venerdì 15 gennaio 2016

Come convincere masse annoiate ad appassionarsi alle odiate letture coatte? Quattro modeste proposte per invitare gli studenti alla lettura tra ruote fortunate, scelte a turno, imprevedibilità, americanate e generi bistrattati.

 Io, come ripeto spesso, sono, al contrario di molti, una grandissima sostenitrice della lettura scolastica obbligatoria.
So che molti fanno risalire gli sconfortanti dati Istat sulla lettura in Italia a questa, per molti, orribile usanza, ma io l'ho sempre trovata una scusa. La lettura scolastica coatta per me è sempre stato un compito come un altro, molto più gradito di equazioni e polinomi, molto più amato delle ricerche di biologia sulla meiosi o dell'assonometria cavaliera.
 Francamente, se proprio dovessi ravvisare degli insondabili traumi nella mia vita scolastica, metterei al primo posto altri eventi, come il maestro d'inglese delle scuole elementari (un uomo vecchissimo e con le mani in parte mutilate a causa di un incidente di guerra che ci terrorizzava come se fossimo i ragazzini di un racconto di Stephen King), l'inutile professoressa di religione delle superiori (mi chiedo come non si siano ancora accorti che l'ora di religione produca in realtà una massa di atei convinti) o la mia prima professoressa di latino e greco del ginnasio a cui esplose una collana di giada in classe (per "esplose "intendiamo davvero che esplose di colpo spargendosi ovunque) e che rimase convinta per il resto dell'anno che il fattaccio fosse avvenuto a causa delle nostre energie negative (stavamo facendo un compito in classe).
 Devo dire che, per quanto alcune letture anche per me siano state inutili e soffocanti (ci ho scritto anche un post), non si sono mai macchiate del grave peccato del "trauma scolastico".
 Tuttavia, un coro di protesta è pur sempre un coro di protesta, perciò ho cercato di immaginare una serie di modi in cui i professori di italiano delle scuole medie e superiori possono attirare con arte e con frode i loro alunni verso la lettura.
 NB. Immagino che ci siano dei programmi scolastici da rispettare, ovviamente, perciò se ingenuamente mi macchio di proposte inapplicabili, pensate magari a come piegarle comunque alle vostre necessità. In generale la mia mente li ha partoriti per chiunque si trovi tra le mani dei ragazzini che vorrebbe invitare alla lettura (educatori, bibliotecari, professori di doposcuola ecc.).

TU VUO' FA' L'AMERICANO:
 Una cosa che non ho mai ben capito è perché i professori mi costringessero a leggere un libro per poi accontentarsi di un riassunto e di seminare terrore per circa un'ora in classe sparando domande sempre più complesse per verificare che tutti avessimo letto e non ci fossimo limitati, invece, a copiarlo su internet. 
Perché se tutti detestano le letture obbligatorie a scuola, "L'attimo
fuggente" è uno dei film preferiti dagli studenti?
Una passava tre o quattro pomeriggi della sua esistenza a leggere i "Malavoglia" perchè? Ok, il verismo, Verga, la storia della letteratura, ma perchè?
 Nei film e nei libri americani capita di incontrare professori che, dopo aver letto un libro, chiedano non solo un'opinione agli studenti, ma li invitino a leggere le parti che più li hanno colpiti, li fanno ragionare su alcuni pezzi particolarmente significativi e altre cosucce del genere che rendono la lettura viva.
 Il vero problema della lettura scolastica, secondo me, non è tanto la lettura, ma il dopo.
 Se obblighi una persona a leggere devi aspettarti che non sia necessariamente felice e festante, devi dargli un motivo che vada oltre il "lo prevede il programma".
 Ora, lo so che il professor Keating de "L'attimo fuggente" deve essere uno dei professori più detestati dalle masse di insegnanti perché rappresenta una finzione difficile da ripetere (e anche nel film alla fine si vede che il suo approccio poteva produrre effetti negativi perché troppo dirompente, insomma la didattica imposta esiste per motivi seri), ma le sue lezioni di letteratura sono un archetipo interessante. I libri che si danno da leggere a scuola sono importanti, non scelti a caso: sono fondamentali per la storia della letteratura o magari raccontano la contemporaneità. Un'oretta blanda di critica letteraria travasata da un altro libro di testo a cosa serve? 
 Perciò fate gli americani! Stimolate gli studenti, fate domande che li mettano in difficoltà, costringeteli a pensare al testo che hanno letto (a imparare a memoria il box sul verismo di pagina 343 sono bravi tutti se hanno voglia), perché si comportano così i personaggi? Tu cosa avresti fatto al loro posto e perchè? Ci sarà almeno un pezzo che ti è piaciuto, no? E perchè?
 Domande, domande che vadano oltre la costruzione del testo e più sul contenuto, che tocchino più il rapporto con chi lo ha letto che col critico menzionato a pagina 554.
 Parlo ricordando la mia esperienza diretta, quella di una a cui diedero da leggere "Ragazzi di vita" di Pasolini e a cui non venne spiegato niente (e meno male che capivamo il dialetto romano), il contesto, la vita, anche la trama che non è che si capisca tanto. La lettura obbligatoria lasciata morire su un riassunto non serve a niente. Che la si renda una cosa viva! Non è vero che ai ragazzini non piace leggere, non gli piace annoiarsi che è molto diverso.

UN MESE IO, UN MESE TU: 
Ora, faccio questa proposta sulla base di altri miei ricordi di gioventù.
  Beccai un pomeriggio un mio amico degli scout a leggere "Kitchen" di Banana Yoshimoto: il suo professore di italiano aveva fatto una lista alternativa di libri a cui attingere, non solo classici, ma anche testi contemporanei molto famosi. Mi ricordo che mi parve folle (così giovane e già così reazionaria), ma interessante. 
 Non so se i professori abbiano queste libertà, ma la proposta la faccio comunque. 
 Considerando (dai dati istat e da quello che vedo in libreria) che i ragazzini non è che non leggano, semplicemente leggono quello che piace loro o che piace alla massa, potrebbe essere interessante fare un mese a testa di reciproca imposizione.
 Un mese si legge Pirandello e uno un libro scelto dalla classe che anche il professore dovrà leggere e commentare. Lo so, rischiate di finire tra le grinfie di "Un'overdose di te" o di "After", ma, se posso dirlo, scoprire cosa affascina le odierne menti adolescenti non è per forza un male, anzi.
 Se si fa una buona discussione su un libro che propone evidentemente dei rapporti sentimentali che presentano tratti un filino inquietanti (leggete la quarta di copertina di "Un'overdose di te" e parliamone, ma andando indietro all'epoca mia anche "Tre metri sopra il cielo" era agghiacciante) magari si riesce a capire cosa affascini di storie del genere e i ragazzi, che sono tutto tranne che imbecilli, finiscono pure per ragionare.
 Un mese voi, un mese loro, che ricordare la frustrazione per la lettura imposta non può che meglio disporre verso lo studentame.

OGNI MESE UN GENERE DIVERSO:
 Una cosa che non ho mai capito è perché, nonostante l'importanza nella storia della letteratura, ci fossero dei generi completamente bistrattati. Perché a scuola non danno mai da leggere libri horror? Perché non Lovecraft o Poe (se non in inglese e allora rischia di diventare un incubo vero) o anche un buon Fogazzaro con "Malombra"? Perché non si legge mai fantascienza? Perché non si leggono mai autori contemporanei? O biografie? Perché non danno mai da leggere della saggistica (magari in combutta con professori di altre materie, es. il prof di storia o matematica)?
 Si potrebbe stendere a inizio anno un calendario: ogni mese un genere diverso! E ogni mese se ne potrebbe pescare uno diverso!
Gennaio: Saga familiare
Febbraio: Graphic Novel (come danno da leggere "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Geda, perché non "Persepolis" di Marjane Satrapi?).
Marzo: Fantasy
Aprile: Libro scelto col prof. di matematica (es. una storia dei codici crittografici della seconda guerra mondiale).
Maggio: Biografia.
 Giugno: Stilare la lista dei libri per le vacanze insieme.
Ecc.
Sì, forse si leggerà un Vasco Pratolini o un Bassani in meno (e non dico che non sia tragico), ma magari si recupera un lettore in più. Stuzzicare la curiosità per la lettura può significare una perdita a breve termine in termini di bibliografia, ma un guadagno a lungo termine in termine di lettori.

LA RUOTA DELLA LETTURA (Da mettere giù da solo o assieme agli studenti):
 La lettura è un percorso irto di imprevisti, di serendipità e di possibilità
 E' vero. alcuni autori sono fondamentali, ma è fondamentale sempre leggere solo i loro capolavori o magari sono gustose anche delle loro opere secondarie? E perché tra i libri da leggere non compare quasi mai una donna se non, per sbaglio, la Morante? Passi il medioevo, passi il periodo moderno, ma nel '900 si può attingere eccome! E va bene, dobbiamo studiare letteratura italiana, ma possibile che non si possa mai dar da leggere uno straniero? Una Austen che permetta di capire la nascita del romanzo in Inghilterra, un Baudelaire che facesse comprendere che non di solo Carducci viveva l'Europa. 
 Nella mia follia ho immaginato una sorta di ruota della lettura che ogni professore di italiano potrebbe comporre (lo so, avete da fare, ma ve ne basta una per tutti) in cui si potrebbero tentare varie combinazioni (ovviamente il metodo è la solita freccetta al centro da far girare).
 Di cui sotto vi posto una mia creazione molto basic per darvi un'idea di come me la immagino.




Che dite? Ho fatto 4 proposte fallimentari? Le avete già tentate e ve le hanno tirate dietro? Il ministero della pubblica istruzione vi metterebbe al rogo? Le trovate senza senso o con un fondo di raziocinio? Io ho cercato di stenderle pensando ai miei vecchi desideri di liceale.
 Fatemi sapere! Poi magari ci scrivo un secondo post che ne ho altre di idee!

19 commenti:

  1. Quante idee carine!!!sopratutto "un mese io,un mese tu" mi piace :D

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  2. La ruota della lettura mi piace un sacco! XD

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  3. Wow, ci hai pensato davvero tanto. Speriamo che qualche insegnante illuminato colga i tuoi spunti!

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  4. Sono tutte idee belle e validissime, le condivido. E in una scuola organizzata meglio sarebbero l'ideale. Credo però che i programmi ministeriali, piuttosto rigidi, remino contro: è meglio spendere tre anni a studiare la parafrasi di Dante che non dare ai ragazzi più tempo e voglia per leggere. E poi c'è il nodo fondamentale: tutti questi libri chi li compra? I genitori? La scuola?

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    1. Molti si trovano in biblioteca, in varie regioni danno quella che è chiamata la "dote scuola" con cui uno studente può comprare libri durante l'anno. In generale, se posso dirlo, una spesa di una dozzina di euro al mese per un libro (raramente quelli che si danno da leggere a scuola vengono di più) penso che sia un sacrificio che quasi tutte le famiglie possono sostenere.

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  5. Le tue sono proposte interessantissime, e lo sono perché scaturiscono dalla mente di chi a)conosce i libri b)conosce i ragazzi, cosa leggono e cosa apprezzano.
    Tu ti chiedi giustamente molte volte all'interno del post: "Perché succede questo?". Beh, è semplice: perché molto spesso coloro che devono insegnare, per primi non leggono; perché, più spesso di quanto dovrebbe essere lecito, la loro cultura si ferma all'accademismo scolastico e universitario. Pertanto per loro sarà sempre più semplice lasciare un Verga e chiederne un riassunto, piuttosto che lasciare un After (tanto per dirne uno) e stimolare la classe a parlarne e a confrontarsi.
    Non lo dico perché voglio bistrattare un'intera classe di docenti, attenzione. Ci sono ovviamente, come in ogni cosa, i meritevoli. Purtroppo è la realtà dei fatti, e lo so perché da un lato mi sono formata con quelli che a breve saranno (o già sono) docenti: trovare qualcuno tra i miei colleghi che leggesse qualcosa in più del libro lasciato per l'esame era un'impresa ardua. E mi sono laureata in lettere, eh, mica in astrofisica. Dall'altro lato lo so anche perché mi ritrovo spesso a contatto con ragazzi e ragazzine per doposcuola o ripetizioni private, e la desolazione nello scoprire che le letture per l'estate sono le stesse che 10 anni fa lasciavano anche a me non è stata umana.

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    1. In generale penso che gli insegnanti siano una classe di lavoratori molto coraggiosa, molto bistrattata e molto malpagata. Io non faccio loro una colpa di non pensare anche a nuovi metodi per spingere alla lettura per molti motivi, tra cui i genitori. Il solo pensiero che ci sia gente che giornalmente deve vedersela con le paturnie di non meno di 40 genitori contemporanei mi dà l'ansia per loro. Io non ci riuscirei mai. Penso che una collaborazione con le biblioteche o magari tra più professori possa alleggerire il fardello, anche perché si tratterebbe di un lavoro da fare una volta l'anno o che, se la classe si sente coinvolta, può diventare persino divertente e appagante.

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    2. Per carità assolutamente. A fronte del gravosissimo impegno che si trovano ad affrontare quella degli insegnanti è la categoria di lavoratori più sottovalutata in Italia. Forse "fare rete" potrebbe essere davvero una buona idea, sia con le biblioteche esterne alla scuola sia con quelle interne, e chissà che qualcuno non ci abbia già pensato. Però credimi, più spesso di quanto non dovrebbe essere lecito, gli insegnanti sono i primi a non provare curiosità nei confronti della lettura. Che poi questo sia un effetto di una cultura scolastica o accademica in cui anche chi doveva insegnare ai futuri insegnati non provava stimolo per la lettura, sarebbe un fatto interessante da indagare. Un circolo vizioso, và!

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  6. Eccomi, l'insegnante risponde all'appello. Più o meno una lezione sì e una no consiglio qualcosa da leggere per i miei studenti. Romanzi o saggi.
    Piccolo dettaglio: non insegno lettere, insegno matematica, fisica e informatica.

    Io faccio parte della larga schiera di traumatizzati dalle letture imposte, mi dispiace :-D (Che poi non capisco: se l'ora di religione, peraltro facoltativa, produce una schiera di atei convinti, perché le letture assegnate come compito, questo sì obbligatorio, non dovrebbero allargare la già nutrita quota di non-lettori? Mistero dell'ateismo.) Parlo della scuola media. I motivi? Alcuni li hai nominati nelle tue possibili soluzioni: uno e un solo genere (classe terza: solo ed esclusivamente storie di guerra, nazismo e apartheid in Sudafrica), riassunti con riflessioni che, regola non scritta, dovevano ricalcare il pensiero dell'insegnante.

    Fortunatamente, poi, il Caso mi avrebbe riportato, dopo qualche anno, nella quota dei lettori.

    Riprendendo un discorso del mitico Luca Serianni, credo che l'equivoco stia in chi vuole imporre una passione. Cioè: un insegnante può assegnare una lettura alla classe, ma non può ordinare alla classe di appassionarsi alla lettura.

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    1. se l'ora di religione, peraltro facoltativa, produce una schiera di atei convinti, perché le letture assegnate come compito, questo sì obbligatorio, non dovrebbero allargare la già nutrita quota di non-lettori? Mistero dell'ateismo

      Allora questo discorso si applica a qualsiasi compito da svolgere a casa. Non assegnamo più esercizi di matematica, problemi di fisica, compilazione di programmini da fare da soli, perché lo studente potrebbe prendere in antipatia la matematica, la fisica, l'informatica? :P

      Credo che l'allusione della Libraia all'ora di Religione volesse criticare l'insipenza di tanti insegnanti di Religione che portano lo studente a odiare la "materia" in oggetto, così come un insegnante di Letteratura che pone la lettura nel modo sbagliato può indurre lo studente a odiarla (il discorso vale per tutte le materie scolastiche, peraltro, matematica in primis - sì, sto rigirando il coltello apposta per te! XD E no, non lo faccio perché io abbia mai avuto problemi in matematica, ma proprio perché al contrario ritengo di aver avuto ottimi insegnanti in tale campo; a mia sorella non è andata altrettanto bene e, in effetti, ha un'enorme avversione per qualsiasi cosa riguardi mate °_°)
      C'è modo e modo di fare le cose e, a seconda di come le poni, lo studente si incuriosirà o scapperà in direzione opposta.

      Da lettrice appassionata (già da prima delle scuole dell'obbligo) non ho mai molto capito il "trauma" delle letture imposte: ci sono stati libri che ho molto odiato, fra quelli assegnatimi come compiti, altri che mi sono rimasti indifferenti, altri che ho amato alla follia anche se mi venivano da professori che non mi stavano simpatici.
      Capisco che per chi non ama la lettura poteva essere una notevole rottura di cocones doversi mettere lì e leggere, ma onestamente l'ho sempre trovato un compito da minimo sforzo, confrontato a tante altre cose che possono appiopparti a scuola (parliamo del doversi imparare a memoria tutte le proprietà dei metalli? Studiare una funzione con radici e valori assoluti? scrivere un tema? - Io studio Lettere e adoro scrivere, ma quando a scuola mi davano da fare i temi a casa, mi sarei buttata dalla finestra...). Cioè, ti stendi in poltrona, apri il libro e compi un'azione che ti è stata insegnata a 6 anni. Fine. Dov'è lo shock? XD (Lo shock era la scheda di lettura da compilare dopo, lo so, ma esclusa quella...). Mah! ^^;

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    2. La scheda di lettura: hai detto poco! Anche io amavo leggere, prima di conoscere quella prof, e qualche anno dopo mi sarei pappato mattoni di mille e più pagine! Deve essere un meccanismo simile a chi arriva a non toccare più un pianoforte perché il suo maestro gli impone pezzi che lui detesta oppure perché lo rimprovera al minimo errore :-D

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  7. Anch'io sono una sostenitrice della lettura coeatta: pur essendomi scontrata con diversi testi assegnati da una docente che non aveva costruito un minimo aggancio all'esperienza né motivato la scelta di questo o quel volume, ho anche affrontato letture molto interessanti, assegnate da questa stessa insegnante o dalla prof del triennio, che è stata fondamentale anche nella maturazione del mio approccio al libro in diversi generi (prevalentemente legati al programma, ma non solo): ho rivisto all'opera questa stessa insegnante durante il mio tirocinio e ancora ho imparato modi nuovi di trattare il libro a fini didattici (con lunghi dibattitti incetrati su temi o sequenze specifiche, riferimenti incrociati ad altri brani, presentazioni di libri scelti dagli alunni con lettura di estratti...) e concordo nell'affermare che la chiave della motivazione sta nella riflessione, nello stimolare gli studenti a capire chi sono loro e cosa pensano in relazione al testo... anche se non lo gradiscono o lo disprezzano proprio! Difficile, certo, perché noi stessi docenti veniamo da anni di università in cui ci veniva chiesto (triste ma vero, ahinoi) di riflettere poco e ripetere molto, che non fossimo troppo autonomi, per carità - e molti aspiranti insegnanti si adagiano in questa replica. Nella mia ancor breve esperienza, ho puntato finora sulle liste dalle quali gli alunni potevano scegliere liberamente un paio di libri, avendo a disposizione generi diversi (dato che nel biennio delle superiori si lavora proprio sulle tipologie narrative), classici e uscite recenti; non ho potuto poi raccogliere i frutti della semina, dati i continui cambi di scuola, ma voglio sperare che la libera scelta e la motivazione dei titoli nella lista (di cui la mia libraia di fiducia è stata contentissima) abbia suggerito a qualcuno delle buone letture o un modo diverso di vedere il "compito lettura". Credo che proverò il metodo della ruota, mentre quello all'americana è quello che ho sempre attuato da studentessa e progettato da insegnante. :)

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  8. Proposte intelligenti e realizzabili all'insegna della condivisione della scelta dei libri; grazie per gli spunti, che tenterò di mettere in pratica in classe!

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  9. Bella idea, potrei proporla anche in biblioteca per un paio di progetti che mi sono venuti in mente. Per quel che riguarda le liste di libri me ne arrivano, dalle scuole, di lunghissime, che vanno da Camilleri e Vitali a Poe e Tolkien, oltre a qualche Calvino. Pochi classici. In questo molti insegnanti sembrano ricordare i traumi studenteschi delle letture imposte...

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  10. La prima idea mi piace tantissimo. Fortunatamente, in tutta la mia carriera scolastica mi sono stati assegnati quasi esclusivamente libri interessanti (un anno alle medie ci assegnarono un bellissimo libro giallo che tenne sulle spine tutta la classe: anche se le istruzioni della professoressa prevedevano la lettura di un capitolo a settimana, miracolosamente tutta la classe lo aveva terminato per conto suo nel giro di un paio di settimane). Purtroppo il punto debole di quelle letture era proprio l'analisi che se ne faceva poi in classe: sempre e solo divisione in sequenze, qualche accenno di analisi stilistica, una domandina di comprensione del testo... Insomma, una noia!
    Addirittura al liceo, quando la mia insegnante ci assegnò i Malavoglia (vedo che sono una costante della vita scolastica di tutti noi!), pretese che lo imparassimo quasi a memoria: alle interrogazioni apriva il libro a una pagina a caso, ce ne leggeva uno stralcio e noi dovevamo dirle a che punto della narrazione eravamo, cosa succedeva prima e cosa succedeva dopo. Ovviamente, a fine anno l'intera classe detestava i Malavoglia con tutto il cuore.
    Avrei preferito mille volte una discussione che toccasse anche i contenuti, come hai detto tu. Ovviamente l'importanza "didattica" di un libro non è da tralasciare, ed è giustissimo che quando si assegna un libro da leggere si richieda di studiare e analizzare anche questo aspetto. Ma allo stesso tempo sono certa che se la mia prof dei Malavoglia avesse intavolato con noi una piccola discussione su cosa ci era piaciuto, cosa no, quali pensieri condividevamo, anziché odiare il libro lo avremmo affrontato con un briciolo di interesse in più!
    Mi piace tantissimo anche l'idea della Ruota della Lettura: almeno si varierebbe un po' dai soliti titoli che vengono proposti! Un'altra idea simile potrebbe essere quella di proporre ai ragazzi, anziché un titolo scelto dall'insegnante, solamente un argomento o un tema che il libro deve necessariamente trattare, e lasciare poi a loro la libertà di scegliere il libro. Ho notato che alcune volte i ragazzi tendono a "detestare" un libro ancor prima di iniziarlo solo perché gli è stato imposto: magari lasciando loro più libertà su questo versante affronterebbero la lettura con più interesse!

    PS: Nemmeno io sono un'insegnante, per cui le mie opinioni sono solo basate sull'esperienza personale come studentessa, su quello che ho vissuto io dietro i banchi di scuola. Ma trovo le tue idee buone sul serio, e anche se per qualche motivo non dovessero essere applicabili all'insegnamento credo che offrano comunque ottimi spunti per chi lo desidera :)

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  11. Scelta complicata, quella dei libri da dare a scuola...
    Io insegno alle medie, fornisco un elenco di una quarantina di titoli divisi a blocchi tematici. Ogni ragazzo sceglie liberamente cosa leggere con l'obbligo di attingere a diversi blocchi tematici. I ragazzi possono proporre ulteriori titoli se coerenti con le tematiche. L'esposizione è orale e verte su una recensione motivata e le domande sulla trama, su cosa è piaciuto e cosa no, le fanno i ragazzi. Il problema principale è che ci perdiamo un sacco di tempo. Al punto che ho pensato di non far più acquistare l'antologia, perché tra questo e altri progetti (come il blog) le ore di antologie sono già quasi andate (quando sarò di ruolo...).I ragazzi che sia appassionano a un libro sono ottimi promoter per quel romanzo (così capita la classe che poi in massa legge libri che io avrei considerato respingenti perché il compagno "figo" l'ha venduto bene...). Nelle classi poco disciplinate, però, diventa davvero difficile la gestione della discussione. E benché dia un libro ogni due mesi (di fatto 3/4 l'anno) e spieghi bene come iscriversi in biblioteca ogni santo anno c'è la mamma che si lamenta perché "mica dovrò comprare altri libri!".

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  12. Ciao giovane libraia!
    sono una studentessa del prof. Solimine, anzi è il mio relatore, tra un paio di giorni mi laureo. Sappi che ti seguo sempre e che apprezzo molto di quello che scrivi e fai per tutti noi fan! ah e soprattutto che ti ho citato ;)
    spero un giorno di fare almeno la metà di quello che fai tu adesso!

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    1. Oddiooooo auguri per la laurea!!! Salutami tanto il prof Solimine <3
      (E grazie dei molti, troppi, complimenti)

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