domenica 17 dicembre 2017

La giovine libraia ospite da Sit'N'breakfast a Firenze il 22 Dicembre per presentare "Litania per un lettore lamentoso"!

 Domani dovrei infine riuscire a postare, purtroppo, come ogni natale sono stata fagocitata dal delirio generale e tutti i miei buoni propositi di post sono svaniti.

 Peraltro, forse sarà l'età che avanza, ma quest'anno sono particolarmente dispiaciuta per l'andazzo che ormai da quando lavoro in negozio hanno preso i miei natali: la scomparsa totale dello spirito natalizio.

 Io non sono una di quelle che si è mai entusiasmata particolarmente però insomma almeno un po' di differenza prima la sentivo. Adesso mi accorgo principalmente che lavoro il decuplo e fiuuuum in un momento è la befana.

 Il tempo vola e nessun panettone, nessuna playlist natalizia e nessun film riescono a calarmi nel mood. Sigh.

 Un po' ci terrei.

 Comunque questo post in realtà era per dirvi che il 22 DICEMBRE alle 18 sarò ospite di Sit'N'breakfast a FIRENZE (Via San Gallo 21/R) per un aperitivo in cui presenterò "Litania per un lettore lamentoso"!

 Non vedo l'ora!!
 Accorrete numerosi!!
Sotto vi posto la locandina in cui la mia faccia appare festante, circonfusa di gloria.




mercoledì 13 dicembre 2017

Babbo Natale non hai vinto! Chi vi porta i regali sotto l'albero oltre al barbuto anziano? Otto (e altre) creature magiche che ogni anno lasciano i loro doni tra Europa del nord, del sud e del centro!

 Stanotte è passata Santa Lucia, io avevo ordinato per dolcemetà, che la festeggia con ardore, un regalo ben 20 giorni, ma ovviamente si è guardato bene dall'arrivare in tempo.


 In realtà prima di trasferirmi al nord non sapevo di questa usanza, a macchia di leopardo al nord e in alcune parti del sud, che vuole santa Lucia portatrice di doni ai bambini, e ieri, grazie ai molti commenti ad un post che ho pubblicato su fb, ho scoperto che Babbo Natale non ha ancora fagocitato del tutto i suoi colleghi magici di tutto il mondo.

 Ho avuto perciò l'idea di un post su alcuni dei principali portatori incantati di doni durante le feste.

 Ce ne sono molti più di quel che si pensa!

BABBO NATALE:

 Non ho mai provato eccessiva simpatia per Babbo Natale, probabilmente perché sin da bambina mi è stato detto che non esisteva ed era una falsa creatura fatata inventata dalla coca cola per vendere (ho saputo la storia di Santa Klaus solo adulta e perciò non ha nessun appeal su di me). 

 Inoltre, ricevendo i regali il giorno della befana, ma avendo passato quasi tutti i natali della mia infanzia a Napoli, dove invece i miei cugini ne scartavano copiosi il 25 sera mentre io rimanevo senza niente, mi è rimasta proprio un'atavica antipatia.

 E' difficile fare un sunto sulle origini di quella che è ormai la figura magica più popolare tra quelle che portano i doni, ma sostanzialmente si tratta di San Nicola vescovo incrociato con una figura pagana di origine nord europea.

 Perché proprio san Nicola? Un vescovo cristiano in Asia minore le cui spoglie vennero trafugate dai baresi, tuttora a lui devoti con entusiasmo?

 I motivi sono legati a due leggende.

 La prima (simile a quella di San Valentino) vuole che San Nicola abbia salvato tre povere giovani dalla zitellaggine (o dal meretricio, a seconda della leggenda) donando loro tre palle d'oro. Le tre ragazze infatti non avevano dote alcuna e, altrimenti, sarebbero state avviate a un destino avverso.

 La seconda leggenda è, ovviamente, creepy. Pare infatti che San Nicola abbia resuscitato tre bambini uccisi e messi sotto sale da un macellaio malvagio.

 L'iconografia da spirito dei boschi con corona di bacche e vestito verde (poi diventato rosso grazie alla pubblicità della coca cola), deriva invece dall'incrocio con alcune tradizioni nordiche pagane che lo vorrebbero uomo tramutato in felice spirito boschivo intento a donare gioia ai bambini coi suoi doni.

I consigli sono: "La vera storia di Babbo Natale" di Alfio e Michele Maggiolini e "Babbo Natale" di Nicola Lagioia.


 LA BEFANA:

 La befana è in assoluto il mio spirito magico preferito, quello della mia infanzia.
 Dalle mie parti era assai più popolare di Babbo Natale, tanto da arrivare (credo arrivi tuttora) ogni 6 gennaio mattina, direttamente in stazione con apposito treno.

Da lì si spostava in piazza, dove veniva allestito un palco ove incontrava tutti i bambini e consegnava loro un dono ciascuno.

 Era così popolare che il pomeriggio c'era anche quella che mia madre chiamava "la befana fascista" ovvero una befana specifica per i pargoli dei simpatizzanti di Alleanza Nazionale che riceveva nella sede del partito o al centro anziani (ovviamente non sono mai stata portata).

 Al nord tutti mi chiedono se non fosse triste ricevere i regali solo il 6, in realtà era ancora meglio perché avevi la trepidazione delle feste fino all'ultimo. 

 Senza contare che il giorno della befana lo passavamo dai miei nonni che ci facevano trovare cannelloni, calze di dolciumi prese a piazza Navona a Roma e regali. Un povero amico di famiglia era anche costretto a vestirsi da vecchiarella che portava le calze prima di pranzo.

 Era insomma una roba incomparabile con la sera di Natale dove non c'erano calze, spettacoli in piazza e treni in arrivo.

 In ogni caso da dove viene la vecchina che cavalca la scopa? Ovviamente dal mai scomparso mondo pagano e, in particolare, pare alla figura della dea Diana che pare sorvolasse la terra proprio nei giorni per noi natalizi.

 L'anno scorso feci un post sui libri dedicati alla befana e ve lo linko di nuovo, trovate lì suggerimenti libreschi in abbondanza.

 I RE MAGI:

 I re magi in Italia non sono molto considerati all'infuori della loro presenza sul presepe.

I più appassionati della tradizione presepistica passano dicembre a spostare i re Magi sui loro cammelli sempre più vicini alla grotta, fino al momento in cui arriveranno a rendere omaggio a Gesù Bambino (e allora le statuine si cambiano: via i cammelli, tutti in ginocchio).

 Come detto qualche post fa, non si sa bene chi fossero questi magi, se re o addirittura sacerdoti di qualche religione medio-orientale (o addirittura più lontana), certo è che appaiono in uno dei vangeli sinottici, quello di Matteo ed "esistono" perciò a pieno titolo nella tradizione cattolica (non come il bue e l'asino che fanno parte dell'immaginario, ma sono nominati "solo" in quelli apocrifi).

 Peraltro ce ne parla uno dei due evangelisti che conobbero davvero Gesù, san Matteo, quindi sono particolarmente doc dop.

Tuttavia da noi rimangono solo affascinanti figure di contorno, mentreTuttavia da noi rimangono solo affascinanti figure di contorno, mentre è in Spagna che vivono il loro momento di gloria: sono infatti loro, all'epifania, a portare doni ai bambini.

 La tradizione peraltro, è abbastanza vistosa: il 6 gennaio infatti, sfilano per molte città spagnole le cosiddette Cabalgata de Los Reyes Magos.

 Carri allegorici e figuranti, un po' in stile carnevale nostrano, sfilano assieme ai re magi e, nel mentre vengono distribuiti caramelle e dolciumi.

 Esiste anche un dolce tipico: il Roscòn do Reyes! 
 Una sorta di ciambella glassata e ricoperta di frutta candita. All'interno viene nascosto anche un piccolo regalo che porterà fortuna a chi lo troverà (immagino siano attenti a non strozzarsi). 

 Altro dolce tipico natalizio (che ho anche mangiato) sono i polvorones. Esternamente sono incartati come i sospiri sardi, ma pam! bisogna schiacciarli e polverizzarli. E poi mangiarli in qualche modo.
 Letture consigliate: il già consigliato saggio "Re magi" ed. Marsilio e "Cucina spagnola" di Manuel Vazquez Montalbàn.


SANTA LUCIA:

 Prima di trasferirmi al nord, ricordavo che il 13 dicembre era santa Lucia solo perché, nel mio paese, vi si svolge una delle due grandi fiere annuali, perciò, solitamente saltavo scuola.

Ignoravo completamente avesse un qualche ruolo natalizio.

 Poi, una volta trasferitami al nord, essendo dolcemetà bresciana, ho scoperto che, in alcune zone a macchia di leopardo, delle regioni nordiche, essa è una sorta di befana.

 Munita di pratico nastro a coprirle gli occhi non in ottime condizioni, ella va in giro, la notte del 13, a cavallo di un asinello, e lascia i doni ai bravi bambini. Usanza vuole che venga lasciato sul tavolo del cibo per lei e qualcosa per il povero animale affaticato.

 Probabilmente avendo conosciuto questo ruolo della santa solo da adulta, continuo a essere perplessa dal fatto che una santa senza occhi porti doni ai bambini, trovandola una cosa vagamente spaventosa. 

 Alcuni mi hanno spiegato che sostanzialmente santa Lucia è vista un po' con l'iconografia svedese: vestaglia bianca e candele in testa a mò di corona, ha gli occhi al suo posto e la storia che abbia subito martirio viene vagamente omessa.

 Altri invece mi hanno raccontato storie inquietanti a base di cenere. Pare infatti che i genitori li terrorizzassero dicendo che se avessero cercato di incontrare la santa, ella avrebbe lanciato loro della cenere negli occhi rendendoli ciechi!

 Dolcemetà mi ha raccontato che nei giorni precedenti al 13 la santa scampanellava per casa per poi svanire lasciando monete d'oro di cioccolata.

 Sulla pagina di fb, i siciliani mi hanno raccontato che invece da loro usa mangiare cibo in cui non sia implicato del grano, ma insomma considerando marzapane, arancini, panelle e altro, non credo debba essere una grande privazione!


GLI JOLASVEINAR:

 In Islanda a portar doni, oltre a Babbo Natale, ci sono ben tredici folletti che derivano dalla tradizione popolare islandesi.

 Figli di due troll non proprio benevoli, fino ad un secolo fa, non erano necessariamente carini coi bambini e non era affatto detto portassero loro dei doni.

  Poi col passare del tempo la loro funzione malvagia si è sostanzialmente attenuata e adesso sono tredici piccoli elfi che, nei tredici giorni prima di Natale, calano nelle città a lasciare un regalino ciascuno ai bambini.

 Così come sono calati uno alla volta, a partire dalla notte di Natale se ne tornano in cima alle montagne dove vivono, e l'ultimo, il 6 gennaio, già che c'è porta via con sé le feste.

 Il consiglio in merito non può che essere una raccolta di fiabe islandesi, in questo caso delle edizioni Iperborea.


CHRISTKIND:


Ricordo che da bambina effettivamente avevo notizia di qualcuno a cui i regali li portava Gesù Bambino.
 Non mi era chiaro perché avvenisse visto che Gesù era impegnato a nascere e, al massimo, i doni bisognava portarli a lui, ma non era materiale di discussione.

 A quanto pare ci sono dei paesi della mitteleuropa dove, almeno fino al recente passato, la tradizione di Gesù portatore di doni era abbastanza forte. Per la precisione il Christkind dovrebbe essere una sorta di angelo che compie la missione doni in nome del Bambino Gesù.

 Sembra che la sua diffusione fosse dovuta alla riforma protestante: niente più santi da venerare ergo niente più San Nicola portatore di doni.

  Bisognava trovare un sostituto e venne scelto Gesù in persona e, col tempo, l'oneroso compito passò ad un angelo boccoluto.


IL KRAMPUS:

Ho scoperto l'esistenza del Krampus, curiosa figura demoniaca natalizia, solo un paio di anni fa tramite un articolo su fb.

 Si tratta di una figura malvagia legata al culto di San Nicola diffusa dall'estremo nord-est d'Italia in poi.

 Chi sono i Krampus? 

 Demoni che partecipano alle processioni della festa di san Nicola il 5 dicembre e fanno il lavoro sporco. 

 San Nicola dona regali e dolci ai bambini buoni, i Krampus, creature spaventose dalle grandi corna, spaventano quelli cattivi e regalano loro carbone, proprio come la befana.

 A quanto pare in alcune processioni, al calar del sole, San Nicola se ne va e lascia ai Krampus campo libero. Essi quindi scorrazzano per le vie del paese a dar la caccia a giovani e bambini, inseguendoli con randelli e chiudendoli, talvolta, in gabbie apposite.

 Anche in questo caso, come in quello di santa Lucia, pare che i Krampus abbiano origine dai culti pagani legati al solstizio d'inverno.

  Per la serie: nel momento più buio, quando tutte le forze del bene scompaiono, i diavoli imperano.

Il consiglio è: "Tenebroso Natale" di Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi ed. Laterza, saggio sul Krampus e i suoi fratelli.


ZWARTE PIET:

Un lettore della pagina fb mi ha segnalato questa figura del folklore olandese: Zwart Piet.

Zwart Piet è l'aiutante del babbo Natale olandese, Sinterklaas, che giunge la notte tra il 5 e il 6 dicembre a portare doni ai bambini buoni. Il fatto è che, curiosamente, Zwart Piet ha le fattezze di un moresco della Spagna dell'età moderna.

 Non solo, ma pare che mentre noi immaginiamo Babbo Natale in Lapponia e la Befana non si sa dove, Zwart Piet e Babbo Natale abbiano per gli olandesi casa in Spagna!

 Negli ultimi anni però che questo personaggio, popolarissimo in patria, è stato tacciato di razzismo e vi siano state numerose rimostranze che però non hanno sortito effetto al momento.

 E voi quale creatura fatata festeggiate? Chi vi porta i regali ogni Natale? Testimoniate!


martedì 12 dicembre 2017

I consigli di Natale 2017 parte II! Un'infornata a base di racconti da ridere, dottorandi, millennials cinesi, monopoly di Tex, imbusastorie, Michelle Hunziker e Mumin invernali.

 Dopo questa settimana di assenza dovuta all'ininterrotto ciclo lavoro-fiera della piccola e media editoria-lavoro, torno con una valanga di consigli natalizi, che qua siamo già al 12 e il tempo stringe.
Io e i gli editori della Tsunami edizioni che riproduciamo
dal vivo la vignetta che avevo immaginato al Salone di Torino
con loro. Yeah! Foto by Luciana Spanu (lettrice della pagina)

 Domani dovrebbe esserci la terza e ultima e spero di aver coperto il maggior numero di opzioni possibili.

 In tutto ciò, brevemente, volevo dire che la fiera della piccola e media editoria, dopo tanti anni che non riuscivo ad andare, rimane molto bella.

 Quest'anno era la prima volta che si faceva alla nuvola di Fuksas (che ho scoperto essere un'attesa e celebre costruzione che però, personalmente, non mi è sembrata stravolgente) e sicuramente devono migliorare molte cose, una su tutte: non è ammissibile che della gente faccia ore di fila per entrare.

  Va bene i controlli di sicurezza, ma a Torino sono molto più organizzati e veloci.

 Per il resto tante persone, begli incontri, la solita penuria di caffè (non capisco perché non vengano messe delle macchinette con le cialde a pagamento, farebbero i miliardi) e tante persone che sono venute a trovarmi o che ho incontrato agli altri stand.

 Ringrazio tutti tutti quanti, la 001 edizioni e la Verbavolant (che non sono solo degli editori, sono delle macchine da guerra da fiera, penso venderebbero il ghiaccio agli eschimesi sul serio).

 Bene, ora che ho finito il momento discorso all'oscar, godetevi i consigli natalizi di oggi!


LANTERNE IN VOLO di Alec Ash ed. Add editore:

 Una quindicina di anni fa, a scout, venni sottoposta (non ricordo perché) a una sorta di gioco di previsione del tempo: dovevamo immaginare il mondo vent'anni dopo.

 Ricordo chiaramente che, senza un motivo specifico (non ero né esperta di questioni economiche e ignoravo discretamente la storia d'oriente), dissi con certezza che "i cinesi sarebbero diventati più ricchi". Ovviamente non potevo sapere quanto ci avrei azzeccato.

 Tuttavia non avevo un'idea dell'oriente come di un luogo povero e non sapevo nulla della sua storia post-comunista.

 Tutto quello che sapevo della Cina proveniva dai romanzi che leggevo: o molto vecchi o molto nuovi. A quindici anni ero rimasta molto affascinata da "Shangai baby", un resoconto su alcuni giovani universitari cinesi con velleità artistica e avevo continuato a cercare (e a trovare) libri simili.

 In questi giorni ho trovato un libro simile, sebbene, curiosamente, meno rivoluzionario: "Lanterne in volo".

 I millennials cinesi infatti non sono poi così diversi dai loro coetanei occidentali: una generazione, la mia, che riassumerei nel vecchio detto "L'acqua cheta smove i ponti".

 I sei protagonisti di "Lanterne in volo" vengono da parti estremamente lontane della Cina, eppure incrociano il loro cammino in più occasioni: studiano, sognano, vincono, perdono, si arrendono, subiscono rallentamenti, ma, soprattutto una quantità di pressioni sociali che noi occidentali subiamo solo in parte.

 Se per noi l'assedio del "Quando ti sposi?" è ormai una guerra che genitori e nonni hanno capito di aver perso su tutta la linea, finalmente, anche la pressione del figlio per forza, altrimenti non sei una "persona compiuta", sta iniziando a vacillare (tutti a parlare del problema della crisi, ma molto più semplicemente i millenials faticano a vedere il lato positivo di quello che sembra solo l'inizio della distruzione dei loro sogni, almeno per come ce la mettono), per i trentenni cinesi, spesso figli unici intenti a badare a genitori e nonni in solitudine, metter su famiglia rimane un imperativo categorico.

 Come sopravvivere a tutto ciò?

 Non ultimo, molto interessante il rapporto tra millennials e i ricordi della rivolta di piazza Tienanmen.
 Rispetto, ma anche perplessità: come sapere a cosa avrebbe portato quella rivoluzione se si fosse compiuta? Non finisce sempre bene, si sono detti, forse è meglio rimanere al sicuro, pensano. Per ora.


MUMIN di Tove Jansson ed. Iperborea:

 Immagino che molti ricorderanno questi personaggi inventati dalla scrittrice finlandese Tove Jansson. Metto subito le mani avanti: io no.


 Non so se sia colpa del mio rintronamento o se ho proprio saltato il momento storico, ma oscuramente riconosco il disegno senza saperlo però collegare ad altro.


 Ho scoperto della loro esistenza leggendo "Fair play", uno dei libri da "adulti" di Tove Jansson che racconta la quotidianità di una coppia lesbica di artiste avanti con l'età, ma molto molto attive.

 Considerando che la Jansson ebbe una lunghissima storia d'amore con l'ex compagna di studi e artista Tuulikki Pietila, immagino ci fosse molto d'autobiografico.

 In ogni caso, i Mumin, sorta di soffici ippopotami bianchi, in Scandinavia e pare anche in Giappone sono famosissimi, talmente tanto da avere un parco a tema.

  In Italia i fumetti hanno avuto alterne fortune e finalmente sono stati rieditati da Iperborea.

 Il primo della serie, "Follie invernali", è praticamente perfetto per il Natale: racconta infatti delle disavventure dei Mumin alle prese col signor Brio, omino che adora l'inverno, la neve e le sciate e vuole goderseli a tutti i costi. Tutti.

Per chi è: per bambini, per grandi nostalgici e per gli appassionati di fumetti vintage.


UNA VITA APPARENTEMENTE PERFETTA di Michelle Hunziker ed. Mondadori:

 Non credevo che nella mia vita avrei mai recensito né tantomeno consigliato un libro di Michelle Hunziker, ma non bisogna mai e poi mai mettere limiti alla provvidenza.

 Non ho mai avuto una particolare passione per la Hunziker, ma, grazie ai Gente di mia nonna, anche io sapevo vagamente che, durante la crisi con Ramazzotti, era finita nelle grinfie di una setta.

 In realtà non avevo neanche ben capito fosse una setta, ma credevo, più blandamente, fosse una di quelle robe fuffologiche un po' blande a cui, di tanto in tanto, si affidano star e starlette in vena di sentirsi originali. Invece mi sbagliavo.

 "Una vita apparentemente perfetta" è talmente incredibile da un certo punto di vista, da sembrare la trama di un avvincente romanzo che uno scrittore italiano di talento avrebbe potuto inventare. Invece, mentre i nostri autori si perdono nei drammi dei borghesi o nelle profondità silenziose delle montagne, la vita vissuta li batte nettamente in originalità.

 La storia di una donna di successo della tv che finisce preda di una setta (una VERA setta, con riti precisi, principi parareligiosi, indottrinamento, vessazioni psicologiche e via dicendo) e vi rimane invischiata per anni nonostante tutti i tentativi di amici e parenti per tirarla fuori, che cade man mano preda di deliri spirituali e spiritici orchestrati da loschi personaggi in lotta tra loro, è qualcosa di incredibile nel vero senso della parola.

 A ciò si aggiunga che chiunque abbia aiutato la Hunziker a scrivere (immagino che non abbia fatto tutto da sola) è stato capace di dare al tutto un tono molto ansiogeno, ma non per questo romanzesco.
 Menzione di merito, in ogni caso a lei che, oltre ad aver avuto il fegato di parlare di una cosa del genere per filo e per segno, ha deciso di non assumere un tono da vittima degli eventi, ma di parziale complice delle sue disgrazie.

 Per chi è: per chi ama le "storie vere" o è appassionato di psicologia. Ce n'è da interrogarsi.

L'IMBUSTASTORIE ed. Abeditore:

 Ogni anno cerco di inserire nei miei consigli natalizi anche quello che considero il "consiglio jolly".

 Tutti hanno quei regalini senza impegno da fare a persone che non sono sconosciuti, ma neanche amici: legioni di colleghi, conoscenti della palestra, compagni di teatro, gente con cui per motivi vari ed eventuali intrattenete un frequente cordiale rapporto che comporta anche un "pensierino", possibilmente grazioso, possibilmente low cost.

 Ebbene, quest'anno la abeditore, in extremis, giunge ad aiutare le nostre tasche con una nuovissima collana: l'imbustastorie.
 L'idea è quella di una busta (che si può tranquillamente spedire) all'interno della quale sono contenuti tre fogli sfusi diversi su cui sono stampate tre fiabe magnificamente illustrate in uno stile un po' vintage.
 In più c'è anche una cartolina originale.

 Per ora le buste tra cui potete scegliere sono otto e la differenza sta nel luogo di provenienza delle fiabe in esse contenute: Catalogna, Provenza, Giappone ecc.

Foto illustrativa mia, guardate che spettacolo
 Il prezzo: 3,50 euro.

 Se volete effettivamente vedere cosa intendo con "buste da spedire con grafica stupenda" basta andare al sito apposito.
 Questi giorni me ne sono arrivate via posta alcune e sono BELLISSIME. Altro che stupidaggine presa da Tiger, qui sì che fate un figurone.

Per chi: per le persone a cui dovete fare un "pensierino" MA ANCHE per gli amici lontani a cui vorreste mandare qualcosa.

RACCONTI DA RIDERE aa. vv. Einaudi:

 Il settore di umorismo, sostanzialmente dimenticato per il resto dell'anno, vive un rinnovato momento di gloria ogni dicembre.

 Moltissime persone over 55, probabilmente memori dei bei tempi andati, quando le vignette di Forattini facevano scuola alle masse (ricordo che anche mio nonno aveva i suoi libri e da bambina li sfogliavo senza capirci niente), entrano in libreria con l'idea che un libro "che fa ridere" sia ancora un regalo gradito con cui non puoi sbagliare.

 Indicativamente non hanno sempre torto, ma ultimamente di Forattinate non ne escono molte. Ogni anno c'è il classico titolo che salva capra e cavoli (quest'anno Antonio Albanese), ma esistono anche altre soluzioni meno vintage.

 Se siete alla ricerca di un libro che "fa ridere" quest'anno Einaudi ha pubblicato una graziosa antologia di racconti esilaranti che raccoglie firme vecchie e nuove di livello: Cechov, Benni, Nora Ephron, Woody Allen, Fante, Umberto Eco e molti altri.
 Magari invece di regalare la decima copia de "Il milanese imbruttito" o "Se i quadri potessero parlare", potrebbe essere un'idea.

Per chi è: Per chi ama i bei racconti raffinati e i libri allegri (e posso assicurarvi che trovarne è sempre un'impresa).


MONOPOLY di TEX e TRIVIAL PURSUIT dei fumetti ed. Bonelli:


Questo Natale in verità, per gli appassionati di fumetti Bonelli è una gigafiesta per gli occhi: sono usciti  il libro tributo con le copertine di Dylan Dog e la biografia di Tiziano Sclavi.

 Tuttavia se temete che il vostro compulsivo amico abbia già tutto, potete tentare con due giochi freschi freschi di Lucca: il "Monopoly" di Tex (a cui è abbinato anche "Vendetta indiana") e il Trivial Pursuit dei fumetti (a cui è allegato un libretto sui personaggi Bonelli).

 Potreste trarne del beneficio anche voi: invece di giocare a tombola o al complicatissimo mercante in fiera, con questi pratici giochi alla persona giusta potreste aprirvi nuovi orizzonti.

 Per chi è: lo storico appassionato di Tex, amanti dei fumetti e nostalgici degli anni '80.


DIARIO DI UNA DOTTORANDA di Tiphanie Riviere ed. Clichy:

 Nel corso della mia esistenza ho conosciuto una quantità di dottorandi davvero notevole, talmente tanto che mi sono chiesta, a un certo punto, quanti ce ne fossero in Italia.

 In ogni caso il tratto comune a tutti era: placida tranquillità fino all'ultimo anno di dottorato, quando tutte le energie dovevano infine convogliare verso un testo di senso molto compiuto.

 Tiphanie Rivière racconta le vicissitudini di una dottoranda di belle speranze partita con le migliori intenzioni: finirò in tempo, non mi stresserò, ho una tabella di marcia precisa.

 Peccato che l'università francese, da un certo punto di vista, non sia troppo distante da quella italiana e regali tragicomiche perle tra professori, burocrazia, lezioni da seguire e da impartire.

 Senza contare quel delirio cervellotico nel quale si finisce nel momento in cui si studia per troppo tempo una cosa.
 All'inizio sembra fattibile poi ti rendi conto che potresti studiare in eterno anche la cosa più banale.
 Il momento "pozzo senza fondo" con le conseguenze del caso è dietro l'angolo.
 La graphic che ne viene fuori è agile, carina, divertente.

 Per chi è: tutti i vostri amici e parenti che stanno ancora studiando, se tesisti o dottorandi ancor meglio.

lunedì 4 dicembre 2017

Consigli di Natale 2017 parte I! Per amanti di storia, geografia, Jane Austen, Downton Abbey, religione, manga lgbt e belle storie YA.



 Prima di partire per Più libri Più liberi è giusto e doveroso iniziare a seminare i consigli di Natale, anche perché so che finirà come tutti gli anni: inizio verso il 3-4 dicembre e mi sento in super anticipo e in un attimo arriva il 22 e vi do praticamente i consigli per capodanno e la befana.



In questa prima infornata c'è, ahimè, poca narrativa, ma prometto che recupererò con la prossima.



 Intanto che si cominci!






"TERRE SCOMPARSE" di Bjorn Berge ed. Ponte alle grazie:

 Il mondo contemporaneo ci ha dato tanto, ma ci ha di certo reso orfani di un grande gusto: quello dell'avventura.

 Fino a non moltissimo tempo fa potevi ancora sperare di essere la prima persona a piantare la prima bandiera da qualche parte, poi un secolo scarso è bastato a uccidere ogni entusiasmo. 

 Non è un caso, secondo me, che il cosmo non ci interessi più di tanto: negli anni '60 la gente faceva il tifo per i cosmonauti, adesso quando una sonda fa qualche foto eccezionale, l'unica cosa che si è in grado di chiedere è, "Sì, ma quanti soldi ci è costato?".

 Tuttavia, il tarlo a qualcuno dev'essere rimasto visto che da qualche anno in libreria spopolano una serie di Atlanti: quello dei luoghi maledetti, delle isole misteriose, perdute, varie ed eventuali.

 Se avete tra i vostri amici un appassionato del tema, il libro per lui è "Terre scomparse", una saggio anche abbastanza cicciottello su stati che furono e che non sono più.

Lingue di terra che furono stati di nome e mai di fatto, stati di brevissima durata, città stato nate dalle guerre e solo per il tempo di una guerra (la città di Mafeking durante la guerra boera nel Transvaal a cui partecipò anche il fondatore degli scout, Baden Powell, ricordo ancora la canzoncina: "C'era la guerra, la guerra nel Transvaal, boeri contro inglesi e c'era un general larinsunfralalillalero"), regni dominati da principesse islamiche, come Bhopal, distrutti nel nostro secolo dai disastri di multinazionali senza scrupoli.

 C'è spazio anche per stati che furono e non sono più, come la ex Iugoslavia. Ricordo che quando studiavo geografia alle elementari il caos in tal senso era tale che ogni anno toccava aggiornarsi. Mai dimenticherò che per me il primo nome della Russia fu CSI: comunità di stati indipendenti!

Per chi è: per gli amanti della geografia e della storia.


"RE MAGI" di Franco Cardini ed. Marsilio:

 Vengono da lontano, da una galattica civiltà, su un cammello lampo, re magi col manto.

 Ricordo che da bambina, mio padre, costruttore di presepi molto belli (come molti napoletani) faceva lentamente avanzare i re Magi sulle creste delle montagne innevate del presepe. Ogni giorno più vicino alla grotta (sul finale c'erano le statuine inginocchiate, giù dal cammello).

 Ma chi erano davvero i re Magi?

 Al contrario di altri aneddoti e dettagli simili, in realtà contenuti nei vari vangeli apocrifi (come la presenza del bue e dell'asino), i Magi sono certificati dal Vangelo di Matteo in persona: 

 "Alcuni magi giunsero da Gerusalemme a Oriente e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo."
 Un particolare a dir poco fiabesco che non dice molto della natura di questi lontani adoratori: magi stava per maghi o per re? 

 E da quale oriente provenivano? Come avevano saputo che seguendo una stella cometa avrebbero raggiunto una divinità nascente? E perché loro, di certo di altri credi, avevano sentito il dovere di venire a rendere omaggio al bambino divino di un'altra religione?

 Alcuni li vogliono sacerdoti di Zoroastro, profeta la cui religione era diffusa nella regione indoiranica, altri che fossero effettivamente dei re.
 Molti altri hanno fatto notare come invece l'idea stessa di uomini importanti venuti da molto lontano a rendere omaggio alla nascita di Gesù fosse fin troppo metaforica e carica di significati per credere che questi tre uomini siano esistiti davvero.

Per chi è: per chi ama i presepi, le curiosità storiche e il Natale come festività religiosa (ma detesta gli stucchevoli libri su quanto sia bello essere cattolici sotto le feste).


PER CHI E': Un saggio molto natalizio, anche per chi non crede, e specialmente indicato, secondo me, per chi ama il presepe.


"IL MARITO DI MIO FRATELLO" di Gengoroh Tagame ed. Panini:

 Se ci tenete a fare un regalo queer a un vostro amico/amica (anche non necessariamente gay, magari semplicemente pazzo dello show di RuPaul o appassionato di bei libri a tema) voglio consigliare per questo natale un manga e un libro tributo.

 Il manga è il primo di due volumi "Il marito di mio fratello", una sorta di piccolo bignami che bisognerebbe donare a tutte le sentinelle in piedi sotto l'albero (se non fosse che probabilmente ci farebbero un falò).

 Racconta la storia di Yaichi, giovane padre single della piccola Kana, che un giorno si vede piombare in casa il gigantesco canadese Mike, il marito di suo fratello appunto, appena defunto in quel della landa di Trudeau.

 Mike è venuto in Giappone a visitare i luoghi dell'infanzia del marito (anche se pare debba anche portare a compimento un'imprecisata promessa) e, malgrado Yaichi desideri tanto che l'infausto cognato schiodi da casa il prima possibile, nulla può davanti all'entusiasmo della figlioletta, letteralmente entusiasta della presenza di uno zio straniero.

 La storia smonta pezzo per pezzo tutti i pregiudizi che una persona etero che non ha mai conosciuto (o voluto conoscere, come Yuichi non hai davvero voluto conoscere il defunto fratello) persone gay può avere in merito.

 Il terrore di Yuichi, padre estremamente amorevole, è che appunto la figlioletta possa venire traumatizzata dall'idea che lo zio avesse un marito, tuttavia scopre che per la figlia tutto, una volta spiegato con parole adatte e semplici, è estremamente naturali. Quando aveva paura per lei, in realtà Yaichi temeva solo per sé stesso e i suoi limiti mentali.

 Del resto anche Yaichi soffre di una forma di discriminazione: in un paese estremamente maschilista come il Giappone, una volta divorziato, è lui a prendersi cura della bambina e della casa. Vive grazie alla rendita di un condominio ereditato che gestisce come amministratore e confessa a Mike di sapere che dopotutto "Non è un lavoro onorevole".

 La storia è dolcissima, la straconsiglio a tutti, anzi, forse più che all'amico gay in cerca di nuove letture è il caso di regalarlo a quel parente che sì ok portate il vostro compagno o compagna a cena e va tutto bene perché non può dire nulla, però, dio mio, qualcuno pensi ai bambini!

 Il libro tributo invece è "Love is love" ed è finalmente l'edizione italiana di una raccolta di disegni e fumetti di famosi autori di fumetti fatti apposta per questo volume, il cui ricavato va alle famiglie delle vittime della strage di Orlando. Per inciso, lo voglio moltissimo.

 Per chi è: L'amic* lgbt, appassionato di tematiche lgbt, ma anche il parente e amico che tutte le volte che vi vede vi chiede robe assurde tipo "Chi è la moglie e chi il marito" o "Come fanno sesso le lesbiche?" (esistono e sono tanti).
 Il libro tributo invece è per tutti gli amici che a Natale chiedono "non regali, ma opere di bene".


"LUCENERA" di Barbara Baldi ed. Oblomov e "L'ASSASSINIO DI FLORENCE NIGHTINGALE SHORE" di Jessica Fellowes ed. Neri Pozza: 

 Alzi la mano chi non ha l'amica amante di Jane Austen.
 Essa è una costante nella vita di ogni lettore, come lo è l'amante di telefilm e film sugli zombie per gli appassionati di serie e cinema.

 Ogni anno sapete che dovrete lanciarle, quale dono votivo, un libro a tema e, devo dire, per vostra fortuna lo sanno pure le case editrici che danno un senso all'esistenza delle fascette giusto in questi casi scrivendovi a caratteri cubitale: "SE AMATE JANE AUSTEN" o "PER GLI AMANTI DI DOWNTON ABBEY".

 Per la prima tipologia vi suggerisco un regalo un po' spericolato: "Lucenera" di Barbara Baldi. 

 Spericolato perché si tratta di una graphic novel, genere spesso snobbato dai non lettori di fumetti.
 Eppure la storia è fatta apposta per rubare il cuore a tutte e tutti gli appassionati della campagna inglese ottocentesca, delle trine, dei vestiti lunghi e accollati, delle vecchie zie che muoiono lasciando difficili eredità.

 La storia comincia quando una vecchia zia muore lasciando tutti suoi avere alle due nipoti: Olivia e Clara.

 Olivia riceve il denaro e Clara la tenuta, con grande scorno di Olivia che se ne va via indispettita. In realtà Clara non ha fatto questo grande affare: la tenuta infatti è morente e nessuno sforzo sembra riuscire a salvarla dalla rovina, nonostante a lei la ragazza sacrifichi ogni cosa, compreso il suo grande sogno di entrare in un'accademia di musica.

 La storia è graficamente bellissima, con toni molto scuri, illuminati solo in parte dalla ardenti luci di camini e candele, restituendo in tal modo la sensazione gelida e umida della sperduta brughiera inglese.

 Il ritmo procede con la giusta lentezza e le emozioni sono grandi, ma trattenute, proprio come conviene a qualsiasi signorina alla Austen.

 Di rapina vi lascio anche il consiglio "Downton Abbey" già testato sulla madre di dolcemetà, grandissima appassionata della serie (un grazie speciale a Neri Pozza che col suo catalogo ad hoc mi salva ad ogni ricorrenza): "L'assassino di Florence Nightingale Shore".

 La storia, che si basa su un omicidio realmente avvenuto, parte dall'assassinio di un'infermiera, la Florence del titolo, salita impellicciata su un treno e mai più scesa.
 Ad indagare sarà la diciottenne Louisa, ragazza a servizio della celebre famiglia Mitford, sì proprio quella della Nancy di "L'amore in un clima freddo".

 Jessica Fellowes (che manco a dirlo è la nipote del creatore di "DA") intreccia finzione, miti dell'aristocratica Inghilterra che fu, cronaca e tanta tanta, secondo me, furbizia.
 Farete un figurone e Jessica tanti soldi.

Per chi è: amanti di Jane Austen e "Downton Abbey".


"L'ULTIMA LEZIONE DI MISS BIXBY" di John David Anderson ed. Mondadori:

 Non è facile scrivere libri per i cosiddetti YA, non è facile sceglierli e non è facile regalarglieli, perciò spesso si passa per la via più facile: biografia di un cantante amato (anche a me fu regalata una biografia di Ligabue alle medie), biografia di youtuber amato, un'altra cosa, qualsiasi cosa non sia libro.

 Eppure, se il giovane lettore ama leggere o comunque lo fa volentieri, è un peccato deporre le armi.

 Se avete un 12-13-14enne in casa che non invoca l'Anticristo alla visione di un libro, "L'ultima lezione di Miss Bixby" può fare al caso vostro.

 Ci troviamo davanti a uno di quei rari libri in grado di parlare di insegnanti, scuola e buoni sentimenti senza che tutto non sembri assurdamente stantio o pesantemente posticcio.

 La storia è scritta dal punto di vista alternato (un espediente ultimamente molto amato) di tre giovanissimi studenti: Brand, Topher e Steve.

 Tutti e tre amano molto la loro giovane insegnante, miss Bixby, diversa da tutti gli altri: ha i capelli rosa, insegna in modo particolare, si appunta i sogni dei suoi alunni, sorride e legge libri fantasy.

 Purtroppo, prima della fine dell'anno scolastico, annuncia il suo ritiro: ha una grave incurabile malattia.

 I tre giovini, dopo un momento di sconvolgimento, tentano di ricostruire la sua ultima giornata perfetta, così come lei, durante una lezione l'aveva descritta.
 Certo, c'è di sguazzare nella tragedia e nei buoni sentimenti, ma i buoni sentimenti ultimamente sono molto sottovalutati e non trovo fuori luogo, almeno a Natale, ricordare ai ragazzi che essere gentili è il primo passo per essere delle brave persone.


domenica 3 dicembre 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Regali fatti col cuore".

Come sempre avviene alle soglie di un evento importante, peste mi sta cogliendo, ma tengo duro per Più Libri più Liberi.
 Avvoltolata nelle mie coperte il più possibile, ecco a voi una nuova perla.
 Siete pronti a ricevere i regali più assurdi sotto l'albero? Direi di prepararvi.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Regali fatti col cuore"!






sabato 2 dicembre 2017

La locandina con le mie pregiate presenze agli stand 001 edizioni e Verbavolant durante Più LIbri più liberi a Roma!

 Finalmente ecco che sono riuscita a produrre la locandina indicativa dei miei spostamenti a Più libri più liberi!
 Gli orari precisissimi poi li scriverò su fb, twitter, instagram, devo ancora capire quanti secoli ci metterò per arrivare da casa dei miei all'Eur.
 Accorrete numerosissiiiiiiiiiiiiiiimi!!! 


giovedì 30 novembre 2017

Piccole recensioni tra amici! L'amore al tempo dei trentenni in una doppietta con un NI stiracchiato e un SI' convintissimo: "La giusta mezura" di Flavia Biondi e "Corpi sonori" di Julie Maroh.

 Tornano, dopo un'infinita di tempo, le piccole recensioni tra amici!

 Casualmente le due recensioni di oggi, una molto positiva, l'altra meno, hanno un tema simile: l'amore al tempo dei trentenni.
 Come amano i trentenni di oggi? Nel modo stereotipato delle serie tv in cui fanno robe confuse come innamorarsi e sposarsi dopo 3 secondi o peterpaneggiando eternamente amando smodatamente rotolarsi sul divano col pc davanti?

 Non proprio. Come scrivo anche nella recensione di cui sotto al libro di Julie Maroh, semplicemente, i trentenni di adesso amano in un modo che una società molto ipocrita e molto bacchettona (e molto vecchia e attaccata ai bei tempi che furono, nostalgici verso decenni della storia italiana opposti e diversi) non è disposta a rappresentare.

 Ma non esiste solo quello che si vede, e non è vero che una società molto social mette in mostra davvero tutto.

 Ci sono cose nascoste molto bene e i trentenni che smanettano coi pc molto meglio dei cinquantenni (tendenzialmente) sanno cosa filtrare e cosa no.
 Almeno una buona parte.

 Forza! Bando alle ciance! Recension!

LA GIUSTA MEZURA di Flavia Biondi ed. Bao Publishing:

 Era, sia perché molto pubblicizzato, sia perché i precedenti lavori di Flavia Biondi sono considerevoli, un libro molto atteso. Ecco, forse un libro troppo atteso.

  Quindi immaginavo una storia straordinaria, anche perché, ripeto, tutti i suoi libri precedenti, anche quelli editi Renbooks mi avevano colpito molto.

 Invece il mio è un NI molto stiracchiato.


Forse perché esce dopo un libro, sempre Bao, in qualche modo molto simile, "Un anno senza te" di Luca Vanzella e Giopota, forse perché il finale è troppo ottimista (è sempre difficile essere crudeli coi propri personaggi, sono come figli in un certo senso), non mi è parso un libro particolarmente potente.


 La storia è quella di una giovane coppia in giusta crisi. Giusta perché quando ti fidanzi molto giovane e raggiungi la prima maturità è, secondo me, ovvio che arrivino cascate di domande e dubbi: chi sono io? Chi è la persona che ho accanto? Siamo quelli di dieci anni fa o siamo cambiati? 

 Domande legittime a qualsiasi età, ma tra i 19 e i 29 anni passa effettivamente un'eternità.

 A 19 sei gioioso e pieno di fiducia verso il mondo, inizi a studiare all'università convinto che riuscirai a fare tutto quello che sogni e desideri poi pem, appena ti laurei la realtà ti schiaffeggia fortissimo.
 Nell'arco di sei mesi passi dallo scrivere una complicatissima tesi che analizza 700 libri diversi al battere scontrini in un supermercato o cimentarti in altri ameni lavori che i giovani non choosy devono fare prima di sperare di agognare ad un malpagato stage.

 Sì lo sapevi anche prima studiando alcune facoltà (sempre di più in realtà) che non sarebbe stato facile, ma nessuno ti aveva avvisato che sarebbe stato proprio impossibile. 
 Soprattutto nessuno ti aveva detto che saresti passato in un lampo dall'incoraggiamento collettivo a perseguire i tuoi sogni, al "bisogna iniziare a lavorare, butta alle ortiche tutto e smettila di perdere tempo con cose inutili".
 Come dice uno dei protagonisti: se è così perché non smettono di fingere fin dall'inizio?

 Il tema quindi c'era: il momento dello scarto tra giovinezza ed età adulta che diventa crisi esistenziale ed anche amorosa.

 Lei ama lui o forse non lo ama più, non lo sa, lui è preso da un romanzo medievale che pubblica a puntate su internet, vivono insieme (ad altre 4 persone ex universitari) ma non si parlano più, perciò quando arriva la tentazione bisogna cedere o no?

 Non so, non mi ha convinto. Ho trovato l'idea forte, ma lo svolgimento non all'altezza.

  Tutto alla fine si risolve troppo bene, ci sono pezzi di trama un po' inutili (il famoso padre lontano a cui lei presta una quantità di soldi che non so neanche bene come faccia a mettere da parte) o i momenti della storia medievale (sì, lo so che sono il modo che lui ha di esprimersi, ma è un po' telefonato come si dice a teatro) che di certo rapiranno il cuore di alcuni, non hanno rapito il mio.

 Nei libri precedenti, penso anche a "L'orgoglio di Leone", la Biondi non ha avuto paura di prendere decisioni difficili ed essere "cattiva" quando serviva. 

 Non ha offerto soluzioni facili che invece qui, ad un certo punto, sembrano a portata di mano.
 Peccato.


CORPI SONORI di Julie Maroh ed. 9L Panini:

 Julie Maroh, l'autrice del fortunatissimo "Il blu è un colore caldo" trasporto al cinema in un bel (oh per me, lungaggini a parte, è davvero bello) film "La viè d'Adele), ha dato alle stampe una nuova fatica: "Corpi sonori".

 Premettiamo che, a me il famoso primo libro era piaciuto abbastanza, a parte il veloce e scontato (per una storia lesbica, far morire una delle due è davvero scontatissimo) finale, ma l'avevo perdonata per la giovanissima età in cui l'aveva pensato e disegnato.

 Tuttavia il secondo, "Skandalon", che ad una presentazione avevo sentito cripticamente (per me ancora cripticamente) definire "l'altra faccia della medaglia" di "Il blu è un colore colore caldo", non mi era piaciuto affatto.

 Se era straordinariamente migliorata dal punto di vista grafico, la storia era proprio poverella: un cantante maledettissimo, bello, ma maledettissimo, in cima a tutte le classifiche, finisce al centro d'uno scandalo e di una vendetta per aver violentato una ragazza.

 Un'idea affrontata male e anche in modo banale, e sì che c'era pure uno spunto in carne ed ossa: il cantante dei Noire Désir che uccise a botte la compagna, la cantante Marie Trintignant.

 Ero poco fiduciosa perciò verso "Corpi sonori" e invece è uno dei miei consigli per il Natale.

 Il target specifico è: trentenni e poco più che trentenni (o poco meno) perché è di loro che parla questo libro con un tema, l'amore, in tutte le sue innumerevoli declinazioni contemporanee.

 Vi ricordate "Comizi d'amore" di Pasolini che indagava i nuovi costumi sessuali degli italiani? Ovviamente la Maroh non è all'altezza di Pasolini, ma fa un'operazione simile: come amano e come percepiscono il sesso i trentenni d'adesso? Nel modo patinato e plastificato che ci restituiscono i media? Siamo davvero una generazione pigra, più attratta dal pc che dal sesso? Incapace di vere relazioni, liquidi come liquida è la società, egocentrici, egoisti ecc.

 No, in realtà le cose stanno in un modo molto diverso. 

 Come dimostra Julie, semplicemente, i cosiddetti Millennials percepiscono l'amore e il sesso in un modo che la società, molto vecchia e bacchettona, non è disposta assolutamente a rappresentare.

 Perciò fanno sesso, s'innamorano, si disinnamorano in modi irrappresentabili e quindi invisibili.

 Julie Maroh, in questo libro diviso per brevissimi episodi cerca di compendiarne il più possibile, ambientando tutte le storie nell'aperta e cosmopolita Montreal in cui religioni, etnie, nazionalità e orientamenti sessuali di qualsiasi genere, vivono felicemente sotto l'ombra benevola del Canada di Trudeau, quasi ultimo baluardo di convivenza civile in un mondo sull'orlo di una crisi di nervi d'odio e bacchettonaggine.

 Sono rappresentate coppie di ogni genere (anche una troppia!): gay, lesbiche, etero, miste, poliamoriste, giovani, anziane. 

 E' rappresentata la storia d'amore di una donna lesbica e un uomo transgender (è la PRIMISSIMA volta che ne vedo rappresentata una in qualche forma, finora avevo visto un paio di film in cui era presente una storia d'amore tra una donna lesbica e una donna transgender).

 C'è l'amore come ossessione, chi preso dalle proprie paturnie personali non trova neanche il coraggio di scrivere un messaggio e distrugge sul nascere una potenziale storia d'amore, il ragazzo che segue in biblioteca la ragazza velata a cui non ha il coraggio di rivolgere parola, c'è l'amore a prima vista e chi ricorda un vecchio amore che non c'è più, c'è chi fa l'amante innamorato di qualcuno che vuole solo un amante (questa è una grande hit di qualsiasi generazione), c'è anche il ragazzo innamorato di una poliamorista che non riesce ad accettare il poliamorismo (su questo potremmo aprire un dibattito eterno, ma conosco DAVVERO persone che si sono lasciate per questo motivo, quindi quando ho visto finalmente questa storia ero strabiliata).

 Se davvero volete sapere cosa fanno i trentenni dietro i loro paraventi, se davvero immaginate che passino le loro serate unicamente sul divano a guardare Netflix, questo libro distruggerà ogni vostra certezza.

 Davvero davvero bello.

mercoledì 29 novembre 2017

Aggiornamenti vari ed eventuali su Giveaway per chi acquista i miei due favolosi tomi, incontri a Più Libri Più Liberi e recensioni!

 In questi giorni sono svanita perché, per un nuovo progetto di cui parlerò dopo Natale, sto studiando come una pazza.

 Con mio grande piacere ho scoperto che molto di quel che credevo di aver dimenticato dopo l'università, in realtà è sempre stato nel mio cervello e aveva solo bisogno di una rinfrescata. Ciò non toglie che la rinfrescata richieda tempo.

 In ogni caso, ci sono diverse cose sui due libri appena usciti che richiedono un aggiornamento per chi non mi segue sui social vari:

1) Ho lanciato un giveaway.
 Ho meticolosamente disegnato tre tavole natalizie che possono essere gioiosamente vinte da chiunque compri e  faccia una foto o a "Quanti dolori, giovane libraia!" o a "Litania per un lettore lamentoso". Foto con o senza di voi da farmi giungere come favorite, attraverso social o la solita mail: lagiovanelibraia@libero.it

 La scadenza, visto che in parecchi posti i libri ancora non sono arrivati è il 15 dicembre (dopo c'è il rischio che le poste non ve li facciano giungere per Natale come spero avvenga).
 Questi gli avvenenti oggetti del desiderio:



Ps. Ho anche due disegnetti di prova, molto meno belli e appunto di prova, quindi non sexy e avvenenti come questi, probabilmente li donerò in fiera, come dove ve lo segnalo appena ho capito.


2) Il libraio ha scritto un articolo su "Litania per un lettore lamentoso" che ha reso molto gioiosa e felice le mie giornate!
  

                   Recensione su "Il libraio"


3) Vi ricordo che sarò a PIU' LIBRI PIU' LIBERI. Devo finire la locandina (non so quando non so come, ma lo farò), intanto indicativamente posso dirvi che:

Il 6 mattina sarò allo stand 001
Il 6 pomeriggio allo stand Verbavolant, anche perché alle ore 17:30 ci sarà un incontro con me e Marco Petrella nell'ambito della manifestazione (guardate bene il calendario degli eventi quei giorni, appena so la sala la segnalo).
Il 7 mattina sarò da Verbavolant e il pomeriggio da 001 e l'8 mattina probabilmente da 001.
 Poi torno a Milano a tumularmi in libreria.
 Vivande e calore umano saranno benaccetti.




sabato 25 novembre 2017

La giornata contro la violenza sulle donne e il vero fulcro del problema: quel legame potentissimo tra potere, virilità e sottomissione. Leggere "The Power" di Naomi Alderman per capire.

 In questa giornata contro la violenza sulle donne, potrei parlare di molti libri, infiniti, troppi purtroppo.

Potrei ricordare, e la ricordo ora, come ogni anno, Stefania Noce  per l'emblematicità della sua storia, quella di una studentessa universitaria, femminista, consapevole, uccisa assieme a suo nonno dall'ex fidanzato che non accettava la fine della loro storia.

 Emblematica perché distrugge molti alibi che vogliono la donna sempre complice della violenza che subisce: non era una persona debole, non era fragile, non subiva, non si era messa con un "poco di buono". E comunque nessuna di queste cose è una motivazione per subire violenza o per esserne dette complici.

 Il libro di cui credo sia il caso di parlare oggi è "The power" di Naomi Alderman, libro di fantascienza, infelicemente e incomprensibilmente tradotto dalla Nottetempo edizioni col titolo "Ragazze elettriche".

 Incomprensibilmente perché sì, la trama parla effettivamente di un futuro vicino in cui le adolescenti sviluppano d'improvviso una sorta di organo posto vicino alla clavicola che permette loro di generare scariche elettriche devastanti (ma anche in grado di dare piacere se usate in un certo modo), ma non è certo quello il fulcro della trama.
 Come, nella giornata sulla violenza sulle donne, non è davvero la violenza la questione su cui dirimere.

 Quello di cui si dovrebbe davvero parlare è lui: IL POTERE.


 Ho visto su fb che molti hanno già iniziato la solita tiritera del: ah, ma non sono solo contro la violenza sulle donne, sono contro la violenza in generale. Grazie. Davvero un contributo prezioso e soprattutto pregnante sulla questione. Siamo tutti contro la violenza. O almeno pare che oggi lo siano tutti, dopo aver passato mesi a buttare odio sui migranti e altre sciocchezzuole del genere.


 Il punto non è essere contro la violenza, ma capire perché esiste nella forma in cui esiste la violenza sulle donne che, personalmente, credo abbia la stessa radice di tutti i tipi di violenza: la sopraffazione e la sottomissione.

 Quel che è importante capire, e che il libro di Naomi Alderman spiega molto bene, è perché nel caso della violenza sulle donne ci troviamo di fronte a una manifestazione così frequente, virulenta, abituale eppure allo stesso tempo incompresa e incomprensibile, come visto anche durante il caso Weinstein.

 Nel libro della Alderman appunto delle adolescenti scoprono improvvisamente di possedere questo organo in grado di generare scosse elettriche violente, anche mortali se incontrollate.
 La cosa interessante è che la trama si concentra sul momento esatto della scoperta. Non ci troviamo 10 anni dopo o 20 anni dopo, ma nell'esatto momento.

 Come se voi domattina vi svegliaste e scopriste che siete in grado di mandare in tilt tutti gli elettrodomestici di casa o poteste diventare una sorta di teaser vivente.
 Come vi sentireste?
 Terrorizzati, spaventati, non credo felici di una cosa potenzialmente mortale che non sapete che conseguenze potrebbe avere sugli altri, ma anche su di voi. Potrebbe uccidervi? Potrebbe uccidere?

 Ma se voi vi trovaste in una situazione terribile. Se voi foste la ragazza rumena ridotta in schiavitù da quell'uomo in Calabria, se foste una donna finita nella tratta delle bianche, se vi trovaste in un paese del mondo in cui essere donna vi impedisce di uscire di casa senza la presenza di un uomo, come la prendereste?
 Non vedreste forse una possibilità di fuga? 

 Ed è quello che le protagoniste della storia, la figlia di un boss della mala che vede sua madre uccisa da scagnozzi rivali e una ragazzina abusata dalla famiglia affidataria, si rendono conto di poter fare.
 Loro POSSONO usare a loro vantaggio le potenzialità del nuovo inaspettato organo. Loro hanno POTERE finalmente.

E lo scoprono le donne dell'Arabia Saudita, lo scoprono le donne costrette alla prostituzione, lo scoprono pian piano tutte le donne sottomesse del mondo. Quelle che finora il potere lo hanno subito.
 Più lenta e terrorizzata è invece la consapevolezza di chi, dopotutto, quel potere non lo subiva con forza, di chi vorrebbe che tutto restasse uguale perché andava tutto bene, non c'era nessun problema.
 La sottomissione data dal potere costituito, su di loro, non era davvero forte.

 Ed è quello che accade alla figlia adolescente di un'altra protagonista, una politica americana che si batte perché vengano istituiti dei campi per addestrare queste ragazze, cosa a cui gli uomini si oppongono strenuamente, speranzosi che il problema così com'è nato, muoia.

 Ma il problema si aggrava quando si scopre che non solo le ragazzine posseggono quest'organo, ma sono in grado di "risvegliarlo" anche nelle donne adulte.

 In un crescendo si arriva ad un punto in cui il sistema basato sul potere precedente inizia a scricchiolare: l'Arabia Saudita vive una stagione di rivolte femminili che cacciano gli sceicchi al potere, a est sorgono degli stati indipendenti, negli Stati Uniti viene fondata una religione femminile e le ragazze più giovani capiscono che il potere adesso pende dalla loro parte e iniziano a farne assieme all'uso anche un abuso. Le parti iniziano a invertirsi e il mondo corre verso un'inevitabile, gigantesca guerra.

 Perché questo libro è particolarmente bello?


 Perché non parla di difetti maschili e virtù femminili o difetti femminili e virtù maschili. Non ci dice che un mondo governato da donne sarà migliore perché le donne "sanno ascoltare, sono madri, sono assertive, sono qui e sono lì" (anzi) questo libro racconta benissimo qual è la vera questione in gioco: il potere.



 Il sistema di potere vigente, di stampo patriarcale (in occidente picconato abbastanza nell'ultimo secolo, ma non tanto quanto crediamo) si fonda su un'idea di maschile e femminile contrapposti.

 Non solo, ma pretende che la virilità, l'essenza stessa degli uomini, debba essere continuamente comprovata tramite atti di forza e sottomissione nei confronti di altri uomini, ma, soprattutto nei confronti di chi si ritiene più debole: donne, omosessuali (non ritenuti "davvero" uomini e anche per questo confusi con le donne transgender), minoranze varie ed eventuali.

 Ma, in primis, gli uomini per essere "veri" uomini devono stabilire il loro potere su coloro che per prime ritengono "altro" rispetto a loro: le donne.


 Un "vero" uomo non si fa mettere i piedi in testa da una donna, non permette che una donna comandi, non tollera una donna sopra di lui, non tollera che una donna possa prendere la decisione di lasciarlo, di andarsene, di essere indipendente.


 Un uomo che non ha "il controllo" della propria donna come fa a dirsi tale? La virilità si misura nella quantità di potere che riesci a dimostrare di avere.

 Ovviamente so che per molti uomini finalmente non è così e dico finalmente anche e soprattutto per loro.

 Perché se ritengo che una donna debba essere libera dagli stereotipi che la vogliono, moglie, madre, sposata, sottomessa, meritevole di lavori ancillari e mai di comando, angelo del focolare e via dicendo, penso che un concetto di virilità del genere debba essere insostenibile anche per molti uomini.
No, non è una vecchia pubblicità progresso,
ma una delle "terrorizzanti" cartoline
anti-suffragette 


 Il dover sempre dimostrare qualcosa, ostentare, mostrarsi, essere sempre sottoposti al giudizio di chi misura ogni gesto, di chi controlla se piangi, se hai un lavoro migliore di tua moglie, se guadagni abbastanza, se hai abbastanza oggetti di potere, se banalmente hai la patente o no, se preferisci stare a casa ad accudire la pargolanza mentre tua moglie lavora ecc, credo sia un peso terribile da sopportare.


 Un peso particolarmente gravoso per chi, per educazione o contesto sociale, misura la propria vita in base a quello che riesce a dimostrare e a dimostrarsi, non per quello che alla fine realmente è.

 E così se un uomo esiste agli occhi degli altri e di se stesso solo se dimostra di "avere il potere" e di poter pretendere "sottomissione" da qualcuno sempre e comunque, per quell'uomo il potere è la cosa più importante.

 Senza, cosa rimarrebbe di lui, pensa? Niente.

 Se dimostro che lei può lasciarmi, chi sono io? Nessuno.

 Il potere è una cosa molto importante anche quando non determina chi siamo, ma quando è l'unica ragione della nostra esistenza, diventa tutto.

 Se davvero vogliamo che la violenza sulle donne termini, se vogliamo che qualsiasi tipo di violenza termini ciò che dobbiamo davvero spezzare è il nesso tra virilità e potere e tra potere e sottomissione, della donna in primis.



 Quando questo circolo perverso sarà spezzata allora saremo tutti liberi, tutti, uomini e donne, etero e gay, autoctoni e migranti, chiunque.


 Un gioco di potere da cui molte donne non sono esenti.


Ci si chiede spesso: perché tante donne non sembrano essere dalla parte delle altre donne che subiscono violenza?
Perché anzi, spesso, gli insulti peggiori sembrano arrivare da loro? 

 Perché nel caso Weinstein molte si sono dimostrate incapaci di empatia (e mi spiace non credo che esista donna sulla terra che non abbia subito una molestia)?

 Perché anche qui parliamo di potere.

 Se pensi che una vera donna acquisisca un ruolo (e quindi uno status) dall'essere sottomessa, dal comportarsi in un certo modo, dal dimostrare continuamente di essere inserita esattamente nei canoni prestabiliti, quelli della purezza, della devozione assoluta, della fedeltà, della sessualità nascosta e repressa, allora per te dimostrare di essere migliore di chi non si adegua diventa una conferma della propria importanza.


 Io seguo davvero le regole e a me quello che capita alle altre non succederà mai.

 Chi vuole sovvertire le regole se la va a cercare.
 Una "vera" donna sa stare al suo posto.
 Una "vera" donna sa dove risiede il suo potere: nell'appartenere a un uomo in grado di esercitare un grande potere.

 Non sono così ottimista sullo sgretolamento del sistema patriarcale in tempi brevi. E non lo è nemmeno la Alderman nel suo libro.
 Nessuno cede il potere senza combattere e il potere, proprio come l'anello di Sauron ne "Il signore degli anelli" è una tentazione potentissima, che muove eserciti, scatena guerre, divide le famiglie e resiste in ogni modo alla volontà degli uomini di distruggerlo.



 Ps. Non mi sono soffermata lungamente sul concetto della donna come primigenio "altro" per l'uomo perché ci si potrebbe scrivere un saggio e ovviamente sono stati scritti.



 Ma è un nodo troppo importante per essere lasciato cadere così perché è su questo nodo che si basa gran parte del subdolo modo in cui si convincono molte donne a difendere con le unghie e con i denti quello che ritengono un ineluttabile destino, a minimizzare le violenze, a pensare che sbaglia chi vuole cambiare le cose, anzi, che chi vuole cambiare le cose sia un sovversivo che vuole rovesciare un presunto ordine naturale.





 Per approfondire:

  "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir
  "Speculum. L'altro in quanto donna" di Luce Irigaray
  "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato" di Engels
  "Il racconto dell'ancella" (visto che peraltro adesso va di moda)
 "La fabbrica delle mogli" di Ira Levin
 "La mistica della femminilità" di Betty Friedan
 "Gli uomini mi spiegano le cose" di Rebecca Solnit


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