martedì 21 marzo 2017

Un nuovo spettro si aggira per le librerie: la carta del docente! "App Docenti Horror story", un fumetto a base di Falstaff, sdegno e scarsa comprensione del testo.

 Finalmente sono riuscita a terminare un fumetto che volevo fare da tempo, ossia da quando lo stato ha rilasciato alla classe docente un bonus di 500 euro da spendere in materiale utile alla loro formazione, meglio noto come App Docenti.

 Il principio è lo stesso dell'App18, ma mentre i ragazzini devo riconoscere si sono rivelati una massa quasi sempre educata e sempre autonoma, i docenti si sono rivelati peggio di tutte le piaghe d'Egitto messe insieme.

 Devo dire che sono rimasta molto stupita perché davo per scontato che persone abituate a insegnare fossero più propense ad apprendere, anche se per apprendere intendiamo contorte e tediose procedure burocratiche.

 In secundis pensavo che sapendo come ci si sente a dover difendere il proprio ruolo da genitori a quanto pare sempre più stressanti, fossero ben più gentili nei confronti del prossimo.

 Ovviamente non voglio generalizzare, ma non me la sento neanche di dire che si è trattato di casi sporadicissimi, purtroppo i drammi descritti nel fumetto di cui sotto si sono verificati di sovente (e molti librai su fb hanno confermato che è successo in ogni dove anche a loro).

 Metto inoltre le mani avanti in un altro senso: io fumetto solo cose realmente avvenute, quindi se quello che leggerete dovesse non piacervi, io non c'entro nulla, sono solo un'umile ambasciatrice della realtà.
 Siete pronti? Siete terrorizzati? "App Docenti Horror Story"!






9 commenti:

  1. E questi preparano le giovani menti ad affrontare il mondo del lavoro?
    😕

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  2. "La sua collega non ha voluto farmela" sono morta! ^_^

    Al cinema non mi chiedono la carta ma non sanno assolutamente come si generano i buoni...

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    1. Sì, mi aveva prestato così tanta attenzione da non riconoscermi nell'arco di 5 minuti -.-

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    2. Tutto vero. Ho lavorato in libreria fino ad un mese fa. Tutto. Tristemente. Vero. Io credo che molta di questa gente non abbia diritto all'alfabetizzazione. È palese che non sanno come usarla.

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  3. Da qualche anno i docenti universitari devono sottoporre i loro testi a una valutazione della ricerca scientifica, rigorosamente caricandoli in formato PDF su una piattaforma web. Lavoro per una casa editrice; quando si approssima la valutazione, sappiamo che i nostri autori - se sono anche docenti universitari - cominceranno a chiederci i PDF dei loro testi. E sappiamo anche che ci faranno domande tipo "Ma come faccio ad accedere alla piattaforma?" "Io sono docente a contratto, devo fare anche io la valutazione?" "Gli articoli di giornale valgono?" a cui ovviamente c'è una sola risposta (che non possiamo dare...) "E che ne so, mica sono il MIUR".

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  4. Confermo: con la App18 nessun problema. Lavoro in un museo e con i ragazzi nessun problema, ma non oso immaginare il comportamento dei docenti.
    Ho un'amica maestra e mi ha riferito scene apocalittiche, file alle Poste per attivare l'identità digitale (il famoso SPID) e via così, verso l'infinito e oltre, dato che non sono mancati problemi al sistema, attivazioni mancate, ignoranza abissale dei docenti, anziani e giovani.

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    1. No, ma io non dico che fosse facile l'attivazione (di cui nulla so, ma trattandosi di qualcosa di burocratico in Italia di certo sarà l'inferno), ma il modo di fare e soprattutto la curiosa pretesa che un libraio ergo un esercizio privato dovrebbe distribuire senza alcuna procedura di identificazione delle carte contenente denaro statale. E' proprio logicamente che dovrebbe sorgere il problema che forse proprio forse non si può avere ragione.

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  5. Non voglio assolutamente tentare di difendere in nessun modo la mia imbranatissima (e scortese, mi tocca dire) categoria professionale, ma solo fornirti qualche dettaglio in più:
    1) L'anno scorso non avevano ancora elaborato la Perfida Trafila di quest'anno, quindi si limitarono a scodellarci i 500 euro sul conto in banca e poi a fine anno noi dovevamo portare gli scontrini giustificativi. Giuro che anche così ci fu chi si lamentò e anche chi sosteneva di "non sapere come fare".
    2) Quest'hanno i maledetti HANNO elaborato la procedura, che è complicatissima perché prima di tutto... ci devono identificare. No, dico, ci avete fatto un contratto a tempo indeterminato, avete un fascicolo su di noi, sapete anche la composizione del nostro DNA e ci dovete identificare?!?!? Ad ogni modo identificarci è una roba complicatissima, in varie fasi (e io non l'ho ancora finita). Una volta identificati c'è poi da capire la storia della stampa dei buoni, ma per fortuna quest'anno di buono ne stamperò uno solo che il,mio futuro nuovo computer si mangerà in toto, e per l'anno prossimo mi farò spiegare da qualche collega.
    3) Il Ministero dell'Istruzione (MIUR per gli amici) è perfetto per complicarti la vita, ma stavolta ha fatto anche un paio di circolari piuttosto chiare che spiegavano in modo piuttosto chiaro il folle percorso che ci era richiesto. Insomma, ci ha provato.
    4) La mia libraia di fiducia ci ha molta pazienza e una gran capacità di comprensione delle debolezze umane, ma ha assicurato che per ottenere l'autorizzazione a prendere i nostri buoni ha visto è fatto cose che noi umani, perché anche per lei la trafila è stata complicatissima.
    5) Coraggio, l'anno prossimo dovrebbe andare meglio!

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  6. NON E' CHE OGNI VOLTA CHE TI SI DICE DI NO STAI SUBENDO UN SOPRUSO è una frase che vorrei far serigrafare sulla mia scrivania in ufficio, per quante volte mi scontro con atteggiamenti del genere che descrivi tu. Addosso una cicciotta fetta di colpa a Striscia la Notizia e affini&omologhi.

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