martedì 23 maggio 2017

Piccole recensioni tra amici! "Sabine", "Babyji" e "Residenza Arcadia", pessimi vampiri francesi, ragazzine indiane e indifesi e terribili vecchietti.

Per l'ennesima volta scrivo il post il giorno di un attentato, peraltro un attentato a dir poco vigliacco. 
 Non che gli attentati solitamente non lo siano per definizione, ma fare strage di ragazzine e bambini è davvero l'apice della vigliaccheria.

 Come tutte le volte precedenti, dopo lo sconcerto, viene sempre la stessa domanda: che cos'è che possiamo fare?
 E la risposta, almeno per me, è sempre la stessa, ossia continuare come se nulla fosse.
 E non perché non è accaduto niente, perché, come al solito, se penseremo che allora, forse dovremmo veramente modificare le nostre abitudini, allora avremo perso davvero.

 Se i nostri genitori e i nostri nonni hanno affrontato la guerra e gli anni di piombo, mi ripeto (e ripeto) ogni volta, allora anche noi, immagino, riusciremo a farcela, restando sempre umani a resistere, resistere, resistere.

 Perciò oggi, come tutte le altre volte che c'è stato un attentato, ho comunque scritto un post, come se fosse una giornata come le altre e non perché lo sia, ma perché è quello che deve essere fatto.

Curiosamente, i due libri dei tre libri che recensisco oggi hanno per protagoniste due adolescenti, una ragazza inglese negli anni '50 in Francia e un'intraprendente ragazza indiana contemporanea. Uno è un bel libro, l'altro no. Il terzo, invece, è una graphic.

Forza e coraggio! Si comincia!

SABINE di A.P. Neri Pozza ed.: 

 Lo avevo adocchiato quando ero uscito, ma già allora avevo letto recensioni poco lusinghiere e così avevo lasciato perdere. 
 Tuttavia, la scorsa settimana, cercando un regalo di compleanno (che poi non ho trovato), l'ho recuperato all'usato in ottime condizioni e ho deciso di fidarmi di questa storia "di un amore proibito nella Francia degli anni '50" (cit.) con in copertina una di quelle sane illustrazioni dei pulp lesbici dell'epoca.
 Lo dico subito: è pessimo. Molteplici sono i motivi.

 Nella mia ingenuità l'ho scusato fino ai due terzi delle pagine, convinta che si trattasse di un libro come "Olivia" della Strachey, ossia un documento dell'epoca che fu.

 Quindi insomma ci poteva stare che fosse superato e scritto alla carlona: dopotutto quello che era davvero interessante era il suo valore come documento storico. Quando, verso pagina 150, ho cercato informazioni su internet scoprendo che è un'opera contemporanea, mi è preso un colpo.

Dunque, siamo nella campagna francese degli anni '50, si inizia a respirare aria rivoluzionaria, ma per il momento, il massimo della vita rimangono gli esistenzialisti francesi capitanati da Sartre e la de Beauvoir.
 Viola è una ricca donzella inglese mandata dal padre a studiare in Francia in questo curioso collegio misto. Ci sono infatti ben 5 alunni, 4 femmine e 1 maschio (che, mi pare di aver intuito, noi dovessimo intuire fosse gay), reclusi in un maniero francese a imparare un po' niente.
 Veglia su di loro la direttrice Aimee, che, come specie di maitresse, porta gli sventurati giovani a balli molto spinti che si delizia di guardare con lussuria.

 Un giorno arriva nel maniero Sabine, la nuova insegnante, una studentessa di medicina provvista, dobbiamo supporre, ha qualche tendenza lesbica avendo "qualcosa di mascolino" e Viola se ne innamora perdutamente. La cosa abbastanza grave è (oltre alla pessima scrittura e alla mancanza di senso del ridicolo) che la promessa storia d'amore proibita in realtà non c'è.

 A.P., chiunque esso sia (perché non ha neanche avuto il coraggio di firmarsi), ci dice vagamente che sono state felici per tre mesi e che non c'è stata penetrazione di alcun tipo (cosa che avremmo anche potuto ignorare visto che non viene descritto neanche mezzo bacio), poi, durante un ballo in maschera, Sabine cade tra le braccia di Roland, il figlio di Aimee, curiosamente vestito da Ofelia.

 Da quel momento in poi Sabine si interessa a Roland gettando Viola nella più cupa disperazione.
 In contemporanea però Sabine inizia a diventare anemica, e, per motivi discretamente inspiegabili, i genitori dei cinque collegiali si preoccupano per un'eventuale "epidemia", ritirando i figli dalla scuola.
 Viola si fissa allora con l'idea che in realtà Roland sia un vampiro e che Sabine sia diventata sua succube (cosa che spiegherebbe sia l'anemia, sia l'improvviso cambio di orientamento sessuale).

 Mentre tu sei lì che pensi a quanto sia delirante l'adolescenza, A.P. decide di stupirti e di trasformare una stramba storia di lesbismo in collegio in un racconto di vampiri. Inizia quindi a seminare il dubbio e poi la certezza che, effettivamente, Viola abbia ragione.

 Non vi racconto il finale anche perché, onestamente, non l'ho neanche capito. Statene alla larga.


BABYJI di Abha Dawesar ed. Feltrinelli:

 Per vari anni ho girato, un po' incerta, attorno a questo libro, nonostante avesse tutte le caratteristiche per piacermi, compresa la collana (anche se fa parte di quel brevissimo periodo in cui i Canguri Feltrinelli avevano quella specie di insensato bollino al centro che deturpava la copertina).
 Avevo l'impressione che non mi sarebbe piaciuto, poi anche in questo caso l'ho trovato all'usato ad appena tre euro e ho deciso di dargli una possibilità.

 Mi sbagliavo grandemente. E' un ottimo libro, scritto bene, con grazia e ha come protagonista un'intelligentissima ragazzina dalle idee molto chiare ed estremamente determinata.

 La storia è quella di Babyji, (che in realtà è il suo soprannome affettuoso, ma mi sembra che non venga chiamata mai col suo vero nome), sedicenne appartenente a una delle caste indiane più elevate nonostante la sua famiglia non sia particolarmente benestante.

 Frequenta un liceo privato e i suoi progetti per il futuro sono: non sposarsi e diventare astrofisica.
 Bisogna dire che i genitori sono ben felici che lei studi (anzi, vorrebbero diventasse ingegnera perché guadagnerebbe più soldi), inoltre sono molto presenti e ha con loro un ottimo rapporto.

 La parte del conflitto con le figure genitoriali è quindi completamente assente, anche perché Babyji, da ragazza intelligente quale è, sa benissimo che l'unico modo per fare quello che le pare è fingersi una studentessa e figlia modello. 

 Fingersi perché a sedici anni scopre di essere una latin lover e intreccia ben tre relazioni in contemporanee: con India, una quarantenne sofisticata, con la sua nuova domestica (che contribuirà a istruire e a salvare da un marito molesto) e con una sua compagna di classe.

 Nessuna delle tre però, nonostante i suoi sforzi, si rivela una relazione paritaria o degna di una vera storia d'amore: la compagna di classe vuole solo giocare e sperimentare, la domestica è talmente grata che per lei si darebbe anche in pasto ai leoni e India sa benissimo da sola che vent'anni di differenza, a quell'età, possono esser troppi (non è una signora Macron).

 Nel frattempo altri personaggi si animano intorno alla bella Babyji: il padre del suo migliore amico. un irascibile compagno di classe di casta inferiore che per qualche inspiegabile motivo (ho immaginato una sorta di specchio nel quale Babyji si vede riflessa) aiuta sempre e il figlioletto di India.

 Non ci sono drammi, ma la precisissima fotografia dell'anno che tutti abbiamo avuto: l'anno in cui tutto cambiò e diventammo adulti. 

 Quello che rende davvero particolare Babyji rispetto ai protagonisti di quasi tutti i romanzi di formazione è l'intelligenza che riesce, incredibilmente, a preservare in lei quella sorta di meraviglia verso il mondo.
 Nessun adulto riesce a schiacciarla, nessun coetaneo a farla sentire meno di quel che è. Lei va avanti dritta per la sua strada e di sicuro il mondo sarà suo.


RESIDENZA ARCADIA di Daniel Cuello ed. Bao Publishing:

 Su fb seguo vari autori di fumetti e, devo dire, che Daniel Cuello è uno di quelli che preferisco. 

 Mi piace il tratto e mi rivedo in molte vignette (già che ci sono rivelo che anche gli altri miei preferiti: Lorenza Di Sepio, Stefano Tartarotti e Odde), soprattutto quelle in cui si dispera per la malvagità che circola sul web.

 "Residenza Arcadia" è la sua prima graphic, dopo varie opere di altro genere e, secondo me, Cuello ha avuto la grande intelligenza di puntare sul suo pezzo forte: gli anziani.

 Non ci sono molte graphic che abbiano come protagonisti assoluti degli anziani, quella più famosa forse è "Rughe" di Paco Roca (meravigliosa, COMPRATELA), anche perché ci vuole, oltre che una mano felice, anche una sensibilità felice per affrontare quest'età della vita.

 Gli anziani di Cuello sono intrattabili e molesti, bruschi e despotici, ma al contempo teneri e, soprattutto, indifesi.

 "Residenza Arcadia" si svolge tutto all'interno di un condominio, fuori c'è una sorta di regime militare in stile Sudamerica (anche Cuello è sudamericano anche se vive in Italia da anni), perennemente alla ricerca degli ultimi dissidenti da stanare.

  Dentro il condominio varie famiglie convivono, loro malgrado, incontrandosi e scontrandosi con quel mix di falsa cortesia e rabbia repressa che ben conosce chi ha sempre vissuto in palazzi in condivisione.

 Nel palazzo vivono, tra gli altri, due anziani, la signora Marta e il signor Attilio. 
 Entrambi soli con il loro animali, apparentemente abbandonati a loro stessi, scorbutici e combattivi. Tra loro sembra esserci stato qualcosa in passato ed è lì la terribile, struggente, chiave di questa graphic.

 Perché gli inquilini non vogliono la nuova famiglia che sta per trasferirsi? Perché la signora Marta è così furiosa? Chi era il signor Attilio?

 Cuello ha misura e soprattutto possiede quella compassione che serve a raccontare la vita di chi è quasi arrivato alla fine e fa i conti col proprio passato, arrabbiato e indifeso.

 Straconsigliato (e preparate i fazzoletti).
 Per un po' di pagine di anteprima potete andare al link.

lunedì 22 maggio 2017

Post Salone del libro di Torino 2017! Grazie a tutt*, è stato bellissimo!!

Ordunque, oggi vorrei scrivere un piccole recensioni tra amici, intanto però mi pare doveroso rimpinzare di ringraziamenti tutte le persone che sono passate e non seguono i miei vari social (dove già ho ammorbato il mondo di grazie grazie grazie).


Questa edizione del salone del libro di Torino, passata per la prima volta dall'altra parte della barricata, è stata bellissima. Non avrei mai immaginato che sarebbero passate così tante persone e non potete capire quanto mi abbia fatto piacere.

 Lo so che avendo un blog e social misti non si direbbe, ma io strapreferisco il contatto umano (e trovo internet solo un interessante strumento che però non lambisce neanche vagamente la bellezza del contatto "analogico") e finalmente ho potuto vedere dal vivo tante persone con cui ormai mi scrivo da anni, commentano assiduamente o, anche se non commentano, erano visibilmente felici anche loro di essere uscite fuori dallo schermo per incontrare un essere umano.

 Inoltre davvero, siete venuti in tantissimi e anche molte persone che non conoscevano già il blog hanno preso il mio libro sulla fiducia (da libraia so che affidarsi all'autore ignoto, quando sei in un posto dove hai tutta la possibilità di scelta del mondo, è qualcosa di enorme).

 Presto tenterò di finire il reportage del salone che, ingenuamente, credevo avrei avuto il tempo di disegnare, mentre sono riuscita a vergare solo due paginette.

 Anche qui ringrazio la 001 e la Matita Rossa (che nel reportage capirete infine chi sono), e, per citare Guido Cavalcanti "Perché io spero di tornar sì presto, libretto mio, a Torino!".

Ps. Anche qui mi faccio vanto di aver ricevuto la visita dei metallari della Tsunami Edizioni! Ora ogni volta che i magazzinieri saranno ostili, userò questo argomento per guadagnarmi il loro rispetto.



venerdì 19 maggio 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Forza Maggica".

Stand 001 per la serie non potete non notarmi.
In questi giorni sono un po' concitata, tanto per cambiare perché c'è l'ultima (almeno per adesso) grande tornata di presentazioni del libro.

 Ricordo alle masse che:

 Il 20-21 sarò al Salone del libro di Torino allo stand della 001 edizioni.
 Il 25 sarò alla Libreria Etruria di Viterbo.
 Il 26 sarò all'Arf, il festival del fumetto Roma "siamo più fighi del Romics", al Macro Testaccio, sempre ovviamente stand 001 edizioni.

 Vi lascio, prima di svenire al letto con la vignetta di oggi, nella quale potrete ammirare tutti i danni fatti da "I Cesaroni" et similari ai romani fuori sede.

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Forza maggica"!



martedì 16 maggio 2017

La mysteriosa fantascienza femminista parte II! Binarismo sessuale e riproduzione tra Alien, cambi di sesso, ermafroditi ed astronaute.

Ed eccoci alla seconda parte sul post rieduchescional ciannel "Che cos'è la fantascienza femminista"?

 Nella prima parte ho parlato di mondi utopici/distopici in cui gli uomini sono assenti (generalmente scomparsi a causa di vari virus, ma c'è anche la variabile aliena che vede popolazioni di un solo sesso), ora veniamo al secondo e terzo tema: binarismo sessuale e riproduzione.

 Per sgomberare il campo da ogni pregiudizio e leggere in santa pace questo post provate a domandarvi cosa penserebbe di noi, del nostro sistema riproduttivo e delle leggi (spesso deliranti perché dettate più dalla morale e dalla religione che dal raziocinio) in merito, un alieno giunto sulla terra in visita.

 Troverebbe sensata la nostra polarizzazione culturale dei due sessi? Ossia il fatto che l'appartenenza a un sesso sia oltre che biologica anche determinata da fattori culturali che incidono sull'individuo dal primo momento in cui apre gli occhi su questo pianeta? 

ERMAFRODITI E BINARISMO SESSUALE:

 Il primo libro che cito in merito è italiano ed è una particolarissima opera di Bianca Pitzorno,  che nel 1979 scrisse questo gioiellino.

 La terra e un pianeta di nome Deneb partecipano a uno scambio culturale: i bambini dei due pianeti vengono mandati in una sorta di vicendevole Erasmus intergalattico per una decina di anni.

 Il problema è che mentre sulla terra la differenziazione sessuale è palese sin dalla nascita, su Deneb viene fuori molto dopo e quindi la famiglia che ospita il piccol* alien* Mo non sa come crescerlo. 
 Prima decidono che è un maschio e quindi lo vestono come tale e lo inducono a fare tutta una serie di cose ritenute maschili, (giocare a calcio, lanciarsi in giochi scavezzacollo), poi scoprono da complicate analisi che è femmina e cambiano completamente registro, vietandogli tutto quello che faceva prima e inamidandola in vestiti leziosi.

 Eppure Mo è sempre la stessa PERSONA.

 Se però la Pitzorno segue comunque un andamento fisico binario, altre autrici ne hanno proposto un superamento completo.

 Capolavoro e sottolineo tre volte capolavoro imprescindibile rimane "La mano sinistra della tenebre" di Ursula K. Le Guin, per la serie, se tra tutti i libri che vi ho proposto non sapete bene quale leggere, questo è FONDAMENTALE.

Innanzitutto è uno dei libri più struggenti che abbia mai letto, secondo poi riesce a parlare, senza neanche dilungarsi troppo di: pregiudizio, amore, riproduzione e tabù.
 La storia segue l'espediente tipico dell'inviato dall'ecumene galattico, Genly Ai, sul pianeta Inverno/Gethen, un pianeta provvisto di una società avanzata, ma che ancora (per una serie di beghe politiche interne molto complicate) non si è unito alla federazione gallattica generalissima.

 Genly arriva lì fiducioso di dover fare solo l'ambasciatore e presentare i benefici dell'entrata nella grande unione galattica e invece rimane coinvolto nelle suddette beghe politiche, ai suoi occhi rese ancor più complicate e incomprensibili dal fatto che la società, seppur simile a quella terrestre, è in realtà molto diversa per un motivo fondamentale: i getheniani sono tutti ermafroditi.

 Hanno una sorta di periodo mensile, chiamato kemmer, in cui sono attivi sessualmente e si polarizzano fisicamente su uno dei due sessi senza un motivo apparente.

 Tutti quindi possono procreare. I getheniani hanno poi una serie di tabù molto diversi da quelli terrestri: il suicidio è considerato cosa di gravità inaudita (la cosa più grave che un individuo possa compiere, peggiore dell'omicidio), possono "sposarsi" (anche tra fratelli) una sola volta in tutta la loro esistenza (ma avere rapporti con altri anche dopo) e, anche rimanendo vedovi, non possono contrarre una seconda unione.

 Gently, costretto a un lungo viaggio periglioso con un getheniano, si trova a riflettere su quanto la mancanza di binarismo sessuale incida sulla costruzione di una società:

 "Riflettete: non c'è divisione dell'umanità in due metà, una forte e una debole, protettivo/protetto, dominante/succube, padrone, strumento, attivo/passivo. In effetti, l'intera tendenza al dualismo che pervade il pensiero umano si può ritrovare diminuita, o cambiata, su Inverno. 
 Quando incontrate un getheniano non potete e non dovete fare ciò che un appartenente alla razza bisessuale compie naturalmente, cioè porlo subito nel ruolo di Uomo o di Donna, adottando verso di lui un ruolo corrispondente, che dipende dalle vostre aspettative sulle interrelazioni conosciute o conoscibili, stereotipe o ipotizzate, tra persone dello stesso o dell'opposto sesso. 
Qui l'intero nostro schema dell'interrelazione socio-sessuale non esiste. Loro non possono giocare il nostro stesso gioco."

 La questione diviene, per il povero Genly, particolarmente spinosa quando si accorge di provare attrazione per il proprio compagno di viaggio poiché si rende conto che anche l'orientamento sessuale, nel mondo terrestre, è determinato dal binarismo dei sessi. 
 Cos'è dunque quella che prova? Una tendenza omosessuale da reprimere e condannare? Un qualcosa da ritenere "normale"? E' altro?

 Marion Zimmer Bradley nel ciclo di Darkover riprende l'idea di un antico popolo ermafrodita (i Chieri) dai grandi poteri che abita Darkover, gelido pianeta su cui fa naufragio una navicella di coloni diretta altrove.
 In un romanzo in particolare, "Il ribelle di Thendara" si racconta la storia d'amore tra un terrestre e un chieri, molto travagliata a causa dell'omofobia interiorizzata del terrestre (che non sa come comportarsi davanti alla sua attrazione per un individuo non binariamente classificabile).

 In merito a questo libro voglio togliermi un sassolino dalla scarpa. 

 Nella serie di Darkover edita da Tea, il curatore, nella bibliografia finale, diceva che questo romanzo aveva costretto, per esigenze d trama a inserire il tema tabù dell'omosessualità femminile e che questo procurò alla Bradley la fama, del tutto involontaria, di simpatizzante della causa omosessuale.

 Dopo anni voglio dire che:

1) Fate scrivere le postfazioni a gente che ha letto prima i libri perché TUTTA la saga di Darkover è piena come un uovo di personaggi lgbt (c'è persino una tipologia di unione tra persone dello stesso sesso che somiglia molto alle unioni civili).
2) Per esigenze di trama c'è al massimo dell'omosessualità maschile.
3) La Bradley era volontarissima visto che da giovane scrisse persino dei romanzi pulp a tema lesbico.

 Un'altra variabile sul tema è il cambio di sesso per motivi fantascientifici.

 Un esempio calzante è "La passione della nuova Eva" di Angela Carter.

Premetto col dire che io ho proprio dei problemi con Angela Carter che, in generale, trovo noiosissima, come trovai noiosissimo questo libro (che invece piacque molto a una mia insospettabile amica tutta cuori, carlini e unicorni).

 Il romanzo è quello che io definirei un "romanzo a tema", ossia un romanzo scritto in modo palese e schematico per dimostrare uno specifico tema che in questo caso è "maschio sciovinista devi capire come le tue azioni impattano sul genere femminile" (teniamo presente che è del 1977 e ha un intento chiaramente satirico).

 Il mondo è nella classica situazione post qualche catastrofe. In quel di NY il professor Evandro incontra un'avvenente cubista che mette incinta per poi abbandonarla al suo tristissimo destino. Subito dopo viene catturato e trasformato, tramite operazione chirurgica, in una donna, Eva, da una misteriosa divinità, la Madre.

 A seguito di ciò vivrà una serie di assurde avventure dal forte sapore, più che  fantascientifico, direttamente surrealista (il libro presenta situazioni e personaggi archetipali, quasi mitici).
 Se volete della fantascienza femminista very strong (ma ripeto io non la amo particolarmente).
 

TRA ALIENI E PARASSITI, PARTORIRE CHE DOLOR!:

 Per capire questa parte partiamo da un assunto: persino Alien, da un certo punto di vista, potrebbe essere considerato fantascienza femminista.

 Il motivo non è che la protagonista, Ellen Ripley, mena come un fabbro, ma che mette al centro della trama il tema della riproduzione aliena. 
 L'idea di un alieno che parassiteggia il corpo di un altro essere vivente per nutrirsene e infine nascere fa parte della complessa serie di incubi legati alla maternità.

 Un altro famosissimo libro (horror/fantastico) che parla dei terrori legati alla maternità è "Rosemary's baby" di Ira Levin e racconta, come tutti sapranno, l'angosciosa storia di una giovane moglie che rimane incinta del marito. Niente di più normale se non fosse che l'intera gravidanza è costellata di strani fatti, morti e dall'invadenza dei vicini. Di chi è davvero il bambino che porta in grembo?

 Tuttavia né Alien né Rosemary's baby rientrano, almeno a mio parere, nel campo della fantascienza femminista.

 La fantascienza femminista tende infatti a usare il grande tema della maternità per mettere in luce non tanto i terrori legati all'evento (che comunque, personalmente trovo un ottimo tema visto che si tratta di un evento enorme e fisicamente "invadente" per la donna), quanto per evidenziare come essa sia IL tema centrale su cui si è fondato per millenni il rapporto tra uomini e donne.

 Preoccupati, in epoca pre-test del dna che i figli nati fossero senza ombra di dubbio loro e solo loro, gli uomini hanno inventato, nei secoli, millanta sistemi di controllo verso la compagna prescelta per il sacro compito.

 Non solo, ma il controllo di TUTTE le donne prima del matrimonio.
  Il gioco del bollino "questo figlio è mio e proprio mio" funziona  ovviamente, solo se la donna ha fama comprovatissima di essere pura, illibata e a prova di sospetto (anche se comunque sempre sospettabile).
 Basti pensare che un'ubriacatura, nell'antica Roma, poteva costare a una donna sposata, la condanna a morte (vai a capire cosa poteva fare quando non era lucida).

 Non solo, ma il rapporto di forzata interdipendenza tra i sessi mette nell'ambito riproduttivo l'uomo in un ruolo potenzialmente minoritario. Ossia è il momento in cui l'uomo ha più bisogno della donna e nel quale ne ha il minor controllo, ossia il corto-circuito totale del rapporto attivo/passivo, dominante/dominato.

 Tale corto-circuito è il punto focale dei romanzi di fantascienza femminista sul tema.

 Il più famoso, perché recentemente riportato agli onori di Hulu, è "Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood. 

Nella storia ci troviamo negli Usa dopo una qualche catastrofe nucleare che ha portato un vero terremoto all'interno della tranquilla società statunitense. Un regime teocratico è infatti salito al potere e ha sequestrato i beni di tutte le donne, poi le ha divise a seconda della loro fertilità (moltissime ormai non lo sono più a seguito della catastrofe).

 Le non fertili, le dissidenti e le lesbiche vengono spedite a trattare i rifiuti radioattivi e muoiono in breve tempo, alcune vengono adibite al ruolo sostanzialmente di colf (le marte), e quelle che possono ancora procreare vengono chiamate "ancelle".

Poiché molte mogli dell'oligarchia al potere sono ormai sterili (e a trattare i rifiuti radioattivi loro non ci vanno) le ancelle hanno tempo tre anni per sfornare pargoli per procura.

 E' la Bibbia, secondo loro, a indicargli la via:
 «Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!».
Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».
Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei».
Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei»,

 Secondo questo verso, l'ancella si siede sulle ginocchia della moglie mentre il marito la penetra, sperando che rimanga incinta
 Se il lieto evento avviene, l'ancella riceve tanti onori ed è salva dalle lande radioattive, ma non avrà mai suoi figlio, considerato della coppia di cui era l'ancella.

 Un romanzo molto sottovalutato "Solo per sempre tua" di Louise O'Neill uscito l'anno scorso, ha un debito davvero enorme verso il romanzo della Atwood del quale sembra una sorta di sequel. 

 Siamo in un futuro distopico in cui vengono fatte nascere tre donne per ogni uomo affinché, da adulto, egli abbia più possibilità di scelta tra le mogli.
 Queste donzelle vengono cresciute fino ai sedici anni in una scuola dove gli insegnano ad essere bellissime, alla moda, magrissime e a vivere nella venerazione degli uomini che verranno a "sceglierle" in base al ranking nel quale si classificheranno alla fine del percorso scolastico. Regola delle regole: essere civettuole, ma non darla mai.

 Chi non diventa moglie ha poi tre strade: finire nel sottosuolo a fare lavori usuranti che la uccideranno o diventare una sorta di colf o una concubina, ossia finire in un bordello dove gli uomini verranno a trastullarsi.

 A questo punto è però doveroso citare lei, Octavia Butler, una delle rarissime scrittrici di fantascienza afroamericane che ha mescolato alla scifi femminista il tema del razzismo.
 Autrice di vari romanzi, affronta il tema della riproduzione nel ciclo della Xenogenesi in cui, a seguito di una catastrofe che ha portato alla morte della popolazione mondiale, alcuni umani sono stati scelti dagli Oankali per sopravvivere.

 Chi sono gli Oankali? Sono una sorta di razza aliena (che per inciso ha tre sessi, maschio, femmina e ooloy) che vaga nell'universo alla ricerca di altre razze con cui intessere rapporti simbiotici.

 Gli Oankali infatti salvano la terra, ma in cambio desiderano unirsi ai terrestri che hanno salvato dall'olocausto.
 Il fatto è che, non solo non sono antropomorfi, ma quando si uniscono ad altre razze, l'ibrido che ne vien fuori è geneticamente modificato (ossia è come una razza nuova che non è né Oankali né, in questo caso, umana).

 Un racconto molto interessante, contenuto in una vecchia raccolta "Alieni, amazzoni, astronaute" è invece "Bloodchild" che è, sostanzialmente, una versione affettuosa di Alien.

 Gli esseri umani infatti sono caduti tra le grinfie di una razza aliena, i Tlic (che hanno l'aspetto di enormi millepiedi mostruosi, o almeno così mi ricordo) che sono senzienti, intelligenti e hanno bisogno di un corpo "ospite" per riprodursi. 

 Il racconto parla dell'aliena T'Gatoi che cerca di convincere il giovane umano da lui scelto, Gan, a ospitare le sue uova in cambio della protezione che lei saprà dargli (i Tlic possono essere violenti contro gli uomini non protetti da altri Tlic).

 La storia ,messa così sembra tipo "mafia e alieni", in realtà è raccontata benissimo e parla dell'interdipendenza tra esseri viventi, senso del dovere, desiderio di sopravvivenza e anche amicizia.
 T'Gatoi potrebbe imporsi e inserire violentemente le uova dentro Gan (in stile Alien) e poi lasciarlo morire tra atroci dolori dopo la schiusa, ma non vuole.
 Lei vuole che Gan comprenda le ragioni della sua specie (che è costretta a questo perché incapace di procreare in altro modo) e poi accetti una relazione che, portata avanti in modo consenziente, si risolve invece per il meglio.

 La scrittura è eccezionale, purtroppo in giro di questa autrice straordinaria si trova solo "Legami di sangue" (io avevo letto anche "La luce del sole" che era una strana storia a tema vampirico scritta benissimo e che comunque ha il tema simbiotico come centrale).

Voglio finire questa angosciante rassegna con "Memorie di un'astronauta donna" di Naomi Mitchinson, che è in commercio (ed. Castelvecchi) e racconta le avventure di una donna astronauta (come si poteva facilmente intuire dal titolo).

 La particolarità del libro è che questa astronauta, potenzialmente immortale (nel futuro hanno inventato un metodo per ringiovanire continuamente) descrive, nelle sue varie avventure per i mondi (divise per capitoletti separati), vari tipi di unioni con alieni.

 C'è l'inquietante simbiosi con una sorta di ameba, la figlia sostanzialmente riprodotta per partenogenesi (in realtà avuta a seguito di un rapporto con un abitante di Marte, ermafroditi che mutano sesso durante l'atto, come i genethiani, ma geneticamente sterili), i suoi altri due figli e i loro padri alieni.

 La cosa interessante, oltre alla scrittura davvero scorrevole, è che in questo caso la sessualità e la riproduzione sono estremamente libere da pregiudizi e l'intero racconto è pervaso da una sorta di allegria priva delle angosce delle altre autrici.

 In un mondo futuro, quando saremo centinaia di migliaia di razze diversissime sparse per l'universo, persi tra razze aliene con sedici sessi (o nessuno), in grado di saltabeccare tra secoli, forse saremo finalmente liberi da pregiudizi e terrori, da paure e timori e la vita sarà finalmente più serena, per tutti quanti.

lunedì 15 maggio 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "L'ordine alfabetico".

Ed ecco in questa infausta giornata in cui gli stupidi animali infestanti hanno inaugurato la loro stagione in casa, come ogni anno, (perché Milano è seduta sulla bocca dell'inferno?? Perchè??) che vi posto una vignetta fresca fresca.
 Mi pare di ricordare ce ne sia già stata una sull'ordine alfabetico, ma non è colpa mia se continuano a sbagliarlo o misconoscerlo, sigh.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "L'ordine alfabetico"!

Ps. Domani seconda parte del post sulla fantascienza femminista!



venerdì 12 maggio 2017

La mysteriosa fantascienza femminista parte I! Cos'è e perché esiste? Grande tema numero uno: come sarebbe un mondo dominato dal genere femminile (e in cui gli uomini non ci sono proprio più)?

 Uno dei primissimi post che scrissi per questo blog fu sulla fantascienza femminista.
Grazie Margaret Atwood

 All'epoca ero ancora giovine e inesperta e mi fidavo di chi diceva che "se fai post troppo lunghi poi nessuno li legge" così tendevo a limitarmi, finché a un certo punto ho capito che: 

 A) Non era vero.

B) Anche fosse stato vero, nessuno mi pagava o controllava, quindi tanto valeva fare come mi pareva.


 Poiché grazie alla serie su "Il racconto dell'ancella" tale misconosciuto genere letterario è improvvisamente balzato agli onori della cronaca come fosse un'invenzione dell'altroieri, ho deciso di scrivere un nuovo post, più argomentato. 

 Codesta decisione è dovuta anche al fatto che a me la fantascienza femminista ha letteralmente cambiato la vita

Come? Abbiamo bisogno di un flashback.

Anno 2006

Pasciuta e un po' rincoglionita, ancora in stile vergine delle rocce nerd, avevo molte idee e tutte confuse, il che, come si suol dire, equivale a non avere nessuna idea.
  Un giorno, mi trovavo in un internet point (nel 2006 mio padre era convinto che internet fosse una perdita di tempo e non avevamo la connessione in casa, il protozoico insomma), mentre cercavo info su luoghi femministi romani in cui sarei potuta incappare, scoprii che due giorni dopo si sarebbe tenuto alla Sapienza un convegno sulla fantascienza femminista.

Per la cronaca è anche uscito un libro con gli
atti di quel convegno, ed è questo qui
 La mattina dopo, presi il treno per andare a recuperare le dispense in una delle millemila copisterie di San Lorenzo e in poche ore avvennero tre cose fondamentali, così fondamentali che non so bene come sarebbe andata la mia vita se non avessi deciso di recarmi al convegno.

 La prima fu che sul treno incontrai in una mia compagna delle superiori che non avevo praticamente più rivisto, ma che, per effetto di qualcosa che ancora bene non mi spiego, da quella mattina divenne una mia inseparabile compagna di gioventù (e che tuttora è una delle mie migliori amiche).

 La seconda fu che in copisteria incontrai la prima ragazza per cui provai qualcosa nella mia esistenza.

 La terza invece era subdolamente nascosta nel gigantesco pacco di dispense.

 La mattina dopo mi accorsi infatti che non si trattava di dissertazioni filosofiche noiosissime su qualcuno o qualcosa, ma di un romanzo di fantascienza, fuori commercio da millanta anni e di cui ho spesso parlato qui, "Female man" di Joanna Russ.

 Ogni tanto leggo di autori che raccontano di come questo o quel libro abbia cambiato loro la vita e io SO che non stanno mentendo. 

 Perché ricordo con estrema chiarezza come abbia divorato quel libro pensando "Questo libro dice tutto quello che penso, TUTTO". 

 Era assolutamente sconcertante trovare nero su bianco i miei pensieri e capire, con sollievo, che quello su cui mi arrovellavo da anni l'aveva già pensato nello stesso identico modo qualcun altro. Non ero esagerata, non ero strana, non ero pazza, era tutto lì e io mi riconoscevo parola per parola. 

 E' un'esperienza che non ho provato mai più.

 So che quando sono arrivata al convegno ero stordita e che quello stato di stordimento perdurò per i tre giorni successivi perché in 48 ore mi si aprirono due mondi a catena.

 Innanzitutto la ragazza della copisteria era lì presente (niente casi della vita, semplicemente l'avevo incrociata perché anche lei era lì a ritirare le dispense il giorno precedente) ed ebbi in tal modo la mia grande epifania lesbica.

 Secondo poi, scoprii che quella straordinaria emozione che avevo provato leggendo il libro in dispensa poteva essere  ripetuta, seppur con minore intensità, più e più volte, perché apparteneva a un genere che avevo sempre ignorato: la fantascienza femminista.

Fine flashback


 Che cos'è la fantascienza femminista ordunque?
 Visto che molti lo penseranno vagamente, sgombro il campo dai dubbi: NO non è un libro di fantascienza che ha per protagonista un personaggio femminile forte. Non è quello il senso di fantascienza femminista.

 La fantascienza femminista è una variabile del genere fantascientifico, utilizzata quasi sempre da scrittrici donne (che non vuol dire che quasi sempre le scrittrici di fantascienza donne scrivono di questo) che mette al centro delle trame delle tematiche legate alla condizione femminile.

 Esattamente come la fantascienza sociale usa il genere per parlare delle contraddizioni e delle derive inquietanti e orribili delle storture varie dell'umanità (razzismo, omofobia, regimi autoritari, gap economici tra classi sociali, tecnofobia, controllo delle masse, delle nascite, delle emozioni ecc ecc ecc) ipotizzando futuri tendenzialmente assai più inquietanti dei nostri presenti (o presenti alternativi, nel caso delle ucronie), la fantascienza femminista si concentra sulle storture che caratterizzano specificatamente le donne come gruppo sociale.

 Trattate sempre come una minoranza messa in relazione con una maggioranza, le donne rappresentano la metà della popolazione del pianeta, ma nessuna società ancora se n'è resa conto, preoccupata com'è a controllarle in ogni modo.

 La motivazione per cui le donne vengono controllate e vessate può avere milioni di variabili e concause ma una sola radice: il corpo, oggetto sessuale e riproduttivo e mezzo per rivendicare la propria capacità di dominio da parte dell'uomo che ha bisogno di un "altro" per mostrare la propria supremazia e "virilità".

 La condizione di "altro dominato", il corpo perennemente sessuato e la riproduzione sono i tre grandi temi che hanno come punto focale il genere femminile.

 Su queste tre  basi si snodano  le principali problematiche femminili e le trame di fantascienza femminista.

 Gli stessi temi sono spesso presenti nella fantascienza classica, ma generalmente in chiave negativa: la donna come altro rappresenta il mostruoso, il nemico, il femminile come diabolico o elemento di disturbo di un maschile che, senza, se la caverebbe indubbiamente meglio.

 Ovviamente ho tagliato con l'accetta questo discorso che, per chi vuole approfondire in modo serio, viene diffusamente trattato da Rosi Braidotti nel saggio "In metamorfosi: verso una teoria materialista del divenire" ed. Feltrinelli.

Passo ad alcuni consigli per chi volesse avventurarsi:


TERRADILEI, AMAZZONI E UOMINI SOLITAMENTE UCCISI DA QUALCHE VIRUS:


 Non so se esista qualche distopia in cui le donne sono state spazzate via dal mondo, ma ne esistono varie in cui gli uomini, per motivi vari, non ci sono più. 

Il senso non è la speranza che il genere maschile scompaia, ma la grande domanda: cosa accadrebbe in un mondo in cui le donne non solo detengono il potere, ma hanno creato un sistema matriarcale alla radice?

 "Terradilei" di Charlotte Perkins Gilman è del 1915 e racconta di questa landa misteriosa in cui tre uomini riescono ad arrivare grazie a un aeroplano.

  Isolata dal mondo, è abitata da una popolazione esclusivamente femminile che si riproduce per partenogenesi (gli uomini sono tutti morti secoli prima) e in cui le donne sono forti, sane, sportive e riescono a essere autosufficienti grazie a una diversa concezione del progresso. 

 Il progresso infatti non è fine a se stesso, ma di sussistenza e le energie, che in un mondo popolato da un unico sesso sono minori, vengono sfruttate al massimo con ottimi risultati. La questione sessuale è completamente tralasciata e il finale è deludente, ma rimane un documento interessante.

 Stessa idea di partenza, aggiornata ai tempi, ma rapporti meno idilliaci in "Houston Houston ci sentite?" di James Tiptree jr aka Alice Sheldon.

 L'autrice ha una storia molto particolare, benissimo spiegata in questo ottimo articolo del blog delle edizioni Sur, in ogni caso è emblematico anche del ruolo delle autrici nella fantascienza. 

 Per molti anni infatti, dagli anni '40 ai '70 principalmente, (ma persino la Rowling ha il nome puntato perché a inizio carriera le consigliarono di non far capire subito di essere una donna), molte scrissero usando uno pseudonimo maschile perché si riteneva, a ragione, che molti lettori altrimenti non avrebbero comprato i loro libri (tenete presente che una lettrice del blog ha appena scritto su fb di aver letto una discussione sul tema "Vale la pena leggere autrici donne?" su un forum dei giorni nostri).

 Successe a C.L. Moore, a Julian May, André Norton e, soprattutto, ad Alice Sheldon. 

 Nel suo caso la cosa assunse vette di rara assurdità in un celebre episodio: un suo racconto fu ammesso in un'antologia assai famosa e Harlan Ellison nell'introduzione scrisse che "Quest'anno la donna da battere è Kate Wilhem, ma James Tiptree Jr è l'uomo!"
 
L'autrice cercò in ogni modo di mantenere il segreto e quando la storia, contro il suo volere, venne fuori, casualmente i numerosi premi che riceveva, si interruppero.

 In ogni caso in "Houston Houston ci siete?" racconta la storia di tre astronauti che per un errore vengono sbalzati nel futuro e scoprono una terra in cui gli uomini sono tutti morti e le donne si riproducono per clonazione. A differenza di Terradilei non saranno però particolarmente contente di rivederli.

 In "Female man" di Joanna Russ si ipotizza invece l'incontro casuale tra lo stesso fenotipo di donna, cresciuta però in 4 futuri alternativi: un'ucronia in cui la Germania non ha perso la guerra, il nostro presente, un futuro in cui uomini e donne vivono in due nazioni separate (e non vanno molto d'accordo) e uno in cui un virus li ha uccisi tutti e le donne si sono riorganizzate. 

 Qui è l'ingegneria genetica che ha concesso la riproduzione, il mondo è organizzato in modo radicalmente diverso, esistono matrimoni, ma l'amore viene visto come un'assurdità (tanto che la donna del futuro ha sposato la donna di cui era perdutamente innamorata solo dopo che l'amore era finito). 
 Interessante che anche qui l'idea sia che in un mondo senza uomini le donne esprimano il massimo del loro potenziale non solo intellettivo, ma anche fisico, come se la presenza degli uomini, al contrario, le frenasse.

 Segnalo poi "Le rovine di Isis" di Marion Zimmer Bradley, la mia autrice favorita in assoluto. Devo dire che i suoi libri spaziali mi piacciono meno degli altri e, in effetti, anche "Le rovine di Isis" (che comprai fortunatamente anni fa, quando esisteva ancora un'edizione Fanucci, adesso anche questo è introvabile) non è tra i migliori.
  Tuttavia c'è una variabile interessante del mondo senza uomini: gli uomini infatti ci sono eccome, solo che sono di meno (non ricordo onestamente il motivo) e sono sottomessi, in un gioco di ruoli completamente ribaltato. 
 In questo caso l'agente esterno che trova assurda la situazione è un'antropologa giunta da una sorta di ecumene galattico a esplorare il pianeta, solitamente molto isolato, perché sulla sua superficie vi sono i resti di una remota civiltà aliena.

 L'antropologa giunge col marito, un maschilista della peggior specie, che, dovendosi adattare alle usanze locali (quindi finendo per dover sottostare a tutte le imposizioni che di solito sono appannaggio della moglie) sostanzialmente fomenta una specie di rivoluzione con conseguenze catastrofiche.
 L'idea è che il dominio non funziona mai né se domina il genere maschile né quello femminile, l'ideale sarebbe collaborare in modo egualitario.

A tal proposito, facendo delle ricerche per questo post mi sono imbattuta ne "Il segreto delle amazzoni" di Ryan Reynolds, un vecchissimo Urania che in qualche modo ritroverò.


 La trama parte in modo rivisto e finisce in modo strano.
 Un agente segreto della solita federazione galattica magnum viene spedito a indagare su un pianeta dove le donne sono delle virago dominatrici e gli uomini una massa di effemminati potenzialmente gay.

 Solo che, colpo di scena! E' tutta una finzione per ingannare l'agente segreto e la federazione in generale. Donne e uomini sono d'accordo e stanno in realtà brigando per ottenere una società perfettamente egualitaria. In che modo la messa in scena possa aiutarli non lo so, ma ho appena scoperto che lo vendono all'usato a 4,5 e lo ordino quanto prima!

 Da citare altri due titoli: "La difesa di Shora", nel quale un bellissimo pianeta popolato da sole donne (niente uomini uccisi da virus, non ci sono mai stati) che si riproducono per partenogenesi subisce un attacco esterno da parte del pianeta vicino che, invece, ha sviluppato una società di stampo patriarcale.
 Il fatto è che le donne di Shora hanno come mantra la nonviolenza, vale la pena uccidere i propri principi per sopravvivere?

 Il secondo titolo ve lo cito per starne abbondantemente alla larga: "Il libro segreto delle cose sacre" di Torsten Krol è l'esempio di un tema usato male e scritto peggio.
  Un pianeta in cui una catastrofe naturale ha ucciso il 90% della popolazione, vede una sorta di gruppo di sacerdotesse vegliare sul mondo e pregare perché torni la notte e non rimanga il sole a picco. Un giorno arriva un pasciuto contadino che decide di ristabilire l'ordine patriarcale e in tre secondi lo fa. Il sole rimane a picco. Muoiono tutti.
 Un libro raramente cretino.

 Precisazione: 

Questo genere di distopia, ha avuto una controparte che incarnava il terrore maschile della dominazione femminile.

  Cioè mentre alcune autrici hanno provato a immaginare, come avrebbe potuto essere un mondo senza uomini (e siccome siamo nell'ambito della fantascienza è OVVIO che non è una speranza, ma una possibilità immaginativa volta a sottolineare per assurdo i lati oscuri del patriarcato), alcuni autori hanno usato lo stesso pretesto narrativo per dar vita ai loro peggiori incubi: mondi popolati da terribili amazzoni che ovviamente l'avventuriero di turno castiga e riporta all'ordine, soprattutto sessuale.

 Anche perché, anche se la stragrande maggioranza delle trame lo tace, è implicito che in un mondo di sole donne ci si innamora e si fa comunque sesso. 

 Anzi, il tema lesbico è generalmente più esplicito in questa versione maschile (dove le donne sono tutte delle virago cattivissime e perfide) perché, oltre alla solita fissazione voyeuristica, ovviamente la prima preoccupazione di un uomo che arriva su un pianeta o in un futuro senza uomini è ristabilire "l'ordine" anche da quel punto di vista, sia mai che si sia sopravvissute senza di lui.

 Ne cito uno su tutti, "Considera le sue abitudini" (in originale "Considera le sue vie") del generalmente ottimo Wyndham, parla di un futuro popolato solo da donne (gli uomini sono stati tutti uccisi da un virus tanto per cambiare) in cui però c'è una rigida divisione dei ruoli, così rigida che le donne adibite alla riproduzione sono costruite geneticamente in modo da starsene ferme su un letto a sfornare pargoli. 

 Casualmente, anni fa, vidi il film per la tv che Hitchcock ne trasse, "Le formiche del futuro", con la scienziata del futuro che, ispiratissima, ci informa come le donne abbiano avuto la geniale idea di riorganizzarsi così una volta rimaste sole: "Abbiamo fatto come le api".


FINE PRIMA PARTE

Disclaimer: Non verranno tollerati commenti cretini come "Donne contro uomini o uomini contro donne" NON è di questo che parla la fantascienza femminista e gli uomini e le donne intelligenti lo sanno benissimo.

mercoledì 10 maggio 2017

Piccole recensioni tra amici. Dalla Cina allo Yemen le donne sono unite da un filo rosso, "Vite di donne" e "La sposa Yemenita".

 Ed ecco che per recuperare un po' di recensioni, spiattello un piccole recensioni tra amici.

 In modo assolutamente involontario mi sono resa conto di aver recensito due libri che hanno la condizione femminile come diciamo contesto nel quale si muovono i racconti. 

 Certo, una è fiction e uno è un reportage, uno è ambientato in Cina e l'altro in Yemen, ma i punti di contatto sono comunque molti: in qualsiasi parte del mondo tu vada la condizione femminile è sempre peggiore di quella maschile. 

 Poiché questo non è un post sociologico e neanche storico e per un argomento del genere non basterebbe un'enciclopedia, mi limiterò piuttosto a segnalare un mio sentire, che di certo magari piacerà poco o verrà trovato senza molto senso, ma lo segnalo lo stesso.

 Nel libro di Su Tong la critica al sistema è gigantesca e lancinante, nel libro della Battaglia viene liquidata con un "c'è molta strada da fare".
 Ecco, mi accorgo che soprattutto per quel che riguarda determinate culture mi si chiede una sospensione del giudizio che io non sono in grado di dare e non voglio neanche dare.

 Forse il caso più interessante in merito riguarda gli autori iraniani, come la Nafisi o la Satrapi, che riescono a passare il bello della loro identità, non nascondendosi dietro ad alibi o a specchietti per le allodole per quel che invece è molto evidente non può essere accettato.
 E' un discorso lungo e che non mi piace fare perché so che corrisponde al camminare sulle uova e non voglio essere fraintesa, ma mi sembrava doveroso accennare in questo piccole recensioni tra amici.

 Et ora let's go!

VITE DI DONNE di Su Tong ed. Einaudi:

 Alle superiori, tanta era la mia fame di scrittori orientali che, esaurito il giacimento della biblioteca del mio paese, prendevo il treno per andare in quella del paese più vicino (sembra molto romantico lo so, ma alla fine della fiera, tra il treno e la camminata erano una ventina di minuti e non di più). Ancora ricordo che fu lì che trovai, tra le altre cose, "Mogli e concubine".

 
Conosciuto anche come "Lanterne rosse"
per via del film che ne fu tratto
La curiosità del libro era nata venuta durante un corso di scrittura creativa
erogato dalla biblioteca del mio di paese, nel quale l'insegnante ci lesse un giorno alcuni stralci di libri.
 Tra di loro, c'era la particolarissima scena di seduzione tra la protagonista, la quarta moglie molto giovane di un ricco commerciante, e il figlio di lui (coetaneo di lei). A lei bastò lo stargli vicino ed era raccontato con una delicatezza e al contempo una passione difficilissimi da ottenere.

 "Vite di donne" è scritto col medesimo stile semplice ed essenziale, molto scorrevole e al contempo perfetto. Non servono molte parole ed eccessive descrizioni a Su Tong per precipitarci nella vita di tre generazioni di donne che, spinte da uno spirito autodistruttivo catalizzato da una società crudele, finiscono per essere tutte profondamente infelici.

 Il secondo racconto di questo breve libro invece mi ha portato una curiosa associazione letteraria.

  Le protagoniste sono due sorelle zitelle di una certa età (in realtà non sono così vecchie, ma a 46 anni un tempo eri decrepita) che vivono in simbiosi e chiuse in casa dalla morte dei propri genitori.

  A causa di una serie di piccoli eventi legati ai litigi di tre commesse del negozio di loro proprietà, la più piccola delle due finisce per uscire di casa qualche volta e a scoprire che foooorse la vita può offrirle qualcosa di più che la convivenza forzata con la tirannica sorella.
Devo dire una delle copertine più brutte
partorite dall'Einaudi

 La storia mi ha ricordato incredibilmente una delle Novelle della Pescara di D'Annunzio che lessi approfonditamente (per un motivo assurdo di cui un giorno parlerò), "La vergine Orsola"
 Anche lì le protagoniste erano due sorelle sole che vivevano frugalmente chiuse in casa, ma lì, la variante era che la più piccola usciva a scoprire il mondo a seguito di una grave malattia da cui era poi riuscita a salvarsi.

 Mentre la sorella minore cinese finisce poi felicemente i suoi giorni, quella abruzzese, poveraccia, non soccombe sotto il peso di drammatiche convenzioni sociali.

  Tuttavia incredibile constatare l'identità dei sentimenti, delle ansie e delle pressioni sociali che queste coppie di sorelle, così geograficamente lontane tra loro, rivelano avere tra loro.

  Perché ci sono poche cose su cui (quasi) tutti i popoli del mondo si sono storicamente trovati concordi: l'oppressione sistematica del genere femminile con ogni mezzo è una di queste.


LA SPOSA YEMENITA di Maria Silvia Battaglia e Giulia Cannatela ed. Becco Giallo:

 Tra le novità appena arrivare aveva attirato la mia attenzione "La sposa Yemenita", una graphic novel sull'esperienza della giornalista Maria Laura Battaglia in Yemen, dove qualche anno fa si è recata a studiare arabo ed è diventata anche una corrispondente all'estero per alcuni giornali.
Credo che l'idea di partenza fosse una versione italica dei vari reportage alla Delisle come, "Pyongyang", che ha avuto anche dei graziosi epigoni, (non all'altezza, ma neanche malaccio), come "Kabul disco. Come non sono stato sequestrato in Afghanistan" di Nicolas Wild.


 Dunque, malgrado l'onorevole tentativo di farci conoscere una terra praticamente ignota, come lo Yemen, che a stento sappiamo ove si situa ed è generalmente tutto quello che sappiamo (c'è per dire una sorta di guerra in corso con l'Arabia Saudita e quasi non se ne parla), i problemi del libro a mio parere sono due:

1) La disegnatrice scelta è sbagliata. Il libro è disegnato in uno stile vagamente manga, ma quello che viene conosciuto come chibi-manga, ossia personaggi sproporzionati col corpo piccolino e la testa grande e con gli occhi enormi, per ottenere un effetto cutie al massimo. Uno stile che, diciamocelo, non è proprio quello che si richiede a un reportage che affronta un certo tipo di argomenti.
 Certo anche Delisle usa un tratto che forse è più vignettistico che da reportage, ma qui veniamo al secondo problema.

2) Nel caso di Delisle, Wild e anche dell'ultimo libro di Boulet (lo Zerocalcare francese), "Appunti di vita 2", in cui il fumettista parla anche degli strani viaggi in giro per il mondo per tenere conferenze e presentare il libro (Africa profonda e Cina per dire), ecco in questi casi gli autori non sono giornalisti, ma fumettisti che, per motivi svariati, si trovano in posti del mondo molto particolari. 

 Sono lì generalmente per lavoro, un lavoro che nulla ha a che fare col giornalismo o con le mediazioni interculturali, (Delisle a Pyongyang è lì per lavorare a una serie animata, idem, per quanto strano, Wild in Afghanistan) e ciò che vedono è frutto di uno straniante effetto da pesce fuor d'acqua.
 Codesta cosa determina un punto di vista rispettoso del luogo, ma che mette in luce le contraddizioni profonde di posti che sono anni luce lontani da noi e che hanno tanti pregi, ma anche tanti difetti che non ha senso negare, altrimenti per non fare gli occidentalocentrici si finisce nel problema opposto "la teoria del buon selvaggio" che è peggio ancora.

 Ecco, il libro della Battaglia soffre di un eccesso di delicatezza. Si vede che è una persona molto attenta, profondamente rispettosa delle altre culture e appunto, grazie a dio, competente. 
 Delisle e gli altri sono attenti e rispettosi, ma non sono competenti e questo rende possibile al lettore un'identificazione molto più semplice: quello che non capiscono loro, anche a noi è di difficile comprensione.

 La Battaglia invece ci presenta come tranquillamente assimilabile cose che dal nostro punto di vista sono terribili o perlomeno molto strane.

 Una su tutte, il rimprovero a un giornalista americano, rapito e poi ucciso, di aver girato in modo tale da rendersi troppo esteticamente visibile coi rasta e un orecchino, entrambe cose che lo rendevano agli occhi dei locali ridicolo e sicuramente gay. 
 E' ovvio che il rimprovero è sensato: se sei un giornalista devi essere competente e sapere cosa puoi e non puoi fare e quali conseguenze potrebbe avere, ma a me lettore mi devi spiegare PERCHE' non va bene, cioè non dubito che abbiano dei problemi con l'omosessualità in Yemen (e mi pare già eccessivo farmi passare la cosa in cavalleria), ma non ho idea del perché non piacciano neanche i rasta. Cos'hanno che non va?

 Oppure, l'episodio che dà lo stesso titolo al libro: le usanze matrimoniali in Yemen. 

 Per tre giorni queste donne, solitamente intabarrate nei vari niqab o altri abiti preposti dalla religione, festeggiano come delle pazze in locali dove si scatenano vestite in modo lussuoso e sgargiante e ne approfittano cercando marito contattando papabili suocere (non so se sia così effettivamente questo è quello che evinco dalla graphic). 

 Dal mio punto di vista è una cosa terribile, che mi rimanda all'antica Grecia e al modello ateniese quando le donne per far capire agli uomini che erano interessate dovevano sperare in qualche funerale che permettesse loro di uscire e lanciare segnali visivi.

 Sono certa che c'è di più, ma cosa c'è?
 So che una graphic non può rispondere a tutte le mie domande, ma deve almeno seminarle, non darmi per buona una cosa che evidentemente ai miei occhi non può esserlo (e "E' un'altra cultura" è un jolly che non vale sempre).

 L'ho trovato, mi spiace dirlo perché ho capito il buonissimo intento dietro (farci conoscere una cultura lontana, misteriosa e al contempo affascinante e ricca di storia), eccessivamente semplicistico nel suo tentativo di essere divulgativo. 
 Forse e dico forse, disegni più realistici e adatti al contesto avrebbero potuto arginare il problema. 

Visto che è una graphic, quindi il disegno dovrebbe essere parte integrante della storia e non mero supporto, anche in considerazione del fatto che l'autrice è una giornalista e non una del mestiere, forse sarebbe stato meglio affidarsi a un altro genere di disegnatore.


sabato 6 maggio 2017

"Perché lo fai", la canzone di Masini (riscritta) che mi sento di dedicare al cliente che chiede informazioni e subito dopo scappa, dove non si sa.

 In questi giorni, causa lavoro, non sono riuscita ad aggiornare come volevo il blog, in più, per un'altra serie di motivi i prossimi tre giorni sono costretta a ripartire (non motivi libreschi sigh).

 Tuttavia ieri sera, mentre scrivevo un arguto status su fb per lenire i miei sensi di colpa per questa assenza sul blog, ho avuto uno di quegli attimi di follia che mi spingono a modificare le canzoni a seconda dei deliri che avvengono in libreria.
  
L'ho fatto già con "Quelli che" di Jannacci e  "La canzone dei dodici mesi" di Guccini,  stavolta mi sono prodotta in modo più breve e disperato, nella riscrittura di "Perché lo fai" di Marco Masini.

 Il cliente a cui è disperatamente dedicata è colui che chiede indicazioni e poi, mentre stai spiegando, se ne va, senza ascoltarti verso non si sa dove. Non dice né ciao né grazie né arrivederci e soprattutto ritiene esaurita la soglia di attenzione per una domanda che egli stesso ti ha fatto dopo una manciata di secondi.

 Non so se in epoca pre-social il tempo d'attenzione fosse maggiore o se questa del piantare il libraio che ti sta spiegando dove cercare il libro che hai chiesto (o come ordinarlo o perché non arriva o quando esce o altre mille casistiche) sia una tendenza sempreverde, ma questa fuga inspiegabile è in cima all'hit dell'urto di molti miei colleghi.

 Io devo dire sono più basita che irritata, ma insomma, devo aver pur qualcosa che la mia pazienza deve sopportare.
 Ai librai che rimangono con le parole in sospeso e ai clienti immotivatamente in fuga (a cui ricorderei che comunque siamo persone, non pagine di internet che chiudi quando sei stufo) è dedicata questa tragica canzone di Marco Masini, libreria style: "Perché lo fai"!

 "Perché lo fai"

Con questa fretta nei pomeriggi perché lo fai
con questi occhi un po' sperduti e un po' cerca guai
per il titolo di un libro che poi
non cerchi davvero mai

Con le tue mani sul pizzino, perché lo fai
tu che sei cliente di libreria attorno a me
sperduto come un eschimese in Paraguay
dimmi perché, perché lo fai.

Perché lo fai, non rispondermi se non vuoi
però lo sai io parlavo agli orecchi tuoi
e tu, se vuoi, puoi nasconderti nei corridoi
finché non tornerai

Perché lo fai disperato cliente mio
perché domandi e scappi come un cinghiale nella via
perché lo fai
perché non aspetti, perché ce l'hai con te
perché lo fai se ad aiutarti ci sono i librai
per te, per me, per voi

Perché, perché lo fai
fra questi punti informazione di questa libreria
dove non troverebbe un libro neanche la polizia
io non ti lascio solo a cercare la sezione di poesia
cliente mio,
come la gente che vaga per ore a schifia

Disperato cliente mio,
perché non vuoi l'indicazione che mi chiedi,
perché lo fai e il domani diventa mai
per te, per me, per voi.

Perché lo fai, puoi rimanere quanto vuoi
perché lo sai che io so cose che tu non sai
se tu volessi aspettare io ti spiegherei
se ritornassi indietro a portata di voce mia
invece sei una gazzella che va via

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