincia raccontandoti della fragranza del foglio di carta, l'odore della clorofilla, il calore di un libro che tua nonna ha toccato, l'amore che tuo nonno ha riversato nella dedica manuale che ti rimarrà per sempre, le pagine che il tuo ex ormai lontano hanno sfiorato quando ti hanno detto "Ti amo" prima della catastrofe che si è abbattuta su di voi. Sono tutte valide motivazioni che peraltro sottolineano il rapporto fisico che si ha col libro-oggetto e non solo con la storia. Tuttavia secondo me, indeboliscono la difesa del libro cartaceo. Il positivista dell'e-reader infatti pare non porsi il problema del libro come oggetto del cuore, egli guarda al pratico: costa meno, è leggero, posso leggerlo dove e quando voglio. E poi diciamocelo è la storia dentro che conta. Tutto il resto è noia, no, non ho detto gioia, ma noia noia noia. 

UNA DIFESA PIU' SENSATA: 
L'e-reader è quel che si dice una scommessa sul futuro. Ora costa molto di meno, ma sempre l'equivalente di un buon  numero di libri. Per ammortizzare la spesa devi essere come minimo un lettore forte, cosa che in Italia è merce sempre più rara (se uno legge due libri l'anno che senso ha comprarsi un e-reader? Finirà che per non prendersi l'attrezzo il lettore debole non leggerà neanche più il libro). Poniamo comunque il caso che si appartenga a questa specie privilegiata, qual è l'obsolescenza di un aggeggio elettronico standard in casa? Del nostro pc ad esempio? I miei, per l'usura convulsa, dopo massimo quattro anni muoiono. Senza contare che nel frattempo sono diventati...vecchi. Un formato che magari il vostro e-reader legge ora, tra tre anni sarà diventato illeggibile, o dovrete comprare qualche programma particolare per poterlo leggere, oppure esisteranno nuovi formati che il vostro vecchio attrezzo (sempre che non muoia prima) non leggerà e sarete vittima di aggiornamenti e app da far girare il capo.
 Il caro libro di carta sta lì. Può ingiallire, puoi prestarlo a qualcuno che non te lo ridà (ma pensa, puoi prestarlo!), puoi perderlo in un trasloco, ma non è che tra dieci anni non lo leggi più o devi comprare qualcos'altro per leggerlo. Inoltre, io, quando compro una cosa voglio AVERLA. Voglio toccarla, voglio mettermela sugli scaffali, guardare le vecchie edizioni. Lo faccio anche a casa degli altri. Il libro è un OGGETTO che mi piace. Ciò che spesso si tende a fare è considerare il  libro solo come il suo contenuto, ma non è così. Un libro non è solo la sua storia, è una storia a sé che ne contiene un'altra. Talvolta può persino accadere che la storia nel libro non sia niente di speciale, ma il libro invece sì (è appartenuto a qualcuno, ha le note di qualcun'altro, è stato ritrovato in un posto specifico, ha avuto una lunga avventura passando di mano in mano).

 UNA SALOMONICA SOLUZIONE:
 Per quanto detesti il pensiero positivista a tutti i costi, mi pare abbastanza chiaro che se tengo un blog non posso essere una sporca tecnofoba. A 13 anni, quando ancora avere il pc in casa non era proprio la normalità, implorai mio padre di comprarmene uno. Arrivò un catafalco gigantesco che pagò una fortuna e imparai a usare da sola e usavo solo io. Ho sempre pensato che il computer fosse un oggetto fantastico. Ma perché lo trovavo UTILE. Mi serviva a fare cose che prima non potevo fare. L'e-reader mi pare che complichi solo qualcosa di molto più semplice: leggere. 
 Siccome ho sempre detestato le imposizioni spero sempre in una salomonica (e utopica lo so) risoluzione della questione: vendere il cartaceo e l'e-book da scaricare compreso nel prezzo (alcune case editrici già lo fanno. Mi pare un fantastico connubio che farebbe felici tutti (soprattutto i professionisti).

Ps. Il pensiero positivista è tutto tranne che democratico, quindi so già che tutto finirà male e andrà pure peggio (sono sempre stata ottimista lo so). Perciò mi auguro che almeno fino alla mia vecchiaia il libro cartaceo continui a prosperare, poi oh, se la vedranno i miei pronipoti.

Ps2 Vi prego di notare che le immagini appartengono tutte ad epoche storiche diverse. I vestiti cambiano, le mode, anche gli stili, ma il libro rimane immoto.


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