mercoledì 6 maggio 2015

"Anime baltiche", una recensione a base di saune, streghe, rivoluzioni bolsceviche, conflitti sociali irrisolti, paesaggi lunari e tragiche morti in diretta tv. Un libro per affacciarsi su un mondo.

 Qualche anno fa, mi capitò di leggere un articolo su una sorta di fenomeno carsico considerato assai magico nella lontana Estonia.
Si trattava del Pozzo della Strega, una specie di fontanamento di acqua sotterranea che le leggende vogliono frutto di una sauna estemporanea di alcune streghe che si ritrovano sottoterra (sì sauna). 
 Correlato a questo simpatico articolo di folklore c'era un dato per me completamene inaspettato: l'Estonia risultava essere uno dei paesi più atei d'Europacol 75% della popolazione che dichiarava di non aderire a nessuna confessione (e quelli che aderivano si dichiaravano adepti, tra gli altri, di una sorta di culto precristiano, il (o la) Taraa).
 Questo dato, almeno per me, stupefacente, si può dire con cognizione di causa che fosse quasi l'unica cosa di cui ero a conoscenza sulle Repubbliche Baltiche. Il resto erano vaghe informazioni sul fatto che erano repubbliche ex-sovietiche e si erano staccate dalla Russia negli anni '90.
 Anche per questa mia indegna ignoranza ho accettato il consiglio di molti miei colleghi di leggere "Anime Baltiche" di Jan Brokken ed. Iperborea, per quanto, come fumettai l'anno scorso, chiedere consiglio da libraio a libraio è sempre una questione spinosa, irta di pericoli e di insidie.
 "Anime baltiche" mi era stato perciò consigliato in modo festante, come un libro indimenticabile. Diciamo che SI -con riserva. Ossia, io lo consiglierei e lo consiglio perché è un libro davvero ben fatto, ma c'è una cosa di fondo che mi ha disturbato.
 Ma andiamo con ordine.
 I PRO (numerosi):
 Come premesso, la mia colpevole ignoranza nei confronti della storia del baltico era un vuoto che andava almeno iniziato a colmare. Ampliare gli orizzonti e conoscere le storie e soprattutto la storia a noi vicine, è ampiamente consigliabile. In questo senso codesto libro riesce nel suo intento.
Foto by me
 La struttura infatti è quella di un diario di viaggio dell'autore a far da cornice ad una serie di piccole biografie di artisti, politici e personaggi di fama mondiale accomunati dal fatto di essere originari delle tre repubbliche.
 C'è lo scrittore Roman Gary, nato Kacew, unico figlio di un padre (che Gary preferì dimenticare) che abbandonò la famiglia quando era bambino e di una donna che fece qualsiasi cosa per garantirne la sopravvivenza.
 Paventando il dramma nazista si trasferì con lui da Vilnius in Francia, sempre sognandogli, nonostante la miseria, un futuro principesco da ambasciatore.
  Non sapevo né dell'assurda sorte scrittoria che gli toccò (il suo libro di maggior successo uscì a nome del nipote per permettergli di partecipare ad un premio, negandogli la gloria) né che fosse una sorta di bugiardo patologico per quel che riguardava la propria biografia, abbellita e infiocchettata con aneddoti falsi ad hoc.
 C'è la tragica storia di Loreta Asanaviciute, l'unica donna, giovanissima e in procinto di sposarsi, tra i 14 civili uccisi durante la difesa della torre della televisione in Lituania dai russi, nel periodo della proclamazione dell'indipendenza delle tre repubbliche a inizio anni '90. La sua morte venne ripresa letteralmente in diretta durante il ricovero disperato in ospedale, quando i medici cercarono di salvarle la vita dopo che una gamba le era finita sotto un cingolato russo.
 Tutta la nazione la sentì dire "Potrò ancora ballare alle mie nozze?" per poi vederla spirare. Un evento che sarebbe devastante e di incredibile impatto emotivo nel nostro mondo iperconnesso, figurarsi nella Lituania del 1991. 
Ho scoperto grazie a questo libro che dopo anni di soprusi, l'indipendenza baltica venne rivendicata nel modo più pacifico possibile con manifestazioni che hanno dell'incredibile, come "La via baltica" quando si formò una catena umana lunga 600 km lungo i confini delle tre repubbliche quale rivendicazione di indipendenza dall'Urss.
 E poi ancora, io assai ignorante in musica, mi sono appassionata alla vita crepuscolare del compositore estone Arto Part, costretto a rifugiarsi in Germania ovest dopo il debutto un po' troppo colmo di doppi sensi politici (stile "Va pensiero" di Verdi, ma rivolto ai russi) di un canto teoricamente religioso. Sono venuta a conoscenza della voglia di rivalsa, quasi ingestibile, dell'artista Rothko, nato in Lettonia, e dell'incapacità di amare di Ejzenstein che rincorse per tutta la vita l'affetto di una madre che lo abbandonò fino a pochi mesi prima della sua morte.
 Senza contare che il libro nasconde la straordinaria capacità di rievocare paesaggi quasi lunari, il buio precoce del nord-Europa, la sterminata campagna silenziosa, le fiorenti capitali prima del nazismo e dell'occupazione sovietica. In genere le descrizioni sono proprio ciò che mi fa detestare la narrativa di viaggio, ma in questo caso sono brevi, non stancanti, usano pochi aggettivi perfettamente evocativi senza dilungarsi su albe, tramonti, pensieri edificanti su paesaggi maestosi o palazzi intarsiati. Pochi accenni forti ed essenziali, adatti a queste terre non barocche.

CONTRO:
 Non so esattamente chi sia Brokken, di certo è olandese. Questa sua olandesità è incredibilmente citata in ogni dove e raggiunge il suo acme nella lunghissima issima issima biografia di un personaggio molto noto in Olanda e assolutamente sconosciuto a noi: Lotti  Von Wrangler, se ho ben capito storica direttrice di una sorta di "Rakam". La sua biografia oltre che decisamente noiosa è anche quella in cui viene fuori il più grosso difetto di questo libro: una lettura della storia poco imparziale e per questo contraddittoria in più punti.
 In una sorta di rivolgimento storico, dopo la proclamazione dell'indipendenza ora sono i russi che  vivono lì da decenni ad essere discriminati e, da quanto si evince, ad avere diritti civili limitati.
Brokken parla molto dell'attuale irrisolto scontro sociale tra i cittadini delle repubblica originari del luogo e i numerosissimi russi che negli anni dell'occupazione si trasferirono a scopo colonizzazione formando una specie di élite, impedendo ai locali di studiare la propria storia e addirittura di parlare la propria lingua.
 Ma Brokken parla anche molto della presenza ebraica nelle tre repubbliche che, prima del nazismo, pare fosse elevatissima. Poi, tra pogrom, deportazioni, distruzioni sistematiche di sinagoghe e conseguenti migrazioni volontarie all'estero o in Palestina, ormai il tasso di ebrei presenti è diventato irrisorio. Soprattutto nelle prime biografie questo dato ebraico è fortissimo.
 Poi ad un certo punto Brokken sembra essersi trovato in difficoltà perché non sapeva decidersi se fondamentalmente erano più cattivi i nazisti o i sovietici. Il risultato è stato che: quando si trattava di ebrei i nazisti erano il male maggiore, ma quando non si trattava di ebrei, ma di sovietici, allora i nazisti erano meno cattivi e lo erano di più i russi.
Nella biografia della direttrice estone-olandese tale lettura della storia a proprio uso e consumo viene fuori in tutta la sua grandezza: Lotti era ricca e nobile in Estonia fino alla rivoluzione bolscevica. A causa anche della conseguente migrazione forzata, i fratelli rimangono fortemente attratti dal nazismo, nonostante l'opposizione del padre. Alla fine Claus, il fratello più amato, si arruola volontario e combatte per molto tempo tra le fila naziste mandando numerose lettere, alcune riportate, in cui non sembra vivere in conflitto con fatto che i nazisti deportavano o pogromavano ebrei.
 L'autore ci dice quindi che tale era l'odio per i sovietici che Claus aveva preferito arruolarsi coi nazisti.
 I conti però non tornano: o i nazisti sono quelli che hanno ammazzato come un cane il padre di Roman Gary o sono i giovani arrabbiati che volevano solo vendicarsi dell'occupazione sovietica. O sono entrambi e allora non si tratta la storia come un romanzo d'appendice, ma col distacco che le è dovuto e permette di non contraddirsi in un'improbabile hit parade della malvagità in cui non esistono sfumature o responsabilità. 

Morale di questa lunga favola: consiglierei questo libro? Yes, ma tenendo ben presente che è una solo la prima finestra per un mondo gigantesco.

2 commenti:

  1. Messa così, la recensione sembra migliore del libro

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  2. lo sto leggendo proprio in questi giorni e ho appena finito il breve capitolo proprio su loreta, non sono quindi ancora arrivata all'estone-olandese. in effetti è sì interessante per gli stessi motivi che citi (mancanza mia di memoria storica riguardante questi luoghi, se non quasi totale ignoranza), però c'è qualcosa che non mi quadra nella narrazione. sicuramente non è facile riportare in brevi scritti una complessità di tre nazioni così recenti nella loro indipendenza, l'impressione è che manchi sempre qualcosa e che lo scrittore non sappia decidersi se parlare solo della vita dei personaggi o se aggiungere molta più storia, quanta aggiungerne e fino a dove spingersi.

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