venerdì 23 giugno 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Platone per infanti".

Continuo a rimandare le cartoline dalla libreria dedicate ai genitori alla ricerca dei libri per i propri pargoli. Tuttavia le perle al riguardo continuano a fioccare.
 Eccovene una tutta per voi.
Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Platone per infanti".

mercoledì 21 giugno 2017

A cosa serve il gay pride? Otto letture, il perplesso ricordo del pride di Treviglio e la festa degli alpini dovrebbero riuscire a dissipare le nebbie. Perché quando una persona acquisisce un diritto, è un passo in più per l'umanità intera.

 Quando abitavo a Bergamo non ricordo quale trasmissione nazionalpopolare fece una sorta di esperimento sociale con coppie gay che si baciavano o tenevano per mano (tra l'altro credo fossero attori, non coppie gay vere).

Dal pride di Kiev di sabato. Efrem Lukatsky/AP
 Venne fuori, con grande sconcerto della trasmissione in questione (ma certo non mio e di molti altri), che uuuuh, l'Italia è ancora un paese molto omofobo. 

 Curiosamente, si decretò che il posto più omofobo di tutti fosse una cittadina della provincia di Bergamo: Treviglio.
 Per reagire a codesta nomea e allo stato delle cose, si decise di fare un gay pride a Treviglio. TREVIGLIO.

 Io, che mi ero trasferita da pochi mesi da Roma e morivo di noia, trovai fortuitamente un ragazzo dei giovani democratici (una lunga storia anche questa) che voleva andare e insieme ci recammo.

 Ricordo varie cose dell'evento:

1) Ci saranno stati 40 gradi.

2) Avrò mangiato almeno 3 granite all'anice. Anice. Un gusto che non credevo neanche esistesse.

3) Appena arrivata, la manifestazione era talmente sobria, nel vero senso della parola, che credevo (non sto facendo ironia lo credevo davvero) fosse una manifestazione dello Spi, la parte della CGIL dedicata ai pensionati (c'erano molte bandiere dello Spi).

4) Feci l'intero corteo nascondendomi a balzelli dietro le auto in sosta ai margini della strada perché il giovane democratico assieme a me era letteralmente terrorizzato all'idea di finire in una foto. Perché fosse venuto non me lo ricordo o forse non l'ho mai saputo.

5) Nonostante fosse un pride sobrio quanto una manifestazione dello Spi, al nostro passaggio i genitori coprivano gli occhi ai bambini, che voglio dire, al massimo stavano vedendo delle persone in corteo con delle bandiere arcobaleno, non molto di più. Addirittura ricordo una madre correre via a gambe levate sballottando i pargoli, forse terrorizzata che i figli le diventassero gay col solo potere dello sguardo.

Il mio sgomento era rinfocolato dal fatto che pochi mesi prima, dopo poco che mi ero trasferita, ero rimasta vittima della festa degli alpini che non esito a definire una sorta di rave.

 Per tre giorni masse di alpini con un tasso alcolemico sopra qualsiasi norma, che si erano accampati in ogni dove, dalle aiuole ai parchi, dalla stazione a qualsiasi altro luogo (accampare con vere e proprie tende intendo), avevano messo a ferro e fuoco una cittadina che, tanto per farvi capire, trova fastidioso pure che un locale resti aperto dopo le 10 di sera.

 Ricordo gente molesta in ogni dove, vestita in modi improbabili, in giro su trattori, con strumenti assurdi, citofonare a qualsiasi ora del giorno e della notte e tentare approcci, da ubriachi, ovunque.

 Ora, sicuramente ero io che non capivo il gioioso spirito alpino, ma che la stessa gente che a Marzo si ubriacava in piazza, due mesi dopo facesse la morale per il gay pride, diciamo che un filino urto mi ha dato.

Foto mia dell'epoca
 Il problema del gay pride, che esiste per celebrare l'orgoglio omosessuale  e transessuale, è che deve dimostrare di avere le carte in regola per esistere.

 Cioè, la maggioranza si sente in dovere di dare il permesso alla minoranza e dettare le regole: ok dai sono magnanimo ti lascio protestare, ma i diritti non si rivendicano così, guarda ora ti faccio vedere io come si fa.

 Ah sì? E perché ci tieni tanto a dirmi come devo festeggiare, ma degli alpini non te ne frega niente?
  Dell'Atalanta pride (ve lo giuro sempre nello stesso sventurato anno, era il 2010) non te ne frega nulla? Dei festeggiamenti per i mondiali? Delle feste religiose random?

 Ognuno festeggia come vuole, ma si cerca di ricomporre nei ranghi della "decenza" solo alcune categorie che devono dimostrare di essere meritevoli del privilegio di manifestare. 

 Per quel che mi riguarda, finché sarà così, il pride ha il dovere di essere il più festante, colorato e glitterato possibile. Io ho il diritto di gioire e divertirmi tanto quanto un alpino alla sua legittima festa.

(Su questo preambolo un paio di anni fa avevo anche fatto un fumettino che potrete trovare qui).

 Detto questo, eccovi una serie di letture sia che al pride ci andiate, sia che non sappiate che cavolo sia, sia che abbiate pregiudizi o meno.

 Leggere apre la mente (di solito), concediamoci tutt* una possibilità!


SECONDO NATURA di Eva Cantarella, Bur:

 Internet è un mondo vasto che comprende gente come i terrapiattisti o quelli che si curano con acqua e zucchero, ci sono anche persone (che esistono, come le prime due categorie, anche nella vita reale ma prima di internet almeno potevo ignorarlo) che sostengono i gay e le lesbiche non siano mai esistiti e tutto faccia parte di una malvagia kospirazione gender a opera della subdola lobby gay.


Ok, spero che tra costoro nessuno abbia fatto latino alle superiori e men che meno il liceo classico vista la quantità di testi lgbt presenti nelle antologie. Nell'antica Grecia e nell'antica Roma (con valenze diverse) la bisessualità non era solo diffusa, ma aveva una valenza sociale.

 Posso ricordare ancora gli imbarazzati e striminziti specchietti informativi dei miei testi del liceo sull'omosessualità e bisessualità nel mondo antico.

 Arrivavano quando tra un Cirno volante e una Saffo amorosa toccava confessare l'amara verità: l'eterosessualità non era l'unico orientamento ammesso.

 Perché e per come, lo spiega, benissimo la grecista Eva Cantarella nello splendido "Secondo natura" che restituisce a un mondo che il cristianesimo costringerà a secoli d'oblio, lo splendore che aveva: l'orientamento sessuale non eterosessuale come pulsione positiva della società, fondamenta di rapporti sociali, rito di passaggio, cemento di amicizie, ispirazione per versi immortali.

 Da leggere, soprattutto, sottolineo, se siete eterosessuali. Scoprire che il mondo non è sempre stato  solo eteronormato potrebbe avere dello sconvolgente ve lo assicuro.


STIAMO TUTTI BENE di Giulia Gianni, ed. La nave di Teseo:

Una coppia di mamme, un pupo e una famiglia arcobaleno nell'Italia senza stepchild adoption (senza inglesismi: l'adozione del figlio del compagno).

Il web e i mezzi d'informazione ci restituiscono una realtà spesso cruda, spaventosa, piena di commenti crudeli e illazioni da film horror. Gli italiani sono davvero ciò che scrivono sul web? In realtà sembrerebbe di no.

 Come sempre succede, prendersela con concetti astratti e persone che non conosci e mai conoscerai è molto facile e purtroppo solletica gli istinti più bassi di troppa gente frustrata.

 Poi, quando ti capita di venire a contatto con persone in carne ed ossa il registro cambia, scopri che non sono alieni, ma esseri umani come te, persone normalissime che vivono le stesse identiche cose che vivi tu: hanno problemi sul lavoro, devono pagare un mutuo, magari faticano ad arrivare a fine mese E sono una famiglia arcobaleno.

 A quel punto prima ci si rende conto che le cose in comune sono molte più di quelle non in comune, poi si comprende il punto fondamentale: una famiglia è una famiglia, basta ci sia l'amore.

 Altrimenti quello che vuoi non è che gli italiani mettano al primo posto la famiglia, vuoi che mettano al primo posto un finto perbenismo fatto di apparenze per le quali l'importante è che siano mamma, papà e figli, poi chissenefrega di quel che succede tra le mura di casa loro.

 "Stiamo tutti bene" racconta le gioie e le difficoltà (soprattutto legali) di una famiglia arcobaleno e restituisce speranza.
 Noi italiani, alla fine della fiera, non siamo così pessimi come vogliamo sembrare, siamo solo, ultimamente pieni di rancore e di soprattutto pieni di troppe persone che vogliono pomparlo quel rancore. Perché come dicevano i romani: dividi et impera.

Se vi incuriosisce il tema delle famiglie arcobaleno, consiglio, tra tutti, due bei libri "Hello daddy" del giornalista Claudio Rossi Marcelli e "Figli dell'arcobaleno" di Samuele Cafasso, ed. Donzelli, in cui sono raccolte le testimonianze di famiglie arcobaleno composte nel modo più disparato (due mamme affidatarie, figli da precedenti unioni, coppie di mamme ecc.).


UN ANNO SENZA TE di Giopota e Vanzella, ed. Bao Publishing:

 E' uscita da poco questa bellissima graphic novel di Giopota e Vanzella che racconta con dolcezza e alcuni meravigliosi tocchi surreali, quel che succede alla fine di un amore.

Come ci si riprende quando finisce una storia? Il protagonista è un ragazzo gay, ma ve lo consiglio perché chi pensa che ci sia un modo di amare etero e uno gay veda che siamo tutti sulla stessa barca, qualche volta felicissimi, talvolta tristissimi. L'amore è amore, non importa l'orientamento sessuale dei protagonisti.

 Consiglio anche "L'orgoglio di leone" di Flavia Biondi ed. Renbooks che finisce, tra l'altro, in un gay pride.

 Tommaso giovane rampante, finge eterosessualità con un fidanzamento di facciata (la ragazza ovviamente pensa sia vero), finché non conosce Leone, giovane, orgoglioso e per nulla disposto a rimanere nell'ombra. Nella vita, prima o poi, bisogna trovare il coraggio di essere sé stessi o non ci rimarrà niente di noi.


HO MOLTI AMICI GAY di Filippo Maria Battaglia, ed. Bollati Boringhieri:


Gli omofobi sono sempre pieni di amici gay che però gli altri gay non conoscono.
 Quindi esistono delle persone omosessuali che amano avere amici dediti alla loro umiliazione perpetua e ben felici che sia così.

 Nel nome di questi fantasmi che non si palesano mai, si perpetrano le peggiori nefandezze. Non esiste discorso omofobo che non inizi con la doverosa premessa "Ho molti amici gay" (peraltro dici, non è che ce ne hanno uno o due, ce ne hanno anche molti).

 Il giornalista Filippo Maria Battaglia, già autore di "Stai zitta e vai in cucina" (che raccoglieva le sparate sessiste dei politici italiani), raccoglie tutte le frasi omofobe pronunciate dagli italici politici nelle più disparate occasioni.

 Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.


GOLDEN BOY di Abigail Tartellin ed. Mondadori:

 Quanti di voi conoscono una persona intersex? Quanti personaggi intersex abbiamo mai visto rappresentati in film, serie tv, libri ecc? Io ricordo giusto "Faking it" in cui appariva una ragazza intersex (e quello era il suo grande e innominabile segreto).

 Non stiamo parlando di persone transgender, ma di chi nasce con cromosomi sessuali, genitali e/o caratteri sessuali che possono appartenere a entrambi i generi.

 Cosa succede quando ci si trova naturalmente a cavallo tra due generi? Come e quando si decide qual è il proprio genere d'elezione? E' doveroso decidere? E cosa pensano gli altri di te? Come si vive nel mondo?

 "Middlesex" di Eugenides raccontava la storia di un intersex, concentrandosi però sulla genia (c'era un'ingarbugliata vicenda familiare tra cui due fratelli che si sposavano), mentre "Golden boy" di Abigail Tatterlin narra la vicenda di un Max, un ragazzo bello, intelligente, sportivo, ammirato da tutti, figlio di una coppia in vista e benestante, un vero e proprio golden boy.

 Il punto è che Max, anche se nessuno lo sa, è un intersex e con l'adolescenza arrivano le grandi domande: chi sono? Mi piacciono i ragazzi, le ragazze o entrambi? Cosa vorrò essere per il resto della mia vita?

La famiglia, un po' per perbenismo, un po' per autentica confusione, tende a imporgli decisioni che gli vanno sempre più strette.
 Forse sarebbe meglio non dover decidere, ma come glielo spieghi a una società fondata sul binarismo di genere?


NON CI SONO SOLO LE ARANCE di Jeanette Winterson, ed. Mondadori:

 Libro meraviglioso di ormai parecchi anni fa che però continua a descrivere con una precisione inattaccabile cosa voglia dire scoprirsi gay in una famiglia super religiosa.

 Ispirato all'infanzia e alla giovinezza dell'autrice (che ha raccontato la vera storia, quasi identica, in "Perché essere felice quando puoi essere normale?"), racconta le vicende di una ragazza adottata in fasce da una coppia assai religiosa che la cresce nell'attesa della fine del mondo.

 In un crescendo claustrofobico che l'autrice sa rendere in un meraviglioso modo tragicomico, le tinte si fanno più fosche durante il periodo dell'adolescenza, quando la protagonista scopre di essere lesbica e, dopo alcuni tentativi di "pentimento" ovviamente falliti, viene buttata fuori di casa.

 Fortunatamente per lei è molto talentuosa e dopo un periodo di vagabondaggi riuscirà a farsi ammettere con una borsa di studio all'università.

 Non tutti, purtroppo, hanno la fortuna della Winterson, in Italia (e nel mondo in generale) ci sono ancora adolescenti o ragazzi appena maggiorenni che vengono rifiutati dalle famiglie e buttati fuori di casa. 

 Stanno sorgendo finalmente delle case rifugio anche per loro nell'attesa che i genitori si rendano conto che i figli non finiscono di essere tali quando smettono di essere come te li eri immaginati nei tuoi fulgidi sogni. Tuoi.


USCIR FUORI di Myriam Cristallo, Sandro Teti editore:

Quando sento parlare della fantomatica lobby gay o dell'agenda gay mi domando chi mai potrebbe avercela con una lobby talmente scrausa  da non essere ancora riuscita a far approvare una legge contro l'omofobia, che ha ottenuto una legge sulle unioni civili (anche monca) con almeno 15 anni di ritardo e non riesce a evitare continue aggressioni ai danni della sua comunità?

 Voglio dire una lobby del genere non dovrebbe manco esistere o infatti in realtà non esiste proprio.

 "Fuori" di Myriam Cristallo ricostruisce i dieci anni di storia del Fuori, il Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano, la prima organizzazione lgbt italiana che dal 1971 al 1982 portò per la prima volta le istanze lgbt all'attenzione di chi i gay non voleva neanche pensare che esistessero.

 Quando ti senti circondato dalla fuffa ideologica, quando non conosci e perciò non sai di cosa stai parlando, il consiglio è sempre uno: informati su fonti autorevoli, potrebbe aprirsi un mondo.


GLOBAL GAY di Frédéric Martel, Feltrinelli edizioni:

 "A cosa serve il gay pride? Avete già tutti i diritti!"

 Risposta: no, non ho tutti i diritti. Non ho il matrimonio egualitario, ma un istituto speciale per persone speciali (leggete pure "che non sono come gli altri") chiamato unioni civili (e sottolineo che FINALMENTE almeno c'è questo), rischio di essere discriminata a lavoro se il mio datore di lavoro dovesse essere omofobo, non potrei adottare il figlio della mia compagna, devo leggere ogni giorno cose come "i gay sono malati" e altri cose simpatiche e, per giunta, alle mie proteste, sentirmi rispondere, "E' un'opinione".

 Perché adesso essere omofobi e razzisti si nasconde dietro "è un'opinione", no, se discrimini non è un'opinione, è razzismo o omofobia o sessismo (a seconda di chi decidi di infamare opinando).

 Risposta due: io in Italia me la passo almeno benino perché c'è stato un lungo percorso che, alla fine della fiera, con incredibile lentezza, qualche frutto ha portato. La società civile ha fatto dei passi in avanti e l'anno prossimo dovrei unirmi civilmente.

 Ma che nel resto del mondo la comunità lgbt come se la passa? Il libro di Martel aiuta a fare il punto della situazione, nel bene e nel male. Tra punizioni pubbliche, condanne a morte, carcere, "campi di concentramento", cliniche riparative, carcere e altre amenità, non bene.

 Certo ci sono stati tanti passi in avanti, ma ancora in larga parte del mondo, essere gay comporta essere vittime di persecuzione.
 Il pride, anche festoso, anche esagerato, serve per ricordare che esistiamo noi ed esistiamo loro.

 E a tutti coloro che dicono "Eh ma le trans, vestite così" si ricorda che furono proprio le trans a dare il via ai moti di Stonewall, la prima grande protesta del mondo lgbt.

 Se pensate che questo post dovrebbe riguardare solo la comunità lgbt vi sbagliate, riguarda tutti, perché ogni persona che acquista più diritti è un progresso per tutta questa nostra convulsa, spesso confusa e impaurita, umanità.

Ps. Si consiglia la visione del film "Pride". Inghilterra, 1984. In 32 anni i passi avanti sono stati enormi, che continui ad essere così.

lunedì 19 giugno 2017

La paranza! Tre letture en passant: "Piccoli racconti di primavera" di Soseki, "Janis Joplin" di Giulia Argnani e"Nine stones" di Sara Spano.

 Qualche tempo fa, avevo inaugurato una sorta di rubrica, senza ovviamente ciclicità che avevo ribattezzato "la paranza".

 La differenza con le piccole recensioni tra amici sta nel fatto che considero queste letture un po' più passatempo, dei riempitivi in mezzo a letture più importanti o coinvolgenti.

 Certo, alcune volte capita che inizi a leggere una cosa come paranza e finisca per considerarlo un libro a dir poco maraviglioso, altre volte che il libro maraviglioso si riveli paranza.

 In qualsiasi caso, ve ne do conto perché nel caso vi trovaste indecisi se leggerli o meno, abbiate un appiglio per capire se sia il caso di farlo.

 A me la paranza di solito coglie quando mi bloccano la tessera della biblioteca (purtroppo sono un macello in quel senso), come questo mese. Finalmente oggi l'embargo è finito e vado a fare di nuovo il pienone.

 Per inciso, l'altro giorno, ho sentito orrendamente definire la biblioteca "Sharing economy", poracci noi.
 Buona lettura!

"PICCOLI RACCONTI DI UN'INFINITA GIORNATA DI PRIMAVERA" di NATSUME SOSEKI ed. LINDAU:

Amo moltissimo gli autori orientali, tuttavia finora di Soseki, considerato unanimemente uno degli scrittori più importanti del Sol Levante avevo letto solo "Il signorino", storia di un giovane professore mandato a insegnare in una scuola maschile di sfaticati.

 Più famoso in Italia è "Io sono un gatto", tuttavia ho sempre dei problemi coi libri in cui gli animali parlano in prima persona. Non sono abbastanza empatica e amante degli animali per immedesimarmi nelle vicissitudini di un cane, gatto, canarino o pesce, anche se, indubitamente, in tal modo mi sto perdendo molto.
 "Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera" raccoglie una serie di racconti molto brevi di Soseki, mai tradotti in italiano. Si tratta in verità di bozzetti di vita, figure appena accennate, estati appena raccontate.

 Più che ad altri racconti mi viene da paragonarli ai manga di Hokusai, le raccolte di schizzi di vita quotidiana e paesaggi che il pittore giapponese, ritrasse per un periodo della sua vita.

 Fermi immagine senza una vera collocazione narrativa o temporale eppure eccezionalmente vividi.

 Lo consiglio a tutti i grandi amanti del Giappone, meno a chi non ama gli autori orientali. E' una chicca in più per i filonipponici, agli altri, malgrado la mano di Soseki, direbbe gran poco.


"JANIS JOPLIN" di GIULIA ARGNANI, BD EDIZIONI:

 Giulia Argnani è una fumettista che esordì anni fa, con un tratto forse ancora un po' troppo acerbo, in una raccolta di fumetti, "Sciò", tratta da alcune storie vere raccontate dalla giornalista Delia Vaccarello in un libro precedente, "L'amore secondo noi".

 Si trattava di un ottimo davvero ottimo libro in cui alcuni ragazzi raccontavano la scoperta del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere (io lo lessi in un momento particolare della mia vita e mi aiutò tantissimo).

 Da allora ha navigato tra piccole case editrici e, l'anno scorso, aveva pubblicato per la Renbooks un buon volume che avevo anche recensito "Up all night". Quest'anno, con uno stile fumettistico molto migliore di 10 anni fa, è approdata alla BD edizioni con la biografia di Janis Joplin.

 Essendo la BD una casa editrice specializzata principalmente in biografie a fumetti di musicisti e cantanti, immagino che sia stato una sorta di "libro commissione" (ossia "vorrei che tu facessi un libro su questo e questo") che non è un male, ma rischia magari di dover rimanere entro certi schemi.

 La biografia di Janis Joplin non c'è bisogno che ve la racconti io, l'autrice insiste molto sulla sua eccezionalità (nel senso più stretto del termine) rispetto al contesto: troppo indipendente in una "normale" famiglia americana di provincia, troppo bruttina per essere la ragazzetta popolare della scuola, con un carattere troppo forte rispetto a quelli richiesti dalla femminilità stile anni '50 imperante. 
 Ovviamente sentirsi diversi e straniati rispetto al proprio contesto ha sempre un prezzo da pagare, soprattutto se, come Janis Joplin, si ha in fondo un lato molto fragile, così, a margine di una vita musicale sempre più esplosiva e una sessuale sempre più libera (con uomini e donne), presa da un'ansia di fondo, la Joplin finisce nel tunnel della droga.

 Uomini e donne si avvicendano sul suo cammino, alcuni sfiorando la sua solitudine senza mai penetrarla davvero. La Argnani suggerisce che l'unica che avrebbe potuto farlo, la sua amica e amante, Peggy Caserta, sia scomparsa proprio nel momento più difficile.

 La storia è ben disegnata e ben costruita, purtroppo non me la sento di dire che ha quel guizzo in più, manca, una sorta di vitalità nel racconto che era la cifra stilistica della Joplin.

 Quanto questa sia dipeso dalla Argnani e quanto dalla casa editrice non lo so. 
 Io amo molto i biopic perché vedendo le vite degli altri faccio un po' i conti sulla mia, però serve qualcosa di forte, un'emozione che ti porti a farli questi conti, lo dico in generale.

  Non basta far bene i compiti, serve una fiamma che dia fuoco alle polveri.


"NINE STONES" di SARA SPANO, EDITORIALE COSMO:

 In marzo sono stata ospite di una fantastica fumetteria di Genova: la Comics Corner.
 Oltre ad avere uno spazio bellissimo, hanno anche (lo dico per i genovesi in ascolto) un fitto programma di ospiti, eventi e presentazioni, così fitto che, seguendoli, riesco ad aggiornarmi in automatico sui nuovi autori di italici fumetti che, pur con tutte le migliori intenzioni, mi sono persa per strada.

E' da loro che ho sentito parlare per la prima volta di Sara Spano, autrice di "Nine stones" web comic passato agli onori della carta stampata  grazie a Editoriale Cosmo ed ora disponibile in libreria.

 Incuriosita, ne ho comprata una copia e direi che è un NI.

 Sara Spano, almeno al momento, ha lo stesso identico problema di Angela Vianello: grafica, disegni, colori ECCEZIONALI, storia assolutamente non all'altezza.

 Se la Vianello risolve la mancanza di una sceneggiatura di livello, buttandosi in una storia piena di cliché, ma insomma leggibile, la Spano mette troppa troppa carne al fuoco.

 Per capirci: la trama racconta la vicenda di Alistair (peraltro io ho conosciuto davvero un Alistair) figlio diciannovenne di una sorta di gigaboss della mala che lo mette a spacciar droga tramite le consegne a domicilio di un discount, qui conosce Cristopher, ragazzetto più scafato di lui che cerca di farlo sopravvivere alle asperità del ruolo di erede di un impero malavitoso.
  Tra i due scatta la passione mentre dietro si avvicendano omicidi, nazisti, sogni misteriosi, spiriti dall'ombra, nonne che lasciano in eredità 60 milioni di euro in diamanti.

 Allora, un materiale così o sei Tarantino oppure lascia stare. 
 La storia è talmente non dico inverosimile, ma assurda, che ho pensato sarebbe stato di gran lunga meglio ambientarla in un mondo fantascientifico x: almeno la sospensione dell'incredulità aveva maggior motivo di esistere.

Come ha suggerito una lettrice del blog sembra più una fanfiction di ottima fattura.
 Io direi che più che altro sembra un adattamento italiano di alcuni yaoi giapponesi.

 All'università leggevo "Kizuna" in cui appunto uno dei protagonisti era figlio illegittimo di un boss della yakuza ed era implicata la malavita, omicidi, rapimenti e ovviamente storie gay. 

 La Spano sembra aver translato l'ambientazione yakuza in Italia, ma non funziona (per ovvi motivi). Inoltre davvero l'elemento horror/fantascientifico sarà anche di grande impatto visivo, ma è troppo.

 Insomma, io direi, c'è tempo, la mano c'è: un argomento alla volta, una storia più curata, un'ambientazione più credibile o una molto più incredibile (quindi prettamente horror o fantascientifica). 

 Per diventare Tarantino ci vuole taaaaaaanto tempo e taaaaaaanto talento, lavoro lavoro lavoro e, nel caso, collaborazione con qualcuno che sa tenere meglio il filo del racconto.
 E' una critica sincera perché davvero il livello grafico è eccezionale e meriterebbe una storia epica all'altezza, forza e coraggio!

domenica 18 giugno 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Già non legge".

 In questa scoppiettante domenica pomeriggio appare una vignetta che ha per protagonista una signora che è in realtà solo una delle trentamila che si sono rese protagoniste di questa scena.

 Per il prossimissimo futuro ho previsto una serie di cartoline dalla libreria dei genitori nella sezione dei ragazzi.
 Un mondo, complesso, affascinante, ma con delle fisse che si sublimano di solito nella magica frase: "Lo so che lo dicono tutti i genitori, ma mio figlio è DAVVERO intelligente".

 Sono ormai giunta alla conclusione che i neogenitori siano così sconcertati dal fatto che i bambini non siano una manica di storditi, da non trovare altra spiegazione al fatto che il proprio pargolo sia in realtà un essere senziente se non un'eccezionale intelligenza. Non è che tutti i bambini in realtà sono persone senzienti, è il loro che stranamente lo è.

 Ma del resto è il frutto dei loro fecondi lombi, quindi come potrebbe non essere un bambino o una bambina straordinari?

 Ma non divaghiamo e rimaniamo sulla vignetta, su quel che succede quando ti accorgi, qualche anno dopo, che tuo figlio è esattamente come tutti gli altri, e sul motivo per cui molti finiscono per non leggere.

 Fate leggere a 'sti ragazzini quello che vogliono!

 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Già non legge"!



giovedì 15 giugno 2017

Non di sola avventura e antichi vasi vive il lettore uomo! La nobile arte del chicken -lit tra Volo, Gungui e Verga. Perché anche gli uomini hanno un palpitante cuore.

 Chiunque abbia studiato Verga alle superiori, ossia davvero chiunque, potrà ricordare la reticenza con cui i professori si riferivano ai suoi primi lavori.

 La mia professoressa che era bravissima, ma aveva diciamo idee particolarmente decise su alcuni aspetti della letteratura italiana (Carducci faceva orrore al grido di "Noi con la pargoletta mano e in Francia Baudelaire!", Dante uber alles, manieristi alla Giovan Battista Marino tutti al rogo e Tasso troppo erotico).

 Verga era una delle sue vittime o, perlomeno, lo era quella sua prima, ai suoi occhi, vergognosa produzione.

 Cosa faceva il buon Verga? Scriveva appassionate e ardenti storie d'amore che in genere finivano malissimo.

 Prendiamo "Eva", storia di una ballerina che rinuncia agli splendori del palcoscenico per amore, salvo rendersi conto che il suo amato era affascinato proprio da quelli. Oppure "Tigre reale", una contorta storia di doppio tradimento a base di contesse russe, cugini innamorati, bambini in fin di vita e ardimenti vari (ovviamente con morto finale).

 Ecco, di questa produzione, la mia professoressa non voleva parlare. Troppo vergognoso era che il padre del verismo avesse indugiato, in gioventù, in amorazzi e amorini.

 In generale non è che si studia mai in letteratura la narrativa di puro intrattenimento. 

 Dell'esistenza di un best seller ante litteram come "I beati Paoli" ho saputo ben dopo le superiori e i vari Moschettieri, "Conte di Montecristo", "Ivanhoe" ecc. li ho letti per conto mio.
 Non so, forse faceva brutto sapere che Dumas si dilungava perché veniva pagato a puntate e non perché sentiva "l'urgenza" o "il sacro fuoco" della scrittura o anche "l'inveterato studio" o "i continui rimandi letterari con la tradizione precedente".

 Se poi almeno Dumas o Stevenson venivano almeno accennati per meriti storici, il più commerciale di tutti i generi, la cosiddetta "narrativa rosa" non viene mai nominata, orrido spettro composto da trame tutte uguali, donzelle sospiranti e villosi uomini.

 Io non sarò ipocrita, non ne leggo e non mi piace.

 Ogni tanto su fb posto delle trame che trovo particolarmente assurde, ma lo faccio per un motivo: penso che per quanto io non ne legga e non mi piaccia, anche la narrativa d'intrattenimento possa essere fatta bene e abbia, come tutti i generi, una soglia verso il basso che è un po' triste superare (tipo la ragazza che si sente moderna, ma dopo aver rifiutato uno spasimante, lo trova di colpo affascinante perché lui è abbastanza ricco da offrirle un posto di lavoro).

 In ogni caso, non penso che chi legge narrativa rosa sia uno sciocco, anche io leggo tanta narrativa d'intrattenimento, di altri generi. Invidio chi riesce a mantenere un costante livello culturale altissimo, ma ammetto che faccio fatica a leggere sempre classici o nuovi romanzi americani o alta letteratura.
 Certe volte devo decomprimere.

 A questo punto, dopo questo lungo preambolo, arriviamo al titolo del post: la nobile arte del cock lit.

Persino i romanzi del ciclo bretone e
di quello arturiano avevano l'amore come tema portante,
 assieme all'avventura.
 Che le donne leggano più degli uomini è un dato di fatto, che sia sempre così è un altro. Il tracollo arriva durante o subito dopo le superiori: gli uomini fanno un picco verso il basso allucinante.
 Perché?

 Uno dei motivi potrebbe proprio nascondersi nell'esistenza stessa della narrativa rosa. 

 Le donne che continuano a leggere non è che si assestano tutte su letture alla Joyce o alla Mishima, moltissime si gettano sul fortunato filone della narrativa rosa, ossia narrativa leggera e d'intrattenimento (tra l'altro, negli ultimi anni, cavalcatissimo nell'under 18 che, non a caso, sta diventando un sottofilone della rosa, escludendo i lettori maschi a priori).

 Si può discutere sul fatto che non necessariamente, nonostante il nome, la narrativa rosa debba avere un pubblico femminile, ma capisco anche che come io non riesco a trovare appassionanti storie in cui donzelle svenevoli si gettano tra le braccia del primo imprenditore venuto, neanche un uomo trovi particolari elementi d'identificazione.

Cosa rimane allora d'intrattenimento agli uomini? Avventura alla Wilbur Smith o Cussler, il romanzo storico alla Manfredi, tanti gialli (almeno quelli) e fumetti (ovviamente non tutti i fumetti) se ne leggono.
 Il guaio è che, a scanso di tutti i miti sulla virilità, non è detto che se sei un uomo devi per forza amare le ricostruzioni romanzate di "300" o le storie di pirati o di archeologi che portano in salvo l'antico vaso mentre si fanno la collega di turno.

 Magari ci sono uomini che un chick lit non se lo leggerebbero, ma il libro di un uomo medio di 30-40-45 anni, con molti dubbi sulla vita, amori che vanno e vengono fino all'apparizione del GRANDE amore, dubbi sul fatto di avere progenie o meno, insomma un libro in cui riconoscersi lo comprerebbero.

 Magari l'hanno già fatto decretandone il successo. Magari l'autore si chiama Fabio Volo.

 Ecco, direi che come recitava Moretti, le parole sono importanti. Esiste una parola per definire il genere d'intrattenimento leggero a base amorosa (ma non sempre sempre) rivolto alle donne, ma non esiste una parola per quello maschile. Non esiste il filone e i libri, non molti ma molto venduti, rischiano di perdersi nella massa.

Partendo dalle massime biblioteconomiche per le quali "ogni lettore ha il suo libro" e "ogni libro ha il suo lettore", buttare un libro nei millemila che uno può trovare in libreria senza dare un orientamento al lettore è suicidarlo.

 Esiste, secondo me, un pubblico di uomini che vuole storie d'intrattenimento, anche sentimentali, in cui riconoscersi, ma che non trova quasi niente. Sì Volo, i nuovi libri di Fausto Brizzi, il vecchio Cattelan, ma davvero poca roba.

 Il nuovo libro di Gungui, "Tutto il tempo che vuoi", ed. Giunti, secondo me, fa parte di questo nuovo genere che, parafrasando i "chick lit", chiamerei "chicken- lit".

In un primo tempo volevo chiamarlo cock-lit, ma ho scoperto
che anche cock è una parolaccia
 Sono stata a un incontro tra autore e blogger e mi sono trovata un po', molto, fuori posto. Non è un brutto libro ovviamente, ma non è un libro che io avrei letto.

 Si tratta della storia di Franz che ha una lunga relazione da cui vorrebbe un figlio e lavora come editor.

 Un giorno la compagna, dopo mesi che questo figlio tarda ad arrivare, lo lascia e, per giunta Franz perde il lavoro.
 Che fare? Inizia quindi un anno fatto da nuove relazioni, un forse nuovo lavoro da cuoco a domicilio, un nuovo Grande amore e tante avventure.

 Il tono è leggero, le blogger presenti all'incontro tutte donne. Eppure il libro affronta, tra gli altri temi (senza pesantezze eh), quello dei nuovi compagni di madri separate e la sterilità maschile. Temi che, va bene tutto, ma parlano di certo anche a un pubblico maschile.

 Mi sono resa conto quindi che il libro doveva essere guardato da un'altra prospettiva
 Io non lo avrei mai letto, ma sono certa che molti uomini lo farebbero se non lo trovassero avvolto dalla confezione di "libro per lettrici" o "narrativa rosa".

Capisco che è un genere di vendita certa, ma è anche vero che finché non si allargherà la base dei lettori, non si venderà mai di più. Venderai sempre la tua sicurezza e magari ogni tanto un titolo sarà particolarmente fortunato.

 Ma cosa accadrebbe se si formasse un nuovo genere? Se il chicken-lit avesse non dico pari, ma anche solo la metà del successo della sua controparte femminile.

 Ho provato a chiedere a Gungui quale pubblico immaginasse per il suo libro.

 Prima, d'istinto credo, mi ha risposto che "In Italia i lettori sono le lettrici". Poi però, quando ho fatto presente che è un libro che tratta temi molto maschili, ha aggiunto "Facendo ricerche per il libro sulla sterilità, mi sono reso conto che ne parlano quasi solo donne, i maschi sono pochissimi. Da un lato è un argomento tabù, ma dall'altro sono convinto che ci sia un'emotività maschile che non trova risposte nei libri".

 Ecco, penso che bisognerebbe arginare quel tracollo post superiori che hanno gli uomini nella lettura. Forse se uno smette di pensare per loro storie solo piratesche o quiz su Totti si può fare un passo avanti.
 Insomma, può essere che, anche se non lo dicono ancora apertamente, che pare brutto, anche gli uomini siano dei sentimentali.

 Che la battaglia per l'istituzione del cock lit abbia inizio!

mercoledì 14 giugno 2017

Le favolose presentazioni di Giugno! Monterotondo e Oriolo Romano arrivooooooooooooo!!

Mi rimangono ancora due presentazioni del libro!
 Entrambe a fine mese ed entrambe nel Lazio, una delle due, quella a Oriolo Romano, vicino casa mia.
Accorrete numeros*!

martedì 13 giugno 2017

L'avventurosa seconda parte del fumettoso riassunto del Salone del libro di Torino 2017! Tra buffet, distruzione di sogni, agenti e sperpero di denaro.

 Ed ecco, con straordinario ritardo, la seconda parte del fumetto sul salone del libro di Torino di quest'anno (visto che nel frattempo la prima l'ho quasi dimenticata anche io potete ritrovarla al link).

 Pardonate il ritardo, sto trafficando per vari progetti che spero prima o poi vedano la luce.
 Non ne parlo chiaramente appunto perché potrebbero non vederla mai e quindi s'attende, s'attende, s'attende, la vita alla fine è tutta un'attesa.
 Vabbeh, speriam.

 In tutto ciò, l'intervista che cito nel fumetto, potete trovarla al link, ringrazio ancora Radio Mercury!

 Spero il fumetto vi diverta!

 L'avventuroso e fumettoso riassunto de "Il salone del libro di Torino. Parte II"!







domenica 11 giugno 2017

Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Solo per".

Giugno, tempo di fine scuola e tempo di ragazzini e genitori che cercano libri per i propri pargoli.
 Ma anche tempo di caldo calderrimo.
 Vorrei dire qualcosa di più sensato, ma sono stanca morta per la giornata perciò lascio che sia la vignetta a parlare per me.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Solo per"!


venerdì 9 giugno 2017

"Tu sei la mia giovinezza". Quando chi è stato giovane con noi diventa lo specchio della nostra vita, attuale o possibile.. Una recensione (non buonissima) di "Swing time" di Zadie Smith.

 Anni fa, per un compleanno che era in verità davvero giovane, avevo 23 anni, una delle mie migliori amiche mi regalò un taccuino.



 Aveva scritto una frase che ho provato a cercare sul web senza successo, ma, andando a memoria diceva "Tu sei la mia giovinezza" ed era tratta da una lettera che Van Gogh aveva scritto a Gauguin (ho anche chiesto all'interessata, ancora mia amica, ma essendo decine di migliaia di km lontana dal libro non ha potuto controllare).

 Nella vita succedono molte cose, affrontiamo molti periodi bui e altri luminosi, viviamo mille battaglie e prendiamo decisioni difficilissime. 

Tante persone ci sono accanto, eppure rimaniamo sempre intimamente legati a coloro con cui abbiamo condiviso l'infanzia e l'adolescenza.

 Talvolta nel male, ossia non riusciamo a dimenticare in nessun modo il male che persone che non vediamo per i successivi 50 anni ci hanno fatto, spesso, fortunatamente, nel bene.

 Gli amici che hanno condiviso con noi l'infanzia, ma ancor più l'adolescenza e la prima giovinezza sono quelli che travalicano il loro ruolo di amico.

  Non sono solo amici, loro sono altro, sono la nostra giovinezza.

 E se è bello poter dire di qualcuno "Tu sei stato la mia giovinezza", raramente lo è dire a un altro "Tu sei stato la mia età adulta".
 Con questo non voglio sminuire gli amici che ci si fa dopo i 22 anni, ma semplicemente collocarli in un'altra dimensione, peraltro molto esplorata dai libri.

 Il migliore amico con cui condividiamo la soglia dell'esistenza è spesso fonte di numerose trame che hanno come base la Grande Amicizia, quella che ti segna per la vita, il legame indissolubile che spesso va oltre e sostituisce il Grande Amore.

 La variabile più struggente dei libri sulla Grande Amicizia non è secondo me quella in cui uno dei due muore (molto esplorata), ma quella in cui i due, trascinati dalle correnti della vita, finiscono per diventare lo specchio l'uno dell'altro.

 Partiti dalla stessa base e magari con sogni simili, uno riesce e l'altro no, oppure entrambi falliscono o entrambi vincono, ma la vita in qualche modo li allontana. Passano gli anni e non ci si vede, ma nel cuore rimane sempre la stessa domanda, "Cosa sta facendo il mio amico? Perché non lo chiamo? Sarà sempre uguale?" e in realtà vogliamo dire "Cosa sta facendo la mia giovinezza?" e abbiamo paura di capire che quelli ormai irrimediabilmente cambiati, in peggio, siamo noi.

 Il libro di Zadie Smith, "Swing time" parte da un'amicizia di questo genere.

 La protagonista della storia (senza nome) è una ragazza figlia di una donna di colore e di un uomo bianco, la sua migliore amica, Tracey, ha la madre invece bianca e il padre di colore (un particolare di cui non ce ne fregherebbe giustamente niente se la componente razziale non avesse, come in tutti i libri della Smith, un ruolo fondamentale).

 Mentre la madre della protagonista è una di quelle rare figure materne che non si lascia schiacciare dal ruolo, ma lo vive anzi come una sorta di "cosa" che ha dovuto fare nella sua vita, rimandando i suoi veri obiettivi (politica, attivismo, istruzione), la madre di Tracey è invece la classica madre che riversa sulla figlia tutte le sue speranze: lei ha fallito, sua figlia invece splenderà anche per lei.

 Ecco, dico subito che preferisco la prima madre. Non ho mai capito chi, appena ha un figlio, resetta completamente i primi 30 anni della sua esistenza e si dedica al suo nuovo ruolo anima, corpo e sangue, dimentica della sé stessa precedente.
  Non è possibile che la persona che sei stata prima venga risucchiata in un gorgo e che a nulla siano valsi i tuoi studi, sogni e speranze.

 Ho sempre pensato che fosse più sano un approccio come la madre della protagonista (che da bambina non la capisce, ma da adulta sì) che vive la maternità come complementare alla sua esistenza, fatta di molte e molte altre cose.

 La parte iniziale, quella dell'amicizia scolastica tra le bambine è forse la migliore: le due diventano migliori amiche, le tensioni familiari di entrambe, un quartiere di periferia un po' disastrato, ma non completamente disagiato, i sogni che forse un giorno le divideranno.

 Meno convincente secondo me è il distacco: Tracey scopre di avere un grande talento di ballerina e puf la loro amicizia di colpo si dirada, per poi apparire in modo sporadico per tutto il libro.

 La protagonista diventa infatti adulta e si ritrova a fare da assistente a una pop star di nome Aimee che è in tutto e per tutto identica a Madonna.

 Io non so davvero come Madonna non abbia querelato o se non altro diffidato la Smith perché le ha praticamente solo cambiato nome. 

 Per il resto tra matrimoni, fissazioni per l'Africa, adozioni internazionali dubbie, mariti e matrimoni falliti, figli ecc. è la biografia esatta di Madonna.

 La storia di Aimee serve per proiettare la protagonista svariate volte in Africaalle prese con un progetto benefico che la pop star vorrebbe operare nel paese. Ovviamente nonostante tutta la buona volontà nulla va per il verso giusto.


 Ci sono sprazzi interessanti su quel che accade nella magmatica Africa nera: la "rotta alternativa" che molti prendono, ossia la lunga scalata verso l'Europa, come lo sono quelli la radicalizzazione islamica di molti giovani che vedono in un'estremizzazione della religione una sorta di distacco dal vecchio, come se darsi regole rigidissime li rendesse in qualche modo più moderni e migliori dei loro avi, ancora attaccati a quelli che loro ritengono vecchiumi del passato.

 Ecco, ci sono in questo libro almeno tre libri diversi che non legano.

 Uno sarebbe stato un pessimo libro ("Le memorie della giovane assistente di Madonna"), uno sarebbe stato un bel libro ("La grande amicizia tra due donne così diverse e così unite"), uno sarebbe stato un ottimo libro ("La tumultuosa Africa nera nel 2017").

 Tutto insieme è una cosa inconcludente che non ho ben capito dove volesse andare a parare.
 Il finale è posticcio, non si capisce perché due che non si vedono da 30 anni e che non hanno più condiviso cose fondamentali dai 15 dovrebbero cercarsi così tanto.

 Voglio dire "Tu sei la mia giovinezza" vale se tu sei stato DAVVERO la mia giovinezza, non per chiunque, e il problema di questo libro è che Tracey all'inizio sembra davvero importante, ma poi è come se diventasse chiunque. La classica persona di cui dici "Sì, guarda la frequento, ma solo perché siamo amiche da quando siamo piccole, altrimenti non le rivolgerei la parola".

 Questo tipo di amicizia non può reggere un libro intero.


Peccato Zadie, tu che in un bellissimo piccolo saggio, "Perché scrivere", scrivesti che ti odi quando sei pigra e cedi a descrizioni riviste e frasi fatte, sei finita in un libro manierato manierato.
 Io, se potessi farle giungere la mia opinione, vorrei solo dirle che leggerei tanto volentieri il libro sui tumulti dell'Africa nera, mi aiuterebbe a dissipare le nebbie su qualcosa che è così lontano e al contempo sta diventando così vicino.

 Comprendere il nocciolo di alcune questioni, gettare una luce lì dove c'è solo ombra e confusione può aiutare tutti ad avere comportamenti più civili e a capire in generale cosa sta succedendo in questo nostro mondo che sembra così tanto iperconesso, ma in realtà continua a ignorare cosa accade al vicino.

 Ha avuto libri migliori per raccontare amicizie alla periferia di grandi città (il bellissimo "Denti bianchi") e in verità i pezzi su Aimee non mi interessavano più di quanto non mi interesse una vera biografia di Madonna (ossia zero).

 So che il concetto di fondo era, una donna con così poca sicurezza in sé stessa, con le idee talmente poco chiare sulla sua identità da finire per essere sempre l'ombra di qualcun altro: la sua migliore amica d'infanzia, la sua madre militante, la pop star di fama mondiale di cui è assistente.

 Tuttavia il paragone non regge, anche io probabilmente sarei l'ombra di una pop star adorata di una divinità e di una madre come quella descritta nel libro, una dea d'ebano intelligentissima e dal carattere d'acciaio.

 La protagonista sembra solo una persona normale, proprio come tutti noi che non siamo poi così ombre, facciamo solo quel che possiamo e cerchiamo di essere felici, fallendo spesso, riuscendo ogni tanto.

 Lo specchio della narratrice non rimanda l'immagine di Tracey e il tema del doppio rimane labile come larga parte di questo pur ottimamente scritto romanzo.

I sensi di colpa notturni e lo spirito di internet.

I sensi di colpa per i troppi post saltati si fanno sentire.
Comunque ho imparato la lezione: mai usare i colori quando hai sonno dopo mezzanotte.



martedì 6 giugno 2017

6 letture per chi ha amato Stranger things! Cani neri, tanta nostalgia, Stand by me, colori venuti dallo spazio fino alla val Padana, tornadi, Goonies ed estati incantate.

Con quasi un anno di ritardo, ho deciso di scrivere un post sulle letture alla Stranger Things.

 Una di quelle cose, "Se ti piace questo allora ti piacerà anche quello" che io per prima spero sempre di trovare sul webbe rimanendone spesso delusa.

 L'anno scorso, dopo aver visto l'intera serie su Netflix in due giorni (peraltro non essendoci la dolce metà a controllarmi, mi ero ingozzata di toast formaggio e prosciutto e waffles dalla prima puntata in poi), avevo avuto l'idea di scrivere un post a tema, ma poi mi ero un filino scoraggiata: il tempo che ci avevo messo a realizzare la faccenda e mezzo mondo ci aveva già provato.

 Poi è tornato giugno e, come chi segue il blog da anni, ormai ben sa, appena sento il caldo e le elezioni in coming inizia a partirmi la fregola dei libri un po' gotici, sovrannaturali, meglio ancora se ambientati in estate (per capire l'accoppiata caldo-elezioni-gotico andare al vecchio post).

 Il caldo, soprattutto il primo caldo dell'estate, fa scattare immediatamente in me questa necessità di avere un libro horror tra le mani. Come le tempeste evocano fantasmi, anche il caldo eccessivo è popolato di demoni, quelli che sorgono nelle campagne assolate, nelle città deserte e negli incubi della canicola.

 Un'accoppiata che spesso si fa è quella tra le storie preadolescenziali e l'estate (altro vecchio post che potete trovare qui).
 La famosa ultima estate che tutti viviamo prima di diventare grandi. Non che non si cresca anche in inverno, ma in effetti, soprattutto prima di vivere in un mondo ansiogeno, le estati erano fatte per essere liberi.

 Persino io che ho 32 anni e non 50, ho passato tutte le estati della mia adolescenza a scorrazzare libera nel paesello sardo di mio nonno. 

Certo, non potevo andare chissà dove, certo era un posto (all'epoca) lontano da dio e dagli uomini, ma era ancora un mondo dove riuscivi a fidarti di tuo figlio abbastanza da farlo campare in pace un pomeriggio senza aver bisogno di attaccarti al cellulare.
 Una cosa, adesso, impensabile.

 Non è che ne faccio una colpa ai genitori odierni, ci mancherebbe

 I miei, se fossero esistiti i cellulari all'epoca, mi avrebbero chiamato in continuazione, ma appunto per questo ringrazio che non esistessero. Intere giornate a fare di tutto, inventare recite, scrivere, leggere, cercare amici, andare in bicicletta e annoiarsi, annoiarsi un sacco.

 Immagino che sia anche da qui che pesca l'immaginario di Stranger things: uno degli ultimi periodi dell'adolescenza, dove davvero chiudevi la porta di casa ed eri pronto a lanciarti in mille avventure in cui i tuoi non potevano seguirti.

 Con un anno di ritardo ho letto i post di consigli dei vari altri che si sono cimentati e no, non mi sono piaciuti. 

 Troppi libri che non c'entravano niente e non centravano il punto: il punto non è l'orrore, non sono (del tutto) le citazioni, non gli anni '80 e neanche i protagonisti ragazzini.

 Il punto è un'epoca che non tornerà mai più: la nostra adolescenza e quel senso di ignoto e di libertà che internet, pur donandoci molte e moltissime altre cose, ci ha tolto. 

Se ci abbiamo guadagnato o perso, ai posteri l'ardua sentenza.

 Intanto voi godetevi i miei consigli!


UN'ESTATE DA RAGAZZI di Richard Cox ed. Baldini e Castoldi:

 Vera causa scatenante di questo post, è uno di quei casi in cui, appena vista la foto del libro sui social, ho capito istintivamente che mi sarebbe piaciuto.

Ogni tanto mi succede sia con le persone che con i libri, sin da subito ho l'impressione che ci sarà un luminoso futuro per noi, che diventeremo amici o che divorerò 500 pagine in due giorni.

 Ecco, "Un'estate da ragazzi" è stato all'altezza delle aspettative: un giorno e mezzo sul lago di Garda e ho finito questa storia d'estate, preadolescenza e sulle nefaste conseguenze che le cattive azioni (le nostre e quelle dei nostri genitori) possono avere sul mondo.

 E' il 1979 e su Wichita, in Texas, si abbatte un tornado devastante che causerà la morte di 49 persone. 

 Bobby, Adam, Jonathan e David sono quattro amici e tutti perdono qualcuno durante il tornado, o meglio, i primi tre perdono qualcuno nel 1979, David perderà suo padre, ucciso da Bobby molti anni dopo, nel 2008.

 Perché Bobby ha ucciso il padre di David? Che c'entri in qualche modo il loro quinto strambo amico d'infanzia Todd? Durante il tornado Todd era rimasto gravemente ferito e aveva vissuto quattro anni in una sorta di coma vigile, prima di tornare da uno spazio misterioso, dove riusciva a sentire canzoni del futuro. Che c'entri forse la scomparsa di Joe, il ragazzino che nel 1983 avrebbe dato qualsiasi cosa pur di unirsi al loro gruppo di quattordicenni fichissimi?

 La storia scorre via con niente, in qualche momento mostra un po' la corda, Cox non è King, ma si tiene bene e, soprattutto sul finale, evita di strafare (cosa che per circa cinquanta pagine ho temuto con orrore).

 Ve lo riciccerò tra i consigli per l'estate perché è un libro da ombrellone perfect (bello cicciuto, scorrevole, appassionante), ma rimane incomprensibile la decisione di cambiare il titolo originale, il ben più evocativo "I ragazzi dell'estate", continuamente ripetuto nella trama.


QUELL'ESTATE DI SANGUE E LUNA di Eraldo Baldini e Alessandro Fabbri ed. Einaudi:

 Avevo scovato questo libro l'anno scorso per puro caso e mi era davvero davvero piaciuto.
 E' possibile scrivere una storia alla Stephen King, con ragazzini che scorrazzano per il New England in accaldate estati costellate da adulti sinistri, campi di grano, libertà e misteriosi avvenimenti che spianano l'inesorabile strada verso l'età adulta, ambientandola in Italia e, oltretutto, senza scimmiottare gli americani?

 Eraldo Baldini e Alessandro Fabbri ci sono riusciti.

 Sono gli anni '60, sta per avvenire l'allunaggio e in un paese della bassa padana, un gruppo di ragazzini segue sui giornali l'esaltante avvenimento: l'uomo sta attraversando le stelle per diventare padrone dell'universo, l'uomo può tutto.

 La storia parte da un'evidentissima citazione Lovecraftiana: è arrivato qualcosa dal tanto amato spazio e si è abbattuta su un terreno coltivato. Da quel momento in poi per il paesello dell'Emilia Romagna non c'è più pace: morti cruente e misteriose, cani impazziti, animali che migrano fuori stagione, la terra stessa diventa maligna e maleodorante.

 C'è un rimedio a tanta devastazione? I quattro ragazzini protagonisti del racconto, nelle loro sfrenate scorribande estive, cercano di sbrogliare il filo della matassa e scoprono un terrore antico, un mostro che non viene dalle stelle, ma si nasconde da millenni in attesa di un antico tributo di sangue.

 La modernità ha cancellato quel tributo e lui è tornato a riscuoterlo.

 Benissimo scritto, assolato, con l'elemento sovrannaturale perfettamente maneggiato. Se volete saperne di più, la mia vecchia recensione estesa al link.

In ogni caso, è il libro, tra tutti quelli consigliati, che più si avvicina in modo assoluto alle atmosfere di "Stranger things".


L'ESTATE DEL CANE NERO di Francesco Carofiglio ed. Marsilio:

 Forse molti ricorderanno che ne "Il prigioniero di Azkaban", Harry Potter veniva spaventato dalla professoressa di divinazione durante la lettura dei fondi di caffè (o di the, non ricordo). Sul fondo della tazza di Harry appariva infatti un cane nero, il gramo.

 Cos'è? Una sorta di cane fantasma particolarmente famoso prima di HP per la sua apparizione ne "Il mastino dei Baskerville" di Conan Doyle. La sua apparizione è infatti nefasta: chi lo vede o ne avverte in qualche modo la presenza è destinato, solitamente, a morire.

 Creatura sovrannaturale a quanto sembra particolarmente popolare nel Regno Unito, in Italia il quadrupede sovrannaturale appare nel titolo di un romanzo di Francesco Carofiglio "L'estate del cane nero".

 Siamo negli anni '70 e quattro ragazzini, tra cui, finalmente, anche una femmina, vivono la loro ultima estate da bambini e la prima da adolescenti in una Puglia selvaggia e caldissima, misteriosa e carica di segreti. 

 Un romanzo più di formazione che sovrannaturale, eppure le corse in bici a perdifiato, i bagni al mare spensierati, i primi turbamenti, il sole accecante, quel senso di libertà assoluta finiscono per avere, trent'anni dopo, il gusto di un sogno lontano, di qualcosa troppo intenso per poter essere davvero accaduto. E altrettanto impossibile appare la fugacità di quell'attimo: un secondo prima sei un qualcuno che sfiora la vita adulta con fiducia e gioia assoluta, il secondo dopo infrangi il vetro dell'illusione e vedi cosa c'è dietro. Il cane nero ti ha raggiunto.



STAND BY ME ("Il corpo") in STAGIONI DIVERSE di Stephen King ed. Sperling e Kupfer:

 E' un collegamento talmente ovvio che quasi nessuno degli elenchi che ho trovato in rete lo citava. 

Probabilmente è lapalissiano, ma l'anno scorso, la prima cosa che ho fatto dopo aver finito la serie, è stato ripescare il film che avevo visto qualche volta da adolescente e mai più.

 Dopo il film ho recuperato il libro in cui è stato raccolto il racconto lungo di King a cui è ispirato, contenuto nella raccolta "Stagioni diverse".

 Quando ero più piccola ricordo chiaramente che tutti sostenevano come King non scrivesse davvero le sue storie, ma avesse una sorta di esercito di ghostwriter.

 Anzi, ricordo che in una bufala ante litteram, si sosteneva che in fondo non le avesse davvero mai scritte lui e fosse solo un tizio x trovato per strada e adibito al ruolo di "grande scrittore americano".

 Ignoravo all'epoca che sarebbe bastato leggere un libro come questo per capire che King non solo esiste e non solo scrive, ma ha un marchio inconfondibile fatto di assolati momenti familiari che nascondono orrori spesso banali.
 Un'atmosfera che, a parer mio, viene condensata particolarmente bene in questa storia.

 Quattro ragazzini della sterminata provincia americana ciondolano durante una torrida estate.

  Uno di loro è mezzo sordo perché il padre alcolizzato gli ha letteralmente cotto le orecchie sul fuoco, un altro viene da una famiglia da triste pedigree e viene trattato dagli insegnanti come un delinquente (anche se non lo è), uno è cicciotto e pauroso e il quarto, il protagonista, ha perso il fratello maggiore, il preferito dei genitori, in un incidente.

 E' il 1959, si crepa di caldo e la noia regna sovrana. Ma dalla noia possono nascere molte avventure, specie se hai tanta libertà e la fantasia di inventartele. Così il cicciotto rivela di aver origliato da suo fratello maggiore che lungo la ferrovia è stato intravisto il corpo di un ragazzino scomparso giorni prima.

 I quattro decidono di partire alla ricerca del cadavere e staranno via due giorni, gli ultimi di quell'ultima estate che passeranno tutti insieme.

  C'è tutto: nostalgia, una libertà che non conosciamo più, l'età adulta che arriva con la violenza di un cadavere mangiato dagli insetti, gli amici dell'infanzia, tanto indimenticabili quanto spesso perduti, per sempre.


L'ESTATE INCANTATA di Ray Bradbury ed. Mondadori:

E' l'estate del 1928 in una piccola città della provincia americana.

 Ci sono due protagonisti, due fratelli ragazzini, Douglas e Tom Spaulding che fungono in realtà da filo conduttore per raccontare l'estate incantata di questa cittadina, dove tutti vivono una quotidianità che nasconde risvolti straordinari, come se nelle pieghe dei giorni potesse nascondersi un tocco sovrannaturale che non siamo mai in grado pienamente di cogliere o di afferrare.

 Il titolo originale "Dandelion wine" allude al vino distillato ai denti di leone che il nonno prepara ogni estate per gustarselo in inverno, quando i mesi caldi saranno lontani e le giornate troppo brevi, ma, concordo coi molti che preferiscono, una volta tanto, il titolo italiano.

 L'estate incantata infatti è quella della città in cui soprattutto anziani e bambini vivono piccole enormi epifanie personali: l'anziana che le bambine canzonano accusandola di non essere mai stata giovane e bambina (quanti di noi da piccoli credevano che i grandi non fossero mai stati bambini?), la surreale e impossibile (doveva ancora venire Macron) storia d'amore tra un trentenne e una settantenne, lui affascinato dalle foto di gioventù di lei e lei tradita dalla somiglianza di lui con un amore di tanti anni prima. 

 E' un'estate incantata perché alcuni terminano il loro viaggio e altri lo iniziano. 

 Douglas inizia l'estate immaginando solo giornate spensierate, case sull'albero e corse all'aperto da mane a sera, scoprirà che arriva un momento in cui la morte fa capolino e anche la più bella delle estati, può finire. Atmosfera da vecchia provincia americana a mille.


I GOONIES di James Kahn ed. Salani (in pubblicazione):

 Famoserrimo film che ha infestato l'infanzia di tutti i nati negli anni '80, è un tale concentrato dell'epoca da sembrare, proprio come Stranger things, un'operazione nostalgia studiata a tavolino.

 Invece no, è davvero del 1985 e non è in verità neanche tratto da un libro essendo il soggetto originale scritto da Steven Spielberg.

Tuttavia ci troviamo davanti a uno di quei casi in cui il film è diventato talmente famoso da generare un libro omonimo, stampato in Italia mooooolti anni fa (più di 30 ormai), ma che finalmente quest'autunno dovrebbe rivedere la luce in libreria.

 La trama la scrivo giusto per le quattro persone che hanno perso questo capolavoro adolescenziale assoluto.

 Quattro ragazzini, (il solito cicciotto, uno di origine asiatica, il protagonista timidino e belloccino che diventerà poi il corpulento Sam Gamgee da adulto e un quarto più spigliato) per salvare il loro quartiere proletario dallo sfratto datogli da perfidi ricchi senza scrupoli, decidono di trovare il tesoro di Willy l'orbo.

 Costui era un pirata che avrebbe perso il suo galeone carico d'oro proprio davanti alla loro costa, galeone mai più recuperato. 

 Nella soffitta del belloccino timidino (provvisto di fratello maggiore belloccio e palestrato) trovano una mappa del tesoro e decidono di seguirla incrociando fatalmente il loro destino a quello della banda Fratelli, criminali tanto pasticcioni quanto perfidi.

 Il mix di avventura. mistero, pirati, temi horror (il terrificante fratello deforme della banda Fratelli), amori adolescenziali (la povera Barbs di Stranger Things è letteralmente copiata da qui), passaggi segreti, cattivi cattivissimi, pietre preziose e lieto fine, è qualcosa che incomprensibilmente all'alba degli anni 2000 non si riesce a ripetere.
 Come se l'avventura fosse rimasta confinata in un'epoca mitologica e ormai mitica, gli anni '80.

E voi? Avete altri libri da consigliare! Fatelo! Così li cerco anche io!

 E citando Alison Bechdel "Si dice che le case abitate da adolescenti, siano infestate da poltergeist"...

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