domenica 29 giugno 2014

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Più o meno"

Ed ecco la vignetta della domenica! Cose realmente avvenute, lo giuro!
In questo caso non siamo davanti ad uno strafalcione (non proprio), ma ad una delle innumerevoli rivisitazioni che i clienti fanno dei titoli dei libri che vanno cercando. Suppongo che sia interessante dal punto di vista psicologico perché spesso si risalgono tortuosi nessi mentali (il momento in cui il libraio mette in atto una telepatia avanzata). In questo caso il tutto è peggiorato dal fatto che non si può giungere ad un'età matura e dire un "certo Proust", pure se non l'hai mai letto!
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Più o meno".



Ps. Aggiungo che oggi una coppia della domenica mi ha fatto cercare in ogni dove "La strada di Swann" in magazzino perché dovevano fotografare la copertina e quella dell'edizione già esposta non era abbastanza carina.
Pss. Vò qualche giorno in ferie, perciò la prossima settimana posterò per certo vignette e un'intervista, per il resto può essere che tacerò, da lunedì 7 tutto tornerà normale comunque! Buona lettura!

sabato 28 giugno 2014

Cose realmente avvenute! Me l'hanno giurato! "Cavalieri"

E oggi che è sabato si va di vignetta! E' una Cosa realmente avvenuta! Me l'hanno giurato! speciale, visto che proviene da un lettore del blog che non lavora in libreria, ma in quell'ameno posto tanto bistrattato e spesso confuso che è la biblioteca.
 Accomunata  alla libreria, non solo dai libri, non solo dagli strafalcioni dei clienti (nel loro caso utenti), ma anche da una crisi perpetua in Italia vengono trattate come le cenerentole della cultura. S
 pesso e volentieri quando c'è da tagliare qualcosa nel bilancio comunale si comincia da lì che si sa, la cultura produce sapere, integrazione, interessi, ma non denaro.
 E' un discorso, quello sulle amiche biblioteche che prima o poi farò in uno di quei miei post appallanti e seri sul fatto che l'Italia precipita, ma ancora nessuno ha intuito che forse c'è un vago nesso tra la recessione e l'istruzione. Chissà.
 Intanto godetevi: Cose realmente avvenute! Me l'hanno giurato! "Cavalieri".



venerdì 27 giugno 2014

"La rosa bianca non vi darà pace". La giovane resistenza che puntò il dito contro la connivenza di chi finge di non vedere. Un libro per ricordare l'ineluttabile monito di Sophie Scholl e dei suoi compagni.

Anni fa (in realtà non moltissimi, ma a me ormai sembrano secoli), quando ancora abitavo nel mio ameno paese, una volta ogni settimana o ogni due, andavo assieme ad una mia amica a vedere un film in un paesello vicino, un posto in cui non c'era niente, ma misteriosamente prosperava un cinema d'essai (nel mio invece c'era un multisala di ben due sale che però mandava quasi solo blockbuster).
  Approfittando di una di quelle settimane del cinema, dove le sale hanno prezzi umani sui 2,50-3,00 euro finì che ci capitò di fare una scorpacciata anche di film che non avevamo realmente intenzione di vedere. 
 Fu in quel caso che vidi "La rosa bianca. Sophie Scholl".
 Chi era Sophie Scholl? 
 Una studentessa universitaria tedesca entrata nella storia assieme a suo fratello Hans e ad un loro amico , Christoph Probst, per essere stata giustiziata,  dopo un processo sommario durato tre giorni, dal regime nazista in seguito alla fondazione di un gruppo di resistenza pacifica, "La rosa bianca" appunto. Altri loro amici, parenti e simpatizzanti furono catturati e imprigionati per anni, Probst, giovanissimo, lasciò moglie e tre bambini e nel disperato tentativo di rimanere in vita, in quanto unico sostegno familiare, fu l'unico dei tre che tentò fino all'ultimo di dichiararsi innocente (difeso a spada tratta anche dagli altri due imputati), per morire infine con coraggio.
 (e su cui sono stati versati fiumi d'inchiostro) Una delle cose su cui più si insiste rispetto all'ascesa di Hitler e al suo potere in Germania è l'assoluto consenso che egli ebbe a qualsiasi livello da parte di una percentuale altissima della popolazione
 "La rosa bianca" che ispirò poi cellule collaterali, tra cui quella amburghese che ebbe una fine altrettanto infelice, tra arresti e condanne a morte, fu uno dei pochissimi esempi di resistenza tedesca, ancor più importante e peculiare se si pensa che il gruppo fu fondato da giovani cresciuti ed educati sotto l'ideologia nazista.
Tutti i membri de "La rosa bianca" leggevano e scrivevano
moltissimo. In un'epoca in cui la scuola era indottrinamento
si liberarono dalla morsa del regime con le loro sole forze
intellettuali. Nel libro ci sono numerosi riferimenti alle loro
letture, scrittori preferiti, annotazioni di pensieri.
 E' uscito sulla storia di tutti loro un bellissimo libro di Paolo Ghezzi, "La rosa bianca non vi darà pace" ed. Il Margine, che analizza in modo preciso, accuratissimo e affatto agiografico la parabola della breve, ma intensa vita che ebbe l'organizzazione. Il sottotitolo "Abbecedario della giovane resistenza" dà l'indicazione sul modo in cui l'autore ha affrontato l'argomento, con un gran numero di voci in ordine alfabetico a sviscerare le vite, i desideri, le speranze, le letture, le idee e gli amori di un gruppo di giovani coraggiosi che lottavano, studiavano, leggevano, vivevano e soprattutto non cessavano di stupirsi.
 C'è una cosa in particolare che rende speciale questi ragazzi e non è l'eroicità ostentata, furono anzi molto mesti e pagarono con la vita non un'azione militare o un omicidio, ma la diffusione di sei volantini. 
 I fogli, riportati in appendice, sono in realtà dei piccolissimi saggi, colti e ricchi di citazioni sul delirio hitleriano, le sue conseguenze e soprattutto, l'atteggiamento del popolo tedesco. Ebbero infatti la capacità di puntare il dito contro i veri responsabili della guerra, dello sfacelo, dell'antisemitismo, delle morti al fronte. Non era solo colpa di Hitler, da loro chiamato il Maligno e l'Anticristo vista anche l'spirazione fortemente cristiana alla base della loro lotta, ma di tutti. 
 Di un'intera nazione che quando non adorava il capo, chinava la testa silente.
 Qualche tempo fa ho visto il film "Storia di una ladra di libri", mi aveva commosso molto probabilmente  perché il punto di vista era quello di una bambina che dire sf igata è molto riduttivo, ma c'era qualcosa che a posteriori non mi tornava. Quello che non torna in quel film (non so nel libro perché non l'ho letto) è l'impressione che la Germania fosse un paese occupato da altri, non un paese connivente, un luogo dove tutti sono buoni tranne i soldati (ovviamente non i soldati partiti dalla cittadina dove si svolge la storia, in quel caso sono bravissime persone) mentre la verità storica fu ben altra. 
 Sophie Scholl e gli altri aderenti alla Rosa Bianca non chiudono gli occhi, non indorano la pillola, essi stessi vittime del fascino nazista durante l'adolescenza, nonostante genitori avversi al regime, (significativo l'episodio del padre che staccava tutti i giorni l'immagine di Hitler dalla camera del quindicenne Hans con lui che tutti i giorni la riappendeva), aderirono entusiasti alla Gioventù Hitleriana, per poi cambiare idea col passare degli anni e soprattutto delle letture. Furono la cultura, Rilke, Goethe (col suo motto "resistere ostinatamente"), i classici russi, Dostoevskji in primis e i viaggi che poterono fare e progettar,e ad aprire loro gli occhi.
 I fratelli Scholl e i loro amici leggevano tantissimo, in modo onnivoro, avevano ansia di apprendere, di prepararsi, di capire, di "diventare persone". In una delle numerosissime lettere (tutti gli appartenenti scrivevano tantissimo in continuazione, diari, lettere, impressioni), Hans scrive "Sono davvero assetato di sapere, da tempo non lo ero. La verità può essere trovata in due modi. Il primo attraverso la logica, il secondo attraverso l'esatta ricerca delle cose".
 Ed è la verità il punto focale delle loro vite. La domanda che non deve mai darci pace è: come mai un gruppo di studenti universitari riuscì a cogliere una verità evidente che la maggioranza si rifiutò ostinatamente di vedere?
 La cosa interessante è che era questa esatta domanda a sconcertarli maggiormente, il punto su cui, in ogni volantino (eccetto uno, probabilmente scritto da Alexander Schmorell il quarto del gruppo ad essere giustiziato, ma tempo dopo perché in principio riuscì rocambolescamente a scappare), essi insistono: la responsabilità personale davanti all'orrore, la colpevolezza che arriva non solo quando si alza la mano, ma anche quando non si fa nulla perché gli altri non la alzino. La Germania non è, a loro avviso, una nazione annichilita e oppressa come nella della ladra di libri, ma una nazione di complici silenziosi.
 Così recita uno dei loro volantini:
  "Vogliamo soltanto rilevare in modo chiaro e senza equivoci una sola cosa: ogni uomo preso singolarmente ha il diritto di pretendere un governo efficiente e giusto che assicuri sia la libertà individuale, sia il bene della collettività [...]Invece il cosiddetto "stato" in cui viviamo oggi è la dittatura del Maligno. 
 Mi pare di sentire l'obiezione: "Tutto questo lo sappiamo già da tempo e non è necessario che ce lo rammentiate continuamente." Ma vi domando: se lo sapete perché non reagite, perché tollerate che questi tiranni vi spoglino progressivamente, in modo aperto o velato, di un diritto dopo l'altro, fino a quando un giorno non rimarrà più nulla, null'altro che una macchina statale comandata da criminali e ubriaconi? E' già così vinto dalla violenza il vostro spirito da farvi dimenticare che non è soltanto vostro diritto, ma anche vostro dovere morale rovesciare questo sistema? 
 Ma se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire.  
Meriteremmo di essere dispersi per il mondo, come polvere al vento, se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino a oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre di più, come una curva parabolica, la vostra colpa."
 I volantini della Rosa Bianca sono molto particolari perché pur nati per denunciare gli orrori di un periodo storico ben preciso, rimangono attuali e inquisitori tutt'ora e nei confronti di tutti noi. La determinazione con cui Sophie e gli altri hanno deciso di iniziare a lottare, la confessione davanti ad un funzionario di regime indottrinato e incapace di pensare razionalmente e autonomamente, il coraggio con cui hanno affrontato il loro destino senza essere degli eroi, sono il vero motivo per cui la rosa bianca non può dare pace a nessuno di noi, tutti i giorni.
 Se rileggiamo le loro frasi se leggendo questo libro ci fermiamo davanti alla parola che meglio li rappresenta, Parresia, ("dire tutto", "proclamare la verità") e volgiamo lo sguardo attorno vedremo che quei ragazzi di settant'anni fa parlano anche a noi, che immobili davanti al mondo aumentiamo sempre più, come una colpa parabolica, la nostra colpa.

Willi Graf, studente e amico degli Scholl viene catturato dalla Gestapo assieme a sua sorella Annaliese e giustiziato otto mesi dopo, Kurt Huber era l'unico professore dell'università di Monaco coinvolto e fu arrestato e ucciso quattro mesi dopo. Colto e profondamente convinto delle responsabilità del popolo tedesco di cui aspirava a risvegliare lo spirito, scrisse e studiò fino all'ultimo dei suoi giorni.

 (Il libro stravale la pena, quello che ho potuto dire è solo un centesimo e anche meno di ciò che vi è contenuto, se cercate qualcosa di davvero buono da portare via per l'estate ebbene l'avete trovato).

giovedì 26 giugno 2014

E se decidessimo di non leggere più scrittori moralmente discutibili, cosa ci rimarrebbe? Una riflessione sul coniglio di Jeanette Winterson, misogini, droghe, assassini e scoperte postume che avremmo preferito non fare mai.

Questa settimana probabilmente molti di voi avranno avuto di meglio da fare che seguire la grande polemica sul "Coniglio ucciso dalla perfida Jeanette Winterson"
Cos'è successo? La scrittrice inglese vive in campagna, un coniglio le mangia l'orto, lei lo cattura, lo ammazza, lo cucina con gli aromi, ci dona la ricetta, dà le interiora al gatto per non sprecare niente e infine gnammy.
Ovviamente non è questo il coniglio defunto
 Apriti cielo. E' stata accusata di essere: crudele, assassina di animali, senza cuore, orribile, spero che ti facciano quello che tu hai fatto al coniglio, povero animaletto e infine la minaccia "Ah, non leggerò mai più i libri di una persona tanto orribile e crudele". Davanti a codesta minaccia, a quanto sembra reiterata da più parti, lei ha candidamente domandato "Perché? Leggete solo scrittori vegetariani?".
 Allora, non è mia intenzione aprire uno di quei tremendi flame animalari vs non animalari, anche perché io ho una di quelle classiche posizioni che renderebbero questo blog un eventuale inferno. Personalmente io sono per il massimo rispetto per l'amico animale, ma non essendo vegetariana e non avendo neanche intenzione di diventarlo, caldeggio più che l'indottrinamento del prossimo a suon di "Se mangi carne sei un assassino", un più sensato: scegli responsabilmente quello che ti metti nella sportina. Magari anche vegetale. Che forse il pomodoro non griderà di dolore se viene colto, ma il bracciante pagato un euro al giorno per lavorare in condizioni disumane sotto il sole della Calabria può anche essere di sì.
 Jeanette Winterson, per chi non la conoscesse, è una famosa e soprattutto bravissima scrittrice inglese. Il suo primo libro, "Non ci sono solo le arance" la storia romanzata della sua infanzia e adolescenza (esiste anche quella non romanzata "Perché essere felice se puoi essere normale?"), rimane per me il suo capolavoro, per altre è invece "Scritto sul corpo". 
Jeanette Winterson
 Fatto che sta che chiunque conosca la sua vita sa benissimo che una donna adottata da una famiglia operaia e ultrareligiosa di una cittadina povera e operaia dell'Inghilterra, a cui capitava di mangiare anche solo latte per intere giornate, cacciata di casa a sedici anni e costretta a vivere in una macchina e a campare dell'altrui benevolenza, potrebbe aver sviluppato nei confronti del cibo un atteggiamento ormai in occidente alquanto peculiare. Ossia, mangio per sopravvivere.
 Un coniglio per chi è abituato alla campagna, ai nonni che ti spennavano le galline del pranzo della domenica davanti agli occhi, è sì un simpatico animaletto, ma soprattutto è cibo. Ma, ripeto, non è sul punto mangiare o non mangiare carne che voglio porre l'accento. L'assurdo, nella querelle è stata la minaccia di non leggere più i suoi libri in nome dell'amico coniglio. 
 Una minaccia che mi auguro sia stata fatta da gente che già precedentemente non leggeva, altrimenti potrebbe rimanere sconvolta nell'apprendere che gran parte della narrativa fino a quel momento da loro ingollata proveniva da persone dalla dubbia moralità, con perversioni personali varie ed eventuali e comportamenti a dir poco sessisti e disdicevoli.
 Ho deciso perciò di fare una brevissima carrellata di autori famosi dediti però a comportamenti e gesti poco carini.

FASCISTI.
YUKIO MISHIMA E EZRA POUND:
 Il grande scrittore giapponese fu un ultranazionalista di manifeste simpatie fasciste. L'autore in grado di scrivere capolavori come "Confesisoni di una maschera" o "Musica" organizzò una sorta di colpo di stato paramilitare occupando gli uffici del ministero della difesa giapponese. Qui, si scagliò contro l'occidentalizzazione del Giappone e commise Seppuku in diretta nazionale assieme ai suoi più fidi collaboratori, presunto amante compreso. 
 La sua morte spettacolare e non certo eroica non impedisce che i suoi libri di saggistica, come "Lezioni spirituali per giovani samurai", comprendente tra l'altro il discorso fatto prima della suo suicidio, siano diventati dei long seller.
 Stesso o quasi discorso per Ezra Pound, poeta eccelso per cui, anche a distanza di anni e di vari revisionismi, è innegabile il legame col periodo fascista (tanto che una tristemente e attualmente celebre organizzazione giovanile politica neofascista ha deciso di usare il suo cognome come intitolazione) a cui partecipò attivamente fino all'ultimo, repubblica di Salò compresa. Fu un entusiasta mussoliniano della prima ora e si prodigò per arricchirne in ogni modo le teorie soprattutto in campo economico. Catturato dai partigiani e rispedito in patria ufficialmente infermo di mente, fu poi liberato e candidato al nobel, ma venne dichiarato incompatibile con lo spirito della manifestazione. Comprensibile il rifiuto della lettura da parte dei coevi, ma il nostro avrebbe senso?

UXORICIDI.
WILLIAM BURROUGHS: 
Scrittore importantissimo e collaterale alla beat Generation, è un assassino preterintenzionale. Omosessuale, si sposò due volte e uccise accidentalmente la seconda moglie Joan Vollmer nel 1951 a Città del Messico, in un modo degno di finire in un Darwin Awards.
 Probabilmente sotto effetto (si spera) di una delle varie droghe di cui faceva uso, cercò di imitare l'impresa di Guglielmo Tell centrando un bersaglio posto sulla testa della moglie (che non so, ma spero a questo punto che fosse fuori di testa pure lei). Non usò arco e frecce, ma una pistola. Colpo già difficilissimo per tiratori olimpionici e lucidi, non gli riuscì e uccise l'amata moglie. Avete tolto "Il pasto nudo" dalla libreria?

ASSASSINI.
 JULIET MARION HULME e BENVENUTO CELLINI
Juliet Marion Hulme e Pauline Parker
all'epoca del processo
Gli scrittori sono esseri umani esattamente come noi, quindi rientrano in tutte le statistiche. Assassini compresi
 Benvenuto Cellini viene ricordato principalmente quale scultore del "Perseo" a Firenze, fu un artista cinquecentesco importantissimo dal carattere particolarmente focoso. Come il lui molto affine Caravaggio soleva attaccare briga con estrema facilità con chiunque, committenti compresi (e i committenti non erano gli ultimi degli sconosciuti, ma papi e re) e si macchiò della bellezza di tre omicidi e violenze varie ed eventuali. Scrisse un'autobiografia molto bella ovviamente un po' autoincensatrice, ma vivissima, un modo per precipitare nel rinascimento in un istante. La lessi anni fa, sull'onda emotiva di una mostra su Cesare Borgia, un altro personaggio moralmente discutibile a cui Machiavelli dedicò ispirandosi alla sua figura "Il principe". Li state già togliendo dando in pasto al cane?
Altro caso di scrittore omicida dei tempi nostri è Juliet Marion Hulme, autrice di molti e acclamati romanzi gialli, di cui molti tradotti in Italia, con lo pseudonimo di Anne Perry.
 Costei, adolescente in Nuova Zelanda, strinse un'amicizia (pare più di un'amicizia) con un'altra ragazza, Pauline Parker. Poiché la famiglia della Hulme paventò la decisione di ritornare al paese d'origine, l'Inghilterra, le due ragazze tentarono di convincere la madre di Pauline a farla partire con loro. Costei si rifiutò e le due sedicenni la uccisero. Correva il 1954 e dalla storia è stato tratto anche il film "Creature del cielo" con Kate Winslet.

MISOGINI.
GIOVENALE E GADDA:
 Di scrittori misogini potremmo riempirne secchi. Va bene che il mondo non è mai stato un posto di delizie per il gentil sesso, ma c'era qualcuno che riusciva a esagerare anche in un clima di pesante misoginia. Aristotele per dire, non riconosceva neanche un ruolo creativo alla madre nella nascita del figlio. Ella era un mero involucro visto che l'essenza vitale la apportava chiaramente l'uomo. Giovenale scrisse una celebre satira "Contro le donne" ancora adesso famosa per la sua virulenza. In essa le donne sono descritte come avide, superbe, lussuriose, perennemente dedite ai piaceri e possibilmente alla prostituzione, manipolatrici, attaccate al denaro, ormai talmente forti da mettere in discussione il ruolo del povero maschio (vedo che 'sta discussione va avanti letteralmente da millenni, l'è dura lasciare lo scettro del dominio eh). Gli unici bei tempi quelli in cui la donna se ne stava reclusa e sottomessa. Aveva anche un suo collega greco che mi toccò tradurre alle superiori, Semonide di Amorgo, che elenca dieci tipologie di donne collegandole ad un animale, tutte sono orribili e mostruose, tranne la donna ape, che lavora e sta zitta. 
 Misogino dei nostri tempi fu l'ingegner Gadda, stranamente virulento col genere femminile in uno dei suoi libri più celebri "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" in cui la critica verso chi non è riuscita ad adempiere al ruolo per eccellenza di madre e moglie detona violentemente.
 Questo ovviamente per limitarci ai libri che di autori praticamente schiavisti di mogli che dovevano cucinare, pascere figli, arrabbattarsi in attesa di tempi migliori, sono pieni i libri di letteratur.

DEDITI A SOSTANZE PSICOTROPE.
DICK E HUXLEY (e molti altri):
 Se dovessimo fare le pulci ai numerosi scrittori vittime di dipendenze da droghe, alcol, sesso e altro, probabilmente faremmo fuori metà della letteratura mondiale. Probabilmente più di qualcuno ha studiato il nesso tra la genialità e il bisogno di far ricorso a sostanze psicotrope o similari, nel frattempo possiamo far fuori intere correnti letterarie: dalla beat generation ai poeti maledetti, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e compagnia bella. Se già dal titolo "Memorie di un oppiomane" di Thomas De Quincey non possiamo avere dubbi sul contenuto, ricordo l'imbarazzo della mia professoressa di italiano nell'informarci che il buon Coleridge aveva scritto il suo poemetto incompiuto "Kubla Khan" sotto i fumi dell'oppio. 
 Se siete appassionati di fantascienza sono poi dolori seri. Pronti a poggiare l'opera omnia di Philip Dick, scrittore che si sposò cinque volte e per tutta la vita combattè con un'ipersensibilità peggiorata dalla dipendenza da droghe che influenzarono molto (nel male ma anche nel bene) le sue numerose opere. Tra psicofarmaci, anfetamine, depressione, divorzi, ricoveri, sogni e voci misteriose non era proprio un tipetto affidabile.
E che dire dell'autore de "Il mondo nuovo" Aldous Huxley, che scrisse un saggio a tutt'oggi vendutissimo: "Le porte della percezione", sulla sua esperienza con la mescalina?
 Persino Sartre ne fece uso una sola volta tra l'altro, ricevendone un contraccolpo talmente traumatico da entrare in depressione per mesi. Ebbe tali allucinazioni che per molto tempo vide degli enormi crostacei che lo seguivano ovunque. Defenestriamo anche lui?

 E non ho parlato dei numerosi dediti alla prostituzione, i numeroserrimi dediti alle droghe, all'incesto (Byron su tutti e pure Pascoli si vocifera). Peraltro è di pochi giorni fa un articolo su Delos Books in cui la figlia della mia autrice preferita, Marion Zimmer Bradley, accusa la madre (defunta ormai da 15 anni) di reiterate molestie. Che dovrei fare? Bruciare i libri? Dimenticarmeli?
 Posso assicurarvi che tra vedere la foto di un coniglio fatto in salmì e scoprire una cosa del genere lo shock è francamente non paragonabile. Che tristezza.

martedì 24 giugno 2014

Uno spettro si aggira per la libreria: gli ordini per i clienti. La fonte dei principali mal di pancia dei librai in un fumetto dettato dal caso.

In questo pomeriggio di Italia-Uruguay, ecco il fumetto della settimana. Oggi ho affrontato uno degli argomenti più tediosi della vita di libreria: gli ordini dei libri per i clienti. Essi il 90% delle volte filano lisci come l'olio, il libro desiderato arriva in tempo e amen. C'è però un 10% che per qualche motivo o non va a buon fine e allora son dolori. I motivi possono essere vari e complessi, dalla casa editrice mignon sperduta in mezzo al niente cosmico che non ti risponde o pone clausole d'acquisto assurde, al libro che va fuori commercio o esaurisce la tiratura in quei giorni esatti, fino al problema più grosso: il libro non arriva e non si capisce perché.
"Gli ordini in libreria e le leggi del caso" un sentito fumetto sullo spettro che agita i sonni dei librai.





lunedì 23 giugno 2014

Dimmi cosa leggi e ti dirò che facoltà farai. Parte II. Leggere il futuro universitario nei fondi della vostra libreria è possibile: filosofi, storici, artisti, medievisti e mooolti altri.

 Maturandi siete pronti a sapere che finaccia farete? Post universitari siete pronti a confermare che finaccia avete fatto?
 Ecco la seconda infornata di lettori facoltà per facoltà. Grazie al sistema italiano, peraltro, potrei andare avanti all'infinito.
 Let's go!

FILOSOFIA:
Essi si vedono così. Pensierosi, tormentati
possibilmente fascinosi
 Non ho frequentato Filosofia (che si sappia e si divulghi nella steppa), ma per vari motivi ho stanziato per un lungo anno in una facoltà di codesta nobile materia. Tale prolungato contatto mi ha permesso comunque di sviluppare una pervicace allergia ai laureati in codesta materia. I filosofi si ritengono gli ingegneri delle materie umanistiche. Essi, soprattutto nel periodo universitario, ritengono di possedere non solo una conoscenza superiore, ma di avere le chiavi del sapere e tutte le risposte ai problemi del mondo. In alternativa ritengono di sapere tutte le domande, che per loro è più o meno la stessa cosa, visto che sanno di non sapere.
Essi leggono moltissimo, ovunque, e pensano. Si appollaiano su qualsiasi finestra, cortile, scalino, davanzale e aula vuota a studiare e leggere i propri filosofi preferiti e pensano, pensano, pensano o discutono stile Parnaso. Heidegger era davvero un nazista? Le donne possono essere davvero delle filosofe? Chi sono? Dove vado? Dove andiamo? Grande hit degli ultimi anni è l'estetica, basta la parola per fare di te un fico (in alternativa l'epistemologia va sempre bene). Mai conosciuto uno studente di filosofia che dia le sue migliori energie a Parmenide, in compenso si stracciano i capelli davanti a Benjamin, Derrida e Foucault. Mode filosofiche, prossimamente sui nostri schermi.

LINGUE E LETTERATURE STRANIERE:
 Le studentesse (perché esistono anche studenti maschi, ma sono tipo la particella di sodio della Lete, soli e introvabili) di Lingue si dividono in due fazioni avverse e in perenne lotta tra loro.
 Le linguiste vere: costoro leggono come delle pazze, qualsiasi cosa. Non solo ma lo leggono SOLO in lingua originale e ci tengono a sottolinearlo. Per loro leggere qualsiasi autore in lingua originale vale doppio, che la traduzione perde, trasforma, inquina e via dicendo. Inutile spiegar loro che va bene tutto, ma non possiamo sapere correntemente il tedesco, il francese e l'inglese in contemporanea solo per avere il piacere di gustare il vero verbo della letteratura originale. Generalmente e paradossalmente leggono poco in italiano o autori italiani. Mai capito se per snobismo o perché se è troppo facile non c'è gusto.
La studentessa tipo di "economia del turismo":
 E' vero, esiste questa fiorente categoria di studentesse che vuole generalmente lavorare nel turismo, sposarsi e figliare like coniglio appena dopo la laurea. Esse studiano tantissimo e in modo diligente (esse provengono anche quasi tutte dallo psicopedagogico), e hanno anche medie più che rispettabili, tuttavia, chiusi i libri universitari si spalancano le porte del nulla. Può darsi siano dedite a Fabio Volo o saltuariamente a qualche romanzetto Newton o Garzanti che prestano loro altre amiche e colleghe, ma si tratta di frequentazioni sporadiche. Perché anelino specificatamente lavorare nel turismo non l'ho mai capito.

SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE/SCIENZE POLITICHE:
Essi si sognano un po' tutto, giornalisti e politici, assistenti
di politici e esperti di radio e tv. Mah
Due facoltà accomunate dallo stesso destino: tutti hanno pensato almeno una volta di farle, nessuno sa precisamente cosa caspita si studi, cosa si faccia dopo e soprattutto a cosa ti preparino. 
 Nel gran mescolone dei loro esami, gli scienziati della comunicazione trovano delle affinità, che non riconosceranno mai, con i sociologi, visto che ormai i mass media sono il mezzo principale per comprendere le masse. 
 Amano morbosamente McLuhan e "La società dello spettacolo" di Debord, non ho mai capito in che modo sperino di diventare dei giornalisti, ma molti covano questa palese ambizione e nel frattanto scartabellano le vite dei giornalisti celebri. 
 Più fumosi gli studenti di scienze politiche il cui ruolo mi sfugge da sempre. Chi è che non ha avuto l'amico indeciso su cosa fare del proprio futuro che, nel dubbio, è stato inghiottito dal gorgo di scienze politiche per poi riemergene con una laurea dalle dubbie connotazioni? Se il loro interesse per la materia è sincero e premeditato essi saranno dei grandi appassionati di geopolitica e ciuccieranno libri di Kissinger, storia della Cina e dell'India, tomi sui rapporti internazionali (must: "Storia delle relazioni internazionali" di Di Nolfo) e la sempre amata Europa (sogno poco velato dello studente di scienze politiche: lavorare al parlamento europeo).

STORIA DELL'ARTE/ACCADEMIA D'ARTE:
L'amabile rapporto tra le due categorie è ben visibile nel film
"Colpo d'occhio" con Rubini critico d'arte e Scamarcio artista.
Dico solo che ci scappa il morto.
Precisando che essi sono come la mangusta e il formichiere, in perenne lotta tra loro e convinti vicendevolmente che l'altro sia il male, sono almeno accomunati da un unico amore: l'arte. 
 Entrambi leggono libri di storia dell'arte, biografie d'artisti, collezionano monografie e cataloghi in modo ossessivo e hanno un pantheon di artisti che venerano e di cui cercano con cura saggi da collezionare e rileggere nei momenti bui. Se gli aspiranti artisti cercano nei loro idoli ispirazione per sconfinare quasi sempre nell'emulazione molesta, gli storici dell'arte si buttano a pesce in qualsiasi libro di critica d'arte. 
 Dimentichi di aver intrapreso la facoltà perché appassionati di Michelangelo e Raffaello, si scoprono critici d'arte aspiranti filosofi e iniziano a ingollare qualsiasi testo di critica d'arte per sconfinare nel parnaso dei colleghi di filosofia, che li considerano con sufficienza (e con altrettanta sufficienza sono ricambiati). Il must assoluto è "L'opera d'arte nell'epoca della riproducibilità della tecnica", per il resto, qualsiasi cosa mostri oggetti incomprensibilmente piantati in una sala o abbia la parola estetica dentro va bene.
Postilla: esiste un filone di storiche dell'arte praticamente gemello delle linguiste del turismo. Studiano diligenti la loro materia, prendono voti alti, non leggono, si laureano e si sposano. Punto.

STORIA:
 Numerosi e afflitti dalla medesima domanda che macigna tutti gli iscritti ad una materia umanistica di non facile impiego commerciale (ossia "Ma poi che lavoro fai?"), gli studenti di storia leggono molto, generalmente nell'ambito del periodo storico di loro interesse. Se gli studenti di storia romana, greca e antica in generale sopiscono, nascosti come mummie, iperattivi sono quelli del periodo medievale, ma soprattutto contemporaneo. 
I primi, generalmente appassionati di fantasy sognano da una vita di poter studiare la fonte delle loro passioni: il medioevo. Castelli, dame, cavalieri e templari fino a quel momento rinchiusi in saghe come "Il signore degli anelli", prendono vita nelle appassionanti e interminabili monografie sulla vita nel medioevo. La loro libreria è in genere un cortocircuito che mixa Le Goff con Martin, Duby con Terry Brooks, tutti uniti sotto la grande egida di un mondo forse senza magie, sicuramente senza tecnologie.
 I secondi, sono in genere molto molesti.
 Gli studenti di storia contemporanea sono i peggiori infestatori dei collettivi universitari, i più attivi volantinatori di Lotta Comunista, i più ferventi richiedenti il tuo numero di cellulare per renderti partecipe della prossima riunione per fomentare le folle proletarie contro il capitalismo. Hanno una conoscenza enciclopedica degli anni '70 che rimpiangono a posteriori e che tentano di assorbire in ogni modo tramite la lettura continua di libri sull'epoca. Sanno tutto sul sequestro Moro, brigate rosse, stragi rosse e stragi nere, depistaggi di stato e ristampe anastatiche. Casa editrici favorite in assoluto: la Derive Approdi, Manifesto Libri, Editori Riuniti (per i classici).

domenica 22 giugno 2014

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Sexy line"

Ormai i cellulari ci rendono partecipi delle vite degli altri in tutti i luoghi e in tutti i laghi. 
 Una peraltro vorrebbe anche evitare di ascoltare le conversazioni del prossimo, ma il prossimo fa di tutto perché tu le ascolti, parlando ad alta voce, piangendo e imprecando. Ricordo con ardore la volta che su un bus assistetti ad una truffa in diretta, mentre l'episodio più inquietante capitato in libreria è sicuramente quello di cui sotto. Lo so, pare una di quelle vignette della "Settimana enigmistica", ma lo giuro, è realmente avvenuta!
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Sexy line"




venerdì 20 giugno 2014

Dimmi cosa leggi e ti dirò che facoltà fai. Parte I. Come leggere il proprio destino universitario nei fondi della propria libreria. Quando la bibliografia fa davvero la matricola.

Ok, lo so che è pericoloso generalizzare, ma vista l'ondata maturanda di questi giorni, non ho potuto resistere all'idea di predire il futuro di questi solerti ragazzini e ragazzine ancora pieni di speranze verso il futuro, inconsapevoli della catastrofe universitaria a cui stanno per correre incontro. Catastrofe perché nell'ordinato mondo di aule, banchi e professori che forse odiate, ma si ricordano il vostro nome, non c'è posto per un delirio in cui nessuno si premura di spiegarvi niente e dovrete apprendere nozioni come in "Hunger Games" prima che i vostri simili o il fato vi facciano fuori (ecco, soprattutto se state per varcare la soglia di un ateneo pubblico di cospicua grandezza vedetevi come Katniss e tutto andrà meglio).
 Ecco perciò questo post ultrageneralista che creerà un coro di: ma io non sono così! Ma regà stiamo quieti se fà sempre pè ride.
 Dimmi cosa leggi e ti dirò di che facoltà fai!

LETTERE: 
La strada per pasolinare è lunga. Nel dubbio io capirei come
si monta un sifone.
 Per forza di cose e di nome, la maggior parte dei lettori forti si concentrano in questa facoltà di cui attualmente si fatica a coglierne un senso lavorativo. Se non vuoi fare l'insegnante o non speri in una favolosa carriera da critico letterario, si comprendono poco i motivi di tale scelta (oltre, ovviamente alla soddisfazione e all'arricchimento personale, cose belle che però il giorno dopo della laurea vi sembreranno spesso una cretinata). In un mondo okkupato dalle banche e in cui il lavoro intellettuale non ha valore (monetario), sarebbe sempre meglio accompagnare alla lettura smodata dei classici, un corso accelerato di meccanica, non quantistica ma dei sifoni. Tuttavia la matricola e lo studente di Lettere ignorano beati la loro condizione e continuano a nutrirsi del meglio della letteratura mondiale, un po' per scelta, un po' per forza di corsi. Il rischio principale che corrono davanti agli innumerevoli corsi di letteratura è cadere nella sindrome "dante alighieri", scorgendo significati profondi in qualsiasi virgola del proprio autore preferito, virgola che non mancheranno di farvi notare. Lettere non darà lavoro, ma l'allure intellettuale la garantisce ancora.

MATEMATICA E INFORMATICA: 

Troppo facile e troppo scontato, ma anche troppo così. I matematici e gli informatici (sia ingegneri sia informatici puri), hanno in genere passioni nerd, che col passare degli anni assumono un valore lavorativo esponenziale. Come leggevo in un altro blog (I Hate Milano) ad una certa età pensi che chi al liceo stava sempre davanti al pc non ti sembra più così nerd (in genere avrà ormai un ottimo lavoro da programmatore informatico in qualche azienda). Costoro leggono perciò in genere fantasy e fantascienza, sognano il giorno in cui programmeranno un automa e daranno vita alle tre leggi della robotica. Dick gli è da ispirazione, Asimov pure, Harrison Ford in "Blade runner" anche. Visto che in genere la loro adesione alla facoltà è dettata da una vera passione e vocazione (difficile fingere di apprendere nozioni matematiche), amano leggere anche manuali e libri sulle loro materie, come il bellissimo "La cattedrale di Turing". Ragazzi, vedrete che col passare degli anni le disequazioni diventeranno la vostra principale arma di rimorchio.

BIOLOGIA, AGRARIA, SCIENZE FORESTALI: 
Avevo, durante parte dell'università, una facoltà di agraria poco lontana. I suoi discepoli erano quasi tutti uomini, barbuti, perennemente inzaccherati di terra e intenti in un qualche esperimento botanico nelle serre dell'università. Durante le rare riunioni politiche erano i più agguerriti sostenitori delle ragioni di sinistra e la loro fisionomia mi rimandava ad un lontano tempo istorico-fantastico in cui esistevano i famosi Kulaki, i contadini sovietici repressi da Stalin. Mediamente più sani del resto degli studenti che almeno oltre che rimanere chini sui libri, fanno anche qualcosa di pratico, sono interessati ai risvolti più alti dei loro studi. Gli appartenenti alle nobili facoltà a contatto vero con la natura sviluppano infatti un senso etico molto elevato che traducono in letture come il classico Thoureau "Vita nei boschi", "Nelle terre estreme" di Krakauer o saggi come "Quel che una pianta sa"  di Daniel Chamovitz. 

MEDICINA:
Dal film "L'ultima alba", ma io non conterei di lavorare con
la Bellucci se fossi in voi.
Medicina fa parte di quelle facoltà da lettore non forte, non fosse altro per la mole dello studio. In considerazione della sempre più alta percentuale di donne e anche qui di un elevato tasso di vocazione (posso fare anche il medico per i danari ma se svengo davanti al sangue o il terrore a prescivere la Tachipirina allora la mia carriera è già segnata dall'inizio) l'iscritto a medicina può mostrare una passione per i libri sui diritti umani e i drammi in zone di guerra. Magari hanno deciso di diventare epidemiologi dopo aver letto "La città della gioia" di Dominique Lapierre o chirurghi dopo "Pappagalli verdi" di Gino Strada. Forse sono stati folgorati dai libri per medici senza frontiere come "Dignità" o "Mondi al limite" o gli è capitato tra le mani uno di quegli agghiaccianti atlanti sui conflitti mondiali. Se è questo il caso di sicuro continueranno a leggere libri del settore, meno sicuramente partiranno. Una cosa rimane certa: spesso trovano così incomparabilmente cretine le serie tv su di loro da rifiutarsi di guardarle.

DAMS:  
Al solo nominare "L'intervista a Hitchcock" di
Truffault si causano svenimenti.
Il Dams ha dei visori forti più che dei lettori forti, ma in genere chi lo fa con adeguata passione finisce sempre per aver letto molto, solo nell'ambito che gli interessa però.
 Amano le vite degli altri, attori e registi che invidiano segretamente e attraverso i cui libri sperano di sorbire segreti e linfa vitale. I registi hanno una passione smodata per Fellini e potrebbero recitarvi a memoria la sua biografia scritta da Tullio Kezich, hanno letto qualsiasi libro intervista delle loro star preferite dai fratelli Lumiere ad ora. Variante dell'ultimo decennio: gli appassionati di serie tv. Essi sono pericolosissimi perché esplorano un territorio a lungo vergine, e non solo leggono la saggistica al riguardo parlandotene poi come di un manuale di meccanica quantistica in grado di svelarti l'origine dell'universo (vedi dottor House e dentro c'è come minimo il "Faust"), ma scrivono. E sfornano tesi di laurea che vengono pubblicate e inondano le librerie con titolo come "La filosofia del dottor House" o "Lost moderno. Lettura di una serie tv". La filologia spiccia non è mai stata così di moda.

GIURISPRUDENZA: 
Non me ne vogliano i numerosissimi giurisprudenti, ma tutti i miei numerosi conoscenti dediti a tale facoltà o non leggevano o erano dediti allo "sciura time". 
 Giurisprudenza, nonostante sia sovraffollata rimane una facoltà trendy. La parola avvocato continua a fare sempre più effetto di biologo, come la metti la metti. 
 Ci sono perciò due filoni: quelli che leggevano cose da sciura anche prima di entrare in facoltà e quelli che si mettono a leggerle dopo per far bella figura durante le conversazioni coi colleghi. Vedendosi già magistrati, politici e avvocati, la lotta per il potere comincia in facoltà. Ecco quindi fiorire Fabio Volo, Duchesne, per essere autoironici, chick-lit, qualche saggio di politica (che metta ben in evidenza l'appartenenza), se proprio impegnati ultimamente vanno di moda Rodotà, Settis e Zagrebelsky. Il gusto personale è generalmente raro, Fazio risolve tanti problemi suggerendo una discreta scaletta il sabato sera. E tutti ringraziano.

LE FACOLTA' CHE NON LEGGONO. ECONOMIA E INGEGNERIA: 
La facoltà di ingegneria dona poteri praticamente
sovrannaturali.
Gli adepti di tali facoltà non leggono per motivi molto diversi. 
 Gli ingegneri non hanno tempo. Essi stanno per dominare il mondo dall'alto delle loro stratosferiche conoscenze e impossibili esami che ci tengono a rimarcare di continuo, sono milioni di volte più difficili di tutti gli altri (possono forse rendere le armi solo davanti a Medicina). Se devono impegnare i loro neuroni a calcolare integrali, a capire come non far crollare un palazzo, ad architettare complesse strumentazioni biomediche o le macchine ecologiche del futuro, come possono avere tempo da dedicare a letture frivole come i romanzi? Un consiglio, è vero che geneticamente l'appellativo "ingegnere" garantisce un certo appeal dopo i trentacinque anni, ma io qualcosa, giusto per fare conversazione col prossimo, lo leggerei. Non è detto che la creazione di un radar interessi il prossimo come voi.
"Io devo guadagnare milioni, ti pare che ho il tempo
di leggere?"
Gli economisti non leggono perché loro già sanno tutto quello che c'è da sapere. 
 Nella nostra epoca capitalista il mondo è nelle loro mani, quindi perché perdere tempo con la biografia di Maria Antonietta? Al massimo, si attengono a ciò che riguarda la loro materia, management, Keynes, qualcosa di finanza. Ultimamente però fa fico rileggere i grandi classici a uso e consumo. Se uno si sente proprio pronto a dominare il mondo, dirà che sul comodino tiene "L'arte della guerra" di Sun Tsu e "Il principe" di Machiavelli. 
 Fanno eccezione gli economisti utopisti che sognano un mondo migliore fatto di banche per i poveri, economia sostenibile, industria ecologica e consumismo tenuto a freno. Essi sognano leggendo Vandana Shiva e Yunus il banchiere dei poveri. In ogni caso gli altri economisti hanno sempre il dubbio che costoro abbiano sbagliato mestiere e dovessero dedicarsi alla sociologia, bella e inutile.

In considerazione della quantità di facoltà esistenti mi fermo qui per non tediarvi troppo. Alla prossima settimana la seconda parte, se avete richieste, proteste, testimonianze, illazioni e insulti (nel limite del buongusto e della decenza) commentate commentate commentate!

giovedì 19 giugno 2014

Filosofi porcelli. La vita privata e sessuale delle ieratiche figure che hanno teorizzato universi: triangoli, panico prematrimoniale, misoginia, tizzoni ardenti e cortigiane terrorizzate, religioni e tanto tanto vino!

In questi giorni in cui i simpatici maturandi si stanno rompendo la testa sugli esami (oh, sono riusciti a far uscire dei temi peggiori di quelli usciti l'anno del mio diploma! Non credevo fosse possibile, però la versione di greco doveva essere fichissima: "L'ignoranza acceca gli uomini" di Luciano), ho pensato per la milionesima volta, quanto sarebbe molto utile, soprattutto alle superiori, accattivare gli studenti e le studentesse con dei tranelli da carota e bastone
Visto che come detto più volte, tutto bisogna sottovalutare, tranne la voglia compulsiva di farsi gli affari degli altri, penso che molti quindicenni svogliati verrebbero sospinti verso lo studio tramite bocconi saporiti di curiosità sparsi sul loro cammino. Se, per dire, gli dici che Tiberio faceva parte della dinastia giulio-claudia e regnò dal-al tempo tre secondi e la metà degli studenti sta dormendo. Se esordisci con la storia dei funghi avvelenati e con la sua perfidia da uomo sottovalutato, allora vedi che il loro animo "Dexter" si risveglierà e forse potranno concederti cinque minuti. E', questa della curiosità per l'aneddotica, la base di una fortunata serie di libri, iniziata con "Le vite segrete dei grandi artisti" e continuata recentemente con "Vite segrete dei grandi scrittori" di Robert Schakenberg ed. Electa
 Per supportare questa mia teoria, ho pensato, dopo aver passato due ore a sistemare rifornimento nella sezione di filosofia, ho deciso di carrellarvi con le vite sentimental/sessuali dei filosofi, quelle ieratiche figure che al liceo ti sfracassano le palle parlando veli di Maya e trascendentalità e magari nel privato non sapevano manco come fosse fatta una giarrettiera.
 Forza e coraggio!

KANT: 
 Esiste un grazioso libro scritto apposta per destabilizzare la critica benpensante francese, intitolato "La vita sessuale di Kant" di Jean Baptiste Botul ed. Il melangolo (pseudonimo di Frédéric Pagès che ha inventato questo falso filosofo come trappola per i falsi filosofi). In esso si analizza la vita privata del filosofo sotto la giusta ottica che solo comprendendo la vita sentimentale e sessuale dei filosofi si possa effettivamente avere un quadro preciso dei demoni e delle passioni che si agitavano dentro gli uomini che hanno cercato di teorizzare il mondo. Ciò che nascondeva Kant in verità non dovrebbe rassicurarci: bacchettone e ossessionato dall'impurità della masturbazione (da lui ritenuta immorale quanto il suicidio), il buon Kant non si sposò mai e, malgrado non fosse un misogino, rifuggiva la compagnia femminile, anche quella insistente. Una nobildonna, tale Marie-Charlotte Jacobi cercò in ogni modo di portarselo a letto. Senza, pare, successo.

KIERKEGAARD: 
"Lettere del fidanzamento"
del caro Soren
 Alle superiori  ho avuto, dopo Maurizia Paranza di cui ho narrato le gesta in alcune vignette, come professore di filosofia uno psicologo post-fricchettone per cui le madri impazzivano focosamente. Ravvisavano in lui, malgrado fosse strabico, una qualche somiglianza con George Clooney. Esso comunque aveva una vera passione per Kierkegaard, o meglio per il suo rapporto con Regina Olsen, probabilmente ravvisandovi una qualche ben nota sindrome psicanalitica che, dopo aver passato tre mesi sui saggi di Freud, ci guardammo bene dall'indagare. La povera Regina era una ragazza di buona famiglia niente affatto sciocca che a quattordici anni ha la sventura di incrociare il buon Soren ad una festa. Egli la punta, la corteggia per due anni e infine si dichiara. Nulla contrasta particolarmente il loro amore, anzi, il padre di Regina accetta subito. Solo che lui, il giorno dopo, ci ha già ripensato non si sa se per fisime mentali, se per un'oscura maledizione familiare, se perché la vita da sposato gli sarebbe stata troppo stretta o per altro. Regina non è che la prese benissimo, anche perché lasciarsi a quell'epoca era cosa seria, si rischiava seriamente la reputazione e di zitellare a vita, ma ciò non accadde. Si sposò infine con il suo vecchio precettore e non volle mai più vedere il buon Soren che pare amasse sinceramente. Anche i filosofi hanno il panico prenuziale.


NIETZSCHE:
Forse nessun filosofo nella storia è stato più rimbalzato tra le donne di Friedrich Nietzsche, circondato da madre e sorella naziste, perennemente inseguito da Malwida von Meysenburg che cercava di accasarlo con donne puntualmente intelligenti e puntualmente brutte e partecipe di un celeberrimo triangolo con Lou Andreas Salomè e Paul Rèe. Pare che il buon Fried non fosse molto incline verso il gentil sesso (nel senso che, come molti altri filosofi, sembrava più interessato ad altri piani dell'esistenza), ma la Salomé lo sconvolse seriamente e lui fece di tutto per sposarla, compreso posare nell'assurda foto in cui lei frusta lui e il terzo incomodo come fossero buoi su un carro, senza successo. Depresso, si mise a scrivere capolavori e perse poi la testa per Cosima Wagner. Lei perse la verginità quindici anni più tardi con Rilke e divenne una famosa psicanalista.
 Per saperne di più sull'orsacchiottaggine di Nietzche nel rivolgersi alle donne, da leggersi il gustoso libretto "Mia venerata. Lettere d'amore" ed. L'orma.

MARX: 
L'unica cosa che sapevo della vita personale di Karl Marx fu che aveva avuto cinque figlie femmine (non ricordo neanche come avessi assorbito tale informazione tra l'altro). Poi un giorno arrivò a lavoro il delizioso volumetto che è alla base dell'idea di questo post: "Ti amo Jenny" ed. Shake , le lettere che i coniugi Marx si scrissero e che sono sopravvissute alla furia distruttrice delle figlie, le lettere alle figlie e ad uno dei generi. Il caro Marx amò infatti per tutta la vita sua moglie, una battagliera baronessa prussiana, Johanna von Westphalen, detta Jenny, la cui sola dote fu un prezioso servizio d'argenteria che i coniugi vendettero pezzo per pezzo per sopravvivere (finché un estimatore di Marx molti anni dopo morì lasciandogli una cospicua eredità). Essa lo seguì con prole in tutti i suoi vari spostamenti, perennemente incintae profondamente innamorata del marito. Fecero come molte coppie, quando lei morì lui lo seguì ad un anno distanza.
 Da notare che Marx ebbe anche un figlio illegittimo dalla balia delle figlie, che pensò bene di far passare come prole di Engels, a cui va a questo punto la palma come "miglior spalla della storia".

SOCRATE E PLATONE:

 Se di Platone sappiamo con adeguata certezza che doveva essere molto bello (il suo vero nome era Aristocle, Platone era un soprannome che indicava "grandi spalle") e con ampia probabilità fu uno degli amanti di Socrate, di quest'ultimo abbiamo un'aneddotica sentimentale sterminata. Sposato con questa Santippe, passata alla storia come una donna di rara insopportabilità (ma stateci voi dietro a un vecchio che si fece ammazzare per colpa di un essere sovrannaturale e la tradiva ogni tre per due), non si fece mancare etere varie ed eventuali e soprattutto giovinetti a non finire.
  Il "Simposio" viene sempre ricordato per il mito raccontato dal buon Aristofane sugli uomini e le donne attaccati di schiena e divisi dagli dei invidiosi che li hanno così costretti per l'eternità a cercarsi nel caos. Tuttavia, nessuno parla di quell'esilarante parte finale in cui un ubriaco Alcibiade piomba nel convivio e si lamenta che Socrate non se lo porti a letto. Chi era Alcibiade? Un personaggio incantevole dell'antica Grecia, nato ad Atene bellissimo e amorale, divenne uno degli allievi e amanti prediletti di Socrate e fu il voltagabbana per eccellenza. Fu infatti generale ad Atene, poi a Sparta (dove fu esiliato a causa dello "scandalo delle erme" ossia tutte le statue di Ermes furono trovate mutilate degli organi genitali), poi in Persia, poi di nuovo ad Atene. Se non vi siete ancora letti il "Simposio" vale anche solo per questo assurdo episodio:
 "Agatone, (un altro personaggio strano che la metà basta ndcs)  per favore difendimi tu - dice Socrate -. Voler bene a quest'uomo non mi costa certo poco. Dal giorno in cui mi sono invaghito di lui non ho più il diritto di guardare un solo bel ragazzo, nemmeno di rivolgergli la parola. E' geloso, invidioso, mi fa delle scene, me ne dice di tutti i colori e poco manca che me le dia. Dunque, attenzione! Che non faccia adesso una scenata! Tenta di riconciliarci tu o, se tenta di picchiarmi, difendimi perché la sua ira e la sua follia d'amore mi fanno una paura terribile."

SAN TOMMASO D'AQUINO E SANT'AGOSTINO: 
"Che spavento!" "Forza Tommà è tutto passato"
La chiesa anche attraverso i suoi dottori in filosofia dà sempre il meglio di sé. 
 Sant'Agostino è il classico prete che dopo una vita vissuta a suo piacimento,mangiando bevendo, seducendo barche di donne (ebbe anche un figlio) sempre rincorso da questa madre, santa Monica (che gli stava dietro come uno stalker tentando di riportarlo sulla retta via), di colpo vede la luce, si converte e inizia a fare la morale agli altri. Tutti si ricordano quella bella frasetta "Ama e fai quello che vuoi", pochi le violente invettive contro le donne, armi del demonio usate per sedurre gli uomini degne solo di segregazione, nel migliore dei casi procreatrici senza cervello. Grazie Monica, potevi continuare a farlo correre dietro le gonne.
 Tommaso, volendo fu almeno più coerente. Mandato a studiare in un convento fin da bambino dalla famiglia che voleva farlo benedettino, decise di diventare un domenicano. A noi non cambia niente, ma gli ordini monacali erano un po' come i sindacati: i benedettini erano la cgil, e i domenicani cobas, motivo per i quali i genitori ci tenevano che entrasse in quello più potente. Siccome non desisteva, la sua stessa famiglia lo rapì e una notte gli spedì in camera una sventurata cortigiana che lui pensò bene di allontanare con un tizzone ardente aiutato, pare da un nugolo di angeli. Dopo l'increscioso episodio, la famiglia lo liberò.

 Ce ne sarebbero molti altri, da Comte, che per amore di una donna Clotilde de Vaux, inventò una  nuova religione a Schopenhauer che odiò le donne forse perché deriso da quelle che amò (una ballerina che ebbe un figlio da un altro e una diciassettenne che si fece beffe della sua proposta di matrimonio).
 E voi? Conoscete qualche aneddoto sui nostri cari amici (o anche care amiche) filosofi? Rendeteci edotti!

mercoledì 18 giugno 2014

Libri perduti. Tra Shakespeare, Eco, sibille e Maya, quando le voci del passato sono bruciate o scomparse per sempre tra roghi e oblio (e talvolta riapparse)!

 Per molti anni il mio film preferito in assoluto è stato "Il nome della rosa".
Prima ancora di leggere il libro e prendere l'infelicissima decisione di dedicare la mia esistenza a questi simpatici amici cartacei, l'idea che potessero esistere oggetti al limite della magia, mi stregò.
Nel film/libro che avrete visto o letto ormai tutti, il motore potentissimo è fondamentalmente lo scontro tra due diverse posizioni ideologiche. L'idea straordinaria sta nel fatto che parte di questo scontro è messo in atto non da un uomo vivo, ma dalle sue parole che riecheggiano nei secoli tramite un libro. Tutti uccidono o vengono uccisi per possedere quella voce che attraversa le epoche e li soggioga nonostante il passare degli anni. Il climax è talmente forte da concludersi con una sorta di olocausto simbolico con tanto di bibliofagia distruttiva da parte del monaco che, attratto e disgustato morbosamente dall'unica copia rimasta del secondo libro della poetica di Aristotele, decide di distruggerlo morendo con lui. Una variante sul tema di eros e thanatos.
 C'è tutto un filone discretamente insopportabile per chi conosca bene la storia del libro, su questi libri perduti, ritrovati, bruciati, proibiti, tenuti nascosti da monaci perfidi, bibliotecari fantasma, librai che tengono aperti anche se nessuno entra a comprare (la crisi nei libri non esiste). Nessuno, a mio avviso, all'altezza del padre del genere (sempre sia lode a Umberto Eco), ma che rivelano come l'aura magica che circonda i libri continui a perdurare.
 Si sa poi che ciò che è andato perduto appare ai nostri occhi migliore di quanto abbiamo ancora, anche se magari non lo abbiamo mai visto.
La prova? Nel fascino dei libri davvero perduti o che abbiamo rischiato di perdere.
  A voi una velocissima carrellata!

ANTICHI TESTI PERDUTI: 
Lo sappiamo tutti che di quanto giunto da antichi greci e romani è pochissimo. Ci è arrivata infatti una selezione accuratamente scremata nel lungo periodo medievale, che con tutte le sue varie credenze di matrice cristiana, avrà sì salvato la civiltà a suon di manoscritti faticosamente copiati a mano, ma con una selezione molto discutibile. Principalmente ciò che venne considerato conforme al pensiero cristiano.
 Ma gli unici rei di censura non furono i monaci, anzi.
 Forse non tutti piangiamo la dipartita degli audaci Annales di Cremuzio Cordo, storico romano del I sec. d.C., ma ci farà strano sapere che Tacito strabiliò davanti alla loro distruzione dopo un processo per un "novo ac tunc primum audito crimine" (crimine nuovo e mai sentito), ossia il "reato d'opinione". Aveva infatti lodato i traditori Bruto e Cassio e per questo i suoi libri furono dati al rogo e lui si suicidò lasciandosi morire di fame.
Libri perduti particolarmente sugosi dovevano essere i "libri sibillini", ossia misteriosi libri oracolari in lingua greca in custodia alla sibilla cumana. Leggenda vuole che in principio fossero nove e la sibilla cercò di venderli al re Tarquinio il Superbo a un prezzo altissimo. Egli rifiutò e lei ne bruciò tre per poi riproporre i superstiti allo stesso prezzo. Tarquinio rifiutò e lei ne bruciò altri tre. Infine egli fu costretto a comprare gli ultimi rimasti al prezzo dell'intero pacchetto.
 Se magari ci sono dubbi sulla leggenda, essi esistettero davvero e bruciarono in un incendio nell'83 a. C.
 Per chiudere questo stringatissimo elenco non si possono non citare i libri Maya. Anche i popoli precolombiani scrivevano e miniavano secondo loro tecniche e con materiali peculiari, eppure in quanti lo sanno? Il lavoro dei graziosi missionari portati dagli spagnoli fu così minuzioso nel distruggere tutto quanto poteva allontanarli dalla conversione, da aver sterminato tutti i loro codici. I pochissimi sopravvissuti sono quasi tutti di dubbia autenticità. Complimenti eh.

MEMORIE COMPROMETTENTI:
Alcuni autori, spinti dalla "sindrome del Savonarola", dopo aver passato settimane, mesi o anni a scrivere ecco che hanno una crisi mistica e pam distruggono la loro opera in un rogo casalingo. Lovecraft distrusse tutte le sue opere giovanili ritenendole orrende (il personaggio di Virginia Woolf Orlando nell'omonimo "Orlando" fa la stessa cosa) mentre Newton, dopo essersi adoperato per mandare al rogo i libri tale Feeldman, fisico da lui ampiamente saccheggiato, fu vittima di un accidentale rogo domestico causato dal suo cane. Nell'incendio andarono persi numerosi suoi appunti soprattutto nel campo dell'ottica.
 Ma le memorie compromettenti più  famose in assoluto sono quelle del buon Byron che se le vide distruggere dal suo editore e dall'esecutore testamentario che le giudicarono scandalose e "buone per un bordello" (probably furono scandalizzati dalla storia incestuosa che ebbe con la sorellastra Augusta). Un caso più recente è quello di Sylvia Plath, che dopo il suicidio si è vista rimaneggiare completamente i suoi "Diari" dal marito Ted Hughes, che, peraltro, bruciò arbitrariamente i suoi ultimi due quaderni di memorie, con la scusa che se mai i figli li avessero letti sarebbe stato per loro troppo doloroso. Lo stesso destino, quello di un uomo manipolatorio anche post mortem, lo condivide con Antonia Pozzi, della quale molte poesie furono occultate e/o rimaneggiate dal padre dopo il suicidio in quanto ritenute compromettenti e inadatte ad una donzella borghese.

ESSERE O NON ESSERE. LA COMMEDIA DAVVERO PERDUTA DI SHAKESPEARE:
 Due estati fa, presa dalla voglia di non fare niente, comprai uno di quei libretti della Newton su libri proibiti, medioevo, templari e misteri, si trattava de "Il libro segreto di Shakespeare". Non so cosa mi aspettassi di trovarci, ma da un certo punto di vista la trama era esattamente l'unica possibile: il classico uomo di mezza età (un giornalista) aiutato dalla giovane figlia si mette alla ricerca di un misterioso libro a seguito della scomparsa di uno studioso che asseriva di avere tra le mani lo scoop letterario del secolo. Circa cento pagine dopo morivo di noia e di ridicolo e non ho mai saputo com'è andata a finire (ma mi pare di ricordare che la teoria fosse che Shakespeare o non era mai esistito o in realtà non era mai stato capace a scrivere).
 In realtà esiste davvero una commedia del bardo che si riteneva perduta fino a qualche anno fa, (ce ne sarà più d'una, ma di questa si hanno notizie più certe). Trattasi del "Cardenio" messa in scena solo due volte in onore di re Giacomo, in cui il protagonista era ispirato ad uno dei personaggi del Don Chisciotte di Cervantes, che pare colpì molto Shakespeare e il suo allora coautore John Fletcher.
 L'opera andò distrutta nell'incendio del Globe theater e non se ne seppe niente finchè, l'editore e drammaturgo Lewis Theobald nel 1727 la rimise in scena col titolo "Doppio inganno". All'epoca disse di essere in possesso di una copia del "Cardenio" e di averla riadattata al gusto settecentesco. Non venne creduto e morì impostore. Creduta per secoli una bufala, nel 2010 gli è stata ufficialmente riconosciuta la paternità del bardo. "Doppio inganno" non è effettivamente il "Cardenio" scritto da Shakespeare, ma ne contiene una gran parte, e per essere un libro che doveva aver bruciato accidentalmente quattro secoli fa, non è poco.

LIBRI INCIDENTALMENTE SALVATI DAL ROGO:
Non pochi autori in punto di morte pregarono che le loro opere fossero bruciate e morissero con loro. 
Vittime di quest'ansia insensata furono tra gli altri Emily Dickinson, Kafka e Virgilio. La prima, non paga di aver vissuto una vita da reclusa, ordinò alla sorella di bruciare le sue poesie. Ella ci mise tutta la buona volontà per esaudirla, ma, ad un certo punto, crollò di fronte alla massa e decise che forse sarebbe stato meglio leggerla e riordinarla. 
 Tutti gli adolescenti ricordano con ardore l'episodio che voleva Virgilio desideroso di dare alle fiamme l'"Eneide" da lui considerata imperfetta e incompleta. In tanti pur di non tradurre fino allo sfinimento la storia della vergine Camilla o di Didone suicida su una pira, avrebbero tanto voluto essere gli esecutori testamentari del poeta mantovano. Fortunatamente per noi, adulti ormai consapevoli, i suoi allegri compagni di bevute dai nomi improbabili, Flozio Tucca e Vario Rufo, si rifiutarono e consegnarono l'opera (destinata a divenire una grande hit tra gli amanuensi), all'imperatore.
 Altro caso di "ti prego dai alle fiamme il lavoro di una vita" fu Kafka, che pregò l'amico Max Brod di bruciare tutta la sua opera, peraltro praticamente inedita. Egli invece gli fu devoto in modo lodevole e non solo non la bruciò, ma la portò in salvo durante il periodo nazista e ne curò la pubblicazione.
Vittima di un caso di zelo post mortem fu invece Schopenhauer i cui scritti più spinti, furono bruciati dal suo esecutore testamentario, certo che pur non avendo egli lasciato indicazioni, avrebbe di sicuro preferito non essere ricordato come un vecchio porco.

 Siete curiosi di saperne di più di più di più?
 Spulciatevi: "Libri proibiti" di Mario Infelise ed. Laterza (solo 7,90 euro!), il fondamentale "Storia universale della distruzione dei libri" di Fernando Baez ed.  Viella e  "Il manoscritto" di Stephen Greenblatt (sulla storia del ritrovamento quattrocentesco del "De rerum natura" di Lucrezio che si credeva perduto) tanto per iniziare!
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